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LA METAFORA DI PETER PAN (1)

Il mondo del pedofilo

di Franco De Masi
(psicoanalista, membro ordinario della Società italiana di psicoanalisi)
            

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1998 - Home Page Stupisce oggi l’organizzazione sociale della pedofilia.Dalla forma romantica si evince la nostalgia di un’età non vissuta con soddisfazione.Bambini isolati, esclusi, oppure dall’infanzia fatata ma fittizia. Saranno gli abusanti di domani.

La pedofilia è un fenomeno che, pur emergendo solo quando si manifestano le punte criminali, è più diffuso di quanto sembri. È un problema difficile da approcciare dal punto di vista psicologico e dinamico, anche perché poco studiato. In campo psicoanalitico addirittura pochissimi sono i lavori clinici reperibili: io ne ho trovati solo due. Freud sembra aver pensato alla pedofilia solo come a un atto occasionale, non come a una perversione vera e propria. Nel libro Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) dice che solo eccezionalmente i bambini sono l’oggetto sessuale esclusivo. Essi sono piuttosto oggetti sostitutivi di chi non riesce ad avere rapporti sessuali con altri partner o di quando un impulso sessuale non può essere scaricato diversamente.

Pochi sono i pedofili che chiedono l’aiuto analitico; quando lo fanno è perché temono le conseguenze che derivano dall’impulso che li spinge verso i minori e non piuttosto perché desiderano guarire. I pazienti che vengono da noi soffrono e hanno sintomi che disturbano le loro capacità di autonomia; i pedofili, invece, vivono il loro dramma in modo aconflittuale ed egosintonico.

Le terapie organizzate in altri Paesi come alternative alla pena giudiziaria non vengono trasformate in richieste di aiuto. Il pedofilo non soffre del suo sintomo, perciò appare particolarmente odioso il suo comportamento. È noto che presso certi popoli, in alcune epoche storiche, una forma di pedofilia poteva essere permessa o addirittura assumere un carattere rituale istituzionalizzato.

In Grecia era frequente una relazione sessuale tra adulti maschi e adolescenti all’interno di una esperienza di crescita spirituale e pedagogica. Mentre l’amore omosessuale per l’adolescente era permesso, veniva invece punita l’omosessualità promiscua a carattere pornografico o mercenario. Attualmente la pedofilia è diventata un fenomeno a carattere di massa, con consolidati interessi commerciali e turistici. L’incontro tra il mondo industriale occidentale e la fame dei popoli del terzo mondo permette che l’infanzia dei deboli venga violata sistematicamente su scala mondiale. Le riprese televisive mostrano bambine vendute dai genitori nelle campagne, o ragazzini, prostituti compiacenti, precocemente bruciati dalla lotta per la sopravvivenza nelle città, che offrono il loro corpo a pattuglie di occidentali dalle tasche piene di soldi.

Un’altra caratteristica attuale è la quantità di materiale erotico e pornografico in circolazione, che spazia dall’editoria alla produzione video. In Internet esistono canali non solo di comunicazione o di aggregazione, ma di vero commercio e di offerta. Quello che appare come fenomeno nuovo dei nostri tempi è l’organizzazione sociale della pedofilia e non la struttura mentale che la sostiene, che è sempre esistita. Le organizzazioni pedofile, come sta avvenendo per altre forme di perversione, aspirano a uscire dalla clandestinità per poter agire allo scoperto.

Bisogna però distinguere gli abusi sessuali che si sviluppano all’interno della famiglia, dalla pedofilia vera e propria. Sebbene ci siano analogie profonde tra le due (entrambe annullano il tabù dell’incesto e la differenza tra generazioni), il genitore che abusa della figlia è arrivato, almeno una volta, a concepire un ruolo di adulto e di padre. Nel momento dell’abuso si trova, per ragioni complesse, in una posizione regressiva per la quale impone a un oggetto, sentito come proprio e dominabile, una sessualità adulta. Nei casi di perversione si tratta, invece, di una struttura della mente, di un modo di pensare organizzato e dominante, di un immaginario sessuale unicamente organizzato attorno all’oggetto bambino e che esclude ogni altra forma di sessualità. Anche dal punto di vista del bambino la situazione è diversa. Si ritiene che il trauma psichico dell’incesto sia più grave nelle sue conseguenze psichiche rispetto a quello dell’incontro con un adulto estraneo al nucleo familiare, come avviene nella pedofilia.

L’incesto comporta uno sconvolgimento psichico profondissimo, destinato a durare: l’effetto del tradimento operato dal genitore, depositario della fiducia del bambino nel mondo, determina, come è dimostrato dai casi di adulti trattati analiticamente e che sono stati bambini abusati, conseguenti e durature inibizioni affettive e sessuali.

Esistono diversi contesti in cui può maturare un atto pedofilo, così come esistono diverse strutture mentali di pedofilia. Possiamo distinguere un contesto nevrotico da quello psicotico. In una ricerca francese degli anni sessanta, su una trentina di persone imprigionate per atti di pedofilia, risultò che il 76% erano psicotiche e soffrivano di un disturbo schizofrenico. Si trattava di un atto criminale, imprevedibile e casuale, dato che l’agire psicotico poteva prendere altre strade e l’oggetto della violenza sessuale avrebbe potuto essere anche un adulto.

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Oggetti di attrazione

La pedofilia vera e propria può presentarsi da sola o in combinazione con altre forme di perversione; può essere eterosessuale o omosessuale, rivolgersi ai bambini o agli adolescenti. Può essere semplice o sadomasochistica. Questa è la più pericolosa e grave forma di pedofilia.

Freud non considerava la pedofilia come una vera perversione. In un’epoca di forte repressione sessuale, come la sua, era più facile imbattersi nell’incontro sessuale tra il bambino e l’adulto, che viveva in condizioni di cronica astinenza sessuale. Nei resoconti clinici di Freud abbondano i casi di bambini introdotti alla sessualità da partner adulti (bambinaie, persone di servizio o zii impotenti). Si tratta di un quadro molto diverso da quello della perversione organizzata dei nostri giorni, che si aggrega in gruppi e fa propaganda.

Nella perversione pedofila, contrariamente alla pedofilia occasionale, il bambino rappresenta non il sostituto di un oggetto sessuale adulto, ma proprio l’oggetto primario che ne esclude altri.

Distinguo due forme di pedofilia, quella cinica e quella romantica. Nella forma cinica è in primo piano l’abuso sessuale del minore. Questa forma di pedofilia si organizza attraverso i canali della prostituzione e dell’offerta commerciale (club, video, turismo pornografico) e cerca una legittimazione per aumentare la possibilità di agire fuori della clandestinità. La ricerca di aggregazione rappresenta anche il tentativo di eludere la colpa inconscia del singolo attraverso la condivisione. Al polo opposto esiste un tipo di pedofilia romantica o idealizzata, che è sostenuta da una complessa e sofisticata organizzazione delle relazioni interne e del mondo immaginativo. Dato che in questa forma sono presenti componenti amorose, per meglio dire di innamoramento, l’oggetto di attrazione è più spesso un adolescente e non un bambino. Ciò non significa che la pedofilia in questa versione si limiti alla sublimazione della sessualità nell’immaginario: il suo esito è sempre di tipo sessuale concreto.

Un esempio letterario famoso della pedofilia romantica è il romanzo Lolita di Nabokov, in cui un professore universitario, piuttosto solitario e melanconico, si innamora dell’adolescente Lolita. Oscillando tra la descrizione della dipendenza erotica dell’adulto e la scaltrezza dall’adolescente, il racconto mantiene ambiguo il ruolo di vittima tra i protagonisti. In questa forma di amore pedofilo anche l’adulto può risultare nella posizione della vittima sottomessa.

Vorrei sottolineare alcune caratteristiche psicologiche e relazionali di questa forma di pedofilia che è l’unica che possiamo incontrare nel lavoro analitico: la relazione amorosa nella pedofila è asimmetrica.

Asimmetrica è la posizione dell’adulto che ha un potere di seduzione e di dominio rispetto al bambino o all’adolescente. Il pedofilo può sentirsi potente solo con un partner inferiore e seducibile. L’amore pedofilo è pertanto anche una forma di difesa dalla relazione con un oggetto percepito come indipendente. La pedofilia è una relazione fortemente narcisistica che ha come base l’idealizzazione del corpo e della bellezza infantile o adolescenziale. La pedofilia realizza l’abolizione delle differenze tra generazioni e la negazione dell’esistenza dei ruoli e della funzione dei genitori (i genitori non esistono nell’immaginario del pedofilo; il bambino è un puer beatus).

Nella pedofilia eterosessuale non c’è triangolazione edipica per l’assenza dei genitori; in quella omosessuale è negata anche l’esistenza della donna. Si tratta di una relazione fortemente fusionale e narcisistica.

Nella pedofilia si può evidenziare un immaginario specifico: il pedofilo vuole essere un ragazzo insieme ad altri ragazzi nel mondo dei giochi e della fantasia. Per il pedofilo non esiste sviluppo oltre l’adolescenza; il ragazzo, l’oggetto d’amore, viene considerato perduto nel momento in cui acquisisce i caratteri somatici dell’adulto. Lo stesso pedofilo si vive e vuole essere un adolescente, vuole fermare il tempo e realizzare il mito dell’eterna giovinezza.

Il bambino o l’adolescente assumono il ruolo di un oggetto, fonte di vita utilizzato come difesa dall’angoscia di morire e di invecchiare. L’idealizzazione e l’attrazione erotica per l’adolescente sono difese dalla depressione e dal pensiero della morte (basti ricordare l’adolescente Tadzio che conquista idealmente lo scrittore Aschenbach, confrontato con la crisi della propria creatività e tormentato dall’idea dell’invecchiamento e della decadenza fisica in Morte a Venezia di Thomas Mann).

La pedofilia è il rifiuto di crescere, un desiderio sessuale e nostalgico di rimanere nell’età infantile, un rifiuto del mondo degli adulti. Alla base della pedofilia di tipo romantico esiste una forte angoscia di morte, che si estrinseca con una profonda paura dell’invecchiamento, del trascorrere del tempo che porta a negare la differenza delle generazioni e a idealizzare la vita infantile, come luogo di eterna felicità. Il tempo del pedofilo è fermo. Il futuro è pieno di angoscia. Egli è costretto a rimanere sempre attaccato al passato, a negare la differenziazione e il susseguirsi delle età della vita. La pedofilia tuttavia non si caratterizza solo per questa nostalgia impossibile per il mondo dell’infanzia. È soprattutto la presenza di una confusione sessualizzata a caratterizzarla.

Rifiuto di crescere

In Peter Pan o il ragazzo che non voleva crescere James Barrie immagina che Peter Pan fugga da casa ad appena una settimana dopo la nascita e diventi capo di una banda di bambini, caduti dalla carrozzella all’insaputa degli adulti e dimenticati nei parchi che nessuno ha più reclamato. Peter persuade i bambini a seguirlo nel «Paese che non c’è», facendo loro da leader e da madre. I bambini che seguono Peter Pan sono ragazzini, infelici nella casa dei genitori, ma entusiasti nel mondo fantastico dell’immaginazione infantile. Il mondo infantile idealizzato di Peter Pan sembra essere la metafora del mondo ideale della pedofilia.

È di comune riscontro il fatto che i pedofili hanno subìto traumi o abusi sessuali, che sono stati oggetti sessualizzati da parte di genitori o di conviventi omosessuali o eterosessuali. Essi ripetono il trauma; una volta adulti, diventano a loro volta abusatori.

Ma c’è anche un’altra costante. A volte i pedofili sono stati bambini intelligenti, sensibili e privilegiati, che hanno avuto un’infanzia fatata, da cui sono emersi in modo traumatico, a causa di tradimenti da parte dei genitori o di figure depositarie della loro fiducia. Penso a casi di pedofili che sono riusciti a mantenere quest’attenzione alla preziosità della vita infantile e fantastica (Lewis Carroll, Michael Jackson).

Io credo che alla base della pedofilia ci sia un incontro traumatico con il mondo dell’adulto che viene eluso e spinge il bambino a fondare in modo fantastico un nuovo ordine dell’organizzazione dell’età, del tempo e delle relazioni.

Il futuro pedofilo non desidera crescere e non aspira a diventare l’adulto svalutato e odiato inconsciamente. Egli mantiene un legame idealizzato con il momento magico dell’infanzia, che non deve scomparire nel grigiore dell’esistenza adulta. Questo mondo fatato è, però, un mondo fittizio e non vissuto, molto lontano dall’infanzia e dall’adolescenza reali di un bambino che cresce.

In realtà i pedofili sono stati bambini isolati che si sono sentiti esclusi dagli altri bambini e adolescenti che hanno invidiato la vitalità dei loro coetanei. Da adulti possono tentare di possedere e di catturare quegli stessi bambini di cui hanno ammirato e invidiato la vitalità. Come risulta dalla mia esperienza analitica, il rapporto amoroso e sessuale con il bambino o con l’adolescente coincide con una fantasia di recupero o di unione con una vitalità perduta o mai posseduta. Per questo motivo per il pedofilo la spinta verso il bambino assume una caratteristica positiva, vitale ed egosintonica, che serve a contrastare il nucleo mortifero-depresso.

Al di là della fantasia sessuale, è proprio il mondo della "ragazzità" (come diceva un mio paziente) che attrae, un’età mitica, splendente, senza ambivalenze e senza responsabilità, che mantiene vitali. I pedofili "romantici", pur capaci di generosa affettuosità verso i bambini o gli adolescenti, hanno continuamente bisogno della loro presenza e per questo scelgono mestieri (educatore, assistente, maestro, sacerdote) che garantisca questo contatto.

Sebbene dichiari di essere l’unico a saper comprendere il bambino, il pedofilo invece trasporta il proprio mondo e la propria sessualità adulta nel mondo infantile. Dotato di una visione doppia, il pedofilo vede nel bambino e nell’adolescente un oggetto sessualizzato; immagina che i ragazzini abbiano continui rapporti sessuali tra loro, dai quali è escluso. L’intimità e il calore infantile vengono fraintesi come un invito a partecipare al mondo sessuale.

Data la confusione tra promiscuità sessuale e sessualità esistente nella mente del pedofilo, l’amore sessuale perde la connotazione di mondo intimo e personale per diventare pubblico incontro tra corpi. Il bambino o l’adolescente vengono sessualizzati e si afferma la fantasia di un loro godimento nell’essere usati. La sessualizzazione comporta una non visione e una distorsione degli elementi relazionali e affettivi del mondo degli oggetti umani.

Il pedofilo rimane sempre di più attaccato alla sua difesa dall’angoscia che rende sempre più precario il suo equilibrio. Il trattamento delle perversioni pedofile è lungo e faticoso, data la struttura tossicomanica che sostiene lo stato di eccitamento. Più ci saranno in futuro terapeuti che studieranno e incontreranno questi pazienti, più si farà luce sugli aspetti terapeutici.

La mia opinione è che alcune forme di pedofilia abbiano molto in comune con i transfert erotici e sessuali che si sviluppano nell’analisi di pazienti borderline e che, pur rispondendo a bisogni fusionali, diventano presto relazioni sessualizzate con aspetti fortemente illusionali o deliranti.

La pedofilia sembra sfuggire all’impianto freudiano che prospetta la perversione come un arresto di sviluppo a stadi precoci della sessualità, al polimorfismo della sessualità infantile in cui prevalgono situazioni di dominio e aggressività, con l’aggressività che si trasforma in sadismo e l’amore passivizzato in masochismo. Per Freud la perversione non è altro che un primo sviluppo della sessualità.

La mia posizione concettuale vede la perversione in generale e la perversione pedofila in particolare non come l’accentuazione patologica di alcune componenti istintuali infantili, ma come uno sviluppo distorto non solo della sessualità, ma dell’intera organizzazione della personalità e della struttura della mente.

La perversione non è sviluppo della sessualità polimorfa infantile, ma fuga e ritiro infantile in stati mentali sessualizzati. I pazienti che ho avuto in analisi mi hanno permesso di comprendere che la perversione pedofila origina nella prima infanzia in bambini abbandonati, carenziati e isolati. Questi bambini si rifugiano in un mondo fantastico sessualizzato, che rappresenta una continua fonte di stimolazione, di eccitamento e di sostegno e vivono attratti dal piacere sensuale mentale di carattere masturbatorio che la fantasia produce. Se questo ritiro sessualizzato è il nucleo e la genesi delle perversioni (di tutte le perversioni), ritengo che la pedofilia sia uno dei possibili esiti di questo ritiro sessualizzato.

In tale contesto valorizzo la scoperta di Freud sulla sessualità infantile, mettendo però l’accento sulla precocità e l’onnipresenza della sessualizzazione, che catturano la mente di un bambino fragile e incline alla fuga dal mondo delle relazioni umane.

La sessualizzazione si costituisce come un ritiro che impedisce lo sviluppo psicoemotivo e dunque come una delle componenti della regressione, che Freud teorizzava come fissazioni agli stadi precoci psicosessuali. La fantasia perversa si afferma nell’infanzia, determina un mondo chiuso che impedisce ogni evoluzione verso altri tipi di relazioni amorose o sessuali. La pedofilia pura rimane ancorata al solo oggetto sessuale bambino, che però non è, come pensava Freud, un sostituto occasionale di altri oggetti.

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Domande inquietanti

Nei resoconti delle cronache la pedofilia è associata ai crimini più gravi. Sono propenso a distinguere l’offesa sessuale pedofila, che è essa stessa un crimine inflitta al bambino, dagli atti di violenza criminale segnalati clamorosamente nella cronaca.

Perché la perversione pedofila, a differenza di altre perversioni, più facilmente può andare verso forme di comportamento criminale? Lo scivolamento verso l’atto apertamente sadico, cioè il crimine vero e proprio, è una componente potenziale a qualsiasi forma di pedofilia? Gli atti criminali, quali l’assassinio del bambino, sono inconvenienti evitabili o fanno parte della dinamica insita nella struttura della perversione?

Ho distinto la forma romantica da quella cinica della perversione pedofila. Ora desidero aggiungere che non è infrequente l’associazione pedofilia e perversione sado-masochistica. Se l’intima essenza di ogni perversione consiste in un eccitamento per il trionfo e per il dominio assoluto, il terreno della pedofilia può essere particolarmente idoneo per l’impianto del sadomasochismo. Se il sadismo e il piacere derivato dall’infliggere dolore e di fare del male coincidono, quale terreno più delicato e indifeso, se non l’infanzia, può trovare il perverso per celebrare il suo trionfo? Da un punto di vista dinamico si può intuire perché dalla pedofilia possa partire l’impulso al crimine sessuale anche se la pedofilia in sé non ha niente in comune con la criminalità sessuale.

È possibile, infatti, che il rapporto asimmetrico dominante-dominato, adulto-bambino, subisca un’estrema escalation e vada verso il massimo dell’orgasmo perverso, quello che coincide con: «Puoi fare tutto quello che vuoi, anche ucciderlo!».

Pur avendo la pedofilia una radice in comune con il sado-masochismo pochi pedofili sono criminali. Esistono tuttavia pedofili sadici, il cui piacere è quello di torturare il bambino sino a ucciderlo. Questi pedofili di solito agiscono e si difendono dalla messa in atto delle fantasie omicide attraverso l’uso di videoregistrazioni. Anche Sade, dentro la prigione e il manicomio criminale in cui era stato confinato per i suoi eccessi sessuali e la persecuzione delle autorità, ha potuto realizzare le sue incessanti fantasie perverse descrivendole nel romanzo, contenendo in tal modo l’orrore e il possibile passaggio all’atto nel fascino perturbante della sua opera letteraria.

L’escalation della violenza sadica, per cui il pedofilo può arrivare al crimine, dipende dal fatto che questa è un eccitante mentale, che induce assuefazione, per cui la cattiveria e la trasgressione criminale devono di continuo aumentare di livello e intensità. L’assassinio pedofilo non è sempre frutto del sadismo. Uccide, Pier Luigi Chiatti, un pedofilo schizoide. Chiatti, bambino abbandonato in un orfanotrofio, diventa un giovane isolato che si concentra sulla fantasia di possedere un bambino come suo compagno. Chiatti non ha compagni tra gli adulti. Ai giudici e agli avvocati, che lo hanno accuratamente interrogato, spiega che non ha provato alcun piacere nell’uccidere. Ha ucciso perché terribilmente arrabbiato e deluso dal bambino, che doveva essere un suo compagno di fuga (aveva già preparato gli zaini) e di incontro sessuale, e che, mettendosi improvvisamente a piangere, aveva ucciso la sua illusione delirante.

Non ha ucciso, dunque, per il piacere di uccidere. Uccide, invece, Jurgen Bartsch, citato da Alice Miller nel libro La persecuzione del bambino, eccitato dall’inermità della vittima; un caso di perversione criminale.

Perché nel teatro della pedofilia cinica, non altrettanto in quella romantica, compare sempre l’uomo e non la donna? Al di fuori di atti pedofili compiuti da donne nel corso di uno stato psicotico, la donna sembra essere immune da perversioni pedofile a componenti sadiche. Questo fatto potrebbe essere spiegato con un maggiore contatto con il mondo emotivo dell’infanzia da parte della donna, un’esperienza materna allargata che la preserva dalla perversione. La psicoanalisi ha fornito differenti risposte genetiche, non lineari tra loro, a questo quesito.

La prima, post-freudiana, si riferisce all’arresto di sviluppo che porta alla perversione. Una delle cause dell’arresto di sviluppo deriva dall’angoscia di castrazione, la paura di perdere i propri organi sessuali. Più facilmente delle femmine, i maschi, che sono più sensibili a questa minaccia, non accederebbero agli stadi superiori della sessualità e al rapporto sessuale genitale imboccando una soluzione perversa. «Una femmina adulta può castrare, una bambina, no!», potrebbe essere la risposta pedofila all’angoscia di castrazione.

Una seconda ipotesi (Stoller) è quella per la quale la maggiore propensione del maschio alla perversione è dovuta alla più acuta difficoltà, rispetto alla femmina, di staccarsi dall’identificazione con la madre per raggiungere la propria identità sessuale. Ipotesi abbastanza suggestiva per il pedofilo che in parte sembra impersonare una madre fusionale, seduttiva ed erotizzata.

Credo che una delle ragioni per cui la perversione è prevalente nel maschio è che in lui ci sia una maggiore inclinazione alla fantasmatizzazione della violenza. Il fallo si presta più della vagina a essere un’arma di penetrazione sadica. Le perversioni sadomasochistiche infatti sono a prevalenza sadica nell’uomo e a componente masochistica nella donna. Anche l’esibizionismo è una perversione unicamente maschile; chi si eccita nello spaventare è il maschio. Anche nella pedofilia il destino dell’uomo sembra essere quello di dominare ed eccitarsi nel possedere piuttosto che comprendere e sostenere.

Franco De Masi
    

DIECI BUONE REGOLE

  1. Come comportarsi se un bambino parla di approcci?
    Non sottovalutare la cosa.
  2. Mostrarsi sempre comprensivi senza dargli l’impressione che la cosa rende inquieti.
  3. Dargli messaggi positivi: hai fatto bene a parlarcene.
  4. Spiegargli che lui non ha colpe di quanto accaduto.
  5. Rispondere onestamente ad eventuali richieste di chiarimento.
  6. Rispettare la privacy del bambino evitando di parlare con altri dell’accaduto in sua presenza.
  7. Chiedere aiuto al medico e, nel caso, allo psicologo.
  8. Denunciare gli episodi alle forze dell’ordine.
  9. Non mostrarsi mai allarmati per non spaventare il bambino.
  10. Non forzarlo a tornare sull’argomento quando non vuole.

    
CONTRO LE TRAPPOLE

Esistono buone regole per non cadere nelle trappole.

  • I genitori non lascino il figlio senza il dovuto controllo.
  • Gli insegnino a usare il telefono.
  • Gli suggeriscano di non parlare con estranei, a non salire in auto o in casa di persone sconosciute.
  • A non fare favori (consegnare pacchetti o portare buste) ad adulti che lo chiedono di nascosto.
  • A non accettare regali né offerte fotografiche.
  • A dire sempre dove vanno quando escono di casa.
  • Ad allontanarsi da chi tenta e vuole toccarli.
  • A confidare se si sentono turbati dai comportamenti degli adulti.

BIBLIOGRAFIA

Barrie J., Peter Pan, Mondadori, Milano 1996.

Carroll L., Alice nel paese delle meraviglie, Giunti-Marzocco, Firenze 1991.

Camarca C., I santi innocenti, Baldini&Castoldi, Milano 1998.

Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, 1905, Rizzoli, 16ª ed., Milano 1995.

Nabokov V., Lolita, Adelphi, Milano 1993.

Mann T., Morte a Venezia, Mondadori, Milano 1988.

Miller A., La persecuzione del bambino, Bollati Boringhieri, Torino 1987.

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