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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 8/9 agosto-settembre 1999 - Home Page Maria Cristina Koch Candela
Dentro una locanda. La terapia come sosta
Ed.
Moretti & Vitali, Bergamo 1999, pp. 188, L. 25.000

L’autrice, piscanalista e terapeuta familiare, ci offre un libro singolare, non un saggio, né un racconto, ma delle riflessioni su vari aspetti e momenti dell’esistenza umana, in forma di dialogo fra due personaggi.

La terapeuta, rappresentata da una locandiera, che offre sosta e conforto ai viandanti-pazienti, con cui intreccia un rapporto destinato a concludersi allorché riprendono il cammino, e pertanto un rapporto di rara intimità, che lascerà traccia solo nell’animo e nella memoria. Con lei conversa e dibatte la donna che sta fuori, la cittadina che percorre le strade, che incontra uomini e donne nella realtà, e riflette sul senso delle cose umane da un osservatorio di relazione e di azione.Copertina de: Dentro una locanda. La terapia come sosta.

Benché i temi delle riflessioni siano comuni alle due donne, ciascuna li svolge con sguardo diverso. La terapeuta-locandiera narra storie che a sua volta le sono narrate da altri, da quei viandanti-pazienti che sostano nella sua locanda: e le narra per cercare di dar senso e dignità alle tormentate vicende di cui viene messa a parte. La cittadina risponde in contrappunto, affrontando i grandi temi della vita umana. Il dolore, la morte, ma anche la responsabilità, la libertà.

L’essere genitori, l’essere figli, diventare adulti rinunciando alla pretesa di essere per sempre guidati per mano. La femminilità, come risorsa, ma anche come arma da impugnare contro gli altri, siano essi uomini o donne.

Filo conduttore è il pensiero di una diversa legittimazione del dolore, della sofferenza psichica, delle emozioni che non corrispondono al cliché di come si deve essere.

La terapia come luogo di espressione, di accoglimento, che restituisce dignità al male d’esistere, anziché reprimerlo o chiamarlo patologia.

Anna Bises

   
Angelo Scola
Il mistero nuziale.
1. Uomo-donna

Pontificia Università Lateranense-Mursia, Roma 1998, pp. 208, L. 29.000

L’autore, rettore della Pontificia Università Lateranense e preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su "matrimonio e famiglia", tratteggia alcuni importanti lineamenti di antropologia teologica a partire dalla relazione uomo-donna. Il suo modo di considerare l’antropologia sarebbe assai diverso se non avesse avuto modo di constatare che era necessario un ripensamento radicale a partire dall’uomo-donna. Solo un simile punto di partenza è in grado di mostrare che l’intreccio dei tre elementi costitutivi della differenza sessuale, dell’amore e della fecondità si ritrova in tutte le forme dell’amore.Copertina de: Il mistero nuziale. 1. Uomo-donna. La relazione uomo-donna assurge in tal modo ad analogato principale dell’amore nella pluralità delle sue espressioni talora assai diverse, che vanno, per dirla con Lewis, da Venere sino all’amore perfetto con cui si amano le persone della divina Trinità.

Questo saggio (a cui farà seguito un secondo su "matrimonio e famiglia") abbraccia due parti e quattro appendici. La prima parte è dedicata al magistero di Giovanni Paolo II, ricco e ardito in materia. La seconda offre l’impianto dell’antropologia teologica pensata a partire dall’uomo-donna con le caratteristiche di differenza sessuale, amore e fecondità. Le quattro appendici trattano rispettivamente delle ragioni della non ammissibilità della donna al sacerdozio ministeriale, di qualche riflessione di san Tommaso su affezione e amore, del tema della procreazione in riferimento all’istruzione Donum vitae, dell’importanza del tema uomo-donna nella formazione sacerdotale e teologica.

Al di là di qualche punto che potrebbe essere utilmente problematizzato, il lettore troverà ampie vedute e prospettive per valutare criticamente i luoghi comuni ricorrenti nella cultura massmediale.

Franco Ardusso

    
Massimo Livi Bacci
La popolazione nella storia d’Europa
Ed.
Laterza, Roma-Bari 1998, pp. 300, L. 38.000

La "costruzione" di una nuova Europa impone le idee più chiare possibili sulle impalcature antiche su cui è giocoforza che avvenga la riedificazione. Le dinamiche demografiche lungo il secondo millennio sono l’oggetto di questo volume rigoroso ma agile, densissimo di informazioni e intrigante alla lettura.

Per raccontare mille anni di storia delle popolazioni europee, delle loro crisi ed espansioni, dei loro flussi e riflussi sul territorio, l’autore sceglie una chiave di lettura di lungo periodo di grande – ma solo apparente – semplicità: «le trasformazioni demografiche sono il risultato del contrasto tra le forze di costrizione (legate al contesto ambientale, inteso nel senso più ampio, e alle sue risorse) e le forze di scelta, socialmente e culturalmente determinate». Il prevalere delle prime per tutto il cosiddetto "regime antico demografico", che domina il millennio fino alle soglie della transizione demografica ottocentesca, giustifica la scelta di raccontare la storia della popolazione europea dal punto diCopertina de: La popolazione nella storia d’Europa. vista dei grandi fattori condizionanti: i vincoli geologici e climatici, la battaglia quotidiana tra il pane e le bocche da sfamare, i grandi "cavalieri dell’Apocalisse" (guerre, epidemie, carestie) che, rinforzandosi l’uno con l’altro, hanno assoggettato per secoli ogni volontà individuale di emancipazione.

La durezza del giogo dei fattori di costrizione e la scelta dell’autore di privilegiare, nella selezione del materiale documentario, l’analisi dei grandi collettivi di popolazione a scapito di una storia "evenemenziale", che tanta fortuna ha avuto nella storiografia recente, lo portano a evidenziare la permanenza rispetto al mutamento. Eppure, nel grande affresco strutturale dipinto dall’autore (che trova la sua sintesi nel quinto capitolo, in cui epidemie e fecondità, migrazioni e nuzialità si coniugano in forme di sottosistemi locali), è sorprendente il brulicare di dinamiche imprevedibili, di crisi e lisi di grandi e piccole collettività.

Esemplari, per esempio, e meno presenti nella produzione scientifica precedente dell’autore, sono le pagine dedicate alla ricolonizzazione dello spazio delle popolazione europee nella prima metà del millennio, che produce una sorprendente inversione del pendolo della storia, sia verso sud (con la "reconquista" della penisola iberica in mano agli arabi), sia verso est (con il re-insediamento verso oriente di villaggi germanici nelle regioni slavizzate): un rimescolamento di etnie e culture che va conosciuto per decifrare l’apparente asistematicità della carta attuale dell’Europa delle regioni.

Gli ultimi due capitoli tratteggiano sinteticamente la grande trasformazione ottocentesca, che è transizione demografica oltre che economica urbana, e di costumi, e i connotati essenziali del nostro "secolo breve". «È – dice Livi Bacci – la fine di un ciclo. I fattori di costrizione allentano la loro morsa. I fattori di scelta "hanno vinto la loro partita"». Ma sarà poi davvero così?

Giuseppe Micheli

    
Alberto Pellai
Teen Television. Gli adolescenti dentro e davanti la Tv
Ed.
Franco Angeli, Milano 1999, pp. 205, L. 30.000

«La Tv per me è uno strumento magico che serve a tirarmi su il morale... La Tv quando mi sento sola mi aiuta a sentirmi meglio: è come un’amica che le puoi confidare tutto e non dice niente. La mia posizione preferita è sdraiata a pancia in giù, mangiando quello che mi piace. Insomma, che vita sarebbe senza Tv». Questa risposta al sondaggio effettuato dall’autore del volume fra gli adolescenti italiani rappresenta molto bene quello che essi pensano dell’elettrodomestico più Copertina de: Teen Television. Gli adolescenti dentro e davanti la Tv.diffuso nelle famiglie italiane. Forse non tutti ne parlano così, ma anche nei casi di atteggiamento critico è presente comunque un dato inquietante: quello della "dipendenza" psicologica a questo mezzo di cui non ci si libera tanto facilmente.

Non per nulla il libro – scritto da un medico che si occupa di sanità pubblica – inizia con l’elenco dei "sintomi" della teledipendenza. Al di là del discorso dei contenuti della Tv – la sempre più diffusa violenza, il sesso sempre più esplicito, la vacuità e l’insulsaggine di molti programmi –, infatti, è la pervasività del mezzo nella vita e nel modo di pensare che, secondo Pellai, va messo a tema con urgenza. Bacco, tabacco e televisione sono le grandi dipendenze delle società avanzate, e il mercato ha individuato negli adolescenti non solo un serbatoio ricco di consumi tra i più vari (si stima che i teen agers rappresentino un valore di 230 miliardi di dollari l’anno), ma anche i più adatti a comportamenti indotti. Su di essi vengono riversati quindi modelli di comportamento, di stile di vita e di consumi che difficilmente trovano un apparato critico in grado di vagliarli. A questo punto non resta che difendersi dall’effluvio con alcune strategie che l’autore individua e propone al termine della sua analisi.

Mirella Camera

    
Barbara M. Sourkes
Il tempo tra le braccia. L’esperienza psicologica del bambino affetto da tumore
Ed.
Raffaello Cortina, Milano 1999, pp. 196, L. 34.000

Per comprendere che cos’è il tumore per un bambino e come incida nella sua storia, l’autrice sceglie proprio le parole dei bambini per guidare il lettore attraverso la loro esperienza di vita in bilico tra speranza e paura. Nessuna malattia importante può essere affrontata soltanto attraverso cure mediche e chirurgiche; la "terapia delle parole" apre, infatti, uno spazio alle emozioni, alla condivisione di paure e fantasmi che attraverso il gioco vengono "addomesticati" e rendono la malattia qualcosa di cui si può parlare, con la quale si può convivere, dalla quale si può guarire ma anche morire.

I bambini sono in grado di comprendere molto più di quanto gli adulti riescano a immaginare. Tenere loro nascosta le verità può solo far aumentare l’angoscia,Copertina de: Il tempo tra le braccia. L’esperienza psicologica del bambino affetto da tumore. l’isolamento, la solitudine.

Il volume testimonia come il bambino possa adattarsi alla malattia incurabile mantenendo la consapevolezza della propria vulnerabilità. Colpisce l’eccezionale saggezza e la sensibilità dimostrata dai bambini di fronte a temi così importanti e intenerisce il loro bisogno di restare comunque bambini normali.

Attraverso disegni, racconti e sogni possiamo comprendere meglio come i bambini vivono la malattia, le terapie, la guarigione o il fallimento delle terapie e quale impatto questi eventi possono avere sulla loro vita famigliare, scolastica o sociale. Questi bambini propongono importanti riflessioni che possono trasformarsi in utili indicazioni per coloro che si trovano ad accompagnarli durante le varie fasi della malattia.

La lettura è consigliata quindi a genitori, insegnanti e a coloro che a vario titolo si relazionano a bambini ammalati.

Claudia Borreani

    
Annemarie Schimmel
La mia anima è una donna. Il femminile nell’Islam
Ed.
Ecig, Genova 1998, pp. 183, L. 28.000

Per il Corano la testimonianza della donna vale la metà di quella dell’uomo, ma davanti ad Allah uomini e donne sono uguali. Prima di Maometto le donne erano costrette a stare segregate, ma il profeta ordinò loro di uscire, di assumere un attivo ruolo sociale. L’autrice, orientalista e islamista nota in tutto il mondo per i meriti scientifici e le numerose pubblicazioni sulla cultura e religione islamica, studiosa che ha lavorato a lungo presso l’università di Harvard e Cambridge, ricevendo significativi riconoscimenti per i suoi studi fortemente anticipatori, descrive un percorso empatico con una realtà femminile diversa, colta nella sua essenza.

Copertina de: La mia anima è una donna. Il femminile nell’Islam.Queste pagine sono forse, come direbbe un autore arabo antico, una rihla fl nafsia, un itinerario interiore, un itinerario alla ricerca di se stessi, ove viene finalmente liberato il "volto femminile" dell’Islam da quella dura maschera maschile con cui viene sempre identificato. "La mia anima è una donna" è una chiave di lettura della realtà del mondo islamico, fa emergere i lineamenti veri, luminosi, seducenti e appassionati della fisionomia femminile, restituendo – attraverso documenti, passi del Corano, testimonianze, leggende, usanze – i tratti autentici del ruolo forte avuto dalla donna.

Dalla condizione della donna l’autrice delinea un tracciato dove le protagoniste (profetesse, poetesse, mistiche, teologhe, letterate, erudite, calligrafe, miniaturiste, nobili mecenate) e le loro storie sono spesso spiegate da testi autentici. Questo percorso è l’esprimersi di un processo umano sotto forma letteraria, è un’avventura appassionante che si legge con simpatia spirituale e si capisce d’istinto, assai più utile di un manuale di vicende storiche e sociopolitiche grazie anche alla vivacità stilistica che ne permette la lettura tutta d’un fiato.

Maria Rosaria Gavina

    
Mauro Barni
Diritti, doveri e responsabilità del medico. Dalla bioetica al biodiritto
Ed.
Giuffrè, Milano 1999, pp. 379, L. 46.000

I confini fra la bioetica, l’etica medica e la deontologia sono certamente meno netti di quanto si vorrebbe, ma questo dipende anche dalla complessità dei problemi di cui si occupano. I medici legali, come l’autore di questo volume, hanno coltivato da sempre, almeno in Italia, la deontologia, contribuendo in modo decisivo alla stesura dei codici deontologici della professione medica.

Nella misura in cui i doveri del medico sono uno degli aspetti dei problemi della bioetica, questi ultimi riguardano anche il medico legale. Le questioni bioetiche riguardano ogni individuo che sia coinvolto, concretamente o intellettualmente,Copertina de: Diritti, doveri e responsabilità del medico. Dalla bioetica al biodiritto. nella ricerca di che cosa sia meglio fare in ambiti come la procreazione assistita, la genetica, i trattamenti medici, l’eutanasia e i trapianti. Il volume è un aggiornamento circa la posizione del medico rispetto a questi problemi: tenendo conto del nuovo codice di deontologia medica (approvato nell’ottobre 1998), della Convenzione europea di bioetica e della normativa più recente, le principali questioni bioetiche sono trattate sotto il profilo dei doveri e delle responsabilità del medico. Ogni argomento, dalla libertà di cura al trattamento dei morenti, dal consenso informato alla procreazione assistita, viene introdotto e fatto oggetto di alcune osservazioni sia generali sia analitiche, rimandando alle leggi pertinenti e ad alcune voci bibliografiche per ogni capitolo. Lo stile, un poco retorico e ridondante, è tipico degli scritti medico-legali, ma non impedisce la comprensione ai non addetti ai lavori. Dalla lettura si ricava l’immagine di un medico sempre più tenuto a un dialogo costante e aperto con il paziente, in modo che le decisioni cliniche siano il frutto di una concertazione basata sulla reciproca fiducia.

Roberto Mordacci

    
Fiorenza Taricone (a cura di)
Maschio e femmina li creò. L’immagine femminile nelle religioni e nelle Scritture
Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano (VR) 1998, pp. 202, L. 28.000

Sulla scia della "Lettera alle donne" di Giovanni Paolo II del maggio ’95, il gruppo "Cultura" della Commissione nazionale parità e pari opportunità fra uomo e donna ha promosso un seminario internazionale dal titolo "E maschio e femmina li creò" (Roma, febbraio 1996) cui parteciparono donne studiose, laiche e religiose. In questo libro sono raccolti i contributi di tale incontro, ma – va detto – con tutta la dinamica di un discorso conseguente, senza frammentarietà né pesantezza.

Dalla tradizione e dal contesto storico-culturale del bacino mediterraneoCopertina de: Maschio e femmina li creò. L’immagine femminile nelle religioni e nelle Scritture. emergono problematiche e suggestioni da parte delle donne inserite nelle religioni ebraica, cristiana (cattolica, riformata ed evangelica), islamica e buddhista, che si confrontano e si valutano nell’orizzonte dei cambiamenti epocali di fine secolo. Comune a tutti gli ambiti religiosi è la necessità di superare le ovvietà e le discriminazioni; comune alle donne di ogni tradizione religiosa, la spinta di una consapevolezza di sé e della propria responsabilità nella vita delle Chiese, delle religioni e delle società. Lasciata ogni rivendicazione, acquisito "sul campo" esperienziale il valore della differenza di genere, si aprono traguardi di ricerca inediti, grazie proprio all’apporto delle donne.

La ricerca della verità accomuna le diverse tradizioni teologiche e, come tale, non può implicare una riduzione della dignità femminile, ma può solo tendere a realizzarne la pienezza. Non certo in posizione di separatezza o di marginalità, né di tolleranza, ma nella piena coscienza che le donne avranno un ruolo chiave negli anni a venire.

Rosangela Vegetti

   
Olga Liverta Sempio, Giuseppe Scaratti, Emanuela Confalonieri (a cura di)
L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi
Ed.
Raffaello Cortina, Milano 1999, pp. 287, L. 37.000

L’abbandono scolastico è un fenomeno complesso che implica fattori di ordine individuale, relazionale, motivazionale, cognitivo e affettivo.

In questo volume le ragioni, i motivi, le concause dell’abbandono scolastico sono illustrate alla luce dei più recenti contributi della psicologia secondo un approccio multiprospettico che accosta apporti della psicosociologia, del cognitivismo, della psicoanalisi.

Copertina de: L’abbandono scolastico. Aspetti culturali, cognitivi, affettivi.Il libro si articola in tre parti: la prima individua persone e "luoghi" in cui si costruiscono i significati dell’abbandono scolastico, e raccoglie i contributi di Liverta Sempio, che indica nella frattura della reciprocità del processo di insegnamento-apprendimento il motivo sotteso al fenomeno; di Confalonieri sul rapporto dell’adolescente con la scuola; di Scaratti sulla funzione docente. La seconda parte mostra, con il lavoro di Groppo e Locatelli, le connessioni profonde tra disagio scolastico e cultura corrente. Marini e Comoglio illustrano invece rispettivamente il tema della motivazione scolastica attraverso la teoria attribuzionale, e le variabili individuali cognitive connesse all’abbandono scolastico. Pelanda, infine, parla della non facile interazione tra qualità dell’equilibrio narcisistico e funzionamento del pensiero in modo coerente con le richieste scolastiche. Nella terza parte, Regoliosi illustra con spirito critico "vizi e virtù" degli interventi preventivi attuati in Italia, mentre Visscher e Bos presentano un programma informatizzato per la gestione del problema dell’assenteismo scolastico.

I destinatari del volume sono studenti e ricercatori nell’area della psicologia e dell’educazione, psicologi, insegnanti e operatori.

Gabriella Gilli

    
Luisa Santelli Beccegato
Interpretazioni pedagogiche e scelte educative
Ed.
La Scuola, Brescia 1998, pp. 185, L. 28.000

Il volume ripropone il problema non nuovo, ma qui affrontato con documentazione, delle difficoltà connesse con il processo educativo e della cautela che deve caratterizzare ogni intervento formativo perché «è sempre presente la fragilità, la debolezza del soggetto persona e, nel contempo, la fiducia nelle sue risorse e potenzialità».

Il pregio del lavoro non consiste nell’additare ed elencare tutto quello che non funziona nella scuola, ma nel capire dall’interno i problemi per poi prenderne atto consapevolmente, orientare e proporre possibili soluzioni. Occorre partire dal presupposto che la scuola non è più concepita come l’unica sede di diffusione diCopertina de: Interpretazioni pedagogiche e scelte educative. informazione, se non la si vuole ridurre a uno dei vari elementi di un sistema più ampio di informazione integrata. Per questo l’autrice recupera la valenza dell’educazione come formazione culturale ed esercizio dell’uso autonomo e critico della ragione, ovvero, come affermava Kant, lo studente non deve imparare dei pensieri ma a pensare.

Particolarmente apprezzabili risultano i capitoli "Essere liberi e diventare autonomi", "Il ruolo delle istituzioni nell’educazione", "Quando l’altro è straniero", ove si sottolinea come l’identità dell’uomo d’oggi, già debole, rischi di esserlo sempre di più se gravata da un pesante etnocentrismo in base al quale l’identità si celebra negando agli altri l’identità. Dal volume si evince la rilevanza di porre attenzione alle situazioni di fatto esistenti, alla loro stringente concretezza «per evitare che si possa dire degli educatori di oggi quanto si disse del generale austriaco che, nell’offensiva contro Napoleone nel nord Italia, conseguendo i risultati che conosciamo, "era preparato a tutto tranne che alla realtà"».

Maria Rosaria Gavina

   
Aureliano Pacciolla, Italo Ormanni, Annamaria Pacciolla
Abuso sessuale. Una guida per psicologi, giuristi ed educatori
Ed. Laurus Robuffo, Roma 1999, pp. 292, L. 38.000

Una panoramica dei contenuti che compongono il testo viene data nell’introduzione, nella quale si apprende come il tema dell’abuso è da due anni oggetto di formazione nella scuola di discussione per adolescenti, coppie e famiglie di Corridonia (Macerata).

Dopo aver risposto alle domande: «Chi è il pedofilo? Cos’è la pedofilia?», la prima parte, a carattere psicoanalitico, si conclude con una serie di grafici a colori sul rilievo di questo fenomeno e come prevenirlo. La seconda parte, la ricerca psicogiuridica, fa riferimento ai casi in cui non vi sono né prove né indizi dell’abuso, ma solo la parola di un bambino contro quella di un adulto. Magistrati e psicologi devono confrontarsi su come intendere gli indicatori d’abuso e alcuniCopertina de: Abuso sessuale. Una guida per psicologi, giuristi ed educatori. dilemmi morali.

La terza parte – possibilità di errore diagnostico – evidenzia la complessità psicogiuridica di una consulenza su un presunto abuso sessuale. Spesso gli psicologi si servono di strumenti opinabili (test e questionari), ma altre volte questi strumenti si rivelano utili, se non indispensabili. Quasi sotto forma di sfida, in questo libro vengono riportati alcuni protocolli di minori che, secondo l’accusa, sono stati abusati.

La quarta parte – quella aperta al futuro, ai possibili miglioramenti delle procedure psicogiuridiche – offre qualificati pronunciamenti sull’abuso per discuterli e superarli. I quadri diagnostici sono presi dal DSM-IV che risaltano sicuramente interessanti e utili a magistrati e avvocati per un’intesa con gli psicologi specie nell’ambito peritale. Dopo aver dato spazio ai processi cognitivi ed emotivi dell’abusato e allo studio sulla suggestionabilità del minore, si considerano degli strumenti pratici da usare nel colloquio con un minore abusato.

h.k.

    
Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Un adolescente in famiglia e consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia (Cisf).

RIVISTE ITALIANE

  • Andreoli Simonetta, I nuovi servizi per l’infanzia e le famiglie in Europa, La famiglia, n. 190, 1998, pp. 46-62.
  • Bertaux Daniel, Le famiglie come attori delle trasformazioni sociali, Animazione sociale, n. 11, 1998, pp. 10-16.
  • Boschiero Cinzia, I sistemi universitari nei Paesi dell’Unione, Famiglia oggi, n. 4, 1998, pp. 43-71.
  • Callovi Giuseppe, Il ricongiungimento delle famiglie straniere nella comunità europea, Studi interdisciplinari sulla famiglia, n. 12, 1993.
  • Casini Marina, Diritti del concepito, La famiglia, n. 186, 1997, pp. 27-36.
  • Casini Carlo, Situazione politico - legislativa della famiglia e della difesa della vita a livello europeo, Familia et vita, n. 2, 1998, pp. 60-70.
  • Commissione di indagine sulla povertà e l’emarginazione, Gli assegni familiari nell’Unione europea, La famiglia, n. 173, 1995, pp. 82-88.
  • Corvo Paolo, I giovani nell’èra della globalizzazione, La famiglia, n. 188, 1998, pp. 55-62.
  • Dassio Michele, La comunione legale dei beni tra coniugi in Italia e in Francia, il diritto delle persone e della famiglia, n. 2, 1996, pp. 734-777.
  • Denman Moya, I molti risvolti della vecchiaia. Donne anziane nei Paesi europei, Famiglia oggi, n. 12, 1997, pp. 45-63.
  • Emanuele Carlo Ferdinando, Il riconoscimento dei provvedimenti stranieri di adozione: interpretazioni giurisprudenziali e profili comparatistici, Il diritto di famiglia e delle persone, n. 3, 1996, pp. 1184-1212.
  • Jesi Carlotta, Cella Federico, Panebianco Angelo, L’Europa pensa ai giovani ma l’Italia no, Vita, n. 47, 1998, pp. 6-9.
  • Marchesi Giovanni, La famiglia protagonista della pace nel mondo, La Civiltà Cattolica, n. 1, 1994, pp. 63-69.
  • Merendino Marta, Il ruolo del P.M. nelle convenzioni internazionali in materia di protezione dei minori di sottrazione internazionale e di rimpatrio, Il diritto di famiglia e delle persone, n. 2, 1998, pp. 739-753.
  • Pellegrino Mauro, Le 5 Europe del care, Oggidomani anziani, n. 2, 1998, pp. 27-49.
  • Petrini M., Gli anziani in Europa, Anziani oggi, n. 1, 1997, pp. 39-54.
  • Roll Joe, Le famiglie con un solo genitore. Rapporto europeo, Famiglia oggi, n. 11, 1994, pp. 49-67.
  • Saladini Paola Patrizia, La famiglia italiana nelle lettere a "Famiglia Cristiana", La famiglia, n. 193, 1999, pp. 57-67.
  • Viscardini Dona Wilma (e al.), L’Europa e le giovani, Cronache e opinioni, n. 7-8, 1998, pp. 17-32.
  • Gozio Giovanni, La famiglia tra progresso e sviluppo, La famiglia, n. 191, 1998, pp. 56-70.
  • Scola Angelo, Famiglia, società e politica, Anthropotes, n. 1, 1998, pp. 5-78.

     
RIVISTE STRANIERE

  • Borobio Garcia Dionisio, La familia. Sus valores y sus retos, Familia. Revista de ciencias y orientacion familiar, n. 17, 1998, pp. 9-20.
  • Kresbach Andreas, Familien Kultur in der individualisten Gesellschaft, Dialog, n. 4, 1998.
  • Lecaillon Jean-Didier, L’Europe de l’ouest aujourd’hui, Familia et vita, n. 1, 1997, pp. 30-43.
  • Sanchez Garcia Elena, Pensiamento postmoderno y familia, Familia. Revista de ciencias y orientacion familiar, n. 17, 1998, pp. 21-38.
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