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Drammatici
avvenimenti hanno svelato linadeguatezza delle iniziative a difesa
dellinfanzia. Contro labuso non servono condanne generiche. Urgono valutazioni
sulle cause che lo producono. E maggiore cooperazione giudiziaria e di polizia. Il
termine "pedofilia" si ritrova raramente nei testi ufficiali, sia internazionali
che nazionali. Nella maggior parte dei Paesi europei la legge non conosce il termine
"pedofilia". Si limita a parlare di attentato al pudore, di abuso sessuale, di
aggressione con o senza violenza. Questa parola ha mantenuto un contenuto ambivalente
forse a causa di una certa cultura che ama cantare l"amor giovane",
evidenziare la "carica sessuale" che è presente nel bambino, piuttosto che
denunciare le disparità e la violenza intrinseca in certi atti sessuali, anche non
violenti, tra un adulto e un minore.
Solo recentemente, dopo alcuni drammatici avvenimenti
successi in Europa, e dopo una definizione più puntuale di alcuni reati sui minori,
questa parola ha assunto un significato più chiaro, almeno giuridicamente, perché la
pedofilia si è trovata allincrocio di alcuni di questi reati, dallabuso
sessuale al turismo sessuale, allutilizzo illegale di Internet. Pochi
episodi, come quello di pedofilia avvenuto in Belgio, a Marcinelle, hanno colpito così
profondamente non solo il Paese, ma tutta lUnione europea. Perché questo dramma ha
svelato in maniera brutale una serie di incompetenze, incongruenze, superficialità,
disattenzione delle istituzioni e della società.
Ci si è accorti che una rete di trafficanti e di pedofili
si era inserita e sfruttava quelle libertà di espressione, di circolazione che sono il
vanto della nostra tradizione democratica.
La libertà di espressione aveva permesso la pubblicazione
delle guide Spartacus, una specie di vademecum per pedofili allestero,
con istruzioni precise su luoghi, prezzi, modalità di approccio; aveva consentito
lutilizzo di Internet come strumento di produzione e scambio di una nuova
pornografia infantile e come mezzo per un collegamento sicuro tra pedofili nel mondo; la
libertà di circolazione garantiva una facilità di manovra per la criminalità
organizzata nella prostituzione infantile (pensiamo alle giovani prostitute-schiave
albanesi) e rendeva ancora più evidente lincongruenza di barriere investigative, di
legislazioni diverse, di difficoltà di cooperazione nellambito sia giudiziario che
di polizia. LEuropa scopriva così di non avere, di fronte al tema complesso
dellabuso e dello sfruttamento sessuale del bambino, né una strategia
dattacco comune, né una legislazione adeguata, né un coordinamento tra polizie,
né un controllo delle informazioni.
Tutto questo ha accelerato una serie di interventi a
livello dellUnione europea, sia per quanto riguarda la definizione giuridica di
alcuni reati specifici, al fine di rendere più omogenea la legislazione dei diversi Paesi
membri, sia per quanto riguarda la forma di collaborazione tra le diverse istituzioni dei
Paesi membri.
Così nellazione comune adottata dal Consiglio il 24
febbraio 1997 abbiamo una definizione dello sfruttamento sessuale del minore che comprende
lincitamento o la costrizione di un bambino ad unattività sessuale illegale;
lo sfruttamento di un bambino ai fini di prostituzione, o per altre pratiche sessuali
illegali, lo sfruttamento di un bambino per la produzione di materiale pornografico, di
cui sono esplicitamente condannate non solo la produzione e la vendita, ma anche il
possesso.
Ma, più in generale, labuso sessuale è definito
dalle associazioni di difesa dellinfanzia come «lutilizzo del corpo di un
bambino per il piacere di una persona più vecchia di lui, qualunque siano le relazioni
tra loro, e anche se non esiste violenza o costrizione».
La definizione come si vede si preoccupa delluso
"strumentale del bambino", della evidente disparità tra ladulto e il
bambino e quindi del sottile, perverso gioco di influenza che ladulto può
esercitare sul minore. Non importa se egli sia stato indotto a questo comportamento
sessuale, improprio per la sua età, da una ricompensa, da un ricatto affettivo o
psicologico, o da una costrizione violenta.
Quello che è rilevante al fine del reato è labuso,
lo sfruttamento di una debolezza. E non ha rilevanza e quindi non giustifica il pedofilo
il fatto che il bambino abbia consapevolezza del carattere sessuale delle azioni, o il
fatto che non ci sia stato stupro o atto fisico, ma solo forme come laccarezzare o
il toccare in modo inappropriato il minore.
Tutti questi atti hanno effetti devastanti sui minori che
vanno dal sentimento di colpevolezza, di vergogna fino a veri e propri traumi che si
trascineranno per il resto della vita. Non è un caso che una delle costanti degli episodi
di abuso riguardi persone che a loro volta sono state oggetto di abuso. Cè una
ciclicità, una specie di trasmissione di questo trauma che passa da una generazione
allaltra. Spesso labuso da parte di un genitore può essere ricondotto a
uninfanzia traumatica, a un abuso fisico, o anche a una sofferta mancanza di
attenzione e di amore.
Vittima e carnefice quindi si trovano spesso
allinterno di una spirale che è difficile spezzare. E per questo il tema della
pedofilia ha bisogno di grande attenzione e di grande responsabilità. Non servono
condanne generiche, ma una valutazione delle cause individuali e sociali, il discernimento
non sempre facile tra brutalità e sfruttamento, malattia e recidività, un equilibrio
difficile tra scelte repressive che si impongono per la difesa dei minori, quali una banca
dati dei pedofili recidivi, lallontanamento dei pedofili dalle professioni a
contatto con bambini, e scelte di ricupero e di aiuti psicologico e sociale alle vittime e
di trattamento degli stessi pedofili.
Trasgressivi
e occasionali
Oggi
la pedofilia ha spesso il volto trasgressivo, occasionale e consumista del turismo
sessuale. I Paesi europei sono gli utenti più costanti. E sono incredibili le
giustificazioni pseudo-culturali ed economiche (qui le donne sono mature sessualmente sin
da bambine; lo facciamo per aiutare), lincapacità di cogliere il lato violento di
un atto sessuale maturato e subito nella povertà, nel bisogno.
E tutto questo oggi coinvolge ormai i vicini Paesi
dellEst, ai quali chiediamo, perché entrino nellUnione europea, quel rispetto
dei diritti delluomo, che poi andiamo a calpestare a casa loro.
LUnione europea ha chiesto agli Stati membri un
rafforzamento della lotta contro il turismo sessuale, senza ambiguità, si è impegnata a
valutare regolarmente i progressi compiuti sullattuazione di norme giuridiche, a
favorire la raccolta e lo scambio di informazioni sul rapporto turismo e prostituzione,
sullidentità e le motivazioni dei turisti sessuali e a elaborare codici di condotta
e meccanismi di autodisciplina.
In particolare su un punto si è impegnata lUnione
europea, anche sulla spinta del Parlamento europeo, ed è la possibilità di perseguire i
cittadini degli Stati membri per i reati di abuso sessuale e di pedofilia anche se
commessi allestero, anche se commessi in un Paese in cui questi atti non sono
considerati reati. Si tratta della così detta regola di "extraterritorialità"
e della soppressione del principio della doppia incriminazione che è stata chiesta dalle
Ong (Organizzazioni non governative) e che consente di perseguire i pedofili e i turisti
sessuali secondo la legge del proprio Paese evitando una comoda forma di impunità per gli
abusi sessuali commessi allestero.
La forma scelta dal Consiglio dei ministri
dellUnione europea denuncia le differenti legislazioni degli Stati membri. Mentre il
Belgio proponeva la possibilità di incriminazione di un pedofilo che anche solo
transitasse per un Paese europeo, Danimarca e Olanda si oppongono a un principio di
extraterritorialità «senza incriminazione reciproca».
E, infine, la pedofilia ha trovato in Internet uno
strumento efficace e silenzioso per fare circolare immagini di pornografia infantile, per
entrare in contatto con minori, per preparare incontri, per scambiarsi informazioni utili
a costruire reti di pedofili. LUnione europea, in una serie di documenti ufficiali,
ha messo a confronto i differenti criteri in vigore nei vari Paesi cercando di definire la
necessità di un controllo sui contenuti illegali (e gli atti di pedofilia e di
pornografia infantile rientrano in questi) attraverso la creazione di una polizia
cibernetica allinterno di Europol, e sollecitando nuclei specializzati in ogni
Paese, e cercando di accreditare sistemi di filtraggio per i contenuti pregiudiziali, ma
non illegali.
La Commissione propone misure di cooperazione giudiziaria
a livello internazionale e delle linee comuni per forme di autoregolamentazione come
lelaborazione di codici di condotta che dovranno tener conto delle regole e dei
principi elaborati per difendere i minori e la dignità umana.
Per concludere dobbiamo notare che, dalla lettura dei
diversi documenti, a livello europeo ci sembrano ancora aperti alcuni problemi.
Innanzitutto la necessità di una riflessione più approfondita sulla nozione di
"minore", di "età di consenso".
Se la Convenzione delle Nazioni Unite pone a 18 anni la
maggiore età, noi sappiamo che per lattività sessuale le leggi nellUnione
europea situano letà del consenso tra i 13 e i 17 anni. Età quindi molto diverse,
sopra le quali ladulto non è ritenuto responsabile di certi atti, a meno di una
denuncia esplicita del minore. Siccome oggi la pedofilia ha una dimensione internazionale,
labbassamento delletà del consenso non va a sostegno di una libertà
delladolescente, che anzi, essendo considerato consenziente, è meno tutelato
rispetto alla volontà delladulto.
In secondo luogo, come si è visto, è in atto una
definizione di alcuni reati di abuso sessuale, ma esistono ancora lacune e spazi di
intervento proprio sulla pedofilia. Infine bisogna che la clausola di extraterritorialità
applicata in Austria, Belgio, Italia sia generalizzata in tutta lUnione europea.
Pur con tutti i limiti, non cè dubbio che su questi
temi sta avvenendo nei Paesi europei una riflessione e un dibattito intenso e che molte
delle indicazioni europee hanno trovato un forte riscontro sia nelle modifiche della
legislazione (vedi la legge italiana sullo sfruttamento sessuale dei minori), sia nelle
forme di cooperazione giudiziaria e di polizia, sia soprattutto nella riflessione
culturale sui diritti del bambino nella nostra società.
Non è un caso che il Parlamento europeo abbia più volte
richiesto che questi diritti vengano menzionati esplicitamente nei trattati
dellUnione europea, quasi posti a fondamento della stessa costruzione europea.
Maria Paola Colombo Svevo
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I SANTI INNOCENTI
Fingendosi
pedofilo, via Internet prima e come turista dopo, lo scrittore Claudio Camarca
entra in contatto con altri pedofili alla ricerca dei propri oggetti del desiderio, ma
anche di uno scambio di pareri e di fratellanza. Ne nasce un libro-inchiesta (I santi
innocenti, Baldini & Castoldi, lire 24.000) che racconta la miseria dei bambini di
Bucarest che vivono nelle fogne; la tristezza delle minorenni brasiliane che agenzie
europee senza scrupoli mettono sulle strade di Fortaleza e Recife a disposizione di
turisti perversi; la vicenda di due gemelline thailandesi di quattro anni. Nel vortice
dellorrore Camarca non giudica; lascia che i fatti registrino la violenza e
loltraggio. Ma la materia sembra contaminarlo poiché il male è vischioso e intacca
anche chi lo sfiora da lontano.
Attecchisce qui la denuncia feroce dellautore contro
chi depreda, paga, riparte e spesso ritorna. Vuole dare parole a quellodio taciuto,
letto sul volto di santi innocenti condannati al martirio. «Dovevo capire le ragioni di
un bambino che vende se stesso. Cogliere la spiritualità disperata nellatto di
raggiungere un uomo e chinarsi ai suoi voleri».
c.b. |
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