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CONSACRATI E SPOSATI A CONFRONTO  (2)

Superare il linguaggio cifrato

di Giordano Muraro
(docente di Teologia morale, Angelicum, Roma)
        

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 1998 - Home Page

La nostalgia del pellegrino

«In questo ordine di funzioni appare di grande valore quello stato di vita che è santificato da uno speciale sacramento, la vita matrimoniale e familiare. L’esercizio e scuola per eccellenza di apostolato dei laici si hanno là dove la religione cristiana permea tutta l’organizzazione della vita e ogni giorno più la trasforma. Là i coniugi hanno la propria vocazione: essere l’uno all’altro e ai figli testimoni della fede e dell’amore di Cristo. La famiglia cristiana proclama ad alta voce allo stesso tempo le virtù presenti del regno di Dio e la speranza della vita beata. Così, col suo esempio e con la sua testimonianza, accusa il mondo di peccato e illumina quelli che cercano la verità» (Lumen gentium, n. 35).

Per questo possiamo dire che il consacrato ha lo sguardo rivolto principalmente a Dio come causa finale, e si pone con la sua vita a servizio del Dio considerato come colui che attrae a sé ogni cosa; mentre lo sposato ha lo sguardo rivolto principalmente a Dio come causa efficiente, e intende con la sua vita porsi a servizio del Dio considerato come colui che crea e conserva nell’essere le cose.

Ma consacrati e sposati si scambiano doni reciprocamente. La persona consacrata alla persona sposata insegna che l’uomo deve vivere in questa terra nell’attesa della venuta di Dio, con l’impazienza dell’innamorato che anela a vedere il volto dell’amata, e con la nostalgia del pellegrino che attende di giungere in patria, sapendo di non avere su questa terra una dimora permanente. Inoltre, insegna che il cuore dell’uomo è veramente là dove è il suo tesoro; e che Dio è il solo tesoro per il quale vale la pena dare ogni altra cosa, perché è il solo che sazia ogni desiderio: «Tu ci hai fatti per te – diceva sant’Agostino – e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te»; per questo Dio non è solo il termine ultimo della vita, ma è anche il fine che dà significato, direzione, misura a tutta la vita della creatura.

La persona consacrata, con la sua vita dedicata totalmente a Dio, sostiene i fratelli nel cammino additando con la sua vita la mèta da raggiungere. Ricorda che tutte le cose terrene e tutte le esperienze umane, anche l’esperienza dell’amore, sono realtà "penultime" che devono essere vissute in modo tale da preparare l’uomo all’esperienza del "faccia a faccia" con Dio.

Vignetta.

Insegna, ancora, che tutte le cose e le esperienze umane possono diventare un ostacolo e un pericolo nel cammino dell’uomo verso Dio; per cui bisogna viverle con cuore distaccato, sapendo che tutto è nostro, ma noi siamo di Dio e dobbiamo vedere e vivere ogni realtà come una realtà che non impedisce, anzi aiuta questo nostro "essere di Dio".

Con la sua vita dedicata totalmente alle opere di misericordia corporale e spirituale, insegna che l’amore totale ed esclusivo per Dio non solo non impedisce l’amore per l’uomo, ma lo rende più amore, cioè più capace di donare vita e di donare la propria vita, senza misura, in assoluta gratuità. Per cui l’invito di Gesù ad amarlo sopra ogni cosa non significa che Dio chiede di mettere i fratelli in secondo piano, ma significa che per amare i fratelli in modo perfetto bisogna amarli con un amore che parte da Dio. Con la sua vita dedicata totalmente a un Dio che non vede, non sente, che la lascia nell’aridità di un amore che non viene compensato dal gusto di amare, insegna che l’amore vero non si nutre di affetti sensibili ma si esprime nella volontà di fare la volontà dell’amato. Amando un Dio che si nasconde e chiede di essere amato anche nel momento dell’aridità, della noia, del "deserto", insegna che l’amore deve continuare anche nell’assenza fisica dell’amato e nella sua mancata risposta affettiva, superando l’amarezza e la delusione della lontananza.

Tracce di bellezza

La persona sposata alla persona consacrata insegna che il tempo non è solo la distanza che separa l’uomo dall’incontro con Dio, ma è il prolungamento dei sei giorni in cui l’uomo con la sua opera intelligente continua, con Dio, l’impresa straordinaria della creazione; ed è soprattutto il luogo in cui si edifica il Regno per la salvezza dell’umanità. Insegna che il quotidiano non è la palude nella quale la creatura può disperdersi e perdersi, ma è il luogo in cui la creatura ritrova le cose che Dio le ha lasciato in consegna come realtà preziose che portano una traccia della sua bellezza e che l’uomo deve coltivare con pazienza perché siano sempre la lode esterna materiale di Dio, e perché armonizzino con la propria vita in modo da diventare nella sua vita la lode esterna formale di Dio.

Insegna che le cose create con la loro bellezza non sono il pericolo che catturano e imprigionano l’uomo, allontanandolo da Dio; ma sono l’espressione della sua bellezza e uno scalino che a lui conducono. Caeli enarrant gloriam Dei!

Insegna ancora che l’amore umano non è un’esperienza che distoglie da Dio, ma è l’esperienza che più d’ogni altra porta in sé e rivela l’amore che Dio ha per la sua creatura e l’amore che Cristo ha per la sua Chiesa. Se il creato è il luogo in cui l’uomo continua l’opera della creazione, l’amore è il luogo in cui l’uomo e la donna hanno il grande compito di «realizzare lungo la storia la benedizione originaria del creatore, trasmettendo nella generazione l’immagine divina da uomo a uomo» (FC, n. 28); e dove con la pazienza di ogni giorno le persone edificano se stesse come uomini e come cristiani: «L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia (idem n. 86); la futura evangelizzazione dipende in gran parte dalla Chiesa domestica» (idem n. 52).

Inoltre, insegna che la vita deve diventare tutta un gesto d’amore in cui giorno per giorno si dà qualcosa di sé all’amato, esprimendolo non solamente con i gesti dell’affetto, ma con quelli del servizio, sapendo che ogni piccolo gesto si trasfigura e diventa grande e salvifico quando viene compiuto con amore e per amore. Insegna, altresì, che l’amore dev’essere fedele fino alla morte, a imitazione dell’amore di Dio che non viene mai meno, e a imitazione dell’amore del Cristo che dà la vita per i fratelli. Insegna che l’amore deve essere fecondo, e che la fecondità consiste nel dare vita e nel non stancarsi di continuare a dare vita a ciò che si è posto nell’esistenza.

Non basta amare e produrre vita in un momento di generosità; ma bisogna diventare responsabili di ciò che si è posto nell’esistenza e continuare con la pazienza di ogni giorno a farlo crescere fino al suo completo sviluppo.

La vita consacrata e la vita nel matrimonio e nella famiglia sono due doni preziosi che Dio ha fatto all’umanità per la sua crescita e per la sua salvezza. Possono coesistere come due vie parallele, ma allora si perde la ricchezza che ognuno dei due può essere per l’altro. Non basta che comunichino attraverso le vie misteriose ed efficaci della comunione del Corpo mistico; ma è necessario che tutti i fedeli di Cristo abbiano occhi capaci di vedere le ricchezze di natura e di grazia racchiuse in questi due stati di vita, e abbiano cuore capace di accogliere e condividere queste ricchezze di vita.

Non si tratta di creare una gerarchia tra di loro, ma di capire quale servizio ognuno dei due può esprimere per l’altro, senza cadere nella tentazione – che è una vera trappola – di abolire le differenze che caratterizzano queste due vite. Bisogna, al contrario, sviluppare la pazienza di capirsi e la generosità di accogliersi. In questo modo ognuno parteciperà alla ricchezza di vita dell’altro, e insieme costruiranno il Regno di Dio su questa terra.

Giordano Muraro

   

UN MANUALE SOCIALE
  

Copertina del libro "On the road".È difficile stimare numericamente il fenomeno prostituzione, poiché l’intero panorama si presenta come un processo in continuo divenire. Un tempo si trattava di un tema scabroso e da censurare, oggi il mercato del sesso è argomento degno della morbosa attenzione dei media. La superficialità, in tal senso, è un rischio che l’associazione On the road supera offrendo agli operatori sociali un utile strumento per cogliere oltre la visibilità della prostituta anche l’invisibilità della donna e della sua vita lontana dal marciapiede. La pubblicazione On the road. Manuale di intervento sociale nella prostituzione di strada è edita da Comunità Edizioni, C.n.c.a. Per informazioni telefonare al numero: 0861/79.66.66).

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