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SOMMARIO

      

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 1998 - Home Page

"DIRE" E "NON DIRE" IN FAMIGLIA
di Virgilio Melchiorre

Dire e non dire, ovvero parola e silenzio. Fra questi estremi si disegna, a ben vedere, l’intera vicenda dell’uomo: ciò che ognuno può essere e ciò che ognuno dev’essere, e, dunque, l’uomo fra dicibile e indicibile. Ovviamente, alla radice della comunità familiare dev’esserci una relazione di reciproca riconoscenza: persone che si legano in un patto d’amore nella cura delle proprie identità. Spazi di racconti, confessioni, domande, risposte e silenzi devono alternarsi equilibratamente e sapientemente.

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UNA PAROLA SEMPRE CALIBRATA
di M. Cristina Koch

L’autrice, psicoanalista e terapeuta familiare, espone alcune tracce di identificazione dei criteri cui fare riferimento nella scelta etica del dire e del tacere. In particolare, si accenna all’ambito culturale e sociale del silenzio e della parola, alla problematica relativa alla definizione di che cosa dire e a chi, verso quale obiettivo e ad alcuni spunti situazionali in cui più facilmente si pongono in conflitto diverse e tutte sacrosante esigenze.

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TROVARE LA PORTA APERTA
di Enrico Solmi

L’omertà entra nelle case originata dalla malattia, dalla morte, dalla tossicodipendenza, dall’handicap e da tanti altri fattori. La porta della pastorale familiare dovrebbe essere aperta all’accoglienza e all’ascolto paziente. Sono, infatti, questi gli aspetti indispensabili perché, una famiglia chiusa in sé, possa chiedere aiuto e aprirsi a possibili soluzioni. In quest’opera, un ruolo particolare lo svolgono gli sposi, i presbiteri, i religiosi e religiose e gli operatori pastorali se, nel loro servizio, sanno far evolvere il contatto con il singolo in dialogo con l’intero nucleo.

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I PARADOSSI DELLA MEMORIA
di Laura Formenti

Nell’articolo sono esplorate le funzioni della memoria familiare (trasmissiva, evocativa e riflessiva) che sono fondamentali per la crescita dell’individuo, per la sua definizione di identità come analogia e differenza, come appartenenza e separazione. Il vuoto narrativo ingenera sofferenza quando priva il soggetto del materiale da rielaborare riflessivamente. Non si tratta solo di racconti ma di relazioni concrete, costruite attraverso regole implicite della vita collettiva e individuale: l’uso dello spazio, le tradizioni alimentari, gli oggetti tramandati, le sensazioni uniche e gli scambi non verbali. Tutte tracce da cui partire per scoprire la "pasta di cui siamo fatti".

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PARLARE O TACERE AL MALATO GRAVE?
di Sandro Spinsanti

L’orientamento "a fare il bene del malato" ha giustificato atteggiamenti paternalistici in cui sanitari e malati si sono trovati allineati nel nascondere al malato la sua situazione, se ritenuta senza prospettive di guarigione clinica (congiura del silenzio). La bioetica, che si struttura intorno al valore dell’autonomia della persona, vede come condizione per un trattamento moralmente ineccepibile il coinvolgimento del paziente nelle scelte che lo riguardano. Una buona medicina deve rispettare le preferenze personali che incidono sulla quantità e sulla qualità della vita.

 

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