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Fondamenti e concetti dello sviluppo - 1 -

Storia della mediazione

di Anna Del Bel Belluz
(direttrice Consultorio "Mater Domini" di Venezia)
    

Famiglia Oggi n. 11 novembre 1997 - Home Page

Superare il senso di impotenza e fallimento. Stabilire intese comuni. Proteggere la vulnerabilità dei figli. Questi sono i significati principali del paziente lavoro del mediatore.
Lungo il corso degli anni le trasformazioni sociali e culturali hanno portato alla creazione di vere e proprie strutture di conciliazione per giungere a degli accordi che superino lo stallo conflittuale all’interno della famiglia.

La mediazione come strumento di negoziazione per la risoluzione dei conflitti è profondamente radicata nella vita dell’uomo e della comunità. Fin da tempi remoti si è cercata una risposta al bisogno profondo di appianare le divergenze, bisogno legato ad aspetti psicologici, a convinzioni religiose, ai "costi" sociali che una situazione di conflittualità sempre comporta. Al di là delle differenze legate al contesto specifico in cui è stata attuata, la mediazione viene intesa come un processo attraverso il quale le parti avverse possono arrivare a stipulare degli accordi, con l’aiuto di un terzo imparziale, al quale viene riconosciuta l’autorità e il compito di "orientare" le parti stesse senza sostituirsi loro nella presa di decisioni.

Il fondamento su cui nasce e si sviluppa il concetto, prima che la pratica della mediazione, è la presenza del conflitto e la necessità di superarlo. Diverse dottrine filosofiche e religiose sono basate su principi quali la fratellanza umana, il rispetto reciproco e la benevolenza verso il prossimo. Ricordiamo tra queste l’islamismo e il cristianesimo. In particolare il pensiero orientale, soprattutto quello cinese, è stato influenzato dal confucianesimo, secondo cui il principio ordinatore del mondo è l’armonia, fine ultimo a cui deve tendere l’uomo in tutte le azioni che compie.

Il bisogno di armonia può sembrare in contraddizione con l’esperienza dell’esistenza e della diffusione del conflitto. Evidentemente questo costituisce una caratteristica umana e sociale impossibile da eliminare totalmente. In questo senso la pratica della negoziazione di accordi, attraverso una diretta attivazione delle risorse dei protagonisti della disputa, può rappresentare una vera occasione educativa per l’individuo e la società e una forma di prevenzione verso forme di disagio gravi che possono insorgere se il conflitto si prolunga. Il perdurare di una situazione di discordia può infatti far perdere il controllo, poiché tutto diventa scontro e quindi sofferenza. La situazione è ben descritta da Rigliano e Siciliani (1988) che vedono il conflitto originatosi attorno a un oggetto specifico svilupparsi a spirale lungo la storia familiare fino a coinvolgere tutto e tutti, per cui si perde di vista l’oggetto del contendere di fronte all’unico dato reale: il conflitto. Un notevole contributo all’approfondimento sulla struttura propria del conflitto è stato offerto da Deutsch (1973). Il conflitto, per questo autore, è, in generale, da intendersi come una storia di scontri tra poteri e di ricerca di equilibrio tra essi. Possono esserci non tanto obiettivi diversi, quanto modi diversi di raggiungere tali obiettivi. Nel caso del conflitto tra genitori è abbastanza frequente litigare non tanto sul fatto che il figlio debba mangiare, ma su cosa mangia, a che ora, con chi.

Nella logica della mediazione l’obiettivo da raggiungere è la mutua vittoria win-win. Tale logica è molto lontana dalla cultura occidentale odierna, fortemente improntata sull’individualismo, che tende a vedere il consenso come una perdita di potere e quindi di identità personale.

Un altro aspetto da tener presente nell’ottica della mediazione è la consapevolezza del conflitto. Il rivolgersi al mediatore può aiutare le persone a prendere coscienza della realtà e dell’entità della divergenza e solo attraverso questa coscienza si può arrivare alla sua risoluzione.

Nelle grandi famiglie patriarcali o nelle grandi comunità era normale rivolgersi o al capofamiglia o a una persona ritenuta autorevole e neutrale per dirimere le questioni a carattere civile e familiare; questo avveniva per lo più in sostituzione dell’intervento giuridico. Tale situazione può ancora sopravvivere presso forme primitive di vita o in quei gruppi sociali che ancor oggi vivono ai margini di una società della quale non condividono i principi, in quanto le trasformazioni culturali e sociali, avvenute in questi secoli, hanno portato a considerare la mediazione come una possibilità di integrazione dei consueti procedimenti giuridici.

È proprio in ambito legale che è maturata la convinzione che gli strumenti a disposizione di giudici e avvocati non siano sufficienti a risolvere adeguatamente le divergenze familiari, soprattutto in caso di separazione coniugale. Quale poteva essere lo strumento originale da offrire? Per molti lavorare per la conciliazione delle persone ha voluto e vuol dire tentare di riunire la coppia, ossia "riconciliare" le parti, aiutare cioè le persone a riprendere in termini nuovi la vicenda coniugale; questo può essere utile e possibile solo in certi casi.

Il bisogno al quale si è cercato e si cerca di rispondere è quello portato da coppie che, in procinto di separarsi o già separate, vivono una situazione di conflittualità tale per cui non riescono a trovare un modo adeguato di gestire ciò che resta di comune, in particolare i figli.

La mediazione familiare, riprendendo un copione ereditato dalla storia dell’uomo, si propone come un percorso durante il quale le persone vengono aiutate, dopo aver identificato le loro istanze e l’oggetto del contendere, a stabilire degli accordi che possano essere sostenuti anche per il futuro, e a riflettere quindi sul significato del divorzio anche nei suoi aspetti pragmatici. L’individuazione e la specificazione di tale strumento ha richiesto un notevole impegno, come si può intuire dalle numerose iniziative attuate nel corso dei secoli e nelle diverse culture.
   

Nei Paesi oltre Oceano

Nella cultura ebraica, e quindi anche nel suo sistema legale, è importante non tanto e non solo l’applicazione della giustizia, ma soprattutto la ricostruzione della pace, attraverso un attivo coinvolgimento delle parti. A tale scopo migliaia di anni fa si sviluppò il "Beth Din", una corte formale a carattere religioso attiva ancor oggi. Nel 1920 venne invece costituito il "Jewish Conciliation Board".

Nei Paesi orientali, in particolare Giappone e Cina, la mediazione rappresenta una forma di realizzazione del principio etico e religioso che vuole l’universo in tensione verso uno stato di armonia da raggiungersi superando le divisioni e i dissidi, situazioni considerate degradanti.

La buona ventura di Caravaggio. Il futuro non è soltanto nelle sue mani
La buona ventura di Caravaggio.
Il futuro non è soltanto nelle sue mani

A questo scopo sono stati creati, presso i tribunali stessi, degli organismi di conciliazione, che hanno permesso, tra l’altro, di limitare notevolmente il numero delle cause legali.

Anche negli Stati Uniti d’America la mediazione ha da sempre fatto parte della vita di comunità. Le trasformazioni a livello sociale e culturale avvenute negli Usa hanno portato allo sviluppo di servizi di consulenza e conciliazione per la risoluzione dei conflitti di tipo civile e familiare che un tempo venivano affrontati dal pater familias o dal leader del gruppo sociale. Tali servizi sono sorti per lo più presso i tribunali e sono gratuiti.

Accanto a questi si sono sviluppati numerosi altri centri privati a pagamento che offrono però il vantaggio di poter scegliere il proprio mediatore. "Navigando" in Internet si possono trovare decine di siti dedicati alla mediazione familiare; questo può rendere l’idea di quanto, anche privatamente, sia diffusa tale pratica nel Nord America.

Negli Usa e in Canada le Corti presso le quali si opera attraverso la conciliazione sono attive già da diversi anni in parecchie città come, ad esempio, New York, Minneapolis, Atlanta, Phoenix, Los Angeles, Toronto, Montréal. Molti dei progetti di conciliazione hanno origine sulla base teorica della Los Angeles County Conciliation Court che iniziò a operare nel 1939, a scopo prevalentemente terapeutico, come un dipartimento della Corte suprema di Los Angeles. Tra i suoi scopi troviamo quelli di «proteggere i diritti dei figli, promuovere il bene comune tramite la prevenzione, la promozione e la protezione della vita familiare e dell’istituzione matrimoniale, provvedere ai mezzi atti alla riconciliazione dei coniugi e agli accordi amichevoli delle controversie familiari» (Codice di California, sezione 1730).

Meyer Elkin, già direttore del Family Counselling Services presso la Conciliation Court di Los Angeles, ha sottolineato l’importanza della funzione di negoziazione rispetto a quella di riconciliazione, per trasformare la crisi, vissuta comunemente in casi di separazione, in una possibilità di crescita personale. Così l’attività di consulenza alla famiglia presso la corte di Los Angeles prevede sia la mediazione familiare che la riconciliazione.

I programmi più attendibili e diffusi di mediazione familiare negli Usa e in Canada nascono negli anni Settanta grazie all’opera di persone come O.J. Coogler, J. Haynes, H. Irving, che hanno anche influenzato i lavori in altri Paesi compresi quelli europei. Haynes pubblicò nel 1981 un libro guida per il mediatore familiare intitolato: Divorce Mediation, che ha dato un notevole impulso alla diffusione della mediazione.

O.J. Coogler ha sviluppato un modello chiamato structured mediation, di impostazione sistemica, ispirato dalla professione di avvocato e dalla sua personale esperienza di divorzio. Secondo tale modello viene prevista anche la collaborazione tra avvocato e mediatore e la stesura per iscritto degli accordi presi. Nel 1974 ha fondato il Family Mediation Center ad Atlanta, Georgia, e la Family Mediation Association nel 1976. Nel 1978 venne pubblicato il suo libro, Structured Mediation in Divorce Settlements.

H. Irving e M. Benjamin propongono il modello di "Mediazione familiare terapeutica", secondo il quale viene prestata particolare attenzione ai processi relazionali. Per questi due autori il percorso di mediazione può avere effetti durevoli nel tempo solamente se vengono risolte problematiche di tipo emotivo e relazionale. Nel 1974 Irving realizzò il Toronto Conciliation Project.

Sempre in Canada, dagli anni Ottanta, la mediazione familiare viene considerata come forma di prevenzione di disagio giovanile e, anche per questo, è inserita in un più generale progetto a favore della famiglia. Nel 1984 nasce il Service de Médiation à la Famille, frutto di un’intesa tra la Corte suprema e il ministero della Giustizia e degli Affari Sociali.

Segue: Storia della mediazione - 2 -
       

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