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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 10 ottobre 1999 - Home Page AIEOP
Tutti Bravi. Psicologia e clinica del bambino portatore di tumore
Ed. Cortina, Milano 1998, pp. 256, L. 35.000

La psicologia ha un legame storico con i successi dell’oncologia pediatrica. A lungo si è ritenuto che le leucemie infantili fossero da considerare irrimediabilmente come malattie fatali. Tra i primi a rifiutare questo dogma c’è stato Jean Bernard (per un decennio presidente del Comitato nazionale francese per la bioetica). La prima guarigione è stata registrata nel 1968-70, dopo vent’anni di duro combattimento. Ora i tre quarti dei bambini con leucemiaCopertina de: Tutti Bravi. Psicologia e clinica del bambino portatore di tumor. guariscono. Jean Bernard è stato anche il primo a fare ricorso sistematico all’aiuto della psicologia nel trattamento dei piccoli pazienti con tumore.

Il libro curato dall’Aieop (Associazione italiana di ematologia e oncologia pediatrica) è una riprova del cammino fatto dai primi tentativi pionieristici di Jean Bernard. I successi terapeutici (in Italia ogni anno circa 1.000 bambini vengono colpiti da un tumore maligno, dei quali circa 740 guariscono) rendono sempre più necessario il ricorso alla psicologia, sia per i bambini che sopravvivono, sia per coloro che soccombono.

Il fascino tutto particolare di questo libro deriva dal contributo diretto dei bambini, che hanno espresso, con disegni e racconti, i loro sentimenti e pensieri in rapporto alla malattia, all’ospedale, ai medici e infermieri, alla terapia. Da segnalare, inoltre, le equilibrate osservazioni sul "consenso informato" in oncologia pediatrica («Ai bambini non si può chiedere un consenso come fossero adulti, ma sarebbe ugualmente scorretto pensare di non chiedere loro alcun consenso: è necessario trovare una strada intermedia»).

Le indicazioni su come strutturare un colloquio informativo possono prevenire malintesi e irrigidimenti tra genitori e sanitari – con infausto intervento dei giudici! –, come riferito dalle cronache dei giornali.

Sandro Spinsanti

   
Adriano Pessina
Bioetica. L’uomo sperimentale
Bruno Mondadori, Milano 1999, pp. 186, L. 30.000

In un testo di carattere introduttivo e con un taglio discorsivo, non scientifico, l’autore affronta le principali tematiche della bioetica: la modificazione del genoma, la clonazione, la procreazione assistita, l’eutanasia e la definizione di morte cerebrale. Questa trattazione è preceduta da una sezione che ricostruisce succintamente la storia, la definizione e il contesto culturale in cui si pone la bioetica.

Tale disciplina è definita come "coscienza critica della civiltà tecnologica", cioè come una riflessione eminentemente filosofica (non scientifica né teologica) sulle implicazioni morali dello sviluppo tecnologico, inteso sia come sistema globale sia come insieme di prassi determinate. La posizione di Pessina è sostanzialmente critica sia dell’immagine dell’uomo soggiacente all’impresa tecnologica sia delle prospettive bioetiche prevalenti.Copertina de: Bioetica. L’uomo sperimentale Contrariamente a una lunga tradizione, l’autore preferisce il termine "essere umano" a quello di "persona" come fondamento del valore morale, sottolineando la centralità del corpo nella nozione di natura umana.

Non viene formulato esplicitamente un criterio normativo generale, perciò risulta difficile vagliare il rigore logico delle argomentazioni proposte; un ruolo importante è svolto dalla critica delle deformazioni prodotte dalla tecnologia negli eventi fondanti della vita (nascere, generare, morire).

La scelta dei temi trattati omette la sperimentazione sull’uomo, cui si allude nel sottotitolo. Sarebbe stata interessante, da parte di un filosofo, un’analisi critica dettagliata delle principali teorie morali attive in bioetica. È stato però preferito un approccio divulgativo che presenta problemi più che argomentare accuratamente una posizione. Questa scelta rende la lettura del volume abbastanza agevole a un pubblico non specializzato.

Roberto Mordacci

    
Antonio Tiberio
Vi dichiaro separati. Separazione, divorzio e mediazione
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 284, L. 38.000

"Onesto": questa è la prima, immediata definizione che mi è sorta dopo aver terminato la lettura del libro. E intendo con ciò riferirmi, in una sintesi, a una serie di caratteristiche positive che ora proverò ad elencare.

Trattasi di un lavoro nato in ambito accademico, con chiara impostazione e altrettanto chiari intenti didattici. Di una simile tipologia di elaborato ha saputo presentare gli aspetti migliori. L’articolazione di un discorso completo èCopertina de: Vi dichiaro separati. Separazione, divorzio e mediazione. sistematica, logicamente concatenata, espressa con un linguaggio semplice, corretto e rigoroso.

Nell’articolazione del discorso si trovano ben rappresentati tutti gli aspetti della tematica. La prima parte è dedicata alla separazione e divorzio, esaminati dal punto di vista storico-legislativo, politico-sociologico, psicologico-relazionale.

In una parte successiva, viene considerata la mediazione familiare come modalità di intervento nelle situazioni delineate, descrivendone le origini storiche, le evoluzioni, le differenziazioni teoriche e pratiche. Viene, poi, presentato il modello di mediazione familiare adottato dall’autore.

Nella seconda e ultima parte del testo, dopo la parte statistica, viene presentata la documentazione ufficiale prodotta dalle società di mediazione che in Italia e a livello internazionale si sono costituite: statuti di fondazione, carte programmatiche, accordi per la formazione dei mediatori familiari.

Segue un’opportuna documentazione legislativa.

Tornando all’iniziale definizione di "onesto", ritengo che la lettura di questo libro costituisca un prezioso momento di conoscenza per chi si accosta per la prima volta all’argomento, ma anche un valido strumento per chi sia già introdotto nella materia, e, magari, vi abbia a che fare professionalmente.

Patrizia Conti

    
C. De Meo, A. Mancini, L. Pisanello
Notti azzurre. Voci di malati e volontari
Ed. Marsilio, Venezia 1999, pp. 138, L. 22.000

Come può avere inizio un’esperienza di volontariato? Per Graziella è avvenuto in modo molto casuale. Si ferma per dare un passaggio a un’anziana signora, sua conoscente, che sta aspettando l’autobus sotto la pioggia. Questa chiede di essere portata alla Casa di riposo. A una domanda risponde che non ha alcun parente ricoverato: ci va ogni giorno per aiutare chi è meno fortunato di lei. Per Graziella è il colpo Copertina de: Notti azzurre. Voci di malati e volontari.di fulmine che la porta a decidere di dedicare anche lei del tempo al volontariato.

Per Anna Mancini la strada è stata molto più in salita. Suo marito, un urologo di successo, è colpito da cancro alla prostata e soccombe al male in breve tempo. Ha conosciuto dal di dentro la devastazione della malattia, nel corpo di chi muore come nell’animo di chi resta. Ma ha reagito, decidendo di mobilitare le energie proprie e di altre persone di buona volontà a servizio dei malati di cancro. Il racconto di Anna Mancini si distingue tra le tante voci raccolte nel libro perché la sua è una storia di fondazione. Dalla sua vicenda, infatti, ha avuto inizio l’Advar, l’associazione di volontariato che a Treviso svolge un’ assistenza domiciliare ai malati oncologici.

Due giornaliste hanno ascoltato i volontari e raccolto le loro testimonianze. Lo scrittore Carlo Sgorlon vi ha apposto un’acuta nota di commento, centrata sul recupero della pietas quale dimensione costitutiva della coesistenza umana. Ne è risultato un libro concreto, lontano da toni trionfalistici e da sbavature patetiche. Da leggere anche come correttivo alla depressione diffusa dallo stillicidio di notizie riferite alla "malasanità": nell’ambito delle cure rivolte a chi si trova in condizioni di maggior bisogno i miracoli della solidarietà avvengono ancora, se abbiamo occhi per vederli.

Sandro Spinsanti

    
Paolino Causin, Severino De Pieri
Disabili e società. L’integrazione socio-lavorativa in prospettiva europea
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 231, L. 32.000

Solo sette persone handicappate medio-gravi su cento, tra i 15 e 30 anni, possiedono un lavoro regolarmente retribuito nelle regioni italiane del nord-est. Per il 70% di loro è mancato completamente qualsiasi intervento di orientamento scolastico e professionale, il 65% di loro si dichiara insoddisfatto dell’operato dei servizi sociali.

Questi alcuni dei dati di una ricerca del Cospes (Centro di orientamento scolastico e professionale) che costituiscono alcune delle coordinate di fondo del volume che Causin e De Pieri,Copertina de: Disabili e società. L’integrazione socio-lavorativa in prospettiva europea. rispettivamente sociologo e psicologo, entrambi impegnati sui fronti dell’handicap e della formazione, dedicano a una delle tematiche apparentemente insolubili dell’universo handicap.

Il volume passa in rassegna gli elementi chiave di ogni politica di integrazione lavorativa, come la transizione tra scuola e lavoro, le politiche comunitarie, le diverse realtà e reti di servizi territoriali, avendo l’accortezza di collocare questi elementi sullo sfondo dell’evolversi della cultura italiana dell’handicap qui rappresentata da alcune parole chiave come vita indipendente, immagine sociale, invecchiamento delle famiglie, solidarietà e volontariato.

Anche questa ricerca, come tanti altri testi sull’handicap, evidenzia sullo sfondo il grosso nodo di crisi costituito dell’uscita dalla scuola dell’obbligo, dal diventare adulti, dal cambiare spesso i referenti nei servizi sociali, dal "ritorno in famiglia", in un certo senso, dopo la fase di socializzazione e integrazione scandita da ritmi scolastici.

Il testo si presta in molte sue parti ad un’agevole e interessante lettura anche da parte di persone non impegnate in questo settore specifico.

Andrea Pancaldi

    
Giacomo Dacquino
Se questo è amore. Conoscersi meglio per imparare a farsi amare
Ed. Mondadori, Milano 1999, pp. 237, L. 29.000

L’autore indica «un percorso di maturazione psico-affettiva per conoscersi di più, per imparare ad amare meglio, per diventare più sereni e quindi più capaci di dare e ricevere amore», il che è particolarmente difficile in una società, come la nostra, che, tutta presa dall’esteriorità, dall’apparire, rifugge dall’approfondimento e dalla riflessione. Il percorso che conduce all’"autoindagine" è reso concreto attraverso alcuni casi clinici.

Dietro alle "maschere" che ognuno di noi è portato ad assumere si nascondono spesso insicurezza e immaturità. È il caso del politico, che, assetato di potere e di successo, è un narcisista, un dongiovanni; è il caso di chi vive "la cultura dell’immagine", che, come Narciso, Copertina de: Se questo è amore. Conoscersi meglio per imparare a farsi amare.è innamorato della sua immagine per cui ama male se stesso e gli altri; è il caso di chi vive "il culto della solitudine"; del "perfezionista" che è ossessionato dall’affermazione del "falso sé"; del "machiavellico" che strumentalizza gli altri a suo vantaggio.

Ma l’errore che si fa assumendo una maschera nei riguardi degli altri lo si fa anche avendo idee sbagliate nei riguardi di se stessi, come nel caso di chi ha scarsa o troppa fiducia di sé, di chi ha "un cuore blindato"; dell’"autoflagellante" ; del cleptomane o di chi soffre per la febbre degli acquisti; di chi soffre per malattie dell’anima come "l’orfano di Dio" o "Suor Nessuno", che permettono all’autore un discorso sul rapporto "religione e religiosità".

Ma il male peggiore di questa società è la maleducazione dei sentimenti, della quale sono responsabili genitori e insegnanti. La lettura del libro offre un valido aiuto a chi voglia realizzare una personalità equilibrata e serena abbandonando le inutili maschere e sviluppando una giusta dose di autostima.

Maria Luisa Todeschini

    
Ondina Greco
La doppia luna. Test dei confini e delle appartenenze familiari
Ed. Vita e Pensiero, Milano 1999, pp. 78, L. 20.000

L’autrice, terapeuta e ricercatrice, ha creato lo strumento della "doppia luna" a partire dalla sua esperienza con le situazioni familiari caratterizzate da "ambiguità dei confini". Sono ben presenti quindi, nel testo, la passione e la competenza che derivano da una pratica clinica ben sostenuta dalla ricerca nel campo delle relazioni familiari.

Il test della "doppia luna" mette a fuoco come gli individui affrontano e trovano soluzioni al problema dell’appartenenza e del conflitto di lealtà in situazioni familiari complesse; svela la capacità dei singoli di pensare soluzioni di segno integrativo, o, al contrario, mostra l’incapacità di dialogare con i poli di cui siCopertina de: La doppia luna. Test dei confini e delle appartenenze familiari. sente impossibile l’avvicinamento. È uno strumento di facile applicazione e comprensione, ricco, utilizzabile in contesti di ricerca o di intervento clinico.

Apre il volume una suggestiva introduzione di Vittorio Cigoli; quindi, viene illustrato il panorama teorico e di ricerca che ha ispirato l’ideazione del test (e la sua parziale derivazione da un altro grafico semiproiettivo, il Family Life Space). Segue una dettagliata presentazione delle procedure di analisi delle evidenze tratte dalla somministrazione della "doppia luna". Infine, la presentazione di alcuni casi clinici che hanno comportato l’applicazione del test rende ragione delle grandi potenzialità e della ricchezza dello strumento, confermandolo come strumento dinamico, "caldo" (nel senso di non intrusivo), foriero di informazioni per il terapeuta/ricercatore, ma anche facilitatore dell’elaborazione, da parte chi lo compila, della propria appartenenza familiare.

Il libro unisce l’interesse dello strumento con un testo stimolante e ricco di spunti per chi – terapeuti, ricercatori, studenti, operatori – si occupa di dinamiche familiari.

Gabriella Gilli

    
Daniel N. Stern, Nadia Bruschweiler-Stern
Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna
Ed. Mondadori, Milano 1999, pp. 213, L. 28.000

Ogni qual volta nasce un bambino, una madre nasce con lui: una donna assume, agli occhi suoi e della società, il ruolo fondamentale di procreatrice e di responsabile, almeno per un buon numero di anni, della prole che ha generato. Questa verità, tanto scontata quanto poco approfondita a livello specialistico e generale, costituisce il punto di partenza dell’analisi dei coniugi Stern, psichiatra e psicologo lui, pediatra e psichiatra lei, che trattano le implicazioni profonde dell’essere madre. Diventare madre per una Copertina de: Nascita di una madre. Come l’esperienza della maternità cambia una donna.donna non significa, secondo gli autori, aggiungere una o più variabili al suo "assetto mentale", bensì subire un vero e proprio cambiamento totale, una trasformazione profonda, per cui la donna "di prima" cessa di esistere, o perlomeno viene sospinta, con le sue caratteristiche principali, ai margini della vita mentale della donna nuova che sale alla ribalta in compagnia del nuovo bambino. Naturalmente il cambiamento non è immediato, bensì frutto di un processo di trasformazione graduale.

Alla nuova mamma spetta quindi, oltre alla fatica fisica dei nove mesi dell’attesa, del parto stesso e dei primi, generalmente, difficili giorni col bambino, anche una fatica mentale non indifferente, che consiste non solo nel cambiare, ma anche nel riconoscere e accettare il cambiamento.

Il testo sarà utile a più di una mamma dimostrando che le incertezze, le paure, i dubbi da cui si sente attanagliata non sono segni di inadeguatezza, ma normali e transitori segnali di ciò che sta accadendo. Alcune pagine sono dedicate alle mamme di bambini prematuri costrette a un "superlavoro" psicologico, e altre alla figura paterna in correlazione con le trasformazioni della vita di coppia.

Jone Cocco-Ordini

   
Andrea Biancardi, Gianna Milano
Quando un bambino non sa leggere. Vincere la dislessia e i disturbi dell’apprendimento
Ed. Rizzoli, Milano 1999, pp. 319, L. 28.000

Fino a pochi anni fa i disturbi di cui si occupa il libro erano considerati sintomi di insufficienza mentale; oggi, invece, sappiamo che la maggior parte dei bambini che presentano disturbi di apprendimento sono normo o addirittura superdotati.

Ma il problema resta, e pesa sul bambino, sul suo percorso scolastico, sulla sua famiglia, compromettendo le relazioni affettive e sociali, l’autostima.

In Italia si stima che ne soffra il 2-3% della popolazione scolastica, e quando viene preso in tempo e trattato in modo corretto si può anche conviverci senzaCopertina de: Quando un bambino non sa leggere. Vincere la dislessia e i disturbi dell’apprendimento. troppo danno.

Andrea Biancardi è uno psicologo che lavora con i bambini, a Bologna presso il Centro regionale per le disabilità cognitive e linguistiche in età evolutiva (Asl Bologna) e a Venezia presso il Centro per la tutela del bambino e la cura del disagio familiare. Gianna Milano è una giornalista scientifica, che riesce a mediare la severità degli statuti scientifici con la divulgazione.

La loro collaborazione ha reso accessibili a un target ampio e diversificato le pagine di un libro denso di nozioni scientifiche, di informazioni indispensabili, di indicazioni operative, di risposte costruttive ai tanti interrogativi che il problema della dislessia pone, ma anche ricco di empatia, di condivisione, di comprensione, di accompagnamento nel percorso faticoso che può portare a vincere i disturbi dell’apprendimento.

Il libro dà la parola ai professionisti ma anche a tanti ragazzini, ai loro genitori e ai loro insegnanti e qualche volta sono parole toccanti, perché testimoniano il bisogno di trovare una risposta a problemi che, vissuti nella solitudine e senza punti di riferimento, possono ingigantirsi e apparire fatalmente ingestibili.

Maria Gatto
   

Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Un adolescente in famiglia e consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia (Cisf).

RIVISTE ITALIANE

  • Allievi Stefano (a cura di), L’ultimo tabù, Orientamenti, n. 2, 1997, pp. 3-69.
  • Blackborow Elisabeth, La malattia: dimensione umana e cristiana, Anime e corpi, n. 183, 1996, pp. 39-50.
  • Cambiaso Gianni, Tragici appuntamenti da affrontare, Famiglia oggi, n. 8-9, 1997, pp. 87-89.
  • Danneels Godfried, Dire addio, Il Regno. Documenti, n. 15, 1995, pp. 478-487.
  • Erbi Simona, La morte, la separazione e la perdita nelle famiglie dei tossicomani, Prospettive sociali e sanitarie, n. 11, 1998, pp. 11-15.
  • Keen Harma (a cura di), Presenze e parole di conforto. Cura pastorale e lutto in famiglia, Famiglia oggi. Documentazione, n. 2, 1995, pp. 3-14.
  • Nucchi Marta, La sofferenza dei bambini, Anime e corpi, n. 197, 1998, pp. 369-414.
  • Scabini Eugenia, Affrontare l’ultima transizione: relazioni familiari alla prova, Studi interdisciplinari sulla famiglia, n. 13, 1994, pp. 81-97.
  • Spinsanti Sandro (a cura di), Vivere con la malattia, L’arco di Giano, n. 12, 1996, pp. 27-110.
  • Toniolo Andrea (a cura di), Dolore, sofferenza e angoscia: prospettiva psicologica e teologica, Studia Patavina, n. 2, 1998, pp. 3-158.
  • Ziglioli Roberto (a cura di), Accanto al morente e ai suoi familiari, Anime e corpi, n. 181-182, 1995, pp. 495-724.

     
RIVISTE STRANIERE

  • Levac Anne Marie C. (a cura di), AReader’s "Theater Intervention" to Managing Grief: Posttherapy Reflections by a Family and Clinical Team, Journal of Marital and Family Therapy, n. 1, 1998, pp. 81-93.
  • Borgens Sylvia, Leibseelisches Trauererleben der Mutter Fruhverstorbenen Kinder, Wege zum Menschen, n. 5, 1997, pp. 295-303.
  • Bruat Christiane, Le travail de deuil, Pastorale familiale, n. 6, 1996, pag. 14.
  • Kitsen Gay C. (a cura di), Research on Difficult Family Topics, Family Relations, n. 2, 1996, pp. 183-188.
  • Morgenthaler Cristoph, Trauer und Familie, Wege zum Menschen, n. 6, 1994, pp. 310-329.
  • Perkins-Buzo J. Reid, Theodicy in the Face of Children’s Suffering and Death, The Journal of Pastoral Care, n. 2, 1994, pp. 155-161.
  • Roan Carol L., Raley R. Kelly, Intergenerational Coresidence and Contact: A Longitudinal Analysis of Adult Children’s Response to Their Mother’s Widowhood, Journal of Marriage and the Family, n. 3, 1998, pp. 708-717.
  • Saternus Klaus-Steffen (a cura di), Der plotzliche Kindstod. Sind wissenschaftliche Erhebungen an betroffenen Eltern ohne deren Betreuung ethisch vertretbar?, Ethik in der Medizin, n. 4, 1997, pp. 187-193.
  • Shapiro Ester R., Family Bereavement and Cultural Diversity: A Social Developmental Perspective, Family Process, n. 3, 1996, pp. 313-332.
  • Van Hooft Stan, The Meaning of Suffering, Hasting Center Report, n. 5, 1998, pp. 13-19.
  • Vankatwyk Peter, AFamily Observed: Theological and Family Systems Perspectives on the Grief Experience, The Journal of Pastoral Care, n. 2, 1993, pp. 141-147.
  • Vankatwyk Peter, Parental Loss and Marital Grief: a Pastoral and Narrative Perspective, The Journal of Pastoral Care, n. 4, 1998, pp. 369-376.
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