| Stupisce oggi
lorganizzazione sociale della pedofilia.Dalla forma romantica si evince la nostalgia
di unetà non vissuta con soddisfazione.Bambini isolati, esclusi, oppure
dallinfanzia fatata ma fittizia. Saranno gli abusanti di domani. La
pedofilia è un fenomeno che, pur emergendo solo quando si manifestano le punte criminali,
è più diffuso di quanto sembri. È un problema difficile da approcciare dal punto di
vista psicologico e dinamico, anche perché poco studiato. In campo psicoanalitico
addirittura pochissimi sono i lavori clinici reperibili: io ne ho trovati solo due. Freud
sembra aver pensato alla pedofilia solo come a un atto occasionale, non come a una
perversione vera e propria. Nel libro Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) dice
che solo eccezionalmente i bambini sono loggetto sessuale esclusivo. Essi sono
piuttosto oggetti sostitutivi di chi non riesce ad avere rapporti sessuali con altri partner
o di quando un impulso sessuale non può essere scaricato diversamente.
Pochi sono i pedofili che chiedono laiuto analitico;
quando lo fanno è perché temono le conseguenze che derivano dallimpulso che li
spinge verso i minori e non piuttosto perché desiderano guarire. I pazienti che vengono
da noi soffrono e hanno sintomi che disturbano le loro capacità di autonomia; i pedofili,
invece, vivono il loro dramma in modo aconflittuale ed egosintonico.
Le terapie organizzate in altri Paesi come alternative
alla pena giudiziaria non vengono trasformate in richieste di aiuto. Il pedofilo non
soffre del suo sintomo, perciò appare particolarmente odioso il suo comportamento. È
noto che presso certi popoli, in alcune epoche storiche, una forma di pedofilia poteva
essere permessa o addirittura assumere un carattere rituale istituzionalizzato.
In Grecia era frequente una relazione sessuale tra adulti
maschi e adolescenti allinterno di una esperienza di crescita spirituale e
pedagogica. Mentre lamore omosessuale per ladolescente era permesso, veniva
invece punita lomosessualità promiscua a carattere pornografico o mercenario.
Attualmente la pedofilia è diventata un fenomeno a carattere di massa, con consolidati
interessi commerciali e turistici. Lincontro tra il mondo industriale occidentale e
la fame dei popoli del terzo mondo permette che linfanzia dei deboli venga violata
sistematicamente su scala mondiale. Le riprese televisive mostrano bambine vendute dai
genitori nelle campagne, o ragazzini, prostituti compiacenti, precocemente bruciati dalla
lotta per la sopravvivenza nelle città, che offrono il loro corpo a pattuglie di
occidentali dalle tasche piene di soldi.
Unaltra caratteristica attuale è la quantità di
materiale erotico e pornografico in circolazione, che spazia dalleditoria alla
produzione video. In Internet esistono canali non solo di comunicazione o di
aggregazione, ma di vero commercio e di offerta. Quello che appare come fenomeno nuovo dei
nostri tempi è lorganizzazione sociale della pedofilia e non la struttura mentale
che la sostiene, che è sempre esistita. Le organizzazioni pedofile, come sta avvenendo
per altre forme di perversione, aspirano a uscire dalla clandestinità per poter agire
allo scoperto.
Bisogna però distinguere gli abusi sessuali che si
sviluppano allinterno della famiglia, dalla pedofilia vera e propria. Sebbene ci
siano analogie profonde tra le due (entrambe annullano il tabù dellincesto e la
differenza tra generazioni), il genitore che abusa della figlia è arrivato, almeno una
volta, a concepire un ruolo di adulto e di padre. Nel momento dellabuso si trova,
per ragioni complesse, in una posizione regressiva per la quale impone a un oggetto,
sentito come proprio e dominabile, una sessualità adulta. Nei casi di perversione si
tratta, invece, di una struttura della mente, di un modo di pensare organizzato e
dominante, di un immaginario sessuale unicamente organizzato attorno alloggetto
bambino e che esclude ogni altra forma di sessualità. Anche dal punto di vista del
bambino la situazione è diversa. Si ritiene che il trauma psichico dellincesto sia
più grave nelle sue conseguenze psichiche rispetto a quello dellincontro con un
adulto estraneo al nucleo familiare, come avviene nella pedofilia.
Lincesto comporta uno sconvolgimento psichico
profondissimo, destinato a durare: leffetto del tradimento operato dal genitore,
depositario della fiducia del bambino nel mondo, determina, come è dimostrato dai casi di
adulti trattati analiticamente e che sono stati bambini abusati, conseguenti e durature
inibizioni affettive e sessuali.
Esistono diversi contesti in cui può maturare un atto
pedofilo, così come esistono diverse strutture mentali di pedofilia. Possiamo distinguere
un contesto nevrotico da quello psicotico. In una ricerca francese degli anni sessanta, su
una trentina di persone imprigionate per atti di pedofilia, risultò che il 76% erano
psicotiche e soffrivano di un disturbo schizofrenico. Si trattava di un atto criminale,
imprevedibile e casuale, dato che lagire psicotico poteva prendere altre strade e
loggetto della violenza sessuale avrebbe potuto essere anche un adulto.

Oggetti di
attrazione
La
pedofilia vera e propria può presentarsi da sola o in combinazione con altre forme di
perversione; può essere eterosessuale o omosessuale, rivolgersi ai bambini o agli
adolescenti. Può essere semplice o sadomasochistica. Questa è la più pericolosa e grave
forma di pedofilia.
Freud non considerava la pedofilia come una vera
perversione. In unepoca di forte repressione sessuale, come la sua, era più facile
imbattersi nellincontro sessuale tra il bambino e ladulto, che viveva in
condizioni di cronica astinenza sessuale. Nei resoconti clinici di Freud abbondano i casi
di bambini introdotti alla sessualità da partner adulti (bambinaie, persone di servizio o
zii impotenti). Si tratta di un quadro molto diverso da quello della perversione
organizzata dei nostri giorni, che si aggrega in gruppi e fa propaganda.
Nella perversione pedofila, contrariamente alla pedofilia
occasionale, il bambino rappresenta non il sostituto di un oggetto sessuale adulto, ma
proprio loggetto primario che ne esclude altri.
Distinguo due forme di pedofilia, quella cinica e quella
romantica. Nella forma cinica è in primo piano labuso sessuale del minore. Questa
forma di pedofilia si organizza attraverso i canali della prostituzione e
dellofferta commerciale (club, video, turismo pornografico) e cerca una
legittimazione per aumentare la possibilità di agire fuori della clandestinità. La
ricerca di aggregazione rappresenta anche il tentativo di eludere la colpa inconscia del
singolo attraverso la condivisione. Al polo opposto esiste un tipo di pedofilia romantica
o idealizzata, che è sostenuta da una complessa e sofisticata organizzazione delle
relazioni interne e del mondo immaginativo. Dato che in questa forma sono presenti
componenti amorose, per meglio dire di innamoramento, loggetto di attrazione è più
spesso un adolescente e non un bambino. Ciò non significa che la pedofilia in questa
versione si limiti alla sublimazione della sessualità nellimmaginario: il suo esito
è sempre di tipo sessuale concreto.
Un esempio letterario famoso della pedofilia romantica è
il romanzo Lolita di Nabokov, in cui un professore universitario, piuttosto
solitario e melanconico, si innamora delladolescente Lolita. Oscillando tra la
descrizione della dipendenza erotica delladulto e la scaltrezza
dalladolescente, il racconto mantiene ambiguo il ruolo di vittima tra i
protagonisti. In questa forma di amore pedofilo anche ladulto può risultare nella
posizione della vittima sottomessa.
Vorrei sottolineare alcune caratteristiche psicologiche e
relazionali di questa forma di pedofilia che è lunica che possiamo incontrare nel
lavoro analitico: la relazione amorosa nella pedofila è asimmetrica.
Asimmetrica è la posizione delladulto che ha un
potere di seduzione e di dominio rispetto al bambino o alladolescente. Il pedofilo
può sentirsi potente solo con un partner inferiore e seducibile. Lamore pedofilo è
pertanto anche una forma di difesa dalla relazione con un oggetto percepito come
indipendente. La pedofilia è una relazione fortemente narcisistica che ha come
base lidealizzazione del corpo e della bellezza infantile o adolescenziale. La
pedofilia realizza labolizione delle differenze tra generazioni e la negazione
dellesistenza dei ruoli e della funzione dei genitori (i genitori non esistono
nellimmaginario del pedofilo; il bambino è un puer beatus).
Nella pedofilia eterosessuale non cè triangolazione
edipica per lassenza dei genitori; in quella omosessuale è negata anche
lesistenza della donna. Si tratta di una relazione fortemente fusionale e
narcisistica.
Nella pedofilia si può evidenziare un immaginario
specifico: il pedofilo vuole essere un ragazzo insieme ad altri ragazzi nel mondo dei
giochi e della fantasia. Per il pedofilo non esiste sviluppo oltre ladolescenza; il
ragazzo, loggetto damore, viene considerato perduto nel momento in cui
acquisisce i caratteri somatici delladulto. Lo stesso pedofilo si vive e vuole
essere un adolescente, vuole fermare il tempo e realizzare il mito delleterna
giovinezza.
Il bambino o ladolescente assumono il ruolo di un
oggetto, fonte di vita utilizzato come difesa dallangoscia di morire e di
invecchiare. Lidealizzazione e lattrazione erotica per ladolescente sono
difese dalla depressione e dal pensiero della morte (basti ricordare ladolescente
Tadzio che conquista idealmente lo scrittore Aschenbach, confrontato con la crisi della
propria creatività e tormentato dallidea dellinvecchiamento e della decadenza
fisica in Morte a Venezia di Thomas Mann).
La pedofilia è il rifiuto di crescere, un desiderio
sessuale e nostalgico di rimanere nelletà infantile, un rifiuto del mondo degli
adulti. Alla base della pedofilia di tipo romantico esiste una forte angoscia di morte,
che si estrinseca con una profonda paura dellinvecchiamento, del trascorrere del
tempo che porta a negare la differenza delle generazioni e a idealizzare la vita
infantile, come luogo di eterna felicità. Il tempo del pedofilo è fermo. Il futuro è
pieno di angoscia. Egli è costretto a rimanere sempre attaccato al passato, a negare la
differenziazione e il susseguirsi delle età della vita. La pedofilia tuttavia non si
caratterizza solo per questa nostalgia impossibile per il mondo dellinfanzia. È
soprattutto la presenza di una confusione sessualizzata a caratterizzarla.
Rifiuto di
crescere
In
Peter Pan o il ragazzo che non voleva crescere James Barrie immagina che Peter Pan
fugga da casa ad appena una settimana dopo la nascita e diventi capo di una banda di
bambini, caduti dalla carrozzella allinsaputa degli adulti e dimenticati nei parchi
che nessuno ha più reclamato. Peter persuade i bambini a seguirlo nel «Paese che non
cè», facendo loro da leader e da madre. I bambini che seguono Peter Pan
sono ragazzini, infelici nella casa dei genitori, ma entusiasti nel mondo fantastico
dellimmaginazione infantile. Il mondo infantile idealizzato di Peter Pan sembra
essere la metafora del mondo ideale della pedofilia.
È di comune riscontro il fatto che i pedofili hanno
subìto traumi o abusi sessuali, che sono stati oggetti sessualizzati da parte di genitori
o di conviventi omosessuali o eterosessuali. Essi ripetono il trauma; una volta adulti,
diventano a loro volta abusatori.
Ma cè anche unaltra costante. A volte i
pedofili sono stati bambini intelligenti, sensibili e privilegiati, che hanno avuto
uninfanzia fatata, da cui sono emersi in modo traumatico, a causa di tradimenti da
parte dei genitori o di figure depositarie della loro fiducia. Penso a casi di pedofili
che sono riusciti a mantenere questattenzione alla preziosità della vita infantile
e fantastica (Lewis Carroll, Michael Jackson).
Io credo che alla base della pedofilia ci sia un incontro
traumatico con il mondo delladulto che viene eluso e spinge il bambino a fondare in
modo fantastico un nuovo ordine dellorganizzazione delletà, del tempo e delle
relazioni.
Il futuro pedofilo non desidera crescere e non aspira a
diventare ladulto svalutato e odiato inconsciamente. Egli mantiene un legame
idealizzato con il momento magico dellinfanzia, che non deve scomparire nel grigiore
dellesistenza adulta. Questo mondo fatato è, però, un mondo fittizio e non
vissuto, molto lontano dallinfanzia e dalladolescenza reali di un bambino che
cresce.
In realtà i pedofili sono stati bambini isolati che si
sono sentiti esclusi dagli altri bambini e adolescenti che hanno invidiato la vitalità
dei loro coetanei. Da adulti possono tentare di possedere e di catturare quegli stessi
bambini di cui hanno ammirato e invidiato la vitalità. Come risulta dalla mia esperienza
analitica, il rapporto amoroso e sessuale con il bambino o con ladolescente coincide
con una fantasia di recupero o di unione con una vitalità perduta o mai posseduta. Per
questo motivo per il pedofilo la spinta verso il bambino assume una caratteristica
positiva, vitale ed egosintonica, che serve a contrastare il nucleo mortifero-depresso.
Al di là della fantasia sessuale, è proprio il mondo
della "ragazzità" (come diceva un mio paziente) che attrae, unetà
mitica, splendente, senza ambivalenze e senza responsabilità, che mantiene vitali. I
pedofili "romantici", pur capaci di generosa affettuosità verso i bambini o gli
adolescenti, hanno continuamente bisogno della loro presenza e per questo scelgono
mestieri (educatore, assistente, maestro, sacerdote) che garantisca questo contatto.
Sebbene dichiari di essere lunico a saper
comprendere il bambino, il pedofilo invece trasporta il proprio mondo e la propria
sessualità adulta nel mondo infantile. Dotato di una visione doppia, il pedofilo vede nel
bambino e nelladolescente un oggetto sessualizzato; immagina che i ragazzini abbiano
continui rapporti sessuali tra loro, dai quali è escluso. Lintimità e il calore
infantile vengono fraintesi come un invito a partecipare al mondo sessuale.
Data la confusione tra promiscuità sessuale e sessualità
esistente nella mente del pedofilo, lamore sessuale perde la connotazione di mondo
intimo e personale per diventare pubblico incontro tra corpi. Il bambino o
ladolescente vengono sessualizzati e si afferma la fantasia di un loro godimento
nellessere usati. La sessualizzazione comporta una non visione e una distorsione
degli elementi relazionali e affettivi del mondo degli oggetti umani.
Il pedofilo rimane sempre di più attaccato alla sua
difesa dallangoscia che rende sempre più precario il suo equilibrio. Il trattamento
delle perversioni pedofile è lungo e faticoso, data la struttura tossicomanica che
sostiene lo stato di eccitamento. Più ci saranno in futuro terapeuti che studieranno e
incontreranno questi pazienti, più si farà luce sugli aspetti terapeutici.
La mia opinione è che alcune forme di pedofilia abbiano
molto in comune con i transfert erotici e sessuali che si sviluppano
nellanalisi di pazienti borderline e che, pur rispondendo a bisogni
fusionali, diventano presto relazioni sessualizzate con aspetti fortemente illusionali o
deliranti.
La pedofilia sembra sfuggire allimpianto freudiano
che prospetta la perversione come un arresto di sviluppo a stadi precoci della
sessualità, al polimorfismo della sessualità infantile in cui prevalgono situazioni di
dominio e aggressività, con laggressività che si trasforma in sadismo e
lamore passivizzato in masochismo. Per Freud la perversione non è altro che un
primo sviluppo della sessualità.
La mia posizione concettuale vede la perversione in
generale e la perversione pedofila in particolare non come laccentuazione patologica
di alcune componenti istintuali infantili, ma come uno sviluppo distorto non solo della
sessualità, ma dellintera organizzazione della personalità e della struttura della
mente.
La perversione non è sviluppo della sessualità polimorfa
infantile, ma fuga e ritiro infantile in stati mentali sessualizzati. I
pazienti che ho avuto in analisi mi hanno permesso di comprendere che la perversione
pedofila origina nella prima infanzia in bambini abbandonati, carenziati e isolati. Questi
bambini si rifugiano in un mondo fantastico sessualizzato, che rappresenta una continua
fonte di stimolazione, di eccitamento e di sostegno e vivono attratti dal piacere sensuale
mentale di carattere masturbatorio che la fantasia produce. Se questo ritiro sessualizzato
è il nucleo e la genesi delle perversioni (di tutte le perversioni), ritengo che la
pedofilia sia uno dei possibili esiti di questo ritiro sessualizzato.
In tale contesto valorizzo la scoperta di Freud sulla
sessualità infantile, mettendo però laccento sulla precocità e
lonnipresenza della sessualizzazione, che catturano la mente di un bambino fragile e
incline alla fuga dal mondo delle relazioni umane.
La sessualizzazione si costituisce come un ritiro che
impedisce lo sviluppo psicoemotivo e dunque come una delle componenti della regressione,
che Freud teorizzava come fissazioni agli stadi precoci psicosessuali. La fantasia
perversa si afferma nellinfanzia, determina un mondo chiuso che impedisce ogni
evoluzione verso altri tipi di relazioni amorose o sessuali. La pedofilia pura rimane
ancorata al solo oggetto sessuale bambino, che però non è, come pensava Freud, un
sostituto occasionale di altri oggetti.

Domande
inquietanti
Nei
resoconti delle cronache la pedofilia è associata ai crimini più gravi. Sono propenso a
distinguere loffesa sessuale pedofila, che è essa stessa un crimine inflitta al
bambino, dagli atti di violenza criminale segnalati clamorosamente nella cronaca.
Perché la perversione pedofila, a differenza di altre
perversioni, più facilmente può andare verso forme di comportamento criminale? Lo
scivolamento verso latto apertamente sadico, cioè il crimine vero e proprio, è una
componente potenziale a qualsiasi forma di pedofilia? Gli atti criminali, quali
lassassinio del bambino, sono inconvenienti evitabili o fanno parte della dinamica
insita nella struttura della perversione?
Ho distinto la forma romantica da quella cinica della
perversione pedofila. Ora desidero aggiungere che non è infrequente lassociazione
pedofilia e perversione sado-masochistica. Se lintima essenza di ogni perversione
consiste in un eccitamento per il trionfo e per il dominio assoluto, il terreno della
pedofilia può essere particolarmente idoneo per limpianto del sadomasochismo. Se il
sadismo e il piacere derivato dallinfliggere dolore e di fare del male coincidono,
quale terreno più delicato e indifeso, se non linfanzia, può trovare il perverso
per celebrare il suo trionfo? Da un punto di vista dinamico si può intuire perché dalla
pedofilia possa partire limpulso al crimine sessuale anche se la pedofilia in sé
non ha niente in comune con la criminalità sessuale.
È possibile, infatti, che il rapporto asimmetrico
dominante-dominato, adulto-bambino, subisca unestrema escalation e vada verso
il massimo dellorgasmo perverso, quello che coincide con: «Puoi fare tutto quello
che vuoi, anche ucciderlo!».
Pur avendo la pedofilia una radice in comune con il
sado-masochismo pochi pedofili sono criminali. Esistono tuttavia pedofili sadici, il cui
piacere è quello di torturare il bambino sino a ucciderlo. Questi pedofili di solito
agiscono e si difendono dalla messa in atto delle fantasie omicide attraverso luso
di videoregistrazioni. Anche Sade, dentro la prigione e il manicomio criminale in cui era
stato confinato per i suoi eccessi sessuali e la persecuzione delle autorità, ha potuto
realizzare le sue incessanti fantasie perverse descrivendole nel romanzo, contenendo in
tal modo lorrore e il possibile passaggio allatto nel fascino perturbante
della sua opera letteraria.
Lescalation della violenza sadica, per cui il
pedofilo può arrivare al crimine, dipende dal fatto che questa è un eccitante mentale,
che induce assuefazione, per cui la cattiveria e la trasgressione criminale devono di
continuo aumentare di livello e intensità. Lassassinio pedofilo non è
sempre frutto del sadismo. Uccide, Pier Luigi Chiatti, un pedofilo schizoide. Chiatti,
bambino abbandonato in un orfanotrofio, diventa un giovane isolato che si concentra sulla
fantasia di possedere un bambino come suo compagno. Chiatti non ha compagni tra gli
adulti. Ai giudici e agli avvocati, che lo hanno accuratamente interrogato, spiega che non
ha provato alcun piacere nelluccidere. Ha ucciso perché terribilmente arrabbiato e
deluso dal bambino, che doveva essere un suo compagno di fuga (aveva già preparato gli
zaini) e di incontro sessuale, e che, mettendosi improvvisamente a piangere, aveva ucciso
la sua illusione delirante.
Non ha ucciso, dunque, per il piacere di uccidere. Uccide,
invece, Jurgen Bartsch, citato da Alice Miller nel libro La persecuzione del bambino, eccitato
dallinermità della vittima; un caso di perversione criminale.
Perché nel teatro della pedofilia cinica, non altrettanto
in quella romantica, compare sempre luomo e non la donna? Al di fuori di atti
pedofili compiuti da donne nel corso di uno stato psicotico, la donna sembra essere immune
da perversioni pedofile a componenti sadiche. Questo fatto potrebbe essere spiegato con un
maggiore contatto con il mondo emotivo dellinfanzia da parte della donna,
unesperienza materna allargata che la preserva dalla perversione. La psicoanalisi ha
fornito differenti risposte genetiche, non lineari tra loro, a questo quesito.
La prima, post-freudiana, si riferisce allarresto di
sviluppo che porta alla perversione. Una delle cause dellarresto di sviluppo deriva
dallangoscia di castrazione, la paura di perdere i propri organi sessuali. Più
facilmente delle femmine, i maschi, che sono più sensibili a questa minaccia, non
accederebbero agli stadi superiori della sessualità e al rapporto sessuale genitale
imboccando una soluzione perversa. «Una femmina adulta può castrare, una bambina, no!»,
potrebbe essere la risposta pedofila allangoscia di castrazione.
Una seconda ipotesi (Stoller) è quella per la quale la
maggiore propensione del maschio alla perversione è dovuta alla più acuta difficoltà,
rispetto alla femmina, di staccarsi dallidentificazione con la madre per raggiungere
la propria identità sessuale. Ipotesi abbastanza suggestiva per il pedofilo che in parte
sembra impersonare una madre fusionale, seduttiva ed erotizzata.
Credo che una delle ragioni per cui la perversione è
prevalente nel maschio è che in lui ci sia una maggiore inclinazione alla
fantasmatizzazione della violenza. Il fallo si presta più della vagina a essere
unarma di penetrazione sadica. Le perversioni sadomasochistiche infatti sono a
prevalenza sadica nelluomo e a componente masochistica nella donna. Anche
lesibizionismo è una perversione unicamente maschile; chi si eccita nello
spaventare è il maschio. Anche nella pedofilia il destino delluomo sembra essere
quello di dominare ed eccitarsi nel possedere piuttosto che comprendere e sostenere.
Franco De Masi
DIECI
BUONE REGOLE
- Come comportarsi se un bambino parla di approcci?
Non sottovalutare la cosa.
- Mostrarsi sempre comprensivi senza dargli limpressione
che la cosa rende inquieti.
- Dargli messaggi positivi: hai fatto bene a parlarcene.
- Spiegargli che lui non ha colpe di quanto accaduto.
- Rispondere onestamente ad eventuali richieste di
chiarimento.
- Rispettare la privacy del bambino evitando di parlare con
altri dellaccaduto in sua presenza.
- Chiedere aiuto al medico e, nel caso, allo psicologo.
- Denunciare gli episodi alle forze dellordine.
- Non mostrarsi mai allarmati per non spaventare il bambino.
- Non forzarlo a tornare sullargomento quando non vuole.
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CONTRO LE TRAPPOLE
Esistono buone regole per non cadere nelle trappole.
- I genitori non lascino il figlio senza il dovuto
controllo.
- Gli insegnino a usare il telefono.
- Gli suggeriscano di non parlare con estranei, a non salire
in auto o in casa di persone sconosciute.
- A non fare favori (consegnare pacchetti o portare buste) ad
adulti che lo chiedono di nascosto.
- A non accettare regali né offerte fotografiche.
- A dire sempre dove vanno quando escono di casa.
- Ad allontanarsi da chi tenta e vuole toccarli.
- A confidare se si sentono turbati dai comportamenti degli
adulti.
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BIBLIOGRAFIA
Barrie J., Peter Pan, Mondadori, Milano 1996.
Carroll L., Alice nel paese delle meraviglie, Giunti-Marzocco,
Firenze 1991.
Camarca C., I santi innocenti, Baldini&Castoldi,
Milano 1998.
Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905,
Rizzoli, 16ª ed., Milano 1995.
Nabokov V., Lolita, Adelphi, Milano 1993.
Mann T., Morte a Venezia, Mondadori, Milano 1988.
Miller A., La persecuzione del bambino, Bollati
Boringhieri, Torino 1987.
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