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LA FAMIGLIA NEL MONDO - DATI E RICERCHE SIGNIFICATIVI

Allarme "salute" in Gran Bretagna

di Orsola Vetri
    

   Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1999 - Home Page È troppo alta la mortalità infantile inglese. In Italia diminuiscono gli aborti; i battesimi vengono sempre più richiesti dai ragazzi tra i 7 e i 14 anni. Scarsa parità, nel campo del lavoro, per le donne francesi. Un progetto dell’Ue vorrebbe prevenire l’immigrazione. Aumenta l’infertilità nei Paesi occidentali. L’Onu denuncia la presenza di bambini soldati.

Allarme in Gran Bretagna per la salute dei bambini: secondo uno studio effettuato dalla British Medical Association, il Paese ha il maggiore tasso di mortalità infantile tra le otto nazioni più industrializzate del mondo.

Sette bambini su mille muoiono ogni anno in Gran Bretagna prima di raggiungere il quinto compleanno: un dato peggiore di quello dell’Islanda, di Singapore e della Slovenia, oltre che dei Paesi del G 8. Sempre secondo il rapporto, il 7% dei neonati è pericolosamente sotto peso: una statistica che mette la Gran Bretagna allo stesso livello dell’Albania. Il rapporto ha evidenziato inoltre che in nessun altro Paese del G 8 le condizioni di salute dei bambini agiati e di quelli poveri sono così diverse. A cinque anni, i piccoli di famiglie ricche sono, per esempio, più alti di circa 2,25 centimetri.

Meno battesimi in Italia

In Italia, diminuisce il numero dei bambini che vengono battezzati al di sotto dei due anni di età, mentre cresce quello dei ragazzi dai 7 ai 14 anni: di questo mutamento nelle abitudini religiose del Paese parla una nota della Cei, dedicata come preparare i giovani a ricevere il sacramento.

Il documento dell’episcopato italiano non fornisce cifre su tale nuovo fenomeno, ma ne indica diverse spiegazioni: spesso, a presentare la richiesta di battesimo sono genitori che passano dal matrimonio civile o da una semplice convivenza all’unione religiosa; in alcuni casi sono genitori adottivi o affidatari, in altri ancora sono famiglie immigrate non cristiane, che, integrandosi nella società italiana, si avvicinano alla Chiesa cattolica. Non è infrequente, inoltre, che siano gli stessi ragazzi a chiedere il battesimo, magari perché frequentano centri giovanili, scuole oppure organizzazioni cattoliche

Prevenire l’immigrazione

Fermare già nel loro Paese di origine i disperati attratti dal miraggio-Europa piuttosto che espellerli dopo che hanno varcato le frontiere: questa la filosofia sottesa ad un piano stilato dalla presidenza di turno finlandese dell’Ue per frenare l’afflusso di profughi e immigrati provenienti dai cinque Paesi più poveri del mondo.

I Paesi individuati, perché importanti punti di partenza o transito di immigrati, sono Afghanistan, Marocco, Somalia, Sri Lanka e Iraq. L’obiettivo è influenzare la situazione nei Paesi d’origine, sia riducendo le aspettative di chi vuole restare (con campagne d’informazione sull’Europa e sui rischi del traffico di clandestini), sia migliorando la situazione economica di chi decide di restare.

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In Francia persistono le disuguaglianze

Le donne francesi sono fortemente presenti nel mondo del lavoro. L’80% di coloro che hanno un’età compresa tra i 25 e i 55 anni ha un impiego, e anche quando sono madri di tre figli, nel 55% dei casi (particolarità francese) continuano a esercitare un’attività professionale. Nonostante il loro impegno, non vengono però premiate dal punto di vista economico e della carriera. Infatti tra i lavoratori che percepiscono i salari più bassi, quasi l’80% è di sesso femminile. Viceversa il 66,7% dei salari più alti è destinato agli uomini. Inoltre le donne rappresentano solo il 7% dei quadri dirigenti.

Diminuzione degli aborti

In Italia si abortisce sempre meno. Merito, secondo i ginecologi, del crescente interesse per la contraccezione. Ma su 5.000 donne che hanno avuto un concepimento non desiderato, il 64% non aveva usato alcun metodo contraccettivo, o aveva praticato il coito interrotto, e negli altri casi il sistema scelto aveva fallito. Tuttavia le cifre delle Ivg restano ancora alte: nel 1996 erano circa 139 mila (dati Istat), esclusi i 50 mila aborti clandestini stimati.

Infertilità nei Paesi ricchi

Nei Paesi industrializzati un uomo su due ha problemi di fertilità e la percentuale è in continua crescita. Negli ultimi cinquant’anni si è passati dal 20% dei soggetti con ridotte capacità riproduttive al 50% di oggi.

Tra le cause principali l’inquinamento (idrocarburi combusti, Pvc, estrogeni e radiazioni ionizzanti), che da solo è responsabile di oltre il 20% dei casi. Sotto accusa 52 sostanze e oltre 600 composti che ridurrebbero sia la produzione che la qualità degli spermatozoi. Inoltre, stress, farmaci e droghe, compresi caffè e sigarette, oltre ad incidere sull’infertilità possono dare problemi di impotenza.

Sono le notizie emerse dal convegno Fertilità maschile: dal laboratorio alla clinica, tenutosi nel luglio scorso a Roma. Secondo gli esperti occorre maggiore informazione a livello medico e tra la popolazione così da adottare misure idonee contro l’inquinamento, fare prevenzione e curare. Sembrerebbe infatti che l’infertilità causata da fattori chimici sia temporanea ed eliminando la sostanza che inibisce la corretta produzione di spermatozoi, tutto ritorni come prima.

Nei casi di danni acuti causati da farmaci oncologici o dall’esposizione a radiazioni iodizzanti (come lavorare o vivere in prossimità dei tralicci dell’alta tensione), si ha una remissione del problema nell’80% dei soggetti semplicemente sottraendoli dall’ambiente negativo.

L’Onu condanna i bambini-soldato

Due milioni di bambini sono morti in situazioni di conflitti armati dal 1987 e sei milioni sono stati gravemente feriti. Attualmente trecentomila sono impegnati come soldati al fronte, utilizzati come spie, come messaggeri, vivandieri e spesso come «oggetti sessuali». Questi dati agghiaccianti hanno spinto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ad adottare per la prima volta una risoluzione che non solo condanni la partecipazione diretta dei bambini ai conflitti armati, ma lancia un appello ai governi di perseguire i reclutatori e i responsabili.

Orsola Vetri

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