Periodici San Paolo - Home page

CONSULENZA GENITORIALE

LA COMUNE RICERCA DI EQUILIBRIO E SERENITÀ
L’inutile attaccamento al lavoro

di Aristide Tronconi
(psicologo)

       

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 1998 - Home Page

Quando un individuo scopre che una vita dedicata alla carriera non lo allontana dai rischi dei comuni mortali può provare profonda angoscia e depressione. Il ricorso alla meditazione e alla trascendenza, al di là della presenza di una fede religiosa, aiuta a riconciliare la vita quotidiana con i bisogni interiori.

Pensando alla spiritualità mi sembra di poterla collocare in uno spazio interiore che confini da una parte col mondo dei valori e dall’altra con le aspettative proprie dell’individuo che ha fede. La immagino vicino ai valori poiché hanno una comune esigenza, quella di andare al di là della stretta soggettività. Nello stesso tempo l’immagino vicino alle aspettative di chi crede perché è un modo per mettersi in contatto con Dio. Coltivare un assetto spirituale è un’azione quindi che può riguardare in genere anche chi non aderisce ad alcuna confessione religiosa.

Non è raro trovare persone non credenti che sono particolarmente sensibili alla solidarietà umana, alla condivisione emotiva della fatica dell’altro e sono spinti a dare al prossimo una mano senza alcun tornaconto né economico né sociale, ma sostenuti solamente da un’intima convinzione che esiste un bene e che val la pena che la vita sia spesa in quella direzione.

Discutendo recentemente con un collega, mi riferiva che un suo paziente, Antonio, aveva deciso di passare alcuni giorni di vacanza presso una piccola comunità religiosa. Il suo desiderio era quello di recuperare uno spazio che sentiva di aver perduto. Conduceva da anni una vita improntata all’efficienza lavorativa: tante ore al giorno, anche più del necessario, e una volta tornato a casa, dopo aver cenato con la moglie e i figli, era spesso chiamato al telefono per quelle incombenze che non aveva potuto affrontare durante la giornata. La moglie aveva imparato a trarre la sua soddisfazione nello stare coi figli e nel permettere al marito di costruirsi la vita a misura dei suoi ideali. In realtà sarebbe più corretto parlare di un ideale solo, in quanto il mio collega non ne intravedeva altri che non fossero il lavoro. Anche il wee-kend era spesso trascorso in giro per l’Europa ad aggiornarsi o a partecipare come relatore a convegni.

Un giorno a causa di una brutta influenza dovette rimanere a casa per un lungo periodo, interrompendo così il suo abituale modo di vivere. Erano anni che non gli capitava una cosa del genere: dentro il vortice degli affari non si era reso conto che era invecchiato e che il suo corpo non era più così forte e prestante da non ammalarsi mai. Per la prima volta si confrontò con l’idea della morte e col fatto che le persone di una certa età sono più a rischio.

Fu per lui una scoperta tragica che lo abbatté, tanto che il medico non capiva più quanto fossero i postumi dell’influenza o quanto fosse l’emergere di una depressione, a renderlo così stanco e a farlo sentire così preoccupato. Decise allora di inviarlo da uno psicologo per una consulenza, ritenendo che fosse necessario andare a scoprire la fonte della fastidiosa sintomatologia depressiva. Dagli incontri con lo psicologo emerse un Antonio avvilito e disamorato. La sua dedizione al lavoro non l’aveva ripagato di quel senso di immortalità di cui aveva bisogno per continuare ad essere entusiasta della vita. La malattia e l’invecchiamento si erano rivelati essere più forti e più influenti, rispetto ai vantaggi economici e carrieristici.

Il guadagnarsi una buona posizione era stato erroneamente considerato un ottimo riparo dai rischi e pericoli dei comuni mortali. I sentimenti depressivi possono essere visti come salutari nel momento in cui segnalano una crisi nel modello onnipotente di Antonio. Il desiderio di viversi un’esperienza di spiritualità e di interiorizzarla perché guidasse la sua vita, può essere inteso come un modo di recuperare un senso di immortalità in termini più costruttivi.

Antonio aveva bisogno di poter credere in qualcos’altro che non fosse solo il lavoro. Per far questo, però, aveva la necessità di non sentirsi solo, ma di condividere con altri un credo, di universalizzare, in un certo senso, la sua esperienza. Il recupero di un amore verso l’altro doveva passare attraverso la certezza che questo non fosse solo un bene per l’individuo ma anche per la collettività e che questo bene fosse custodito e apprezzato anche da un essere superiore.

Un senso di protezione

La meditazione, per una persona laica che ha scelto di sposarsi, non può che voler dire rispetto e dedizione per valori quali la famiglia, i figli e per chi ci sta attorno; è anche la chiave per capire un mondo più vasto di quello privato. È la possibilità di trascendere il proprio quotidiano per aprirsi ai bisogni di gente anche lontana.

Molti sentono oggi l’esigenza di recarsi presso monasteri o piccole comunità. Alcuni, come Antonio, vi andranno con l’idea di recuperare un bene perduto, altri a chiedere qualcosa di diverso dalle proprie consuetudini. Io stesso ricordando alcune soste presso luoghi di culto colgo con ancora più evidenza il contrasto generato da quell’ambiente. Là regnava il silenzio e l’invito a sentire non ciò che sta fuori, ma ciò che sta dentro. L’inquietudine che avevo registrato nell’accogliere questo stimolo veniva controbilanciata dal senso di protezione e dalla bellezza dei luoghi, quasi fosse l’architettura stessa a rassicurarmi che nulla di male mi sarebbe mai accaduto.

Al contrario la vita all’esterno, piena di rumori, immagini pubblicitarie, gente che si incontra e a cui bene o male bisogna dar retta, frantuma il collegamento con il proprio mondo interiore e con quelle parti più appartate di sé che là risiedono.

Monaci e monasteri stanno a dirci che l’integrazione tra vita materiale e vita spirituale, tra mondo esterno e mondo interno, è fonte di equilibrio e di soddisfazione per chi, momentaneamente, ha perduto o l’uno o l’altro.

Aristide Tronconi

   Famiglia Oggi n. 8-9 agosto/settembre 1998 - Home Page