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SOCIETÀ & FAMIGLIA

MEDITAZIONE IN VALLE PESIO
Oltre l’effimero immersi nel silenzio

di Beppe Del Colle
       

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 1998 - Home Page

Padre Peyron dirige, presso un’antica Certosa in Piemonte, un luogo dove giovani famiglie, fortemente motivate, si recano per riflettere e pregare. È sintomo del diffuso bisogno di sacro e di essenziale che solo la Parola di Dio può dare.

«C'è un silenzio tragico dell’incomunicabilità, che ha nella morte la sua massima espressione, e c’è il silenzio della fecondità, che è proprio di chi rinuncia a farsi sentire all’esterno per raggiungere nel profondo le radici della verità e della vita (...), il silenzio coraggioso e fecondo del superamento dell’effimero, grazie all’immersione totale nell’eterno presente di Dio». Ascoltavamo queste parole pronunciate da Giovanni Paolo II davanti alla Sindone, e riferite ad essa, e non potevamo non pensare al bisogno di silenzio che molte persone avvertono nella loro vita.

È un bisogno che cresce dando una dimensione nuova a luoghi un tempo consacrati alla vita monastica, alla preghiera e alla fuga dal mondo. Uno di questi è la Certosa di Santa Maria in Valle Pesio, in provincia di Cuneo, a 859 metri sul livello del mare, quasi al confine con la Francia. Fondata nel 1173, arricchita di chiostri nel Seicento, abbandonata dai certosini nel 1802 in seguito all’arrivo delle milizie napoleoniche, adibita per oltre un secolo ad albergo e luogo di cure, la Certosa è stata acquistata nel 1934 dai Missionari della Consolata e usata prima come sede di noviziato e studi teologici, e attualmente come Casa di spiritualità missionaria.

Diretta da padre Francesco Peyron (figlio di un non dimenticato sindaco di Torino, e reduce da alcuni anni di missione in Kenya e da un successivo, fecondo servizio di parroco nel capoluogo piemontese), essa accoglie lungo tutto l’anno persone in cerca di quiete, di silenzio, di momenti di riflessione e di preghiera. Sono soprattutto giovani e famiglie giovani con bambini, che salgono alla Certosa nei week end mensili o nella settimana d’agosto dedicata alla Scuola di preghiera.

«Qui tutto invita alla meditazione», dice padre Peyron: «il verde di questo grande parco regionale, l’architettura, la comunione dei santi (e cioè le tombe dei certosini), la scansione dei tempi della preghiera, della lectio divina, della riflessione, dell’adorazione, dell’eucarestia, lungo una giornata in cui le pause di silenzio e di raccoglimento individuale congiurano con tutto il resto per creare la disposizione necessaria all’ascolto e all’approfondimento della Parola».

In un luogo come questo non si viene spinti da motivazioni più blande, come dice padre Peyron, e cioè per cercare relax, per disintossicarsi da abitudini o costrizioni mondane, per trovare conforto, rimedio a crisi psicologiche individuali o di coppia, ricostruzione di equilibri biologici perduti negli affanni quotidiani, solidarietà di gruppo.

«Qui si cerca di cogliere il soffio dello Spirito Santo capace di far crescere nelle famiglie il senso religioso e spirituale della vita, e dunque anche quello della loro funzione nella società, che è una funzione inevitabilmente missionaria. Lo dico perché sono convinto che ogni cristiano ha il compito di portare Cristo là dove si svolge la sua vita. Per questo, le famiglie che vengono alla Certosa sono composte da persone dotate di spirito religioso, che hanno già avviato un cammino di fede e qui cercano ciò di cui hanno sete: silenzio e preghiera. Alle famiglie che ospitiamo rendiamo il servizio di accoglienza e di cura dei loro bambini. La scorsa estate, siamo arrivati ad assistere con volontari una cinquantina di bambini».

«Il successo è grande. Fin da gennaio dobbiamo mettere in lista d’attesa famiglie che chiedono di partecipare alla Scuola d’agosto (chi vuol saperne di più telefoni pure allo 0171/73.81.23). Cresce anche la domanda di poter portare con sé, nella vita di ogni giorno, le parole che qui si pronunciano a commento della Bibbia». (1)

Liberazione dalle pene

Stiamo parlando di un’esperienza certo non nuova né rara, in un Paese come l’Italia ricco di conventi, monasteri, abbazie, certose che le vicende di una storia cristiana ormai bimillenaria hanno costruito, utilizzato per secoli, abbandonato, rivitalizzato, destinato a usi diversi, a volte anche lontani dallo spirito religioso iniziale. Ma ci è parso che valesse la pena raccontarla perché essa risponde con straordinaria attendibilità a una domanda crescente non solo di sacro e di «silenzio fecondo».

Qui sta, a nostro giudizio, il senso profondo di simili iniziative. Esse non nascono solo per rispondere alla domanda di sacro, che talvolta assume aspetti equivoci e non chiari, come dimostra il boom delle sètte il cui scopo dichiarato è quello di aiutare genericamente la gente a vivere meglio mediante la diffusione di regole di vita e la pratica di rituali comunitari soggetti alla leadership di personaggi più o meno carismatici. Ma proponendo il silenzio e la riflessione personale su una Parola non contingente ma eterna, esperienze come quella che abbiamo descritto conducono per mano verso quell’«immersione totale nell’eterno presente di Dio» che resta l’unica liberazione dalle pene e dalla durezza del vivere.

In un tempo in cui ci si domanda se la religione possa stabilire con le famiglie un rapporto nuovo, profittando anche delle molte opportunità di movimento e di "fuga" offerte dalla vita moderna, la risposta non può essere che di sostanza, di là dalle molteplici forme possibili. E la sostanza è sempre, inevitabilmente, la Parola di Dio: meglio se ascoltata lontana dal frastuono del mondo.

Beppe Del Colle

  

NOTE

1 Per soddisfare questa esigenza, le lezioni impartite nella Scuola vengono raccolte e pubblicate dalla editrice Effatà dei coniugi Pellegrino, di Cantalupa (To). (torna al testo)

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