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LA POLITICA DELL’UNIONE EUROPEA

Definire meglio i reati

di Maria Paola Colombo Svevo
(deputato al Parlamento europeo)
            

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1998 - Home Page Drammatici avvenimenti hanno svelato l’inadeguatezza delle iniziative a difesa dell’infanzia. Contro l’abuso non servono condanne generiche. Urgono valutazioni sulle cause che lo producono. E maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia.

Il termine "pedofilia" si ritrova raramente nei testi ufficiali, sia internazionali che nazionali. Nella maggior parte dei Paesi europei la legge non conosce il termine "pedofilia". Si limita a parlare di attentato al pudore, di abuso sessuale, di aggressione con o senza violenza. Questa parola ha mantenuto un contenuto ambivalente forse a causa di una certa cultura che ama cantare l’"amor giovane", evidenziare la "carica sessuale" che è presente nel bambino, piuttosto che denunciare le disparità e la violenza intrinseca in certi atti sessuali, anche non violenti, tra un adulto e un minore.

Solo recentemente, dopo alcuni drammatici avvenimenti successi in Europa, e dopo una definizione più puntuale di alcuni reati sui minori, questa parola ha assunto un significato più chiaro, almeno giuridicamente, perché la pedofilia si è trovata all’incrocio di alcuni di questi reati, dall’abuso sessuale al turismo sessuale, all’utilizzo illegale di Internet. Pochi episodi, come quello di pedofilia avvenuto in Belgio, a Marcinelle, hanno colpito così profondamente non solo il Paese, ma tutta l’Unione europea. Perché questo dramma ha svelato in maniera brutale una serie di incompetenze, incongruenze, superficialità, disattenzione delle istituzioni e della società.

Ci si è accorti che una rete di trafficanti e di pedofili si era inserita e sfruttava quelle libertà di espressione, di circolazione che sono il vanto della nostra tradizione democratica.

La libertà di espressione aveva permesso la pubblicazione delle guide Spartacus, una specie di vademecum per pedofili all’estero, con istruzioni precise su luoghi, prezzi, modalità di approccio; aveva consentito l’utilizzo di Internet come strumento di produzione e scambio di una nuova pornografia infantile e come mezzo per un collegamento sicuro tra pedofili nel mondo; la libertà di circolazione garantiva una facilità di manovra per la criminalità organizzata nella prostituzione infantile (pensiamo alle giovani prostitute-schiave albanesi) e rendeva ancora più evidente l’incongruenza di barriere investigative, di legislazioni diverse, di difficoltà di cooperazione nell’ambito sia giudiziario che di polizia. L’Europa scopriva così di non avere, di fronte al tema complesso dell’abuso e dello sfruttamento sessuale del bambino, né una strategia d’attacco comune, né una legislazione adeguata, né un coordinamento tra polizie, né un controllo delle informazioni.

Tutto questo ha accelerato una serie di interventi a livello dell’Unione europea, sia per quanto riguarda la definizione giuridica di alcuni reati specifici, al fine di rendere più omogenea la legislazione dei diversi Paesi membri, sia per quanto riguarda la forma di collaborazione tra le diverse istituzioni dei Paesi membri.

Così nell’azione comune adottata dal Consiglio il 24 febbraio 1997 abbiamo una definizione dello sfruttamento sessuale del minore che comprende l’incitamento o la costrizione di un bambino ad un’attività sessuale illegale; lo sfruttamento di un bambino ai fini di prostituzione, o per altre pratiche sessuali illegali, lo sfruttamento di un bambino per la produzione di materiale pornografico, di cui sono esplicitamente condannate non solo la produzione e la vendita, ma anche il possesso.

Ma, più in generale, l’abuso sessuale è definito dalle associazioni di difesa dell’infanzia come «l’utilizzo del corpo di un bambino per il piacere di una persona più vecchia di lui, qualunque siano le relazioni tra loro, e anche se non esiste violenza o costrizione».

La definizione come si vede si preoccupa dell’uso "strumentale del bambino", della evidente disparità tra l’adulto e il bambino e quindi del sottile, perverso gioco di influenza che l’adulto può esercitare sul minore. Non importa se egli sia stato indotto a questo comportamento sessuale, improprio per la sua età, da una ricompensa, da un ricatto affettivo o psicologico, o da una costrizione violenta.

Quello che è rilevante al fine del reato è l’abuso, lo sfruttamento di una debolezza. E non ha rilevanza e quindi non giustifica il pedofilo il fatto che il bambino abbia consapevolezza del carattere sessuale delle azioni, o il fatto che non ci sia stato stupro o atto fisico, ma solo forme come l’accarezzare o il toccare in modo inappropriato il minore.

Tutti questi atti hanno effetti devastanti sui minori che vanno dal sentimento di colpevolezza, di vergogna fino a veri e propri traumi che si trascineranno per il resto della vita. Non è un caso che una delle costanti degli episodi di abuso riguardi persone che a loro volta sono state oggetto di abuso. C’è una ciclicità, una specie di trasmissione di questo trauma che passa da una generazione all’altra. Spesso l’abuso da parte di un genitore può essere ricondotto a un’infanzia traumatica, a un abuso fisico, o anche a una sofferta mancanza di attenzione e di amore.

Vittima e carnefice quindi si trovano spesso all’interno di una spirale che è difficile spezzare. E per questo il tema della pedofilia ha bisogno di grande attenzione e di grande responsabilità. Non servono condanne generiche, ma una valutazione delle cause individuali e sociali, il discernimento non sempre facile tra brutalità e sfruttamento, malattia e recidività, un equilibrio difficile tra scelte repressive che si impongono per la difesa dei minori, quali una banca dati dei pedofili recidivi, l’allontanamento dei pedofili dalle professioni a contatto con bambini, e scelte di ricupero e di aiuti psicologico e sociale alle vittime e di trattamento degli stessi pedofili.

Trasgressivi e occasionali

Oggi la pedofilia ha spesso il volto trasgressivo, occasionale e consumista del turismo sessuale. I Paesi europei sono gli utenti più costanti. E sono incredibili le giustificazioni pseudo-culturali ed economiche (qui le donne sono mature sessualmente sin da bambine; lo facciamo per aiutare), l’incapacità di cogliere il lato violento di un atto sessuale maturato e subito nella povertà, nel bisogno.

E tutto questo oggi coinvolge ormai i vicini Paesi dell’Est, ai quali chiediamo, perché entrino nell’Unione europea, quel rispetto dei diritti dell’uomo, che poi andiamo a calpestare a casa loro.

L’Unione europea ha chiesto agli Stati membri un rafforzamento della lotta contro il turismo sessuale, senza ambiguità, si è impegnata a valutare regolarmente i progressi compiuti sull’attuazione di norme giuridiche, a favorire la raccolta e lo scambio di informazioni sul rapporto turismo e prostituzione, sull’identità e le motivazioni dei turisti sessuali e a elaborare codici di condotta e meccanismi di autodisciplina.

In particolare su un punto si è impegnata l’Unione europea, anche sulla spinta del Parlamento europeo, ed è la possibilità di perseguire i cittadini degli Stati membri per i reati di abuso sessuale e di pedofilia anche se commessi all’estero, anche se commessi in un Paese in cui questi atti non sono considerati reati. Si tratta della così detta regola di "extraterritorialità" e della soppressione del principio della doppia incriminazione che è stata chiesta dalle Ong (Organizzazioni non governative) e che consente di perseguire i pedofili e i turisti sessuali secondo la legge del proprio Paese evitando una comoda forma di impunità per gli abusi sessuali commessi all’estero.

La forma scelta dal Consiglio dei ministri dell’Unione europea denuncia le differenti legislazioni degli Stati membri. Mentre il Belgio proponeva la possibilità di incriminazione di un pedofilo che anche solo transitasse per un Paese europeo, Danimarca e Olanda si oppongono a un principio di extraterritorialità «senza incriminazione reciproca».

E, infine, la pedofilia ha trovato in Internet uno strumento efficace e silenzioso per fare circolare immagini di pornografia infantile, per entrare in contatto con minori, per preparare incontri, per scambiarsi informazioni utili a costruire reti di pedofili. L’Unione europea, in una serie di documenti ufficiali, ha messo a confronto i differenti criteri in vigore nei vari Paesi cercando di definire la necessità di un controllo sui contenuti illegali (e gli atti di pedofilia e di pornografia infantile rientrano in questi) attraverso la creazione di una polizia cibernetica all’interno di Europol, e sollecitando nuclei specializzati in ogni Paese, e cercando di accreditare sistemi di filtraggio per i contenuti pregiudiziali, ma non illegali.

La Commissione propone misure di cooperazione giudiziaria a livello internazionale e delle linee comuni per forme di autoregolamentazione come l’elaborazione di codici di condotta che dovranno tener conto delle regole e dei principi elaborati per difendere i minori e la dignità umana.

Per concludere dobbiamo notare che, dalla lettura dei diversi documenti, a livello europeo ci sembrano ancora aperti alcuni problemi. Innanzitutto la necessità di una riflessione più approfondita sulla nozione di "minore", di "età di consenso".

Se la Convenzione delle Nazioni Unite pone a 18 anni la maggiore età, noi sappiamo che per l’attività sessuale le leggi nell’Unione europea situano l’età del consenso tra i 13 e i 17 anni. Età quindi molto diverse, sopra le quali l’adulto non è ritenuto responsabile di certi atti, a meno di una denuncia esplicita del minore. Siccome oggi la pedofilia ha una dimensione internazionale, l’abbassamento dell’età del consenso non va a sostegno di una libertà dell’adolescente, che anzi, essendo considerato consenziente, è meno tutelato rispetto alla volontà dell’adulto.

In secondo luogo, come si è visto, è in atto una definizione di alcuni reati di abuso sessuale, ma esistono ancora lacune e spazi di intervento proprio sulla pedofilia. Infine bisogna che la clausola di extraterritorialità applicata in Austria, Belgio, Italia sia generalizzata in tutta l’Unione europea.

Pur con tutti i limiti, non c’è dubbio che su questi temi sta avvenendo nei Paesi europei una riflessione e un dibattito intenso e che molte delle indicazioni europee hanno trovato un forte riscontro sia nelle modifiche della legislazione (vedi la legge italiana sullo sfruttamento sessuale dei minori), sia nelle forme di cooperazione giudiziaria e di polizia, sia soprattutto nella riflessione culturale sui diritti del bambino nella nostra società.

Non è un caso che il Parlamento europeo abbia più volte richiesto che questi diritti vengano menzionati esplicitamente nei trattati dell’Unione europea, quasi posti a fondamento della stessa costruzione europea.

Maria Paola Colombo Svevo
   

 

I SANTI INNOCENTI

Fingendosi pedofilo, via Internet prima e come turista dopo, lo scrittore Claudio Camarca entra in contatto con altri pedofili alla ricerca dei propri oggetti del desiderio, ma anche di uno scambio di pareri e di fratellanza. Ne nasce un libro-inchiesta (I santi innocenti, Baldini & Castoldi, lire 24.000) che racconta la miseria dei bambini di Bucarest che vivono nelle fogne; la tristezza delle minorenni brasiliane che agenzie europee senza scrupoli mettono sulle strade di Fortaleza e Recife a disposizione di turisti perversi; la vicenda di due gemelline thailandesi di quattro anni. Nel vortice dell’orrore Camarca non giudica; lascia che i fatti registrino la violenza e l’oltraggio. Ma la materia sembra contaminarlo poiché il male è vischioso e intacca anche chi lo sfiora da lontano.

Attecchisce qui la denuncia feroce dell’autore contro chi depreda, paga, riparte e spesso ritorna. Vuole dare parole a quell’odio taciuto, letto sul volto di santi innocenti condannati al martirio. «Dovevo capire le ragioni di un bambino che vende se stesso. Cogliere la spiritualità disperata nell’atto di raggiungere un uomo e chinarsi ai suoi voleri».

c.b.

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