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Contesto flessibile del mondo occidentale - 1

La mascolinitÓ rivisitata

di Nicoletta Diasio
(dottore in Antropologia con incarico universitario presso l’UniversitÓ di Strasburgo)
      

Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1997 - Home Page La differenza di genere si configura non solo come valore correlativo. ╚ anche un prodotto sociale e culturale. Per questo restano aperti numerosi interrogativi. Che vanno oltre i dati puramente biologici.

Che cosa differenzia l’uomo dalla donna? Una spiegazione di tipo biologico non esaurirebbe il senso di questa domanda. Infatti, racconti mitici e complessi apparati rituali sanciscono in tutte le societÓ le differenze di genere sessuale e stabiliscono quali comportamenti, stili cognitivi, manifestazioni emotive, pratiche quotidiane e professionali siano pi¨ idonee per l’uno e l’altro sesso.

La mascolinitÓ e la femminilitÓ si configurano cosý, per l’antropologo culturale, come valori correlativi – l’uno si definisce in relazione all’altro – e come prodotti sociali e culturali. Ma mentre, sulla spinta del movimento delle donne e delle trasformazioni sociali degli anni ‘60 e ‘70, grande importanza Ŕ stata accordata all’identitÓ femminile, molto meno a fondo Ŕ stata invece indagata la mascolinitÓ: vero territorio riservato su cui pesano interdetti culturali e tab¨ silenziosi. E se una celebre fotografia di Man Ray descrive nella curva della schiena di una donna le linee di un violoncello, pi¨ rari sono quei casi in cui il corpo maschile si fa strumento metaforico della realtÓ. D’altro canto la differenza sessuale non Ŕ che il bandolo della matassa per orientarsi nell’insieme delle prescrizioni sociali che assegnano a ciascuno status e compiti ben definiti. Un primo passo sarÓ quindi quello di comparare alcune pratiche legate alla differenziazione sessuale in diversi contesti etnografici per poi analizzare come si stia modificando l’identitÓ maschile nel mondo occidentale.

Il sesso della persona, ancor prima che un dato biologico, Ŕ un processo sociale che spesso si compie in un lungo ciclo di costruzione della propria identitÓ di genere. Il legame tra pattern (modello) culturale e orientamenti sessuali Ŕ stato messo in evidenza per la prima volta dagli studi della scuola detta di "personalitÓ-cultura", e in particolare da Margaret Mead. Le sue ricerche del 1935 in Nuova Guinea (Sesso e temperamento, Il Saggiatore, Milano 1994) hanno mostrato come anche in societÓ vicine i ruoli maschili e femminili rispondano a criteri mutevoli. Gli Arapesh di montagna, ad esempio, richiedono a entrambi i sessi un atteggiamento che nella nostra cultura definiremmo femminile – centrato sull’accudimento, sulla remissivitÓ e il rifiuto dell’aggressivitÓ –, mentre i Mundugumor del fiume incoraggiano, anche nelle donne, lo sviluppo di un’indole "tipicamente" maschile, fondata sull’ostilitÓ e sullo scontro per il potere. Al contrario, un’altra popolazione, i Ciambuli del Lago, impone una netta differenza tra i due sessi accordando per˛ la parte del sesso debole ed emotivamente fragile ai componenti maschili e quella della supremazia ai membri femminili della societÓ.

La cultura non interviene per˛ solo nel fornire degli orientamenti all’azione e degli schemi cognitivi, ma anche nell’assegnare un’identitÓ di genere che spesso diverge dal sesso biologico. ╚ noto il caso delle donne-uomo eschimesi che, fisiologicamente femminili, sono investite dalla societÓ giÓ dalla pi¨ tenera infanzia di un’identitÓ e di un ruolo sociale pienamente maschili. Allo stesso modo lo sciamano siberiano deve essere maschio e adottare contemporaneamente abiti e comportamenti femminili per poter compiere il suo ruolo di mediatore con l’al di lÓ e svolgere appieno le sue funzioni cultuali. O ancora il cambiamento di sesso presso alcune popolazioni indiane dell’America settentrionale permetteva ai ragazzi che rifiutavano il ruolo di guerrieri di assumere quello di travestito, socialmente considerato.

Questi attraversamenti tra identitÓ maschile e femminile mostrano come l’appartenenza a una categoria di genere sia spesso concepita come un percorso di maturazione che mira a perfezionare, a correggere o a definire quanto alla nascita o durante l’infanzia Ŕ ancora indistinto. ╚ questo il principio che ispira molti riti d’iniziazione, in cui l’ingresso individuale o collettivo in una nuova fase dell’esistenza si manifesta anche attraverso interventi sul corpo che marchiano l’appartenenza sessuale.

Tra i Dogon e altre popolazioni dell’Africa sub-sahariana la circoncisione tra i maschi e l’escissione tra le femmine sono considerate come un modo per eliminare quanto di femminile rimanga nell’uomo – il prepuzio – e di maschile nella donna (il clitoride) perfezionando secondo norme sociali un corpo naturalmente ambiguo. Ove un antagonismo sessuale Ŕ particolarmente pronunciato e i due sessi sono rigorosamente distinti (ad esempio in Melanesia, presso alcune popolazioni africane o indie dell’America meridionale) i bambini – allevati dalle donne e nel territorio da esse abitato – devono, durante l’iniziazione, liberarsi di tale carico di femminilitÓ e acquisire un’identitÓ maschile attraverso un percorso di morte e risurrezione simbolica che permette di rientrare in societÓ con un nuovo status.

Queste pratiche sono particolarmente diffuse lÓ dove dei sistemi di evitazione particolarmente rigidi impongono a donne e uomini di vivere, lavorare, mangiare, compiere culti in modo del tutto separato.

D’altra parte la dicotomia sessuale sembra un vero e proprio registro di conoscenza della realtÓ e un principio di classificazione dei fatti di natura e della societÓ. ╚ questa l’ipotesi di molti studi di tipo strutturalista, soprattutto nella sociologia francese classica e poi nell’analisi di LÚvi-Strauss sui miti amerindiani, che ricollegano il dualismo che contraddistingue la struttura sociale, territoriale, rituale ad un antagonismo di tipo sessuale. I due sessi costituiscono cosý due principi organizzativi di catene sintagmatiche che uniscono da un lato il cielo, il sole, la vita, la forza, la destra, la civiltÓ, la superioritÓ, la mascolinitÓ, dall’altro associano terra, luna, morte, debolezza, sinistra, natura, inferioritÓ, femminilitÓ.

La studiosa Ida Magli vede nella differenza sessuale il principio analogico di tutte le altre differenze che sostanziano i processi di costruzione culturale (La sessualitÓ maschile, Mondadori, Milano 1989). Ma questi princýpi classificatori sanciscono al tempo stesso giudizi di valore. La complementaritÓ di disuguali che essi esprimono fonda un’identitÓ maschile centrata sulla potenza di fondare la societÓ, la cultura, la tecnologia e un’identitÓ femminile data per natura che svaluta nel qui e ora della storia i compiti tradizionalmente assegnati alla donna, in particolare la gestione di una quotidianitÓ spesso scarsamente valorizzata.

Non Ŕ un caso, quindi, che in molti riti di transizione, in cui la societÓ rifonda se stessa e i propri princýpi – ad esempio nel caso di nascita, matrimonio, morte o feste stagionali –, uno degli elementi del rito sia lo scambio delle vesti o la messa in scena di un’inversione sessuale. Come se il disordine introdotto da una potenza trascendente, da una natura naturans, dovesse essere gestito attraverso un sovvertimento controllato e temporaneo delle differenze di genere, seguito poi da una loro rifondazione. In tal modo la cultura offre anche un linguaggio per esprimere quanto sarebbe altrimenti indicibile.

Un fenomeno di tarantismo sardo, analizzato da Clara Gallini ne La ballerina variopinta (Liquori, Napoli 1988), prevede che l’animale "argia", di genere femminile, punga una persona di sesso maschile. Ci˛ consente a chi Ŕ punto di vestirsi da donna, scegliere uno sposo, ufficializzare, durante la festa e il rituale di guarigione, delle attitudini che nel contesto sardo sarebbero proibite.

L’identitÓ maschile e femminile si configurano quindi al tempo stesso come una grammatica rigorosa dei comportamenti sociali e come l’occasione di attraversamenti e ribaltamenti a vario grado codificati. Letto attraverso la produzione simbolica che suscita, il corpo biologico, definito astrattamente dalla biomedicina o dalle ideologie che si ispirano in modo rigido alle differenze di natura, sembra cosý un corpo imperfetto, costretto in confini che la cultura continuamente sposta e rielabora.

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