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La reciprocità asimmetrica - 1

Uomo e donna oltre la modernità

di Piersandro Vanzan
(redattore di "La Civiltà Cattolica", ordinario di Teologia pastorale a Napoli e alla Gregoriana, Roma)

   

Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1997 - Home Page

Antropologia uniduale

L’antropologia del "principio", quindi, va alle fonti bibliche per una migliore comprensione dell’uomo e della donna, sia nella relazione tra loro, sia in quella che li rimanda, ciascuno e insieme, al Creatore. È l’antropologia uniduale dove l’uomo e la donna sono a "uguaglianza differenziata" e correlativamente in «reciprocità asimmetrica», su cui merita riflettere. Perché, se è vero che il termine reciprocità esplicita bene il senso duale di questa dinamica relazionale – che privilegia tanto la sollecitudine verso l’altro/a (più che la definizione dell’altro/a) quanto la disponibilità a mettere in questione se stessi (più che assumere modelli universalistici e statici di identità) –, bisogna anche precisare che la parola-categoria reciprocità sembra ancora insufficiente.

Infatti, l’uomo e la donna vengono sollecitati tanto dalla loro sostanziale uguaglianza come persone [11] quanto dalla loro limitatezza a valorizzare in sé e nell’altro/a le risorse migliori da mettere in circolo nella relazione che costituisce l’Io e il Tu in alterità reciproca e feconda. Come la persona non può ristagnare in sé – nel cortocircuito egotico –, altrettanto non si realizzerà nell’incontro meramente paritario con l’altra persona. Anche nella reciprocità, quindi, bisogna trascendersi, in quell’andirivieni tra Io e Tu che, senza fine, tende la persona verso ciò che è più grande di lei nell’altra (e viceversa): pena frustrare quel movimento interpersonale che solo realizza appieno la persona [12]. Perciò, la reciprocità di cui trattiamo ha bisogno dell’asimmetria, pena vanificare l’indefinito dinamismo che scatena e al quale spetta realizzare le altezze del patto biblico implicate nella comunione uniduale.

La reciprocità che fa la differenza, quindi, esige l’asimmetria che, sola, fonda il dinamismo sia tra lui e lei, sia tra loro e Dio. Una persona non può avere il fine in se stessa, né in un’altra, né tanto meno nelle cose create, ma si caratterizza per quel dialogo, esplicito o implicito, da instaurare con lui/lei e col suo Creatore. L’altro/a, la donna per l’uomo e l’uomo per la donna, benché reciprocamente «carne della carne» e «ossa delle ossa», non può essere l’altra metà della mela, senza cui la prima resta monca: non può essere il mezzo per realizzare la propria completezza. Né può sublimarsi in quella nostalgia ontologica di unità, la cui sete può essere appagata solo da Dio. Eppure resta il necessario Tu del riconoscimento, alla cui presenza l’Io si risveglia.

Certo, non è facile dire questa asimmetria. Forse Rosetta Stella vi si è avvicinata quando ha scritto che la dinamica tra i sessi non è un movimento circolare (a circuito chiuso) o posto in piano (con un andirivieni orizzontale), bensì un movimento elicoidale (ascendente indefinitamente)[13]. Sicché, nel movimento tra i sessi l’uomo e la donna non hanno desideri "sullo stesso piano", e le due totalità (proprio in quanto differenti) possono superarsi continuamente. Solo tale reciprocità asimmetrica è fonte di movimento, e l’autrice ipotizza che Giovanni Paolo II l’avrebbe intuito, rendendolo perplesso nell’uso della parola-categoria "reciprocità" presa nella formulazione indefinita.

Del resto, nessuno ignora gli slittamenti – prima semantici e poi anche operativi e politici – che avvengono ogni volta che si afferma il genio femminile e la reciprocità uomo-donna, ma poi si recupera la complementarità speculare e, al massimo, si propone un modello di relazione che mette la donna alla pari (emblematica la vicenda della Commissione "Pari opportunità").

Insomma, c’è ancora molta strada da fare, ma è innegabile che Karol Wojtyla e l’ala marciante della riflessione biblico-teologica "inclusiva", cioè maschile e femminile assieme – peraltro in felice sintonia col pensiero a uguaglianza differenziata (che non omologa né separa) –, pensano un futuro migliore tanto per la società quanto per la Chiesa.

Un futuro caratterizzato appunto dal «genio femminile», ma proprio recuperando appieno la differenza e mettendola nel circuito dell’intravista "reciprocità asimmetrica". Ciò significa, tra l’altro, intravedere un possibile terzo millennio decisamente nuovo, in cui, uomini e donne, laici e cattolici, riapriranno insieme quei "sentieri interrotti" andati smarriti, quando l’alba promettente del Rinascimento fu compromessa dai vari fraintendimenti razionalisti "moderni".

Piersandro Vanzan

 

NOTE

1 Cfr. K. Wojtyla, Amore e responsabilità, Marietti, Torino 1969; Id., Valutazioni sulla possibilità di costruire l’etica cristiana sulle basi del sistema di Max Scheler, Logos, Roma 1980. Cfr. anche Atti del Convegno sulla Mulieris dignitatem (MD), promosso dall’Università Cattolica, Donna: genio e missione, Vita e Pensiero, Milano 1990, pp. 59-93; G.P. Di Nicola, Uguaglianza e differenza: la reciprocità uomo donna, Città Nuova, Roma 1993 (III edizione), pp. 5-28; P. Vanzan, La questione femminile e le grandi linee del magistero pontificio, in "La Civiltà Cattolica", 1995, II, 349-362; Id.-A. Auletta, L’essere e l’agire della donna in Giovanni Paolo II, Ave, Roma 1996. (torna al testo)

2 L’escatologia platonizzante, strumentalizzando un mito d’origine (racconto di Aristofane, nel Simposio) e un telos di arrivo pseudo-biblico, sognava che l’uomo e la donna si realizzassero entrando in una zona neutra, costituita insieme dal femminile e maschile riunificati per via di confusione. (torna al testo)

3 Cfr. K. WalterM.C. Bartolomei (edd.), Donne alla riscoperta della Bibbia, Queriniana, Brescia 1988, pp. 178-188. (torna al testo)

4 Cfr. J.J. Rousseau, Emilio o dell’educazione, Armando, Roma 1969, p. 550; G.P. Di Nicola-A.Danese, Amici a vita, Città Nuova, Roma 1997, cap. 7. (torna al testo)

5 Cfr. L. Irigaray, Etica della differenza sessuale, Feltrinelli, Milano 1985; Id., Parlare non è mai neutro, Ed. Riuniti, Roma 1991; Id., Io, tu, noi. Per una cultura della differenza, Boringhieri, Torino 1992; Id., Amo a te, Bollati Boringhieri, Torino 1993; Id., Il respiro delle donne, Il Saggiatore, Milano 1997. Cfr. gli annuali seminari del gruppo "Diotima", specie Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1990. (torna al testo)

6 Cfr. la visione d’insieme sulla reciprocità in M. Gannon, La reciprocità uomo-donna, Las, Roma 1995, e la visione specificamente antropologica in G.P. Di Nicola, Uguaglianza e differenza, cit., pp. 173-243. Sulla riscoperta trinitaria cfr. P. Coda, Creazione, Croce, Trinità: una premessa sull’analogia, in "Nuova Umanità", nn. 24-25 (1982), pp. 25-68; Id., La Trinità e il pensare. Figure, percorsi, prospettive, Città Nuova, Roma 1997. (torna al testo)

7 Cfr. S. Weil, Sur Freud, cit. in G.P. Di Nicola-A. Danese, Simone Weil, Abitare la contraddizione, Città Nuova, Roma 1991, pp. 133-142, mentre per leggere vantaggiosamente Nietzsche cfr. P. Valadier, Essai sur la modernité: Nietzsche et Marx, Cerf, Paris 1974. (torna al testo)

8 Cfr. E. Mounier, Le personnalisme, ampiamente cit. nella rilettura che ci offre A. Danese, Unità e pluralità, Città Nuova, Roma 1984; Id. (ed.), La questione personalista, ivi, 1986. (torna al testo)

9 Cfr. nostro saggio, pubblicato nella rivista milanese Via Dogana, settembre 1997, che qui brevemente riprendiamo. (torna al testo)

10 Peraltro ben sintonizzate con quelle di bibliste e teologhe fautrici del confronto tra la riflessione clerico-maschile e quella laico-femminile, in vista della cosiddetta teologia "inclusiva" o della reciprocità, finalmente sganciata da quella "esclusiva" o della contrapposizione sessista. Cfr. C. Militello, Donna in questione, Cittadella, Assisi 1993, pp. 4-24. (torna al testo)

11 Per il cristianesimo la parola-categoria "persona" è quella che meglio esprime il mistero dell’essere umano: irripetibile e universale, carnale e spirituale, fragile e ricco di una infinita dignità. (torna al testo)

12 G.P. Di Nicola e A. Danese, nel cit. Amici a vita, cap. 7, ricordano che Nietzsche aveva intuito che l’uomo è «una corda tesa tra l’animale e il Superuomo, una corda al di sopra del precipizio », mentre per Heidegger la persona fa riferimento a un esistere per e con l’essere-altro, cui rimanda e nel dialogo col quale vuole sentirsi realizzata. Il suo Dasein, infatti, è un essere-in (sé), ma che dice stare-con, essere-per (mit-sein). (torna al testo)

13 Cfr. R. Stella, Il Papa e la crisi della modernità. Una reciprocità asimmetrica, in "Prospettiva Persona", dicembre 1996. Nel saggio – che ha il merito di provocare la riflessione clerico-maschile tradizionale e quella biblico-teologica al femminile (oggi vivace nella Chiesa) – leggiamo questa intuizione: «L’uomo non ha nulla da insegnare alla donna, se non re-insegnarle quanto ha già appreso da lei nel nascere: la vita e la parola ». (torna al testo)
       

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