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Fondamenti e concetti dello sviluppo - 2 -

Storia della mediazione

di Anna Del Bel Belluz
(direttrice Consultorio "Mater Domini" di Venezia)
    

Famiglia Oggi n. 11 novembre 1997 - Home Page

L’esperienza europea

In Europa la mediazione come tecnica specifica incominciò a diffondersi dagli anni Ottanta, anche se il concetto non era all’epoca del tutto nuovo. In Gran Bretagna, a esempio, già alla fine del XIX secolo venne creato l’"Istituto della Riconciliazione" in collaborazione con i Tribunali. In anni più recenti, pur non essendo facilmente realizzabile un’iniziativa da parte del governo, la cultura e la pratica della mediazione hanno avuto una grande diffusione.

Il primo servizio di mediazione familiare fu fondato a Bristol nel 1978 e, poco dopo, ne fu istituito uno presso il Tribunale della stessa città. A Londra ha sede la National Association of Family Mediation and Conciliation Services.

Anche la Francia è molto attiva nella pratica e nella promozione della mediazione, anche a livello europeo. Attualmente in questa nazione esistono più di 80 centri e, tra questi, molti sono privati con finanziamenti pubblici. Nel 1995 è stata approvata una legge che introduce la mediazione familiare nell’ordinamento giudiziario nazionale. Nel 1992 è stata redatta la Charte européenne de laformation des médiateurs familiaux dans les situation de divorce et separation a cura della Commissione sulla formazione del mediatore familiare (l’Italia è stata rappresentata da Irene Bernardini del GeA) e promossa dall’Association pour la Promotion de la Médiation Familiale (APMF) di Parigi. La Carta europea, cui aderiscono numerosi Paesi quali Germania, Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia, Svizzera, ha lo scopo di garantire ordine, coerenza, omogeneità, professionalità in un panorama qual è quello attuale ancora caratterizzato da un grande e diversificato proliferare di iniziative.

Infatti, non si può ancora dare per scontata una condivisione del significato da attribuire al termine "mediazione familiare" e ai criteri per la sua applicazione, per cui, attraverso forme di coordinamento a livello nazionale ed europeo, si cerca di superare le divergenze, valorizzando allo stesso tempo le differenze tra i vari approcci. Certamente un passo importante in questo senso è stato compiuto con la costituzione del Forum europeo per la formazione e la ricerca in mediazione familiare avvenuta a Marsiglia nel 1997.

Qualche anno dopo rispetto ad altri Paesi europei la mediazione viene introdotta in Italia come conseguenza della sempre maggiore diffusione di modelli familiari nuovi, che possono rappresentare un potenziale rischio per le generazioni future e una grande fatica per quelle presenti.

Le prime significative esperienze in Italia sono state l’apertura a Milano nel 1987 del Centro GeA (Genitori Ancora) e la costituzione nel 1988, a Roma, di una collaborazione fra il Centro studi di Psicologia giuridica dell’età evolutiva e della famiglia dell’Università La Sapienza e l’Ufficio Tutele della Pretura di Roma. Negli anni successivi e fino a oggi si è verificato un intensificarsi delle iniziative, a volte molto diverse tra loro. Anche in Italia, come nelle altre nazioni europee, si è sentita la necessità di una verifica comune e di un coordinamento.

Nel maggio 1993 si è tenuto a Roma, presso il dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e socializzazione dell’Università La Sapienza, il primo Convegno internazionale sulla "Mediazione familiare nella separazione e nel divorzio" per un confronto sulla situazione attuale e sulle prospettive riguardo alla mediazione familiare in Italia e all’estero.

Nel 1995 si è arrivati alla costituzione di due associazioni che riuniscono persone e servizi che, pur condividendo principi, finalità, programmi, mantengono le rispettive specificità e originalità. Sorgono quindi la Società italiana di mediazione familiare (Simef), alla quale aderiscono operatori con diversi riferimenti teorici, e l’Associazione internazionale mediatori sistemici (Aims), che riunisce operatori essenzialmente di formazione sistemica.

Alla Simef (vedi indirizzi) aderiscono il GeA di Milano, la sezione di Mediazione familiare presso la Facoltà di psicologia dell’Università La Sapienza di Roma, il Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, il Servizio di Mediazione familiare presso il Centro età evolutiva di Roma, sezione di Mediazione familiare servizio età evolutiva Ulss 14 di Genova.

Silenzio di Gauguin, 1891. (la concentrazione dà forza) Silenzio di Gauguin, 1891.
(la concentrazione dà forza)

Aderiscono, fra altri, all’Aims (vedi elenco) l’Iscra di Modena, Eteropoiesi e Punto Familia di Torino, l’Istituto di terapia familiare di Firenze, il Nuovo centro studi G. Bateson di Milano.

Diversi sono i criteri che distinguono i modelli; tra questi anche la presenza o meno dei figli nel setting. Al GeA, per esempio, non si lavora con i figli presenti, ma solo con le "rappresentazioni" che di essi fanno i genitori. Gli aderenti alla Simef tendono a privilegiare la presa in carico degli aspetti legati alla genitorialità, gli aderenti all’Aims prevedono invece di considerare anche altri ambiti, per esempio quello patrimoniale.

Presso il ministero di Grazia e Giustizia e il ministero per la Famiglia e la Solidarietà Sociale sono state prese iniziative volte al riconoscimento della mediazione e del ruolo del mediatore familiare, come strumento di tutela dei minori e delle parti deboli, da applicare nell’ambito delle procedure relative alla conflittualità intra-familiare; in tal senso è stato costituito un gruppo di lavoro interministeriale al fine di predisporre, tra l’altro, modelli di mediazione familiare.

Nel confronto con le altre esperienze europee il lavoro di mediazione svolto in Italia appare di carattere prevalentemente psico-sociale, poiché viene prestata particolare attenzione agli aspetti psicologici e relazionali; anche questo deve essere considerato nella riflessione sulla formazione del mediatore, oggetto di grande dibattito. La mediazione familiare in Europa e in particolare in Italia sta cercando di trovare e affermare una identità precisa e originale. Infatti essa non può essere confusa con altri strumenti a favore della famiglia e della coppia. Con la mediazione non ci si pone, come con la consulenza, nella prospettiva di una possibile riconciliazione (anche se a volte può accadere come effetto inaspettato), per cui non si indaga sui motivi che hanno portato alla separazione, di cui si prende atto. Il mediatore non interviene sulla "patologia", campo d’azione del terapeuta. La mediazione può avere però effetti terapeutici, nel senso che il cambiamento a livello di relazioni e di significati a esse attribuiti può portare a un benessere e alla remissione di eventuali sintomi.
   

Distinzione dei ruoli

Il lavoro di mediazione deve procedere in totale autonomia anche rispetto ai tribunali, che pure possono essere gli invianti. Non vengono fatte relazioni, né formulate diagnosi, come per una consulenza tecnica o perizia. Se le parti, per un qualche motivo, hanno intenzione di dare comunicazioni sul percorso di mediazione e gli accordi presi, lo devono fare in prima persona.

Con la mediazione si vuole proporre ai due ex coniugi un percorso lungo il quale fare esperienza di un modo nuovo di stare insieme, nel rispetto della decisione di non essere più coppia. I due arrivano a formulare e realizzare un progetto che possa rispondere ai bisogni di tutti, soprattutto dei figli, per l’oggi e il futuro.

Un principio di base è che le persone devono essere considerate protagoniste della propria vita; il mediatore offre gli strumenti per riflettere sugli obiettivi che possono essere raggiunti (e su come possono essere raggiunti) secondo quelli che sono i valori e le capacità delle persone stesse. In questo caso il mediatore non deve assumersi il ruolo di "supergenitore", sostituendosi ai genitori stessi, dicendo loro cosa può essere il meglio per i figli; non può però rinunciare a sollecitare un’attenta riflessione e una presa di decisioni che siano coerenti con l’intenzione di tutelare ed educare adeguatamente i minori.

Il rapporto di collaborazione tra genitori, iniziato con il mediatore, deve continuare anche per il futuro. Lo sguardo verso il domani si realizza pure nell’aiutare le persone a essere meno "figli" e gestire adeguatamente i rapporti con le famiglie d’origine, che spesso vengono riscoperte e valorizzate sulla base di un maggior bisogno anche materiale.

Si lavora sul recupero di risorse personali, perseguendo un benessere dell’individuo, necessario per l’assunzione delle responsabilità e dei compiti genitoriali. Anche se le emozioni, i sentimenti, le personalità non diventano l’oggetto principale (almeno a seconda dei modelli cui il mediatore si riferisce) del lavoro, devono comunque essere considerate per il peso che possono avere nella formulazione di accordi e nella realizzazione del progetto.

Vanno quindi valorizzati funzioni e ruoli diversi, sottolineando l’importanza della relazione tra il codice materno e quello paterno. Questa può essere l’occasione per distinguere, forse per la prima volta, il ruolo coniugale e quello genitoriale, che spesso si sovrappongono piuttosto che procedere paralleli. Si arriva a distinguere le realtà individuali, coniugali, genitoriali. Da questa chiarezza di solito emerge la figura del figlio in precedenza nascosta dalle difficoltà degli adulti; finalmente si può essere in grado di considerarlo come individuo e riconoscere i suoi bisogni.

Sulla ridefinizione di ruoli e relazioni ottenuta nel percorso di mediazione si può instaurare una collaborazione che lascia stupite le persone direttamente coinvolte e ancor di più (fino a essere diffidenti) coloro che assistono dal di fuori (famiglie d’origine, amici, altri operatori). A queste condizioni la separazione e il divorzio, per quanto dolorosi, possono essere vissuti non come la fine totale, ma l’inizio di una nuova storia, forse più complicata, più difficile, ma possibile.

Anna Del Bel Belluz
   

BIBLIOGRAFIA

  • Ardone R.G., Mazzoni S. (a cura di), La mediazione familiare. Per una regolazione della conflittualità nella separazione e nel divorzio, Giuffrè, Milano 1994.
  • Del Bel Belluz A., La mediazione familiare come gestione della conflittualità, in "La consulenza alla famiglia. Dalla prevenzione al sostegno" (a cura di), Pedrocco Biancardi M.T., UTET Libreria, Torino 1997.
  • Deutsch M., The Resolution of Con flict, New Haven, Yale University Press 1973.
  • Haynes J.M., Divorce Mediation. A practical guide for therapists and counsellors, Springer Publishing Company, New York 1981.
  • Irving H., Divorce Mediation: a rational alternative to the adversary system Universe Books, New York 1981.
  • Rigliano P., Siciliani O., Famiglia, Schizofrenia, Violenza: un approccio sistemico e non violento al conflitto familiare, La Nuova Italia Scientifica, Roma 1988.
           
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