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EDITORIALE

Ascoltare silenziosamente il dolore

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1999 - Home Page La sofferenza è un grido che attende consolazione. Ma non vi sono parole adatte per darle consistenza: consolare gli afflitti è molto di più che parlare con essi.

«La sofferenza è un grido che pretende consolazione. L’addio è una lacerazione che cerca di ristabilire una continuità». È quanto scriveva Godfried Danneels indicando che dove c’è una rottura e un abbandono, dalla morte alla malattia grave, si scatenano le emozioni più forti che vanno addolcite e controllate. Per questo esistono gli esperti in grado di accompagnare e consigliare. E luoghi di ascolto e di colloquio: in parrocchia, in famiglia, nel quartiere, nei movimenti e nelle associazioni.

Ma non basta essere accompagnati. Si attende anche la risposta al perché dobbiamo dire addio. E quando lo si deve dire a un bimbo piccolo, lo sconforto è sconfinato e lo sconcerto toglie il respiro anche alle persone che hanno la scorza dura.

La perdita lascia sgomenti e vuoti, privi di parole perché non ne esistono di giuste davanti alla madre che piange il figlio morto; davanti al padre che assiste la figlia in coma irreversibile; al marito seduto al capezzale della moglie malata terminale; al figlio ancora bambino che perde un genitore.

Silenzio. E ascolto del detto e del non detto di chi vive la morte dentro la propria carne e la propria anima, dentro le cellule del cervello che non comprende e il cuore che scoppia per non aver potuto fare nulla per impedire alla morte di cantare vittoria ai danni di chi ci è caro. Sorella morte, la chiamano i santi. Ma sorella a chi se è, e resta, un mistero?

Per non soccombere alla perdita lacerante è opportuno pensare che tutta la vita, dal suo inizio alla fine, è segnata da una perdita. Il nascituro, per esistere autonomamente, deve abbandonare (e dunque "perdere") la sicurezza discreta del seno materno. E anche sua madre, pur rallegrandosi perché il figlio portato in grembo per nove mesi è ormai una creatura a sé, quando lo fa nascere subisce una specie di perdita.

La famiglia oggi è tenuta lontano da quello che sta attorno alla morte. Infatti, sono le pompe funebri a compiere tutti quei gesti che un tempo venivano compiuti dai famigliari del defunto. Facendo così, però, si è fatto scomparire qualunque personalizzazione del rito funebre.

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