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EDITORIALE

Il soffio dello «spirito europeo»

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 8/9 agosto-settembre 1999 - Home Page Nell’Europa di domani la famiglia avrà un posto rilevante. Si presenterà con un volto diversificato ma problemi simili, primo fra tutti la distribuzione delle risorse.

Si sono moltiplicate le famiglie formate da cittadini europei provenienti da Paesi diversi, si sono accelerati gli scambi culturali e i soggiorni in altri Paesi, si è intensificato il movimento turistico, si è accentuata la circolazione delle informazioni sulla realtà europea. I quindici Paesi del vecchio continente che hanno dato vita all’unione sono ancora entità nazionali per molti aspetti autosufficienti, ma a poco a poco il progetto di una "cittadinanza europea" prende corpo e sostanza.

La famiglia italiana ha seguito sin qui con un relativo distacco questo processo, quasi che esso la interessasse soltanto in superficie. Se si pensa, invece, allo scenario nel quale si verranno a trovare fra alcuni decenni le nuove generazioni, si comprende di primo acchito come le barriere nazionali siano destinate a poco a poco ad attenuarsi, sin quasi a scomparire, anche se permarranno le differenze, soprattutto in ordine alla cultura e alla lingua (anche se si adotterà una comune "lingua franca", probabilmente l’inglese "pratico", non potranno essere eclissate tradizioni letterarie che si richiamano a un Dante o a un Cervantes, a un Racine o a un Goethe).

Anche nelle famiglie italiane qualcosa del nuovo "spirito europeo" dovrebbe dunque penetrare, perché esse preparino se stesse e i propri figli a un appuntamento ormai vicinissimo. L’apertura al pluralismo linguistico e culturale, l’incentivazione degli scambi tra famiglie e studenti, il superamento dei pregiudizi etnici e religiosi sono compiti che già incombono sulle famiglie di oggi.

Occorre dunque attrezzarsi in vista dei nuovi scenari, sapendo che ogni tradizione familiare – alquanto differenziata pur su uno sfondo di sostanziale omogeneità – dovrà salvaguardare le proprie ricchezze e accettare gli apporti di diverse culture.

Fra i valori da acquisire vanno probabilmente annoverati una più compiuta integrazione fra uomo e donna anche nell’assolvimento dei compiti domestici, una più precoce fuoriuscita dei giovani dalla famiglia di origine, un più forte impegno delle politiche sociali a favore della famiglia. Fra i valori da offrire agli altri Paesi europei una maggiore valorizzazione dell’istituto del matrimonio, una minore propensione al divorzio, una più forte capacità di cura degli handicappati e degli anziani.

L’integrazione delle legislazioni, delle politiche, degli stili di vita delle diverse famiglie dell’Europa unita deve avvenire in positivo e non in negativo, con un livellamento verso l’alto piuttosto che verso il basso. È comunque una sfida anche per la famiglia quella che nascerà dal processo di integrazione. A questa sfida occorre prepararsi. I diversi contributi degli specialisti che qui scrivono rappresentano una sollecitazione e un aiuto in vista dei nuovi traguardi che attendono la famiglia italiana.

LA DIREZIONE

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