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L'aiuto domiciliare - 1 -

A servizio della persona

di Cristiano Di Francia
(ricercatore Fondazione Labos)

   
    

Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1997 - Home Page L’intervento territoriale a sostegno degli anziani si differenzia notevolmente a seconda delle necessità. Sorprendono, e non poco, dati e prestazioni erogate. Come risulta da ricerche comparate.

A cavallo tra gli anni ’60 e ’70, lo sviluppo di una forte critica alle strutture residenziali, caratterizzate pressoché esclusivamente in senso segregante rispetto al territorio e al tessuto sociale, ha promosso la ricerca di forme di servizio socio-assistenziale diversificate e maggiormente orientate alla territorializzazione degli interventi.

È in quegli anni che il servizio di assistenza domiciliare comincia a evolvere da pratica assistenziale di sostanziale appannaggio del volontariato a forma strutturata di servizio, fino a diventare uno dei cardini della diversificazione degli strumenti del sistema socio-assistenziale. In particolare essa si indirizza agli anziani, laddove con più urgenza occorre porre freno ai cosiddetti «ricoveri impropri»; ma nella progressiva evoluzione del servizio ne saranno destinatarie fasce sempre più ampie di popolazione, fino al superamento della identificazione del servizio con una o più categorie di utenti.

L’assistenza domiciliare rappresenta, infatti, per molti versi, una delle soluzioni più convenienti dal punto di vista dell’efficacia (capacità di risolvere i problemi di cura degli utenti) e dell’efficienza dei risultati (costi ridotti a parità di risultato assistenziale). Sotto il profilo qualitativo dell’efficacia assistenziale, i vantaggi di questo tipo di servizio sono intrinseci alla possibilità di assistere gli utenti senza doverli allontanare dal proprio domicilio. Ciò consente di mantenere le relazioni sociali e ambientali abituali, evita di dover far seguire all’intervento terapeutico quello orientato al reinserimento sociale. Vanno anche sottolineate altre potenzialità dell’intervento domiciliare: la possibilità di modulare in senso flessibile l’assistenza, soprattutto nei termini del rapporto tra intensità assistenziale e condizioni di bisogno dell’utente; il contenimento dei costi, a parità di prestazioni, rispetto a modelli di assistenza residenziale; il maggiore rilievo del momento preventivo; l’inserimento della famiglia nel progetto assistenziale.

Lo sviluppo dei servizi domiciliari tende oggi a coniugare diversi approcci di intervento. Se al suo sorgere in forma strutturata l’assistenza domiciliare tendeva infatti a fornire risposta a bisogni estremamente generici, e comunque di tipo primario (bisogni alimentari, di cura della persona, dell’abitazione, eccetera), oggi è sempre più diffuso il modello dell’assistenza domiciliare integrata, che affianca alle prestazioni di natura sociale quelle di tipo terapeutico: mediche, infermieristiche, riabilitative. In alcuni casi poi sono state sperimentate forme di assistenza domiciliare sostitutive o complementari al ricovero ospedaliero (ospedalizzazione a domicilio).

La centralità del servizio domiciliare nel contesto degli interventi istituzionalizzanti e dei ricoveri impropri e la capacità di abbattere i costi complessivi dell’apparato assistenziale hanno determinato un sensibile aumento dei centri di servizio e della popolazione complessivamente servita, in particolare in riferimento alla popolazione anziana. Tuttavia, ancora oggi esistono ampi margini di incertezza nelle conoscenze di questa forma di intervento.

Una incertezza che, in sostanza, riguarda: la carenza di dati quantitativi sul settore che informino sulla diffusione reale del servizio e sul numero di utenti che esso riesce a soddisfare; l’incertezza definitoria non tanto dei modelli complessivi di servizio, quanto piuttosto delle relative componenti strutturali: profili professionali degli operatori; prestazioni dovute all’utenza.

Profilo dell’assistenza

Nell’ambito del servizio domiciliare, in Italia, possono essere identificate tre tipologie: servizio socio-assistenziale (si tratta del modello più tradizionale di intervento). È organizzato normalmente dalle amministrazioni comunali (direttamente o attraverso convenzioni con enti privati e di privato sociale quali le cooperative). Le prestazioni fornite dal servizio sono quelle basilari per l’accudimento della persona e della casa. A queste si aggiungono talora prestazioni di sostegno psico-sociale. Operatori del servizio sono gli assistenti domiciliari, anche se le definizioni rinvenibili nei testi delle norme regionali che regolano il servizio sono di una certa variabilità. I destinatari sono in genere gli anziani, anche se in alcune realtà territoriali il servizio è indirizzato ai nuclei familiari in difficoltà e non a specifiche categorie.

La seconda tipologia è il servizio di Assistenza sanitaria domiciliare integrata (Adi). È il modello di assistenza domiciliare che nei prossimi anni si affermerà maggiormente rispetto agli altri. Infatti, offre il vantaggio di unire alla cura sanitaria e riabilitativa l’accudimento della casa e della persona. Enti locali, Privato sociale, Regioni hanno progressivamente contribuito a definire il modello dell’Adi, che è stato però inquadrato sul piano nazionale solo col Progetto Obiettivo del ’92. Quest’ultimo definisce l’Adi come «costituita da un complesso di prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative, socio-assistenziali, rese al domicilio dell’ammalato, nel rispetto di standard minimi di prestazione». Questi standard sono calcolati normalmente in ore annue; ogni utente ha diritto a: 140 ore di assistenza di tipo socio-assistenziale, ossia aiuto domestico, pulizia della persona; 100 ore di assistenza infermieristica; 50 ore di assistenza riabilitativa; 8 consulenze specialistiche; altre prestazioni a seconda dei bisogni.

Negli ultimi anni, poi, si sono venute realizzando esperienze di ospedalizzazione domiciliare, fondate sul presupposto che la qualità e l’intensità del servizio ospedaliero possono essere mantenute consentendo al paziente di rimanere nel proprio ambiente abituale di vita. Per i malati di tumore varie associazioni senza fini di lucro si sono impegnate da tempo al fine di garantire una valida assistenza a domicilio. Tra queste, in coerenza col modello dell’ospedalizzazione domiciliare, vanno segnalati gli Ospedali domiciliari oncologici della Associazione nazionale tumori (Odo-Ant) presenti in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Puglia. Nel settore pubblico, uno dei primi, ancora rari, esperimenti di tale modello è stato avviato dalla Ussl di San Donato Milanese e, dal 1985, dalla Ussl di Torino e dall’università.

L’ospedalizzazione a domicilio si rivolge specificamente: a malati che possono essere dimessi precocemente dall’ospedale, proprio perché l’équipe ospedaliera continua a tenere il controllo e la responsabilità terapeutica a domicilio (cosiddette dimissioni protette, che riguardano pazienti di tutte le classi di età); a malati anziani con riacutizzazione di patologie croniche dimessi dopo il primo trattamento della riacutizzazione; a malati con patologie di tipo evolutivo che richiedono ricoveri ospedalieri periodici; a pazienti che abbiano subìto trattamenti mutilanti per i quali si richiede un’assistenza medica, rieducativa e psicologica prolungata per il reinserimento sociale e familiare; a malati in fase terminale.

L’ospedalizzazione domiciliare si realizza attraverso una serie di interventi e prestazioni che prevedono: l’adattamento dell’ambiente domiciliare; la predisposizione di ausili per la deambulazione e per l’espletamento delle funzioni fisiologiche; l’impianto a domicilio del paziente di eventuali strumenti terapeutici (erogatori di ossigeno, piantane per fleboclisi), il collegamento telefonico con l’ospedale, l’aiuto domestico.

Sono inoltre necessari, secondo il citato progetto "Obiettivo per la tutela della salute degli anziani": la reperibilità sulle 24 ore di almeno un infermiere e un medico: lo svolgimento di tirocini per la formazione del personale; una segreteria per la raccolta delle domande di spedalizzazione domiciliare.

Le prestazioni da assicurare sono individuate come segue: due ore di presenza infermieristica giornaliera; un passaggio giornaliero del medico (curante, ospedaliero o dei servizi territoriali purché in collegamento con l’équipe del servizio); il collegamento per consentire il pronto ricovero in casi di emergenza; la possibilità di consulenze specialistiche; l’educazione sanitaria dei familiari.

Segue: A servizio della persona - 2 -
        

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