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MATERIALI & APPUNTI

Da Pinocchio a Vampiretto

Nuovi panorami nella letteratura per l'infanzia

di Serenella Parazzoli

       

Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1997 - Home Page Ieri castelli, boschi, genitori defunti, famiglie numerose. Oggi condomini, periferie, padri e madri in ufficio, figli unici. Così è cambiato l’immaginario dell’attuale narrativa per ragazzi. I modelli proposti si sono adeguati ai tempi. Predominano le protagoniste femminili.

Oggi, come un tempo, la narrativa per i giovani rappresenta l’infanzia e l’adolescenza come periodi difficili in cui ci si sente spesso soli e incompresi dai grandi. Anzi il primo obiettivo suggerito ai giovani lettori contemporanei è l’autonomia dagli adulti, dai quali è meglio non aspettarsi un grande aiuto nella comprensione della realtà e nella crescita personale. È invece positivo socializzare con altri ragazzi condividendo esperienze, offrendo e ricevendo solidarietà nei momenti difficili. Il senso di responsabilità è un’altra conquista che trova vasta eco nella narrativa per ragazzi (Il piccolo principe di A. de Saint-Exupéry ha fatto scuola). Occuparsi in modo efficiente della sorellina, del cane o dell’indiano di plastica trasformato magicamente in una creatura in miniatura (L’indiano nell’armadio di L. Reid Banks), è un impegno frequente nelle storie per ragazzi.

La guerra e le grandi catastrofi del nostro secolo allungano le loro ombre minacciose sulle pagine dei romanzi per ragazzi che non sognano più di diventare piccoli alpini o tamburini sardi, ma ai quali si suggerisce un futuro di pacifici abitanti di un mondo dove la diversità (di pelle, usi, costumi, tradizioni, fede, opinione) è un valore prezioso da tutelare prima che scompaia, rendendo il pianeta uniforme e noiosissimo.

In cambio di questa rinuncia a grandi ideali contrapposti e a epiche imprese (possibili solo nel passato classico o in un futuro barbarico da day-after) si consente ai personaggi delle storie più attuali la libertà di esprimere sentimenti violenti e contraddittori: l’odio e il disprezzo per i genitori (Dakota delle bianche dimore di P. Ridley) – magari recuperandoli affettivamente nel finale –; l’interesse, soprattutto nella prima infanzia, per quanto è sporco e innominabile (Il libro delle puzze di B. Cole o Voglio i miei pidocchi di T. Ross); la possibilità di mangiare, vestirsi, lavarsi, dormire a piacere, di girovagare di giorno e di notte con l’amico del cuore, fosse pure un vampiro dall’apparenza di bambino (Vampiretto di A. Sommer-Bodenburg), senza che tali comportamenti sfocino nella tragedia, anzi, se la tragedia si verifica e, come racconta R. Dahl, l’incontro con le streghe è così ravvicinato da trasformare il protagonista in un topo, pazienza. Anche i topi sono esseri dignitosi e, se amati, possono trascorrere in modo soddisfacente la loro breve vita.

Un amico proprio speciale

Queste premesse forse possono spiegare come il contrasto tra scenario e protagonista si accentui se la storia ruota intorno a una bambina, non più concentrata sulla vestina da non sporcare e sulle bambole da accudire, ma dominante padrona del suo tempo e del suo spazio, come la mitica Pippi Calzelunghe di A. Lindgren. In questo senso gli esempi non macano: dalla lattante, streghetta inconsapevole (Streghetta mia di B. Pitzorno), alla determinata Matilde di R. Dahl.

E i protagonisti maschili? Ce ne sono molto meno. E non solo perché i lettori maschi sono, in proporzione, un’esigua minoranza rispetto alle lettrici. Forse varrebbe la pena di rilevare che, ai ragazzi, la letteratura non ha mai negato il diritto all’avventura e all’autonomia (Pinocchio di Collodi è del 1883 e Tom Sawyer di M. Twain del 1884), tanto che molte recenti storie per ragazzi, con protagonisti maschili, hanno fastidiosi effetti déjà vu. Questo non si verifica quando la protagonista è una bambina.

Il burattino diventa bambino (illustrazione di R. Innocenti) Il burattino diventa bambino (illustrazione di R. Innocenti)

Tuttavia alcuni dei titoli più originali e significativi degli ultimi vent’anni hanno avuto giovani protagonisti maschi. Anton, nato in Germania nel 1978 – e dal 1988 noto in Italia come l’amico di Vampiretto –, è un ragazzino un po’ musone e (per i suoi genitori) impenetrabile, ma in lui si sono riconosciute due generazioni di bambini dai sette ai dieci anni che hanno seguito con il fiato sospeso le sue avventure (acquistandole personalmente o facendosele comperare dai genitori).

«Era sabato: la sera in cui di solito i suoi genitori uscivano», è l’incipit del primo libro della serie. Di Anton le storie dicono poco: è figlio unico, frequenta la scuola senza entusiasmo, trascorre i pomeriggi solo in un anonimo appartamento di un condominio come tanti, i suoi genitori lavorano e rientrano a casa alla sera. Sappiamo che Anton si sente trascurato e non riesce a comunicare con i suoi, che ama i libri horror, ha paura del buio, guarda i film gialli alla televisione nella sua cameretta, standosene nel letto «morbido e confortevole», simile a una caverna dove «se voleva poteva rintanarcisi e sparire». Ma, con le prime ombre, la paura lambisce i contorni di quel rifugio accogliente e, proprio dal cielo notturno, bussa ai vetri della finestra Vampiretto, il suo doppio: un mostro vecchissimo dall’aspetto di bambino che vive in una cripta, desolata di giorno, animata e minacciosa di notte; qui la sua spaventosa famiglia si occupa di lui e della sua sdentata sorellina con la stessa svagata trascuratezza che Anton rimprovera ai suoi genitori.

Creatura irrequieta e capricciosa, diversa e speculare, Vampiretto coinvolge Anton in una serie di avventure che si svolgono ora tra i vampiri ora tra i vivi, senza che mai un adulto dei due mondi contrapposti riesca a sorprendere il piccolo estraneo. Invisibili agli occhi dei grandi, i due amici volano insieme nel cielo nero come i loro mantelli per spiare il mondo incomprensibile degli adulti. Un sottile disagio pervade il racconto quando è evidente che Vampiretto è un vero vampiro affamato, eppure Anton non rinuncia alla più pericolosa e difficile delle amicizie: quella con se stesso.

La serie di racconti non evidenzia nessun importante cambiamento nei personaggi eppure non è difficile immaginare che Anton stia faticosamente crescendo, proprio mentre accetta – con diffidenza – il lato oscuro del compagno nel quale impara a riconoscere se stesso e a riconciliarsi con i suoi aspetti meno simpatici.

Luke è un bambino di otto anni, orfano di entrambi i genitori e affidato alle cure di una nonna saggia e battagliera con la quale si reca in Inghilterra per ricevere la migliore delle educazioni. Incappa invece nel Congresso internazionale delle streghe riunito per trasformare i bambini inglesi in topi. «Le vere streghe sono donne qualunque – avverte Dahl –, vivono in case qualunque, indossano abiti qualunque e fanno mestieri qualunque», ma si riconoscono per alcuni ripugnanti particolari (anche se cercano accuratamente di nasconderli): sono calve, hanno i piedi quadrati e la saliva blu mirtillo, ma soprattutto odiano i bambini perché «puzzano di cacca di cane». Trasformato in topo mentre sconfigge le streghe, Luke rassicura la nonna di non essere infelice: «Non importa chi sei, né che aspetto hai: basta che qualcuno ti ami».

Luke spia le streghe (illustrazione di Q. Blake) Luke spia le streghe
(illustrazione di Q. Blake)

Le streghe di R. Dahl è una storia terribile, come lo sono spesso le fiabe, eppure il sentimento più forte del protagonista resta l’amore – positivo, incondizionato, corrisposto – che lo lega alla nonna e che gli permette di venire in contatto con il male senza esserne destabilizzato. Luke viene da un’esperienza di separazione e di lutto, ma non è un bambino triste; impara che la realtà non è sempre quella che appare, ma non diventa insicuro; esce dall’avventura fisicamente snaturato, ma non conosce l’angoscia perché, a differenza di Anton, ha vicino a sé la nonna che gli infonde sicurezza.

In sintonia con il lupo

Daniel Pennac, ne L’occhio del lupo ci presenta Africa N’Bia immobile e silenzioso davanti alla gabbia del lupo siberiano guercio, nello zoo dove i suoi genitori adottivi fanno i guardiani. Giorno dopo giorno la presenza del bambino immobile a fissarlo incuriosisce e turba il lupo che si immobilizza a sua volta a guardarlo con il suo unico occhio sano, fino a quando, con istintiva delicatezza, «il ragazzo fa una cosa curiosa che calma il lupo, lo mette a suo agio. Il ragazzo chiude un occhio». A partire da questa intuizione, scatta, tra il piccolo uomo e il lupo, il tempo della comunicazione e della comprensione reciproca.

Non accade che, per magia, Africa N’Bia comprenda improvvisamente il linguaggio dei lupi, né che Lupo Azzurro parli il linguaggio degli uomini, eppure entrambi percepiscono – l’uno nell’occhio dell’altro – le immagini dei tragici avvenimenti che li hanno condotti dalla loro terra allo zoo. Ma, a differenza di Lupo Azzurro, il ragazzo sa raccontare, ricostruendo, per gli amici ritrovati nello zoo e per il lupo, una realtà nuova e piena di speranze. Gli unici che non se ne accorgono sono i visitatori e il veterinario dello zoo, perché non sanno vedere ciò che è loro davanti agli occhi. Per Lupo Azzurro la nuova realtà, trasformata dall’amicizia di Africa N’Bia, è sufficientemente interessante per indurlo ad aprire l’altro occhio, ormai guarito. Non a caso tutti i personaggi illustrati sono bianchi, perché solo il colore della pelliccia del lupo è importante, non il colore della pelle degli uomini. Amico di tutti e pieno di vitalità, il protagonista di questo romanzo è passato attraverso terribili esperienze che non gli hanno tolto la voglia di vivere e di stare con gli altri.

Vampiretto (illustrazione di A. Glienke) Vampiretto
(illustrazione di A. Glienke)

Tra i personaggi maschili emersi nella letteratura per ragazzi e, per certi versi, rispondenti alle fantasie dei giovani, proporrei anche Omri e Patrick, la coppia di amici nata dalla fantasia di L. Reid Banks (L’indiano nell’armadio), che, improvvisamente, si trovano a gestire un piccolo indiano di plastica, trasformato misteriosamente in un piccolo e fiero indiano (adulto) in carne e ossa. «Gli sarebbe piaciuto tastarlo (. . .), ma quando vide il coraggio con cui l’indiano, completamente in sua balia, lo affrontava nascondendo la sua paura, abbandonò il suo proposito; quello non era più un suo balocco, ma una persona da rispettare». L’inversione di ruoli non suscita in Omri un senso di onnipotenza, ma lo fa sentire responsabile verso il piccolo orgoglioso pellerossa, provocandogli preoccupazioni, ansie e grandi soddisfazioni. Anche in questo caso la famiglia del protagonista non si accorge di nulla.

Si potrebbe dire che la narrativa, al di là degli steccati di letteratura alta (per adulti) e bassa (per ragazzi), ha identificato l’adolescente di oggi svelandolo a se stesso, ma, soprattutto, ha trovato un riscontro di comprensione e di identificazione nei lettori di ogni età.

Ai suoi tempi, Collodi (e, naturalmente, non solo lui) fece con Pinocchio la stessa operazione, entrando in presa diretta con il suo pubblico. Oggi altri modelli hanno preso il campo. Anche se le fantastiche metafore di Pinocchio (la trasgressione, la fuga dalla realtà, la precoce esperienza del male, l’ambiguità della figura materna, la fatica di uniformarsi alle regole del mondo degli adulti, il recupero degli affetti, la metamorfosi) investono temi di attualità, l’immaginario giovanile è cambiato così come è mutato il contesto dei racconti. Oggi il mito-Pinocchio sembra un po’ il nonno dei modelli proposti e rischia di aver bisogno di presentazioni, introduzioni e note (non solo lessicali) a piè di pagina che – come ormai tutti sanno – servono soprattutto a togliere ai ragazzi la voglia di leggere.

Un vecchio adagio editoriale ripete da sempre che i libri per ragazzi li comperano – occasionalmente – le nonne, le zie, gli amici di famiglia, talvolta perfino i genitori. Inoltre il criterio che guida le scelte degli adulti sarebbe l’emozione suscitata dalle ristampe di libri letti dagli acquirenti quando erano giovani. Questo circolo vizioso si è lentamente disgregato quando bambini e ragazzi hanno avuto libero accesso a libri belli, intelligenti, con copertine vivaci e contenuti intriganti e blandamente trasgressivi, disponibili sui banchi di librai specializzati, negli scaffali delle biblioteche di classe, delle ludoteche, delle giocherie e delle serissime biblioteche pubbliche che hanno saputo (o potuto) aprire spazi di lettura dedicati ai più piccoli.

Segue: Da Pinocchio a Vampiretto - 2
             

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