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EDITORIALE

La trappola dell’omologazione

La Direzione
   

Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1997 - Home Page Occorre una nuova cultura sociale che sappia valorizzare il genere maschile in una società che ha visto le donne protagoniste della propria emancipazione.

Questa volta ci siamo posti dalla parte dell’uomo per sondare se e in quale misura viva una crisi di identità, se la famiglia sia l’ambito nel quale s’avvertono maggiormente le incertezze legate all’assenza di modelli di comportamento, se la società subisca effetti negativi dallo stato di torpore che sembra aver colpito il sesso forte.

Uomini e donne forse sono ancora incapaci di relazionarsi tenendo ben presente la differenza. Ma mentre le donne hanno trovato il tempo e le energie sufficienti per riflettere sulla loro identità e su altre scottanti questioni che le riguardavano, gli uomini, invece, sembrano non voler prendere consapevolezza del loro stesso disorientamento.

Senza precisi modelli vanno a tentoni anche all’interno delle mura domestiche, sia nel loro ruolo di padri che di partner. Occorre una nuova cultura sociale e familiare che sappia valorizzare il genere maschile e femminile attraverso forme adeguate di differenziazione e integrazione fra i sessi, uscendo dalla visione gerarchica tipica della società tradizionale che vedeva l’uomo superiore alla donna.

Oggi, al contrario, sembra opinione diffusa che uomini e donne siano sempre più uguali, non solo nei diritti e nei doveri, ma anche nei gusti, nelle preferenze, nei ruoli familiari che dovrebbero, anzi, diventare sempre interscambiabili. La cultura dominante viene però smentita dalla realtà empirica che, dati alla mano, dimostra come questa omologazione sia più apparente che reale. Pare, tuttavia, essersi spezzato il nesso, che a partire dalle differenze sessuali, assegnava compiti, ruoli e funzioni diverse al padre e alla madre. Entrambi lavorano fuori casa, entrambi si prendono cura dei figli e svolgono mansioni domestiche, entrambi coltivano relazioni sociali.

Ma nessuno potrà mai smentire l’affermazione che esiste un modo diverso di fare famiglia da parte dell’uomo e della donna. È però necessario trovare nella reciprocità il modello della relazione fra persone che nella differenza hanno uguali diritti come padri, figli, madri, uomini, donne, mariti e mogli. E se bisogna denunciare le lacune dell’istituzione scolastica nell’educare alla differenza, non va dimenticato che sia lo Stato che il mercato trattano i cittadini senza tenere conto, o quasi, del loro essere maschi e femmine. Ciò produce vere e proprie spinte verso l’omologazione totale.

L’uguaglianza a ogni costo si è rivelata una trappola poiché, erroneamente, la pari dignità morale e giuridica ha significato soprattutto la cancellazione di ogni differenza di genere.

LA DIREZIONE
   

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