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EDITORIALE

Una risorsa da valorizzare

La Direzione
   

Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1997 - Home Page Si è facilmente tentati di considerare le persone in età un problema rilevante. Esse, invece, sono anche un immenso patrimonio di esperienze e di memoria storica.

La presenza degli anziani nella comunità, sullo sfondo dei mutamenti demografici che hanno ribaltato il tradizionale rapporto numerico fra le varie generazioni, tende a essere vista prevalentemente come problema per le crescenti richieste di cura, e solo marginalmente si prende in considerazione un’altra e diversa prospettiva, quella degli anziani come risorsa. In realtà, in parallelo con la riscoperta dell’infanzia, la rivalutazione dell’"età anziana" rappresenta uno dei fatti più significativi dell’attuale scenario culturale. Si sta determinando, infatti, una rivoluzione silenziosa, destinata a modificare non soltanto i rapporti fra le generazioni ma anche le grandi scelte politiche, sociali e urbanistiche. Non potrebbe esservi errore strategico più grave di continuare a disegnare gli scenari politici senza tenere conto della rivoluzione demografica in atto.

Alla base della "questione anziani" vi è un problema antropologico: che cosa è l’uomo, che cosa soprattutto lo qualifica e in qualche modo lo identifica? Se la visione dalla quale si prendono le mosse è quella dell’homo faber e se si pone al centro della vita l’attitudine alla produzione, è chiaro che la pienezza della vita coincide con l’attività economicamente produttiva. Se, invece, nella prospettiva di una visione autenticamente umanistica dell’uomo si assume come punto di partenza la categoria della personalità che nel suo sviluppo conosce una serie di fasi, una delle quali è rappresentata dalla "vita attiva", l’approccio è completamente diverso. Assumendo come categoria dominante quella dell’utilità-efficienza, l’emarginazione dell’anziano è inevitabile; ma tale emarginazione diventa priva di senso se si riconosce, prima di tutto, l’"umanità" della persona.

Tuttavia, delineare la figura dell’anziano come custode della memoria o elaboratore di valori comporta un’eccessiva idealizzazione, poiché non tutti gli anziani, e non tutte le fasi della stessa condizione anziana, sono permeabili a queste istanze. Molto spesso il messaggio viene trasmesso, senza riuscire a essere percepito da una società che non riesce sufficientemente a rientrare in se stessa, misurandosi con i grandi problemi della vita e che solo giunta a questo stadio della sua maturazione ideale riesce a comprendere quanto sia importante il collegamento vitale con una generazione che ormai ha poco o nulla da esprimere sul piano dell’"avere", ma ha un ruolo fondamentale da svolgere nella riproposizione dell’"essere".

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