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LIBRI & RIVISTE
    

   Famiglia Oggi n. 11 novembre 1999 - Home Page Silvia Gherardi
Il genere e le organizzazioni
Ed. Raffaello Cortina, Milano 1998, pp. 242, L. 36.000

La domanda di fondo del volume riguarda la sensibilità delle organizzazioni alle differenze di genere, e la possibilità di individuare logiche e culture organizzative innovative, capaci di accogliere e valorizzare la differenza del femminile; inoltre, l’autore presenta una sua originale specificità, legata al "luogo" analizzato (l’organizzazione) e all’approccio "culturale" delle dinamiche organizzative.

Da queste pagine emerge una cultura organizzativa pesantemente carica di pregiudizi sessuati sul lavoro, che rimane inevitabilmente maschile nelle sue caratteristiche vincenti, e può colorarsi di femminile solo per certe accezioniCopertina de: Il genere e le organizzazioni. (servizi di cura, ruoli organizzativi che chiedono accoglienza, il farsi carico, il comprendere, il relazionarsi materno). Così, la "pari opportunità" per le donne sembra essere conquistabile solamente attraverso l’assimilazione a una cultura del lavoro al maschile, cancellando il proprio specifico femminile.

L’interpretazione del rapporto tra persone e organizzazione si avvale poi di due stimolanti metafore; la prima evidenzia che a una retorica di indifferenziazione sessuale si accompagna una pratica in cui ruoli, compiti e carriere vengono configurati a base sessuale, poiché le organizzazioni cancellano il sesso delle persone.

La seconda sottolinea che maschile e femminile non sono definiti separatamente, ma si costruiscono reciprocamente attraverso relazioni e interazioni (come in un matrimonio), agite nei luoghi di lavoro «come un processo di reciproco posizionamento e costruzione sociale, non di una sola, ma di molte e conflittuali identità».

Resta allora una domanda forte per tutti gli uomini e le donne che lavorano e che fanno famiglia: se è vero «che il mondo del lavoro è territorio maschile e la vita familiare è territorio femminile», come rompere questa separazione?

Francesco Belletti

     
Maria Rita Parsi
L’amore dannoso. Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati
Ed. Mondadori, Milano 1999, pp. 188, L. 27.000

Il filo conduttore per comprendere l’amore avvelenato sta nella lettera di un figlio a suo padre. Gli rinfaccia di non aver saputo amare né sua moglie, scappata con il suo primo venuto, né suo figlio handicappato, né lui stesso, Simone, e neppure il nipotino, sempre adducendo lo stesso motivo: «nessuno mi capisce».

È una confessione spietata nell’analisi del personaggio al quale il figlio intende restituire il dolore subito per i suoi trentasette anni. È talmente tragica da sembrare esagerata, creata a bella posta per sbalordire il lettore. Ma riflettendo sulle parole si intravedono orme di rapporti già visti, di comportamenti vissuti, insomma, di realtà. Copertina de: L’amore dannoso. Come uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati.E, allora, esiste l’amore che porta dolore, che provoca disagio, che tormenta la persona che si ama. Esiste a tal punto che crea quasi un vincolo morboso fra chi lo riceve e chi crede di amare.

L’autrice ravvisa, spesso, in un trauma infantile le ragioni di chi sa amare solo in questo modo. È, infatti, un amore che nasce da una ferita ancora aperta, per reazione a quello che si è sopportato, e che spinge a passare da una storia sentimentale all’altra nella disperata ricerca di una guarigione che, forse, non arriverà mai.

Questo genere di amore, che del sentimento conserva solo il nome ma non il contenuto, si esprime in questo modo a insaputa dell’amante che lo rovescia addosso alla persona amata, la quale non riesce a fuggire se è innamorata.

Solo un percorso psicoanalitico, lungo e faticoso, scoprirà le cause di questa malattia sotterranea. Percorsi che difficilmente si possono sostituire con la lettura di alcuni casi (illustrati nella seconda parte del libro), dai quali prendere spunto per il proprio viaggio interiore. Non esistono ricette per uscire dal labirinto dei rapporti sbagliati.

Franca Pansini

    
Susan Moller Okin
Le donne e la giustizia. La famiglia come problema politico
Edizioni Dedalo, Bari 1999, pp. 258, L. 28.000

A dispetto di tanta retorica sulla raggiunta uguaglianza fra i sessi, la Okin, studiosa statunitense del pensiero femminista, ritiene che «la vita familiare tipica nella nostra società non è giusta né per le donne né per i bambini. Inoltre non contribuisce a educare cittadini con un forte senso di giustizia».

Questo perché predomina ancora la divisione tradizionale del lavoro familiare. A riprova di quanto forte sia ancora il predominio maschile sulla società e nellaCopertina de: Le donne e la giustizia. La famiglia come problema politico. famiglia, l’autrice analizza alcuni testi di teorici del diritto americani (MacIntyre, Nozick, Walzer, Rawls) alla luce della "differenza di genere" che per lei è la tradizionale suddivisione dei ruoli. Sia la corrente tradizionalista che quella libertaria convergono nell’istituzione familiare dove non esiste ancora una vera democrazia né un’equa divisione dei compiti.

Secondo la Okin bisogna consentire alle donne ruoli intercambiabili con gli uomini e attuare «una pari condivisione fra uomini e donne del lavoro retribuito e no, produttivo e riproduttivo. Un futuro giusto sarebbe un futuro senza genere».

Questo studio (pubblicato in Usa dieci anni fa) risente sia del contesto culturale americano, sia del tempo. La cultura della differenza è andata infatti affermandosi con apporti antropologici e anche giuridici tali da far ritenere il rapporto uomo e donna ben oltre il contesto culturale lavorativo, e lo ha collocato nella scala dei criteri di valore, della simbologia e dell’approccio di vita. Dal riconoscimento delle rispettive differenze, non omologabili, si possono costruire rapporti giusti e buoni entro la famiglia e la società.

La figura materna non va confusa con quella paterna; entrambi i genitori sono responsabili della crescita dei figli.

Rosangela Vegetti

    
Steven Hassan
Mentalmente liberi. Come uscire da una setta
Ed. Avverbi, Roma 1999, pp. 300, L. 26.000

Per un periodo della sua vita l’autore è stato un adepto della setta di Moon. Ha conosciuto dall’interno le strategie di proselitismo, il clima che regna in una setta e soprattutto il controllo che viene esercitato sulla mente di coloro che ne fanno parte: le persone vengono gradualmente indotte a pensare e a comportarsi tutte allo stesso modo.

Uscito personalmente dalla "Chiesa dell’unificazione" – questo è il nome ufficiale dei moonisti – Copertina de: Mentalmente liberi. Come uscire da una setta.Hassan si è dedicato ad aiutare chi vorrebbe liberarsi dal soggiogamento di una delle tante realtà cultiste. Ne ha fatto una professione, che in inglese si chiama exit counseling. Si tratta in pratica di un metodo terapeutico per uscire dalla setta in modo meno traumatico di quanto non avvenga con la deprogrammazione forzata. Il libro è il condensato di anni di attività. Intende favorire il recupero delle persone e allo stesso tempo informare la collettività dell’esistenza del fenomeno del controllo mentale esercitato dalle sette, mettendola in guardia. Il successo internazionale del libro (250.000 copie vendute) ci dice l’entità del fenomeno. Quanto alla difficoltà dell’impresa, a causa del moltiplicarsi delle sette e dell’attrazione che suscitano, basterà l’osservazione di Hassan: «Sembra quasi che per ogni persona che ho aiutato a uscire ve ne sia un migliaio pronte a entrare».

Nel presentare l’edizione italiana, l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi, nota ricercatrice sui nuovi culti, invita a non sottovalutare il pericolo anche a casa nostra: «Tra non molto l’Italia non avrà più nulla da invidiare alla California, patria conclamata dei nuovi culti». Ma le sette non sono invincibili: dal loro potere si può uscire. Questo messaggio sarà apprezzato dalle famiglie che sono in profonda apprensione per propri congiunti diventati cultisti.

Sandro Spinsanti

    
Mario Cusinato, Francesca Cristante, Francesca Morino Abbele
Dentro la complessità della famiglia. Crisi, risorse e cambiamenti
Ed. Giunti, Firenze 1999, pp. 287, L. 38.000

"Complessità" è il termine che secondo gli autori meglio riassume i molteplici aspetti che caratterizzano l’esperienza familiare nel nostro contesto sociale. La difficile sfida raccolta in questo libro consiste nel conoscere e comprendere, attraverso confronti e differenziazioni, la varietà dei processi e delle dinamiche che contraddistinguono le diverse forme e i modelli familiari. Il percorso intrapreso nel testo è stato infatti quello di analizzare il "sistema" famiglia soffermandosi su alcune importanti dimensioni, quali la comunicazione familiare, la presa di decisioni o le strategie organizzative. Inoltre, la complessità della famiglia è stata indagata nelle sue vicissitudini: la famiglia separata, quella in mediazione, o con figlio disabile o psicotico, la famiglia multietnica.Copertina de: Dentro la complessità della famiglia. Crisi, risorse e cambiamenti.

Particolare attenzione è stata rivolta al ruolo dei servizi sociali che interagiscono con le famiglie in difficoltà. Ma oltre le specificità nel proprio cammino evolutivo, ogni famiglia si trova a confrontarsi con le tre parole chiave della letteratura familiare richiamate nel sottotitolo del libro: "crisi", "risorse" e "cambiamenti".

Di notevole rilievo risultano le ricerche empiriche attraverso le quali vengono valutati i modelli teorici che spiegano le diverse tipologie familiari.

I pregi del volume sono: il rigore scientifico nella descrizione delle elaborazioni statistiche, la completezza dei contenuti, la chiarezza espositiva e un linguaggio fluido e accessibile. Utile strumento di formazione e di aggiornamento per studiosi e ricercatori che si occupano di questi temi a livello professionale, il testo si presenta anche come una preziosa occasione per educatori, studenti e genitori.

Lidia Porri

    
E. Carrà Mittini (a cura di)
Una famiglia, tre famiglie. La famiglia giovane nelle trame delle relazioni
Ed. Unicopli, Milano 1999, pp. 228, L. 30.000

Questo testo, partendo dai dati provenienti da due ricerche, una quantitativa, l’altra qualitativa, condotte dal Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, propone un tema innovativo. Si sofferma su quei "temerari" che accettano la "sfida", su quei giovani che non solo hanno compiuto il grande "salto" verso la vita coniugale, ma che hanno anche assunto il "rischio" di generare figli.

Il titolo del libro rivela la chiave di lettura utilizzata dalle ricercatrici nel loro studio: non si può parlare della Copertina de: Una famiglia, tre famiglie. La famiglia giovane nelle trame delle relazioni.famiglia giovane scindendola dall’intreccio relazionale che la unisce alle famiglie d’origine con una continuità di relazioni sia affettive che di sostegno concreto.

Capitolo dopo capitolo, si viene delineando la fisionomia di queste coppie giovani con figli, le sfide e le risorse tipiche di questo stadio del ciclo di vita familiare. Quali sono le caratteristiche culturali e strutturali salienti? Quali le soluzioni organizzative adottate per far fronte alle molteplici necessità quotidiane? E per favorire la socializzazione infantile? Come avviene la suddivisione dei compiti all’interno della coppia? Come viene organizzata la partecipazione al lavoro extradomestico? Quali sono le caratteristiche delle relazioni tra generazioni? Quali le reti primarie e secondarie che ruotano intorno alla coppia? Come i giovani genitori svolgono il loro compito educativo? E, infine, qual è l’orientamento in politica sociale delle giovani famiglie? Un testo innovativo per la tematica che affronta: da esso, chi si occupa di famiglia e, soprattutto, di politiche sociali, si sentirà pungolato, poiché il futuro della nostra società si gioca proprio nella sfida che la giovane famiglia affronta prendendosi cura della nuova generazione.

Giulia Galeotti

    
Lorena Preta (a cura di)
Nuove geometrie della mente. Psicoanalisi e bioetica
Ed. Laterza, Roma-Bari 1999, pp. 234, L. 35.000

Il libro mette a disposizione di un più vasto circolo di lettori le relazioni tenute in un convegno, dallo stesso titolo, svoltosi a Roma nell’autunno 1998. Erano presenti il filosofo S. Maffettone e il giurista S. Rodotà e numerosi psicanalisti. Il convegno voleva esplorare le ripercussioni che alcune pratiche mediche (trapianti di organi, riproduzione medicalmente assistita, cambiamento di sesso) hanno sulla psiche delle persone che vi fanno ricorso.

Copertina de: Nuove geometrie della mente. Psicoanalisi e bioeticaTutto questo ambito viene designato come "bioetica", ma il termine è fuorviante, se si intende bioetica come ricerca di norme etiche condivise per regolare l’ampio settore delle applicazioni biotecnologiche. Non sono, infatti, le regole etiche a creare preoccupazioni nei professionisti della salute mentale, bensì il procedere senza ponderatezza, attingendo a piene mani alle possibilità proposte dalla biomedicina. Ciò risulta soprattutto dai contributi che vertono sulle conseguenze della fecondazione artificiale. Gli psicanalisti si dichiarano preoccupati nei confronti di una tecnologia che spiana la strada al desiderio, ma predisponendo al contempo numerose trappole per l’equilibrio emotivo. Il contributo della psicanalisi si colloca nell’area dell’analisi dei processi di pensiero (le "nuove geometrie della mente", appunto) e del codice degli effetti. Ebbene, il problema individuato da quasi tutti i contributi del libro risiede nel ricorso dell’agire, piuttosto che al pensare (in termini tecnici, acting-out): si crea così una specie di controcircuito tra bisogni primari e loro soddisfacimento. La psicanalisi non ha regole e norme da proporre – compito dell’etica e, nel suo ambito, del diritto –, ma svolge il ruolo di un "sapere critico", indirizzando lo sguardo sulle contraddizioni e sui limiti umani.

Sandro Spinsanti

    
AA.VV.
Il libro della cura. Di sé, degli altri, del mondo
Ed. Rosemberg & Sellier, Torino 1999, pp. 171, L. 29.000

In questi ultimi anni, il tema della cura, del prendersi cura di sé e degli altri, è emerso con forza in molteplici campi. Nella cultura medica, con la contrapposizione tra il curare tecnicistico, come tentativo di ripristinare un organo o una funzione del corpo, e il prendersi cura dell’individuo nella sua interezza e complessità; nella cultura assistenziale con i tentativi di creare le condizioni e i modi per prendersi cura di una persona e non solo di un problema; nella cultura della vita quotidiana con il riconoscimento del diritto di "pensare un po’ a sé".

Copertina de: Il libro della cura. Di sé, degli altri, del mondo.La cura, però, è argomento che presenta anche alcune ombre: il ridimensionamento del welfare non è forse leggibile anche come un pericolo di riduzione della cura erogata dalla società? E l’enfasi attorno al prendersi cura degli altri, come azione individuale o di gruppo, non nasconde una certa incapacità e un certo allentamento delle responsabilità collettive e istituzionali?

Il piacere della cura si coniuga oggi, inscindibilmente, con il dovere della cura in tutte le dimensioni dell’esistenza. È un intreccio che genera possibilità vitali, aperture, ma anche non poche contraddizioni. La cura è questione importante e come tale dev’essere affrontata. È ciò che fanno gli autori del libro: ridare spessore al tema, indagarlo nei risvolti sociali, in relazione ai molteplici cambiamenti che interessano la vita delle persone; analizzarlo in relazione alle sue implicazioni filosofiche, educative, relazionali; indagarlo alla luce della diversità di genere, ridefinirlo in relazione ai diversi ambiti in cui si manifesta (dalla vita familiare ai limiti e alle compatibilità ambientali dello sviluppo industriale); coglierlo nella riflessione e nella narrazione autobiografica. Il libro ha un ulteriore pregio: essere leggibile non solo da "esperti della cura".

Sergio Tramma

   
Caterina Lo Presti, Cristina Morrocchi, Mirella Pezzini (a cura di)
Quali valori tra i giovani. Risultati di un’indagine tra gli studenti di Palermo
Ed. Franco Angeli, Milano 1999, pp. 236, L. 35.000

Palermo, "capitale" della malavita organizzata, insanguinata da crimini efferati, è anche terra di riscatto, di speranza, di rinnovamento. In simile contesto anche la condizione giovanile assume grande interesse. Per questo è nata la ricerca promossa dal Centro studi "Cesare Terranova" e intitolata appunto "Quali valori tra i giovani - Risultati di un’indagine tra gli studenti di Palermo". Essa ha coinvolto quasi 4.000 studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori della città.

Pur con molte analogie con i risultati di altre ricerche sui valori dei giovani – si pensi alla centralità attribuita alla famiglia e all’amicizia –, il quadro che esce dalleCopertina de: Quali valori tra i giovani. Risultati di un’indagine tra gli studenti di Palermo. risposte alle circa 40 domande è quello di una generazione "idealista", abbastanza diversa da quell’immagine "disincantata", delineata da tanti ritratti dell’odierna condizione giovanile.

Dall’indagine esce un quadro di speranza e di radicale cambiamento, che mette in evidenza come l’impegno e talvolta il sacrificio di tanti "maestri" non siano caduti nel vuoto.

Proprio nella città che spesso è l’emblema dell’"anti-Stato", gli studenti professano la loro adesione ai valori di giustizia, di legalità, alla politica come ideale e come partecipazione, la disponibilità all’impegno concreto per cambiare in meglio la propria città. Allo stesso modo, appaiono in declino i modelli di affermazione di sé legati alla violenza, al dominio dell’uomo sulla donna, alla logica di appartenenza. Pur con le cautele dovute all’estrazione "elitaria" di questi giovani, resta il dato della scarsa fiducia verso coloro che dovrebbero tradurre in pratica gli ideali della politica, della giustizia, dell’educazione.

Riccardo Campanini
   

Di seguito segnaliamo gli articoli pubblicati sul tema Un adolescente in famiglia e consultabili presso il Centro documentazione del Centro internazionale studi famiglia (Cisf).

RIVISTE ITALIANE

  • Ambrosio Gianni, Una società senza padri?, La rivista del clero italiano, n. 1, 1999, pp. 5-24.
  • Anatrella Tony, Il disfunzionamento del senso di paternità nella società attuale, La famiglia, n. 196, 1999, pp. 9-24.
  • Anatrella Tony (e al.), Il padre, Anthropotes, n. 2, 1996, pp. 219-369.
  • Benzi Guido (e al.), Dio, padre di tenerezza, Presenza pastorale, n. 5, 1998, pp. 7-70.
  • Caffarelli Enzo, Corsetti Stefania (a cura di), Papà, chi sei?, Il delfino, n. 1, 1996, pp. 23-38.
  • Corsano Paola, Padri di media età e figli adolescenti: una doppia sfida, Adolescenza, n. 1, 1996, pp. 77-94.
  • Del Colle Beppe, Il papà che non c’è, Famiglia oggi, n. 4, 1999, pp. 69-70.
  • Dinicola Vincenzo, Non più estranei. Un terapeuta familiare incontra suo padre, Terapia familiare, n. 49, 1995, pp. 75-89.
  • Fouad Allam Khaled, La centralità paterna nell’Islam, Famiglia oggi, n. 10, 1997, pp. 15-20.
  • Galli Norberto, Educazione alla paternità e alla maternità, Pedagogia & vita, n. 4, 1995, pp. 50-85.
  • Gindro Sandro, Padri e figli, Studi cattolici, n. 408, 1995, pp. 142-144.
  • Gislon Maria Clotilde, Alcuni aspetti della funzione paterna nel processo di sviluppo adolescenziale, Adolescenza, n. 1, 1996, pp. 1-18.
  • Ichino Pellizzi Francesca, Verso una società senza padri?, Famiglia oggi, n. 3, 1999, pp. 53-62.
  • Landini Carlo Alessandro, Educazione: l’ora del padre, Studi cattolici, n. 418, 1995, pp. 819-821.
  • Mion Renato, Baligac Andrea, Immagine e ruolo del padre, Tuttogiovani notizie, n. 47-48, 1997, pp. 5-23.
  • Movimento per la vita, Essere padre, essere madre, Famiglia Cristiana, suppl. n. 2, 1999, pp. 24.
  • Panier Bagat Matilde, Castiello Loredana, Fileni Roberta, Padri emergenti, Psicologia contemporanea, n. 144, 1997, pp. 58-63.
  • Pati Luigi, Padre e madre: chiamati a diventarlo, Pedagogia & vita, n. 5, 1999, pp. 12-28.
  • Piloni Francesco, Paternità e maternità, itinerari spirituali, Vivere in, n. 1, 1999, pp. 4-14.
  • Teti Giovanna (e al.), Amati dal padre, Via, verità e vita, n. 171, 1999, pp. 1-59.
  • Ulivieri Stefania, In attesa: pensarsi padri, Adultità, n. 5, 1997, pp. 83-95.

     
RIVISTE STRANIERE

  • Aldous Joan, Mulligan Gail M., Byarnason Thoroddur, Fathering Over Time: What Makes the Difference?, Journal of Marriage and the Family, n. 4, 1998, pp. 809-820.
  • Beitel Ashley H., Parke Ross D., Paternal Involvement in Infancy: The Role of Maternal and Paternal Attitudes, Journal of Family Psychology, n. 2, 1998, pp. 268-288.
  • Curtner-Smith Mary Elizabeth, Bennett Tisha L., O’Rear Michael R., Fathers’ Occupational Conditions, Values of Self-Direction and Conformity and Perceptions of Nurturant and Restrictive Parenting in Relation to Young Children’s Depression and Aggression, Family Relations, n. 3, 1995, pp. 299-305.
  • Daly Kerry J., Spending Time With the Kids, Family Relations, n. 4, 1996, pp. 466-476.
  • Doherty William J., Kouneski Edward F., Erickson Martha E., Responsible Fathering: An Overview of Conceptual Framework, Journal of Marriage and the Family, n. 2, 1998, pp. 277-292.
  • Donius Joseph (e al.), "Etre père aujourd’hui". Huitième rencontre nationale de pastorale familiale, 27-29 novembre 1998, Pastorale familiale, n. 3-4, 1999, pp. 173.
  • Greif Geoffrey, Hrabowsky Freeman, Maton Kennett, African-American Fathers of High-Achieving Sons: Using Outstanding Members of an At-Risk Population to Guide Intervention, Families in Society, n. 1, 1998, pp. 45-52.
  • Hausman N., Dieu, père ou mère? Sur la paternité divine en régime chretien, Nouvelle Revue theologique, n. 3, 1999, pp. 386-397.
  • Hamer Jennifer F., The Fathers of Fatherless’ Black Children, Families in Society, n. 6, 1997, pp. 564-578.
  • Jacobi Benjamin (e al.), Les pères font de la résistance, L’école des parents, n. 11, 1996, pp. 29-59.
  • Jain Anju, Belsky Jay, Crnic Keith, Beyond Fathering Behaviors: Types of Dad, Journal of Family Psychology, n. 4, 1196, pp. 431-442.
  • Kurdek Lawrence A., Parenting Satisfaction and Marital Satisfaction in Mothers and Fathers with Young Children, Journal of Family Psychology, n. 3, 1996, pp. 331-342. Lacroix Xavier, Etre père aujourd’hui, Pastorale familiale, n. 3-4, 1997, pp. 1-8.
  • Larossa Ralph, Reitzes Donald C., Gendered Perceptions of Father Involvement in Early 20th Century America, Journal of Marriage and the Family, n. 1, 1995, pp. 223-230.
  • Mackey Wade C., U.S. Fathering Behaviors within a Cross-Cultural Context: An Evaluation by an Alternate Benchmark, Journal of Comparative Family Studies, n. 3, 1995, pp. 443-458.
  • Mcbride Brent A., Darragh Johanna, Interpreting the Data on Father Involvement: Implications for Parenting Programs for Men, Families in Society, n. 8, 1995, pp. 491-497.
  • Mcbride Brent A., Rane Thomas R., Parenting Alliance as a Predictor of Father Involvement: An Exploratory Study, Family Relations, n. 3, 1998, pp. 229-236.
  • Miron Jean-Marie, La paternité en transformation: presence masculin et formation parentale rflexive, La revue internationale de l’education familiale, n. 2, 1997, pp. 27-42.
  • Salem Deborah A., Zimmerman Marc A., Notaro Paul C., Effects of Family Structure, Family Process and Father Involvement of Psychosocial Outcomes Among African American Adolescents, Family Relations, n. 4, 1998, pp. 331-341.
  • Woodworth Sharon, Belsky Jay, Crnic Keith, The Determinants of Fathering during the Child’s Second and Third Years of Life: A Developmental Analysis, Journal of Marriage and the Family, n. 3, 1996, pp. 679-692.
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