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NUOVE LEGGI CONTRO LA PEDOFILIA

Proteggere tutti i bambini

di Piercarlo Pazé
(pretore, direttore di "Minori e giustizia")
            

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1998 - Home Page Contrastare la cultura che tollera gli abusi. È una delle ottiche dell’intervento legislativo. Che definisce «nuove forme di schiavitù» i vari sfruttamenti sessuali di minori.Salvaguardando anche i poveri.

Due leggi recenti hanno modificato la disciplina della protezione sessuale dei minori. La prima, la n. 66/1996, intitolata genericamente: "Norme contro la violenza sessuale", ha definito come abuso sessuale la pedofilia, intesa come un qualsiasi atto sessuale di un adulto con un bambino o una bambina che non hanno compiuto i 14 anni, respingendo la tesi di chi parlava di un diritto del fanciullo alla sessualità agita. La seconda legge, la n. 269 del 3 agosto 1998 (ndr: vedi a pag. 63), coprendo dei vuoti legislativi che lasciavano spazio a manifestazioni perverse, è rivolta a difendere i bambini italiani e stranieri da forme di pedofilia che si caratterizzano per lo sfruttamento commerciale, in particolare la prostituzione e la pornografia minorili, come risulta dal titolo: "Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzioni in schiavitù".

L’espressione adottata in questo titolo e la collocazione delle norme nel capo del codice penale dei delitti contro la personalità individuale mettono in evidenza che nell’ottica legislativa la prostituzione e la pornografia riducono i minori da persone a oggetti e li pongono, per le modalità di commercializzazione dei loro corpi e anime, in una condizione analoga alla schiavitù.

Le nuove forme che questa legge prende in considerazione sono: la prostituzione minorile; la mondializzazione della pedofilia; le iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile e alla pedofilia; la formazione, diffusione e detenzione di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori; l’ingresso della pedofilia telematica.

È stupefacente che fino ad oggi mancasse una disposizione legislativa specifica su prostituzione minorile e tratta di minori per la prostituzione, salvo la previsione di un’aggravante di pena quando l’induzione, lo sfruttamento, il favoreggiamento o la tratta per la prostituzione avvenissero ai danni di un minore. Anche i tribunali per i minorenni non sembravano troppo impegnati sul fronte della difesa dei minori da queste forme di sfruttamento, usando una passività rassegnata e sottovalutando soprattutto il fenomeno della prostituzione dei minori stranieri.

Non si considerava abbastanza che per un minore il danno fisico, psichico e sociale di rapporti sessuali mercenari è molto più grave e meno rimediabile (poiché pregiudica ogni prospettiva di una vita normale) di quando a prostituirsi è un adulto e che la prostituzione non può essere considerata una scelta libera del minore per la disparità fra l’adulto che lo compra e il minore che in situazione di svantaggio sociale o psicologico o familiare si vende o viene venduto. Neppure si può parlare di un diritto alla sessualità o alla scelta di quest’attività come professione.

La prostituzione minorile viene perciò giustamente riportata dalla nuova legge all’interno della problematica del controllo sull’esercizio corretto della potestà genitoriale. Il minore è una persona che non ha capacità piena di agire, perché è ancora immaturo e potrebbe danneggiare se stesso, e perciò è sottoposto alla potestà di un genitore o tutore; e chi compie atti sessuali con un minore dietro una mercede, o li organizza o prepara, interferisce in qualche modo in questa potestà, approfittando o della connivenza di genitori degradati, o del disagio di un ragazzo o ragazza sbandati o lasciati a se stessi, o del fatto che degli sfruttatori hanno sottratto il minore alla potestà.

In questa prospettiva rappresentano una novità importante i punti che la n. 269 sullo sfruttamento sessuale dei minori, in adempimento dell’obbligo internazionale posto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York (20 novembre 1989), contiene: l’introduzione dei reati specifici di prostituzione, minorile e di tratta di minori per la prostituzione che stabiliscono per chi induce, favorisce o sfrutta la prostituzione di un minore delle pene proporzionalmente più elevate quanto più l’età del minore è bassa; la previsione che commette il reato di prostituzione minorile anche il cliente, attraverso il principio innovativo di punire chi compie atti sessuali con persona di età fino ai sedici anni in cambio di denaro o altra utilità, sul presupposto che il versare un corrispettivo per atti sessuali rappresenti una forma di abuso contro un minore; bisogna difendere il minore non solo punendo chi lo fa prostituire, ma anche chi lo paga perché si prostituisca con lui; l’introduzione di un obbligo di segnalazione dei minori che si prostituiscono alla procura della Repubblica presso il tribunale per i minori e di una procedura specifica di protezione quando si ha notizia che un minore si prostituisce.

Un altro aspetto che il legislatore ha preso in considerazione è l’attuale mondializzazione di pedofilia e sfruttamento sessuale dei minori, che fino a oggi faceva sì che queste condotte sfuggissero in grande parte alla repressione penale del nostro Stato. Era quasi impossibile che la giustizia italiana potesse perseguire i cittadini che andavano all’estero per incontri sessuali pedofili o coloro che in Italia organizzavano o propagandavano delle forme di turismo sessuale diretto verso l’estero, sia per problemi di procedibilità (come la necessità che il genitore del bambino straniero abusato di più di 10 anni presentasse in Italia una querela), sia per l’impossibilità di avere notizia e di procurare le prove di reati le cui condotte avvengono in tutto o in parte al di fuori del territorio del nostro Stato.

Ma non era solo un problema di giustizia penale. La mondializzazione dello sfruttamento sessuale dei minori avrebbe dovuto comportare una prospettiva politica e un’attività amministrativa-sociale che considerassero le dimensioni internazionali del fenomeno e si preoccupassero delle inevitabili ricadute interne nel costume della società italiana. E invece su tutto questo mancavano studi e informazioni, azioni di polizia internazionale, attività di coordinamento, sia all’interno sia con gli altri Stati.

Il turismo sessuale

La nuova legge raccoglie queste preoccupazioni di insufficienza di una risposta e perciò prevede: l’attribuzione alla presidenza del Consiglio dei ministri delle funzioni di coordinamento delle attività svolte da tutte le pubbliche amministrazioni relative a prevenzione, assistenza e tutela dei minori dallo sfruttamento sessuale e dall’abuso sessuale; l’acquisizione di dati e informazioni e lo svolgimento di studi a livello nazionale e internazionale; un’attività di collaborazione internazionale, che comporterà anche accordi bilaterali o plurilaterali fra l’Italia e gli altri Stati, con l’individuazione di strumenti e risorse a livello internazionale; un’effettiva cooperazione amministrativa e di polizia fra gli Stati a tutela dell’infanzia; un regime di più estesa possibilità di procedere penalmente, superando i confini nazionali, per fatti commessi da cittadini italiani in tutto o in parte all’estero o per fatti commessi da cittadini esteri, quando la loro condotta abbia come vittime dei minori italiani o come destinatari favoriti nello sfruttamento sessuale dei cittadini italiani.

Le dimensioni mondiali della pedofilia e della prostituzione minorile sono evidenti particolarmente nel cosiddetto turismo sessuale. Esso avviene in due direzioni. La prima è l’importazione di bambini e bambine da altri Stati per prostituirsi in Italia, attività che coinvolge soprattutto minori albanesi, rumeni, nigeriani, brasiliani. C’è poi un turismo sessuale in direzione opposta: è il cliente italiano che si reca in Stati esteri che lo permettono per esercitarvi varie forme di pedofilia o comunque di relazioni sessuali con adolescenti, che vanno dall’adescamento all’incontro sessuale in istituzioni chiuse, destinate alla prostituzione. E proprio questo turismo verso l’estero, attuato individualmente o progettato da agenzie di viaggio che lo pongono come meta implicita, è il fenomeno nuovo che per la sua ampiezza più preoccupa.

Al di là delle conseguenze per ciascun bambino, il turismo sessuale produce un danno sociale enorme. I bambini del Terzo Mondo destinati ai bordelli e allo sfruttamento solo in apparenza apportano al loro Paese una ricchezza sotto forma del denaro dei turisti che li usano. In realtà essi vengono ad essere esclusi da un meccanismo di crescita normale, di inserimento lavorativo e sociale, quindi dalla possibilità di essere apportatori di sviluppo e di crescita del loro Stato; e sono destinati a rappresentare da adulti in esso le fasce deboli di disordine sociale. Lo sfruttamento dei minori nel turismo sessuale finisce così per rappresentare non solo una forma di lesione grave del loro diritto ad una crescita armoniosa, ma un costo sociale ed economico che peserà sul futuro del Paese cui appartengono. La divisione fra Stati poveri i cui bambini sono oggetto di sfruttamento sessuale e Stati del nord del mondo opulento, da cui vengono le persone che attuano questo sfruttamento, ripete e ripercorre così dolorosamente i generali meccanismi di sfruttamento politico, economico e sociale degli Stati ricchi sugli Stati poveri.

Ma il turismo sessuale costituisce un danno di ritorno anche al Paese di appartenenza di coloro che si mettono in viaggio per abusare dei bambini. Esso è una porta di ingresso di nuove mentalità e pratiche convincendo che la pedofilia si può fare, perché i bambini in quel posto sono abituati così, perché a loro piace, perché in fin dei conti pagandoli li si aiuta in quanto altrimenti morirebbero di fame. Si ha uno stravolgimento dunque di una cultura dell’infanzia che così faticosamente si cerca di affermare.

Proprio per queste considerazioni la nuova legge ha adottato misure per impedire od ostacolare il turismo sessuale, sia con la punizione penale della pedofilia commessa dal cittadino all’estero, sia contrastando le iniziative turistiche organizzate che hanno questo scopo implicito o esplicito, prevedendo a questo scopo: che sia punito gravemente chiunque organizza o propaganda viaggi finalizzati alla fruizione di attività di prostituzione a danno di minori o comunque comprendenti tale attività; che per il periodo di tre anni gli operatori turistici che organizzano viaggi collettivi o individuali in Paesi esteri hanno l’obbligo di inserire nei programmi o materiali propagandistici l’avvertimento che la legge italiana punisce con la pena della reclusione i reati inerenti alla prostituzione e alla pornografia minorile, anche se commessi all’estero.

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La diffusione pornografica

Un altro canale per cui la pedofilia entra un po’ per volta nel nostro costume è la pornografia minorile. Il mercato della pornografia si è allargato in Italia a partire dagli anni Settanta, prima con la stampa (libri e giornali) e poi con cinematografo e audiovisivi. E a contrastarlo c’era solo la norma dell’art. 528 del Codice penale, che punisce le pubblicazioni e gli spettacoli osceni, norma che è andata praticamente in disuso con l’abbassamento del livello medio del pudore e che in ogni caso non fa differenza a seconda se vengono usati bambini o adulti. Il fenomeno nuovo in aumento, collegato anche con il turismo sessuale, è che l’industria della pornografia negli ultimi anni sfrutti sempre più dei fanciulli o adolescenti per realizzare esibizioni pornografiche o produrre materiale pornografico; che la pornografia diventi cioè pornografia minorile. Ed è difficilissima un’azione di contrasto perché questo mercato non consente di individuare chi, e in quale luogo, all’origine utilizza in tale modo i minori.

Bisogna guardarsi dal considerare indifferenti, dandovi legittimità o tollerandole, le forme di pedofilia legate al consumo di immagini di bambini, comunicate su riviste, fotografie, filmini o cassette pornografiche. Il guardone non provoca direttamente in quel momento un danno a dei bambini, ma la sua condotta rappresenta pur sempre uno strumento di danno: infatti egli acquista o riceve le immagini da altri che devono farle, e, quindi, la sua domanda crea a monte un’offerta di merce con bambini che vengono utilizzati per le riprese; ma, più ancora, l’utilizzo della pornografia fa cadere barriere mentali e psicologiche nel consumatore finale, facilitando il passaggio dal pensato all’agìto.

Per queste considerazioni la legge n. 269 introduce come nuovo reato autonomo la formazione, il commercio o la distribuzione anche a titolo gratuito di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori. Inoltre, come viene punito il cliente della prostituta o il ricettatore di oggetti rubati, così viene per la prima volta punito chi consapevolmente dispone di materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori.

Strumenti nuovi, e ancora più pericolosi, di diffusione della pedofilia sono oggi le vie telematiche. E lo svelamento recente di una rete internazionale di pedofili, con agganci anche in Italia, che agiva attraverso Internet, ha proposto sotto più inquietanti aspetti il tema della cultura e della pratica della sessualità che prende come oggetto i bambini, del proprio e dell’altro sesso.

La domanda più spontanea è perché un mezzo tecnologico di comunicazione di potenzialità illimitata come Internet – che malgrado le precauzioni di chiavi di accesso segretate comunque ha una sua accessibilità generalizzata – da qualche tempo abbia interessato alcuni movimenti dei pedofili. Internet serviva, secondo quanto è emerso dall’inchiesta penale, ai pedofili per diversi scopi: parlare fra di loro e conoscersi; avere indirizzi di "paradisi del sesso" e di bambini reperibili più espliciti rispetto alle pubblicità allusive del turismo sessuale; costituire una associazione a livello planetario; e, come è ovvio, fruire per il godimento di soddisfazioni pulsionali di una via che ad un costo insignificante offre immagini sempre nuove e in quantità inimmaginabile (impressionante, anche se è da provare, la notizia che per entrare nel sito bisognasse portare una dote di 10.000 foto). C’è stato anche il piacere di riunirsi e la volontà di togliere, creando un sistema, ogni remora al rendere abituale il ricorso al soddisfacimento pulsionale di tipo pedofilo. E a ciò si è incrociato il bisogno proprio di ogni perversione di tendere all’autogiustificazione, rimuovendo, attraverso la presenza organizzativa e una pratica abituale, i propri sensi di colpa.

L’iniziativa della pedofilia per Internet può essere anche letta come un mezzo per raggiungere obiettivi più generali di legittimazione. L’utilizzo di canali di diffusione telematica, attraverso la neutralità della nuova tecnologia, ha rappresentato un modo della minoranza pedofila per acquistare progressivamente il diritto a una visibilità che nella nostra epoca le è ancora negata.

Ma tutto questo può avere effetti esplosivi. Il primo rischio è una caduta di una cultura di protezione dell’infanzia con l’affermazione progressiva di una cultura che, attraverso un percorso di minimizzazione, tollera e accetta la pedofilia. C’è la possibilità che, sotto questa spinta di messaggi Internet o delle pressioni di opinione di associazioni di pedofili, la pedofilia possa ridiventare un dato comune delle relazioni sociali, come lo era stato in altri periodi e società.

Il rischio conseguente è che la dilatazione di un’offerta così ampia faccia emergere e potenzi una domanda di pedofilia che prima rimaneva latente o solo potenziale, sia perché mancava l’offerta sia per la presenza di censure personali o sociali che ora vengono a cadere.

Se queste possono essere le prospettive rovinose, dobbiamo valutare positivamente che le nuove norme contro lo sfruttamento della pornografia minorile abbiano previsto come reato la divulgazione e pubblicizzazione della pornografia infantile per via telematica, consentendo anche alle autorità di polizia di utilizzare indicazioni di copertura e di attivare siti nelle reti per scoprire coloro che ne sono colpevoli. E proprio queste nuove norme hanno consentito il successo della prima grande inchiesta di cui si è detto.

In questa materia della protezione della sessualità del minore si è insistito giustamente sull’importanza di una nuova legge con due scopi: per dare segnali e messaggi culturali alla società italiana; e per porre un argine ad un movimento di pedofilia che pareva non altrimenti arrestabile. Dall’analisi che si è fatta dei principali contenuti possiamo dire che «norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù», vengono a dare una risposta a entrambi questi bisogni. Contro chi temeva un eccesso di presenza penale va detto che solo l’intervento di polizia e il processo penale che ne segue possono fermare dei comportamenti, costituire per il colpevole e anche per la vittima un momento di chiarificazione e di responsabilità, rappresentare un richiamo agli adulti ai modi corretti dell’esprimersi della loro sessualità.

Piercarlo Pazé

    

UN SITO WEB A SERVIZIO DEI MINORI

Il sito di Psicologia e Psichiatria forense www.mixit/child_abuse.it è interamente dedicato al maltrattamento dei minori e si rivolge a chi è coinvolto nella cura, nell’educazione e nella tutela dei bambini maltrattati.

Il tema viene affrontato da differenti punti di vista: psicologico, di psichiatria forense, di attualità, di cronaca o di politica sociale minorile. Il sito è suddiviso in due sezioni. Una destinata alla famiglia e riporta un vademecum per il "cosa fare", "cosa non fare", a chi rivolgersi. Inoltre, vengono elencati i sintomi comunemente interpretati dagli studiosi come indicatori caratteristici del bambino vittima di violenza. Tali segnali non costituiscono prova certa, ma debbono egualmente portare l’adulto a recepirli, non per formulare ipotesi accusatorie ma per esporli a esperti del settore.

Nel sito vi sono elencati i tribunali per i minori del territorio, le sedi delle procure con i relativi recapiti telefonici; sono segnalate anche alcune pubblicazioni in cui sono censite organizzazioni e istituzioni a tutela dell’infanzia.

Completano la sezione i link ad altri siti da cui attingere ulteriori informazioni riguardo i diritti e gli abusi sui bambini e sugli adolescenti. La sezione rivolta agli operatori socio-sanitari e della giustizia, invece, inquadra il problema da un punto di vista teorico disciplinare e clinico con statistiche sui maltrattamenti, una copiosa bibliografia, prevalentemente in lingua straniera, e link a numerosi siti in tema di Child and sexual abuse. Vi è anche illustrato un Progetto pilota di ricerca, collaborazione e organizzazione dei servizi sull’abuso sessuale avviato nel 1995 dai componenti del gruppo sul Child Abuse, II Cattedra di Neuropsichiatria infantile dell’Università La Sapienza di Roma. Non mancano le segnalazioni di pubblicazioni, convegni e seminari in tema di abuso.

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