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La principale
strategia preventiva consiste nellascolto attento dei problemi. Il dialogo fra
adulti e bambini poggia anzitutto sul codice verbale, atto a dire il vissuto. Molto
dipende da mamma e papà. Anche gli educatori hanno grandi responsabilità. Una
riflessione sullabuso sessuale ai minori e sulla responsabilità della famiglia può
prendere avvio da un avvenimento importante, che ha prodotto nel nostro Paese
unondata di allarme sociale attorno al problema: lassassinio del piccolo
Silvestro Delle Cave da parte di un gruppo di pedofili.
La grande attenzione mass-mediologica al fenomeno della
pedofilia, sviluppatasi attorno a quellevento a partire dallautunno 1997, se
da un lato ha contribuito a sollecitare una certa sensibilità al problema, ha finito per
rinforzare unimmagine sociale distorta del fenomeno dellabuso sessuale in
danno dei minori: attraverso la sollecitazione del meccanismo difensivo della scissione è
stata rappresentata una comunità adulta attraversata dalla contrapposizione fra alcuni
individui "mostruosi", appartenenti ad aree sociali e culturali emarginate, e il
resto della società, descritta tutto sommato come protettiva e preoccupata per i suoi
piccoli.
Si è finito così per occultare lesistenza di
responsabilità più complesse e più diffuse di quelle da attribuire a un gruppo di
pedofili sadici nella determinazione della violenza e della strumentalizzazione sessuale
in danno dei minori e per favorire, di conseguenza, illusioni pericolose di risolvere il
problema con la scorciatoia della pena di morte e della castrazione chimica per i
colpevoli dei più gravi reati.
Nella tragica vicenda di Cicciano ancora una volta è
risultato evidente che gli autori degli abusi sessuali ai danni di bambini si inseriscono
in un vuoto di comunicazione e di attenzione lasciato da tutte le figure
dellambiente familiare e scolastico che dovrebbero svolgere una funzione educativa e
pertanto protettiva. Lamore della famiglia del piccolo Silvestro nei confronti di
questultimo è fuori discussione, ma la madre del bambino assassinato, presentataci
dai media nella sua straziante sofferenza mentre mostrava limmagine
fotografica del figlio morto, ipercompensava evidentemente in questo modo
lincapacità nel periodo precedente lassassinio del figlio di tenere a mente
unimmagine mentale sufficientemente realistica e problematica del bambino.
In realtà non possono essere negate, né in questa, né
in altre vicende, la responsabilità della famiglia e della scuola, che rinviano a loro
volta alle responsabilità di una mancata azione di sostegno e di chiarificazione nei
confronti di genitori e insegnanti e, a un altro livello, alle responsabilità legate alla
rimozione culturale e sociale dellabuso sessuale ai danni dei minori,
allassenza di consapevolezza e di elaborazione nellintera comunità adulta
attorno al maltrattamento allinfanzia.
In un sondaggio dopinione condotto da una rete
televisiva a diffusione nazionale, l89% degli intervistati nei giorni successivi
alla notizia della morte del piccolo Silvestro si è pronunciato a favore della pena di
morte per i pedofili assassini. Lindignazione popolare nei confronti del settantenne
Andrea Allocca, il capo della banda degli "orchi", morto in carcere poco dopo il
suo arresto, è giunta a tal punto da chiedere lallontanamento del cadavere
dellAllocca dai luoghi "sociali" della morte, quali lobitorio e il
cimitero.
Cè chi ha proposto di distruggere il cadavere
dellassassino, come ad alludere a un rito di purificazione, finendo così per
proporre il medesimo metodo utilizzato dai violentatori di Silvestro nei confronti del
corpo della loro vittima. La comunità adulta ha voluto esorcizzare il problema,
coltivando massicce fantasie di vendetta, espellendo radicalmente (anche post mortem)
lautore della violenza dai propri spazi fisici e mentali, tentando così di
bonificare la propria immagine e di evacuare dalla consapevolezza le proprie parti
complici con labuso. La comunità sociale ha finito così per imitare i
comportamenti di una propria componente, non certo la più sana e perbene: la comunità
carceraria, da sempre specializzata nellallontanare sadicamente da sé coloro che si
macchiano di reati contro i bambini.
Tra il polo del silenzio e del menefreghismo, che sostiene
labuso sessuale ai minori, e quello dellinvocazione repressiva di tipo
distruttivo nei confronti degli autori cè unoscillazione pendolare, cè
una continuità mentale e comportamentale, fondate sulla comune esigenza di allontanare la
percezione della violenza e del "male" e di mantenere a tutti i costi
unimmagine idealizzata del mondo adulto, sulla comune incapacità di percepire in
modo adeguato e responsabile il fenomeno dellabuso sessuale ai danni dei bambini,
sul comune rifiuto a riconoscere e a elaborare lambivalenza emotiva nei confronti
dellinfanzia, presente, in varie forme, in tutte le componenti della società
adulta, e non solo nei pedofili.
Non a caso nellambiente dove si è perpetrato il
crimine ai danni del piccolo Silvestro, latteggiamento di omertà e di indifferenza,
che ha circondato per parecchio tempo la consumazione dellabuso sessuale nei
confronti del bambino, si è paradossalmente rovesciato, alla notizia della morte di
Silvestro, in unindignazione che prima ha cercato il linciaggio degli autori della
violenza e poi è confluita nel più generale movimento di opinione, diffusosi
nellintero paese, deciso a chiedere la castrazione chimica e la pena di morte per i
pedofili rei di violenze sessuali contro i bambini.
| Lassassinio di un minorenne provoca reazioni
contrastanti nella comunità sociale. Silenzio, indifferenza, indignazione, repressione,
castrazione del pedofilo. Famiglia e scuola sono le più coinvolte anche nella
prevenzione. |
Ascoltare
per prevenire
Da
un anno a questa parte nel corso di dibattiti e conferenze sul tema dellascolto
della sessualità dei bambini, allinterno di consulenze sulla relazione educativa
con genitori mi sono state formulate spesso domande del tipo: «Che cosa posso fare per
avere la sicurezza che non capiti anche a mio figlio di incontrare un pedofilo?». «Come
posso proteggere mio figlio, mia figlia?».
Ho colto tre posizioni problematiche nei miei
interlocutori e nelle persone attorno a loro, che vanno affrontate e discusse. Anzitutto
un atteggiamento di allarmismo, di un forte vissuto di inadeguatezza che incontra un
problema sociale sconosciuto e preoccupante: lesito di questa posizione può portare
a scaricare sui bambini lansia improduttiva dei genitori. Certo, è giusto prendere
spunto dai fatti quotidiani per informare i figli che nel mondo esiste anche la violenza,
per segnalare loro che nella nostra realtà sociale esistono persone buone e persone che
sono in grado di fare il male, ma cè il rischio di veicolare con questa
informazione messaggi assurdi (per esempio, quello che i pedofili attenderebbero i bambini
nei giardini pubblici o davanti alle scuole) o rappresentazioni eccessivamente ansiogene e
distorcenti circa il rapporto con gli adulti non conosciuti, circa la sessualità.
Poi, un atteggiamento di indifferenza e di rimozione del
problema. Come dire: «Ci occupiamo di rischi di maltrattamento allinfanzia come
fenomeno che riguarda la società e la cultura, le fasce sociali più emarginate, gli
allievi più a rischio, ma questo problema non riguarda certo la mia famiglia e i miei
figli». Il maltrattamento allinfanzia è percepito come uno dei tanti problemi su
cui i mass-media pongono episodicamente i loro riflettori per poi spostarsi altrove.
E, da ultimo, un atteggiamento di chi intuisce giustamente
che la strategia decisiva per la prevenzione dellabuso non deve puntare su messaggi
terroristici o allarmistici, quanto piuttosto sullo sviluppo del dialogo fra genitori e
figli. Tuttavia questi genitori non sanno come avviare e come impostare questo dialogo, in
quanto eludono il problema del prioritario cambiamento delladulto sul piano emotivo
e relazionale, oscillando tra vari tentativi che si rivelano infruttuosi (per esempio
grandi discorsi sulla disponibilità allascolto, prediche di sapore morale o
psicologico, sollecitazioni improvvise ai figli del tipo: «Parlami dei tuoi problemi»).
In effetti la più grande strategia di prevenzione
dellabuso sessuale allinfanzia consiste nellaiutare soprattutto i
genitori, ma anche gli educatori, i professionisti dellinfanzia e
delladolescenza a sviluppare la capacità di ascolto dei soggetti in età evolutiva,
di condivisione dei loro problemi, di vicinanza emotiva ai loro sentimenti e alle loro
difficoltà. Solo così possono essere tenuti aperti canali comunicativi preziosi che
consentono ai bambini di segnalare immediatamente qualsiasi tipo di rilevante disagio
(compreso quello conseguente alliniziativa sessuale di un membro della famiglia o di
un pedofilo).
È noto infatti che il pedofilo molte volte sceglie
accuratamente le proprie "prede" fra i bambini più soli, fra quelli che non
dispongono di relazioni con adulti basate sulla benevolenza, sulla comunicazione e sulla
fiducia. Allautore dellabuso è indispensabile il silenzio, così come alla
vittima è indispensabile la parola e lascolto empatico che la può consentire.

Dobbiamo dunque riflettere su cosa può favorire il canale
comunicativo fra bambini e adulti, fra figli e genitori. Nei giorni successivi
allassassinio di Silvestro Delle Cave, in una scuola di Grugliasco (To) si sono
realizzate alcune esperienze di ascolto dei bambini da parte di insegnanti formati alle
metodologie interattive e di gioco, elaborate e sperimentate dal Centro studi Hänsel e
Gretel e dallAssociazione "Rompere il silenzio". Si tratta di metodologie
che consentono di costruire nel gruppo della classe (così come può avvenire del resto
nel gruppo dei genitori o degli insegnanti) un clima di confidenza e di partecipazione che
consente ai bambini di comunicare emozioni, riflessioni, richieste di spiegazioni in modo
vivo e autentico sulle tematiche che di volta in volta possono essere affrontate.
I bambini mostrano una grande voglia di parlare e di
esprimere dubbi, paure e interrogativi quando ladulto, invece di salire in cattedra
a pontificare, si rende disponibile allascolto sul piano dellatteggiamento
emotivo e relazionale, come avviene per esempio attraverso le suddette metodologie di
gioco e di elaborazione riflessiva del gioco.
I bambini sono ben disponibili a comunicare i loro disagi,
piccoli e grandi, i loro segreti, piccoli e grandi, quando si sentono accettati e possono
confrontarsi e sentire accolte con schiettezza e disponibilità le loro domande, le loro
ansie, le loro fantasie. Ecco cosa è emerso fra laltro in una quinta elementare:
«A me piacerebbe fare educazione sessuale perché io ho tante curiosità e dubbi che mi
tengo dentro e vorrei che qualcuno me li spieghi» (Angela, 10 anni); «A me piacerebbe
fare educazione sessuale perché sono curiosa e ho paura. Maestra, non dirlo a nessuno: io
ho paura del buio per quella ragione del bambino che è morto» (Chiara, 10 anni);
«Voglio essere informata sulla realtà della vita perché non mi piace non essere
informata sulla vita reale. Io voglio sapere cosa ha fatto quelluomo perché mi sono
messa a piangere quando ho letto il giornale, sono scese le lacrime dagli occhi pure a mia
mamma. Voglio saperlo!» (Elisa, 9 anni); e ancora: «Voglio sapere come fa un uomo e un
bambino maschio a fare sesso come hanno fatto a Silvestro, chi lha fatto si eccitava
a farlo?» (Francesco, 10 anni).
Quante angosce, quante confusioni, quante curiosità,
quante fantasie sessuali disturbanti si scoprono tra i bambini, se solo si ha il coraggio
di prendere liniziativa di metterli a proprio agio affinché possano esprimersi sul
tema della sessualità. Quando si ascoltano i bambini, scopriamo quanto intensamente
vicende come le violenze sessuali e i rapimenti arrivano nelle loro orecchie e nella loro
mente. Arrivano e ci rimangono senza che ci siano adulti disponibili a dialogare, a dare
informazioni, a chiarificare, magari per paura di turbare i bambini, quando invece questi
ultimi sono già turbati dagli stimoli diretti e mass-mediologici che ricevono, sono già
turbati dal silenzio e dallimbarazzo degli adulti a parlare di sessualità.
Gli adulti hanno paura di ascoltare e di dialogare con i
bambini soprattutto in famiglia sulle tematiche della sessualità, della violenza, della
separazione tra i genitori, della malattia, della morte, dellhandicap o di
qualsiasi altro aspetto problematico che caratterizzano la dimensione negativa o
conflittuale dellesistenza.
In realtà non solo è possibile, ma è indispensabile
affrontare queste tematiche in forme sincere, riflessive e adeguate alletà. Spesso
in famiglia si tenta di far calare un muro di silenzio sui fatti che rinviano alla
dimensione negativa o conflittuale dellesistenza, magari con la motivazione di
"non far soffrire" e di "non mettere in imbarazzo" i figli o con un
atteggiamento iperprotettivo di estrazione-espropriazione del disagio maturativo connesso
allelaborazione delle aree problematiche della vita. Ma non sono principalmente i
bambini a essere in imbarazzo ad affrontare le tematiche della sessualità, della
violenza, della separazione tra i genitori, della malattia, della morte, dellhandicap,
quando queste sono poste allordine del giorno dalle circostanze della vita. Anzi,
spesso i bambini ne hanno un grande bisogno, mentre sono gli adulti a essere a disagio
nellavvicinarsi a questi nodi tematici, senza neppure avere lonestà di
riconoscerlo.
Sessualità
delladulto
Nel
bene e nel male nella nostra cultura linfanzia è oggi certamente più a contatto
con la sessualità di quanto non fosse un tempo: questo dato comporta per i bambini
aspetti positivi di maturazione e di ampliamento delle conoscenze, ma nello stesso tempo
aspetti problematici di disagio e di confusione a seguito di una maggiore stimolazione
culturale in campo sessuale a cui non corrisponde un aumento di dialogo con gli adulti.
In famiglia, nella scuola, nelle istituzioni per
linfanzia, i minori spesso sono lasciati soli con le loro difficoltà, con i loro
interrogativi, con i loro desideri concernenti la sessualità. Gli adulti sovente
disertano il campo della comunicazione franca e diretta con le problematiche sessuali dei
figli e questi ultimi pertanto sono costretti ad arrangiarsi con comunicazioni tra
coetanei spesso confuse e distorte o più ancora a tenersi i dubbi e le paure fra sé e se
stessi nellarea mentale del "non detto" o del "non dicibile".
Leducazione sessuale a cui le agenzie educative continuano a pensare procede secondo
un modello difensivo del tutto incapace di rompere lassenza di dialogo e di
riflessione che caratterizza la relazione tra adulti e soggetti in età evolutiva in
materia di sessualità.
Un tale modello difensivo risulta fondato su contenuti
prevalentemente igienico-sanitari e quindi su una negazione delle componenti affettive e
relazionali della sessualità; su una comunicazione prevalentemente unidirezionale da
parte delladulto che si pone su un piedistallo di competenza e di forza, di supposto
sapere e di supposto padroneggiamento della tematica sessuale; sulla negazione
dellambivalenza della sessualità, dimensione esistenziale capace potenzialmente di
attivare sul piano emotivo da un lato componenti di assertività, gioia, tenerezza e
intimità, dallaltro lato componenti di debolezza, conflitto, paura e, anche,
violenza.
I bambini e i ragazzi continueranno a tenersi dentro
disagi e problemi, piccoli e grandi, fin tanto che incontreranno adulti spaventati di
fronte alla sessualità, adulti che dichiarano di voler educare alla sessualità, negando
il proprio imbarazzo e la propria difficoltà di elaborazione e ricorrendo a
razionalizzazioni più o meno aggiornate (basate sulle storie delle farfalle, dei fiori e
dei pistilli oppure sugli schemi dellapparato riproduttivo o della contraccezione).
Gli atteggiamenti mentali e culturali degli adulti in
materia di sessualità sono molto spesso caratterizzati dal rinvio («Ne parleremo quando
sarai grande»), dalla delega («Parlane con tuo padre, parlane a scuola, parlane a casa,
parlane con il medico, parlane con lo psicologo»), dalla colpevolizzazione («Non ti far
venire più in mente certe domande»), dalla razionalizzazione («Ti posso spiegare io la
sessualità») o dalla perversione («Ti faccio vedere io che cosè la
sessualità»): in tutti i casi è presente una rimozione e una negazione del rapporto tra
sessualità e vita emotiva. Al contrario, soltanto con il riconoscimento, la comprensione,
il rispetto della vita emotiva dei bambini e ragazzi da parte degli adulti si può
stimolare la crescita dellintelligenza emotiva e la costruzione di un rapporto di
comunicazione e di fiducia fra le generazioni, indispensabile affinché i primi possano
rivelare e confrontare con i secondi i segreti piccoli e grandi relativi alla sessualità.
È proprio una corretta e coraggiosa capacità
delladulto di mettere in parola nella famiglia le problematiche conflittuali
dellesistenza e le espressioni, piacevoli o spiacevoli, della vita emotiva che
consente al bambino di far crescere la propria capacità comunicativa, vuoi per difendersi
in caso di bisogno, vuoi per esprimersi in modo assertivo.
Se i genitori sono troppo presi dai problemi materiali
dellesistenza o dalle loro preoccupazioni egocentriche, se hanno paura di parlare
della sessualità, della violenza, dei sentimenti, se con i loro atteggiamenti e
comportamenti inviano quotidianamente messaggi di indisponibilità al confronto con le
difficoltà o con qualche area problematica della vita, il bambino rinuncerà ad
esprimersi e non potrà chiedere aiuto in caso di necessità.
È ladulto che deve dare il segnale della sua
disponibilità a comunicare, è ladulto che deve avvicinarsi al tema. Certo, dovrà
farlo rispettando le conoscenze e la capacità di comprensione del bambino, con cautela e
nel contempo riconoscendo e superando le proprie difese e le proprie rigidità.

Come
far parlare i bambini
Luca
è un bambino di tre anni, molto vivace e comunicativo, figlio di un giornalista e di
unassistente sociale che hanno nei suoi confronti un buon rapporto di attenzione, di
ascolto e di affetto. Una domenica una famiglia di vicini viene a far visita alla famiglia
di Luca. Il bambino è molto contento perché così ha possibilità di giocare con Sara,
una bimba di dieci anni che lo coinvolge in giochi sempre nuovi.
Sara è una bambina vivace e allegra, anche se in passato
ha conosciuto vicende familiari piuttosto complicate e dolorose: tra laltro ha
subìto una forma di abuso sessuale da parte dello zio. Sara e Luca giocano tutto il
pomeriggio: si divertono in particolare a inseguirsi e a ritrovarsi nel capanno degli
attrezzi in giardino.
Passa quasi una settimana. Il sabato sera il papà e la
mamma assieme a Luca guardano la televisione. Abitualmente di fronte a sequenze
eccessivamente stimolanti, i genitori cambiano canale, ma questa volta di fronte ad alcune
scene erotiche ritengono che il bambino sia abbastanza grande da accogliere una prima
forma di mentalizzazione dellesperienza sessuale. Questa volta non usano il
telecomando, ma ricorrono a parole e a toni emotivi capaci di dare significato alle
immagini. «Guarda, Luca dice il papà , quelluomo è cattivo perché
vuol fare del male a quella ragazza, eppure fa lamore insieme a lei»; oppure:
«Questi sì che si vogliono bene... fanno lamore e sono felici».
Il mattino dopo il bambino, mentre gioca in giardino con
la mamma, rivela improvvisamente: «Sai, anche Sara voleva fare lamore..., nel
capanno degli attrezzi mi dava i baci sulla bocca e diceva che lamore si faceva
così... ma a me non piaceva».
I genitori di Luca e quelli di Sara riusciranno ad avere
dalla bambina la conferma minuziosa dellattendibilità piena del resoconto del
bambino, relativo al gioco sessuale della domenica precedente. I genitori di Sara
intervengono sulla bambina con un procedimento pedagogico adeguato e si determinano ad una
scelta che da tempo, per vari motivi, volevano prendere: mandare la bambina in
psicoterapia.
Lesperienza di seduzione subìta da Luca non è
stata certamente un vero e proprio abuso, ma è stata comunque unesperienza
problematica che avrebbe potuto lasciare qualche traccia di confusione e conflitto, se il
bambino non fosse riuscito a darle forma linguistica, significato ed elaborazione nel
dialogo successivo con i genitori.
Luca è un bambino molto sano: egli mostra tutta la
competenza con cui i bambini possono anche a tre anni ricordare e comunicare con
precisione fatti emotivamente significativi, se dispongono di un canale comunicativo
scorrevole con adulti sufficientemente rispettosi, empatici e meritevoli di fiducia. Ma
non basta questo canale comunicativo a disposizione: Luca non avrebbe parlato se la sera
precedente i suoi genitori non gli avessero fornito inconsapevolmente il codice per poter
comunicare.
Infatti, i bambini, per poter trasmettere informazioni
relative a esperienze complesse e non ancora mentalizzate (per esempio, esperienze legate
alla malattia, alla separazione, alla sofferenza, alla violenza, alla sessualità), hanno
bisogno di potersi appoggiare a schemi linguistici e mentali che evidentemente devono
essere acquisiti dallambiente circostante.
Luca ha aspettato una settimana prima di parlare...,
lha fatto quando ha avuto "le parole per dirlo"... Sappiamo quanto è
importante che i bambini possano tenere informati i genitori sui fatti rilevanti della
loro vita, per poter affrontare i problemi, per poter prevenire gli abusi, per poter
crescere nel dialogo: ma i padri e le madri non possono colpevolizzare i loro figli,
quando questi ultimi non comunicano, se prima non si interrogano sul proprio mutismo.
I genitori di Luca hanno avuto il coraggio di dare al
figlio un codice per poter definire le proprie esperienze di bambino chiamato, come ogni
bambino, ad affrontare unesistenza complessa e ambivalente. Senza questo coraggio di
parlare, gli adulti si risparmiano il disagio di ascoltare, ma lasciano i bambini da soli
e senza voce, con un apparato mentale alle prese con esperienze non traducibili e non
utilizzabili per crescere.
La voce dei bambini può essere ascoltata a condizione che
prima si renda disponibile una capacità di ascolto degli adulti. I bambini comunicano i
loro problemi se intuitivamente si rendono conto che cè disponibilità emotiva
autentica allaccettazione di questi problemi.
Il linguaggio dei bambini può strutturarsi in una
comunicazione franca e in una richiesta di aiuto, se sono già strutturati un linguaggio e
un codice degli adulti, capaci di dare forma verbale e simbolica a sensazioni, a
esperienze, a emozioni (inerenti, per esempio, alla sessualità o allabuso) che
rischiano altrimenti di rimanere nella mente dei bambini, prive di elaborazione e di
definizione, avvolte da vissuti di confusione, conflitto, inquietudine e paura.
Ma, come ben dimostra la storia di Luca, è il genitore
che deve compiere la prima mossa per dar voce ai bambini, perché altrimenti i bisogni e
disagi dellinfanzia rimangono bloccati in unarea muta di non elaborazione e di
non comunicazione.
Claudio Foti
BIBLIOGRAFIA
Foti C., Limpatto di un assassinio: dalla
rimozione della sofferenza infantile alla proiezione della colpa (e ritorno),
"Minori e giustizia", F. Angeli, n. 2/1997.
Foti C., Roccia C., Un modello interattivo e
trasformativo di educazione alla sessualità e allaffettività nella scuola, in
"Minori e giustizia", F. Angeli, n. 4/1995.
Goleman D., Lintelligenza emotiva, Rizzoli,
Milano 1996.
Gottmann J., Lintelligenza emotiva per un figlio,
Rizzoli, Milano 1997.
Roccia C., Foti C., Labuso sessuale sui minori.
Educazione sessuale, prevenzione, trattamento, Unicopli, Milano 1994.
Educare alla sessualità, dispensa del Centro studi
Hänsel e Gretel, (Corso Roma 8 - Moncalieri, To), 1997; Rompere il silenzio.
Educazione sessuale e abuso sessuale sui minori, dispensa del Centro studi Hänsel e
Gretel, 1995.
La parola ai bambini, numero monografico di
"Rompere il silenzio", n. 1, 1997 (Corso Roma 8 - Moncalieri, To).
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