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Un'identità emergente

Il mediatore Familiare

di Suzanne Haller
(docente di Psicologia sociale, facoltà di Scienze della formazione, Università Cattolica di Milano)
    

Famiglia Oggi n. 11 novembre 1997 - Home Page La necessità di fornire sostegno alle coppie in procinto di separarsi esige un’adeguata preparazione. Imparzialità e clima confidenziale ne sono le prerogative indispensabili.
Il ruolo di chi negozia soluzioni conflittuali è sempre delicato. Nella mediazione familiare la pratica è limitata nel tempo e basata su finalità molto concrete per raggiungere celermente un’intesa che non danneggi nessuno.

Secondo le statistiche, in Italia una coppia di nuovi coniugi su quattro è destinata a separarsi (la percentuale sale a una coppia su due nella provincia di Milano). Tali dati indicano come "l’evento separazione e divorzio" non sia più un fenomeno marginale e circoscritto, bensì come esso abbia assunto una rilevanza quantitativa notevole e faccia ormai parte dell’universo quotidiano della nostra società: il numero di separazioni e divorzi sta di fatto diventando statisticamente quasi una norma; uno stadio normale di un percorso di vita. La norma statistica, come spesso accade, non è di per sé tuttavia una norma sociale: spesso la separazione e i separati vengono ancora relegati nell’area dell’emarginazione e subiscono quindi pregiudizi sociali.

Oltre alle difficoltà di ordine sociale chi affronta la separazione deve affrontare tutta una serie di problematiche di ordine relazionale e personale: l’identità personale entra in crisi, cambia notevolmente il livello economico, si disarticola la rete di relazioni (le persone che si vedevano prima della separazione non sono quelle che si vedono dopo), cambia il rapporto con i figli. Ed è proprio quando in famiglia sono presenti dei figli che la separazione diventa più difficile. In tal caso la "rottura" non potrà essere radicale e definitiva come si vorrebbe. Ci si potrà lasciare in quanto marito e moglie ma si continuerà a essere genitori. Accade purtroppo spesso che con la separazione dei genitori i figli perdano uno di essi, più frequentemente il padre.

La separazione e il divorzio rappresentano quindi ancora nella nostra cultura una tragedia – personale, relazionale, sociale – che si ripercuote su tutto ciò che sta intorno ai due coniugi e, in primo luogo, sui figli. Ciò che la filosofia della mediazione cerca di trasmettere è che se due adulti hanno scelto di separarsi, tale decisione personale può e deve avere i minori effetti negativi possibili su di loro e, soprattutto, sulle persone che da essi dipendono, ossia sui figli. La mediazione familiare, nonostante sia differentemente applicata per l’esistenza di varie correnti di mediazione, può essere definita come «un processo di risoluzione dei conflitti familiari: le coppie coniugate o no richiedono o accettano l’intervento confidenziale di una terza persona, neutrale e qualificata, chiamata chiaramente "mediatore familiare". Il ruolo del mediatore familiare è quello di portare i membri della coppia a trovare da sé le basi di un accordo durevole e mutuamente accettabile, tenendo conto dei bisogni di ciascun componente della famiglia e particolarmente di quelli dei figli, in uno spirito di corresponsabilità e di uguaglianza dei ruoli genitoriali» (Apmf, 1990).

Si tratta quindi di un’attività di cooperazione con la coppia che si sta separando o è in procinto di divorziare al fine di risolvere un conflitto. Protagonisti della mediazione sono il mediatore e i membri della coppia. Il primo dovrà aiutare i secondi a negoziare ma non prenderà decisioni per loro; si manterrà imparziale e neutrale, in un clima confidenziale chiarificherà le reciproche richieste, individuerà le alternative, aiuterà i coniugi a raggiungere un accordo.

La mediazione è infatti un mezzo per ridare alla coppia in conflitto autonomia di decisione (invece di delegare al giudice o agli avvocati) nel momento della riorganizzazione familiare che segue alla dissoluzione coniugale, confermando l’uguaglianza e la corresponsabilità di entrambi.

Nella mediazione familiare è, inoltre, dato per scontato che, in seguito alla separazione o al divorzio, le relazioni familiari non si esauriscano ma si riorganizzino: le responsabilità dei genitori e le relazioni con i figli continueranno anche dopo il fallimento matrimoniale. La mediazione familiare è una pratica limitata nel tempo e caratterizzata da finalità concrete: lo scopo è raggiunto quando, nell’arco di 8-10 incontri tra i genitori, alla presenza del mediatore, i primi giungono ad accordi concreti, sostenuti, e quindi resi stabili, da una solida comunicazione recuperata o rafforzata tra loro, in merito a tutte le decisioni riguardanti i figli (affidamento, educazione, tempo libero, ritmi e scansioni quotidiane, frequentazione di altre persone significative) ed eventualmente questioni di ordine economico e/o patrimoniale, fiscale (tetto coniugale, assegno di mantenimento, divisione dei beni vari).

Quando la mediazione affronta unicamente questioni riguardanti i figli si parla di mediazione parziale; quando invece affronta anche questioni di ordine finanziario, fiscale, patrimoniale si parla di mediazione globale. Uno degli obiettivi a carattere sociale della mediazione familiare è la prevenzione della sofferenza infantile generata da una separazione altamente conflittuale. Attraverso il lavoro di mediazione la coppia recupera e valorizza il proprio compito genitoriale unitario, che rappresenta la migliore tutela per la crescita equilibrata dei figli.

Fra gli obiettivi più prossimi della mediazione e strettamente legati alla ricerca di un miglior benessere della coppia in conflitto ne possiamo citare alcuni. Anzitutto, ridurre i conflitti di coppia: non si tratta di negare i conflitti ma di utilizzarli in modo costruttivo; facilitare la comunicazione: malgrado il disaccordo tra i coniugi il mediatore tenta di neutralizzare gli ostacoli a un dialogo produttivo sulle questioni oggetto di lite. Per il bene dei figli i coniugi avranno bisogno di continuare a comunicare e la mediazione può aiutarli ad apprendere nuovi modelli di comunicazione utili per gli anni a venire.

Inoltre bisogna identificare e chiarire alcuni specifici problemi in causa: importante è identificare i punti che saranno oggetto di mediazione (custodia dei figli, assegno di mantenimento, visite, questioni patrimoniali o meno). I progetti tenuti nascosti, i motivi non confessati devono venire a galla altrimenti la mediazione non avrà successo. Uno scambio di informazioni tra i coniugi è necessario per giungere a un progetto di intesa durevole; suggerire strategie per la risoluzione dei conflitti: in mediazione i conflitti non sono visti in modo negativo. Al contrario, essi sono generatori di soluzioni che permettono agli ex partners di gestire in modo soddisfacente le loro differenze. Utilizzando tecniche di negoziazione il mediatore aiuterà i coniugi a trovare nuove soluzioni per affrontare i conflitti.

Madame Ginoux al caffè, Gauguin, 1888
Madame Ginoux al caffè, Gauguin, 1888
(Catalogo Elemond)

È anche necessario utilizzare meglio il sistema giudiziario: la mediazione non può ignorare le implicazioni legali che insorgono al momento della separazione o del divorzio. Tuttavia, invece di favorire lunghe battaglie legali nelle quali sono non solo i coniugi ma anche i bambini a farne le spese, la mediazione utilizzerà il sistema legale per ratificare accordi mutuamente accettabili.

Infine: giungere a un accordo scritto relativo agli elementi discussi: lo scopo ultimo della mediazione è quello di giungere a un’intesa negoziata e scritta giusta e duratura per tutte le persone coinvolte nel processo di separazione o divorzio.
   

Le altre professioni

La mediazione differisce significativamente dall’arbitrato, dalla terapia di coppia e dalla psicoterapia. Si tratta infatti di un tipo particolare di negoziazione in cui una terza persona entra sì a far parte della relazione fra due soggetti in conflitto, ma, mentre l’arbitro prende la decisione in vece dei disputandi, nella mediazione sono i coniugi stessi a decidere, per mutuo consenso.

La terapia di coppia è volta principalmente ad aiutare i coniugi a mantenere la loro relazione (a sanare la relazione), mentre la mediazione ha il proposito di aiutare le coppie – soprattutto durante la fase di separazione o divorzio – a risolvere i contrasti (di ordine pratico-organizzativo) che insorgono o sono insorti nel processo di dissoluzione del rapporto di coppia. La psicoterapia tenta di risolvere problematiche legate alla storia dei due coniugi, dando ai pazienti, attraverso l’analisi del passato, l’insight in pensieri e comportamenti presenti; la mediazione, al contrario, è esclusivamente orientata al presente, interessata ai legami familiari.

Studi su coppie che si sono avvalse della mediazione familiare hanno di mostrato che quest’ultima apporta: diminuzione dell’ansia di fronte a ciò che succederà dopo la separazione; dialogo, in un’atmosfera positiva, circa decisioni da prendere per quanto attiene alla famiglia e ai figli; il sentimento di essere responsabile del divenire della famiglia; una riduzione della frustrazione e dell’animosità presente in un processo di avversità; una diminuzione dei costi economici e umani legati al processo della separazione e del divorzio; una riduzione dell’ansia e del senso di insicurezza nei bambini.

Secondo molti autori il successo del processo di mediazione è direttamente legato alla professionalità del mediatore del quale indichiamo alcuni requisiti: la capacità di instaurare un rapporto positivo con i clienti e di facilitare la comunicazione tra le parti; provvedere chiarimenti e insight circa le tematiche trattate; agire come elemento di unione nella conversazione della coppia, fornire aiuto per gestire questioni di importanza fondamentale e sostenerla nell’analisi dei punti di contrasto in riunioni private e, soprattutto, essere assertivo.   

Segue: Il mediatore familiare - 2
   

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