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EDITORIALE

Riscoprire l’istinto paterno

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 1999 - Home Page La concezione classica del "pater familias" ha rappresentato, per secoli, l’unico modo d’essere padri: rappresentare il potere. Ora, però, le regole del gioco cambiano.

Un passaggio, accertato e accettato dagli studiosi (storici, geografi, antropologi ed etnologi), è quello che ha visto antiche civiltà matrilineari trasformarsi in patrilineari. Da una società in cui il contributo paterno alla nascita dei figli era ignorato e di conseguenza l’uomo non possedeva ancora alcun predominio si è passati ad una società in cui, presa coscienza della sua importanza riproduttiva, ha potuto assumere all’interno del nucleo familiare un diverso e più elevato grado sino a consolidare la concezione classica del pater familias. Questa, nel bene e nel male, ha rappresentato per secoli il senso, quasi unico, di essere padre, cioè colui che detiene le regole e il potere, contrapposto alla donna destinata, si dice, per natura al semplice accudimento dei figli, ma non degna di prendere decisioni importanti nei loro confronti né di dar loro il proprio nome.

Tale organizzazione familiare e domestica è durata a lungo ma recentemente ha cominciato a traballare. Donne e uomini sono entrati in crisi, ma mentre le prime ne hanno approfittato per emanciparsi, maturare, guadagnare punti e posizioni soprattutto in famiglia, i secondi hanno finito col ritirarsi dal mestiere di padri non sapendo più come agire e cosa dire. Bersagliati dalle critiche, in particolare durante la contestazione giovanile, perché simboli di autoritarismo, hanno scelto di essere solo una presenza quasi muta e arrendevole, limitandosi, il più delle volte, a essere compagni di giochi e lasciando tutto lo spazio genitoriale disponibile alle compagne. I più volenterosi e attivi, infine, hanno optato per un modello di padre fotocopia di quello femminile, riproducendo comportamenti del tutto simili a quelli della mamma.

Essa, del resto, ha le sue colpe. Da una parte "fa tutto lei" ed è sempre pronta a mostrare la soluzione o la maniera di agire per il bene dei bambini. Dall’altra si lamenta perché gradirebbe maggior collaborazione, soprattutto nelle scelte educative o vorrebbe in casa l’uomo capace di sgridare i bambini e portare l’ordine quando ve n’è bisogno.

Probabilmente siamo in una fase di assestamento e sbandamento. Perché entrambi i genitori individuino come concretizzare la giusta autorevolezza, evitando l’inutile autorità, è necessario l’impegno di entrambi. Le madri accettando che il compagno agisca secondo le sue attitudini e le sue modalità relazionali, i padri riconoscendo che, quando si tratta di far crescere i propri figli, non esistono regole valide per tutti e anche l’istinto paterno ha comunque la sua efficacia.

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