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CONSULENZA GENITORIALE - L'INFLUSSO DELLE DIVERSE CULTURE

Il coraggio di cambiare "testa"

di Aristide Tronconi
(psicologo)
    

   Famiglia Oggi n. 8/9 agosto-settembre 1999 - Home Page Alla complessità del vivere i legami familiari, oggi, bisogna aggiungere l’influenza dei modelli provenienti dall’estero. Spesso i viaggi nei Paesi stranieri sono visti dai genitori come minacciosi e pericolosi. Possono invece diventare utili risorse per aiutare i giovani a maturare.

Quando qualche genitore si rivolge a me per problemi con i figli, cerco di immaginare che tipo di famiglia sia quella in cui vive. Dopo anni e anni di consulenza familiare, mi sono accorto che l’ambito in cui crescono i giovani d’oggi è completamente diverso da quello di un tempo. Se per caso i figli hanno bisogno di stare con i nonni o con gli zii, questi sono quasi sempre da un’altra parte, in un altro appartamento o in un’altra zona.

Quando i genitori hanno bisogno che qualcuno accudisca, in loro assenza, i bambini piccoli, chiamano l’apposita agenzia o una ragazza consigliata da amici. Ma anche la cultura rispetto al vivere coi genitori è cambiata. Il fatto che i figli stanno con loro fin oltre la giovinezza non comporta che essi abbiano un maggior affiatamento e una maggior confidenza; anzi, a volte, la convivenza forzata porta, sia i genitori che i figli, a difendersi più di quanto non sia necessario, così che anche la comunicazione diventa difficile, persino ostile.

Alla naturale complessità dei legami familiari, in questi ultimi tempi, si è aggiunto un ulteriore dato culturale che non è di poca influenza: l’Europa. Intendo dire che i modelli assunti nei Paesi stranieri riguardo al vivere quotidiano, riguardo agli ideali e agli obiettivi da raggiungere, sono più visibili, condivisibili e imitabili. Non solo viaggiare è diventato più facile e più economico, ma anche avere sulla propria scrivania, o sul proprio video, notizie provenienti da fuori Italia è oggi alla portata di chiunque ne abbia il desiderio.

Poco alla volta si è costituita una zona geografica che va oltre i confini dei singoli Paesi. È difficile che gli idoli dei giovani siano esclusivamente italiani. Si ha sempre più difficoltà a stabilire la specificità nazionale di un prodotto o di un dato culturale. La trasversalità percorre ormai tutti i campi, dalla musica alla moda, dal cibo al lavoro. È inevitabile che le ripercussioni di tale situazione entrino anche nelle quattro mura di casa.

Dino vuole che la madre gli prenda un appuntamento con lo psicologo, perché non gli va più di continuare a vivere in preda all’angoscia. Diverse volte si è fatto visitare dal medico, una volta si è fatto portare anche al Pronto soccorso, ma la risposta è sempre stata la stessa: «lei non ha niente».

Il tempo si è fermato

Da quando è morto lo zio, fratello della mamma, Dino non è stato più lo stesso: ogni piccolo malessere fisico diventa un grosso problema. Pensa di essere ammalato e che quella malattia lo porterà ben presto alla morte. Ha dovuto interrompere gli studi universitari, perché non riusciva più a concentrarsi e a seguire le lezioni. Ogni altra cosa che non fosse la sua salute perdeva ben presto di interesse. Ha pensato di rivolgersi a me perché il medico gli ha detto che poteva parlare dei suoi malesseri e poteva trovare il modo di recuperare il benessere perduto.

La madre accetta volentieri di fare da tramite, sarebbe inoltre disposta a presenziare agli appuntamenti col marito, ma Dino non vuole, ha timore che la madre sminuisca troppo il dramma che sta attraversando. A casa gli consiglia sempre di non dare troppo retta ai suoi sintomi, che non è niente, e questo lo rende ancora più infastidito perché allora vuol dire che, per gli altri, si inventa tutto.

Ai colloqui viene volentieri perché spera che lo possa aiutare nella battaglia personale contro il tempo. Ha da poco compiuto i 21 anni, da due frequenta la Facoltà di economia e commercio.

Il tempo però sembra essersi fermato quando ha preso coscienza che esiste la morte. Si chiede per quale motivo dovrebbe continuare a crescere, se alla fine gli toccherà la stessa sorte dello zio. È talmente spaventato da questo fatto che ogni segnale di malessere fisico è per lui il tocco fatato della morte. Ha deciso per una resistenza passiva: niente più compagnia, niente più ragazze, meglio chiudersi in casa, lasciando fuori il tempo che avanza.

Simbolo di protesta

La fiducia che pone nella relazione con me mi permette, però, di farlo riflettere su quanto gli sta accadendo. Poco alla volta recupera il senso della vita, attraverso un investimento del gruppo giovanile universitario. Le attività sportive, ludiche e culturali che l’università organizza gli permettono di dare utile sfogo all’aggressività e alla voglia di ribellarsi. Dopo tutto un giovane che protesta perché il tempo dell’infanzia sta per finire, può anche attirare comprensione e simpatia.

Un giorno per farmi inconsciamente capire che stava cambiando "testa", si presenta con i capelli corti, tinti di quel giallo che va così di moda. La discussione si sposta ben presto sul modo di vivere dei giovani d’oggi. Lui come altri suoi compagni di università, sia italiani che stranieri, erano rimasti colpiti e, nello stesso tempo, affascinati da quei giocatori che, ai campionati mondiali di calcio, si erano presentati, tutti quanti, coi capelli tinti.

Quel modo di atteggiarsi era diventato per Dino il simbolo universale di protesta, della voglia di vincere, del coraggio di affrontare gli avversari. Aveva smesso di pensarsi come quello che deve rinchiudere in se stesso i suoi problemi.

Dopo tutto, si diceva, quei giocatori hanno portato in campo qualcosa che era nella loro testa e l’hanno mostrata senza vergognarsi. Perché, continuava, doveva nascondere a se stesso di aver paura di crescere? Perché deprimersi invece di lottare e di protestare?

Sapeva benissimo che non avrebbe vinto la sua lotta contro la morte, come la Romania non aveva vinto il campionato di calcio, tuttavia quell’energia che sentiva generarsi dentro di lui, legata all’età e alla vitalità sua propria, poteva essere più opportunamente gestita se non usata a erigere, attorno a sé, muraglie difensive.

La squadra di calcio, vista in televisione, era diventata la bandiera per l’affermazione della propria identità, anche di fronte ad avversari terribili, come lo scorrere del tempo o la perdita dell’infanzia.

Un disagio comune

Il vedere che anche i giovani di altre nazioni potevano adottare tattiche per superare l’ansia dello scontro, lo aveva fatto sentire un po’ meno casalingo e provinciale. A volte per i ragazzi è più facile imitare persone lontane: quelle che stanno vicine sembrano più insignificanti e meno incisive. Inoltre diventa più consolante pensare che il proprio disagio sia sentito da altri, diversi per cultura e provenienza, e che lo esprimano in modo simile al proprio. Diventa come trovare un’eco che si espande e ritorna arricchito di voci amiche e rassicuranti.

A volte invece i genitori vivono i Paesi oltre confine come nemici. L’Inghilterra, l’Olanda, mete ambite dei giovani d’oggi, sono viste come Paesi minacciosi, che propongono mode e comportamenti che possono condurre a situazioni pericolose.

Nel caso di Dino, la squadra rumena è stata, invece, intesa e vissuta come una convincente risorsa, come una via d’uscita: la strada per risolvere quei conflitti che limitavano la sua vita. I giovani, a mio avviso, sono capaci di trarre vantaggio dalle situazioni che incontrano e sono capaci di far emergere potenzialità sommerse in un confronto con altri, diversi da loro, sentiti come utili compagni di viaggio, che li spingono a trovare nuove espressioni per i loro affetti e per le loro emozioni.

Aristide Tronconi

POESIA E INFANZIA

Le prime forme di letteratura che il bambino incontra sono, senza dubbio, le filastrocche, le ninnananne e le canzoncine. Non sempre, tuttavia, a questa iniziazione fa seguito un amore e un uso della poesia costante e di buon livello. La scuola, peraltro, non aiuta, anzi, spesso è causa di allontanamento dei giovani dalla poesia e dalla narrativa.

Per fare il punto della situazione 0899fo81.jpg (2578 byte)l’Università di Pavia e la casa editrice Piemme hanno creato questo utile strumento di lavoro, al-Manacco (Annuario sulla letteratura giovanile, Poesia e infanzia, Ninnananne, filastrocche e simili quisquilie, 1999), rivolto in particolare agli insegnanti delle scuole medie inferiori e superiori. Si tratta di una pubblicazione che, con taglio prevalentemente monografico e caratterizzato da rigore scientifico e vivacità espositiva, propone approfondimenti e aggiornamenti bibliografici.

Tra i vari contributi segnaliamo Come NON far scrivere poesie ai bambini della nota poetessa Vivian Lamarque, che offre, brevemente, utili consigli per gli insegnanti. Essa li invita a far scaturire dai bambini il vero sentimento poetico, quello che hanno nel cuore e non quello artefatto tratto dalle antologie scolastiche. In tal modo si può far capire loro la differenza tra rimare e poetare e allo stesso tempo cogliere e interpretare, come un detective, i numerosi segnali che i bambini mandano al mondo degli adulti.

o.v.

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