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Un tempo la
prevenzione contava sulla presenza di nonni e zie. E il fenomeno dellabuso trovava
degli argini. Oggi, invece, attraversa tutte le fasce sociali. Inoltre, si è abbassata
letà dellabusante e della sua vittima. Giornali e Tv sovraespongono
limmagine dei ragazzi. Melita Cavallo è una figura di
spicco nel campo della difesa dellinfanzia. Sposata, tre figli, giudice minorile a
Napoli da molti anni, presiede la Commissione contro gli abusi allinfanzia istituita
dalla ministra degli Affari sociali Livia Turco. Non si spaventa quando le vengono
ricordate le cifre dellultima ricerca Censis sullo sfruttamento sessuale dei minori.
Secondo quei dati, 2 bambini su 1.000 subiscono violenze sessuali. Le vittime oscillano
tra le 10.500 e le 21.000 lanno. L8% su 10% degli abusi fuori casa è vittima
di insegnanti e altre figure professionali vicine ai minori, mentre lo sconosciuto è
colpevole nel 2% dei casi. Più che scandalizzarsi è la consapevolezza degli adulti che
aiuta i bambini, sembra sottolineare mentre rincara la dose: «È necessario interrogarsi
sulle trasformazioni che hanno interessato la società negli ultimi decenni, con
particolare attenzione ai nuovi strumenti educativi».
- Non attribuisce troppa responsabilità alla famiglia?
«La sua evoluzione negli ultimi ventanni presenta
precise connotazioni: la famiglia allargata, solida e solidale di un tempo è oggi sempre
più spesso mononucleare e con un solo figlio; è altrettanto spesso ricomposta, reduce da
convivenze progressive, con figli da ognuna di esse; è sempre più socialmente isolata e
lontana dai pochi riferimenti familiari; è fortemente delegante rispetto ai compiti
educativi, perché condizionata o dal carrierismo di uno o di entrambi i genitori o dai
problemi di sopravvivenza quotidiana. Nel primo caso i genitori delegano alle agenzie
esterne di socializzazione (scuole di lingue, associazioni sportive e ricreative, Tv), nel
secondo alla strada, e naturalmente alla televisione».
- Chi sostituisce le figure significative di un tempo?
«Non è per puro caso che oggi sono fiorite nuove
professionalità, come il terapista, il consulente familiare e quello esistenziale, il
mediatore familiare. E la relegazione in altri luoghi delle figure del circuito familiare
allargato, quali nonni, zii e cugini, parenti che assolvevano a una funzione
"cuscinetto", ha diminuito le capacità di autodifesa familiare, ha reso le
pareti domestiche più penetrabili».
- Anche un tempo le pareti nascondevano forme inaudite di
violenza. Che differenza cè rispetto al passato?
«Da una parte è più difficile tenere nascosta una
eventuale violenza fisica o sessuale esistente in famiglia, ma, daltra parte, è
più facile che un soggetto abusante, presente in famiglia o vicino a essa, riesca nella
sua condotta violenta, proprio perché non sono più presenti quelle barriere umane, che
in passato si interponevano tra ladulto e il bambino per sottrarlo allabuso, o
per evitare che si ripetesse, o che si venisse a sapere».
- Quali altri luoghi sono teatro di abusi?
«Dal momento che sia labusante che la sua vittima
possono essere ovunque, i luoghi sono quelli dove si svolge lattività del bambino:
scuola, circolo sportivo, la piscina, lospedale, la strada, i vicoli. La famiglia
delega, più che luogo di affettività e di armonia è un arcipelago di conflitti. Lo
Stato disciplina i rapporti, i diritti, la dignità dei componenti, ma non basta affinare
gli istituti quali separazione, divorzio, aborto per risolvere i problemi».
- Vi sono caratteristiche che in passato non erano evidenti,
Internet escluso?
«I minori oggi sono sovraesposti nei media che
veicolano unimmagine ambigua delladolescenza. Giornali e Tv nel 62% dei casi
puntano sulleffetto choc-allarme. Dei bambini se ne parla quasi esclusivamente in
termini problematici. Ma ciò che è nuovo è che la violenza sui minori è trasversale,
investe tutte le fasce sociali, prescinde dal reddito, dalla scolarizzazione, dal
territorio. Inoltre, si è abbassata letà sia della vittima che
dellabusante».
- Lemancipazione della donna che parte ha avuto in
tutto questo?
«È stata la più grande trasformazione vissuta dalla
donna nel corso dei secoli. La donna è divenuta rilevante soggetto sociale con capacità
di negoziazione con luomo: il marito, il partner, il datore di lavoro. La
riforma del diritto di famiglia attuata nel 1975 le riconosce lesercizio congiunto
della potestà sui figli e il diritto successorio sui beni del marito; è competitiva in
qualsiasi ruolo, e non sempre luomo sa reggere il confronto».
- Non dirà anche lei che la colpa è della donna?
«Il mio ragionamento è su tuttaltro versante.
Ladulto incompiuto, che nel rapporto ha bisogno assoluto di un oggetto, di una
preda, si sente inadeguato nel confronto e può essere portato a spostare la propria
libidine su di unaltra persona, che sia a portata di mano, accogliente e fiduciosa,
e con la quale si possa relazionare con facilità, senza neanche parlare: basta un dito
sulla bocca per chiedere e ottenere il segreto e la complicità, quella complicità che è
tipica di un gioco, di un gioco che il bambino non sa essere perverso, perché si affida,
bisognoso comè, oggi più di ieri, di attenzione e di affetto. Spesso, dunque la
sessualità agita tra un adulto e un bambino rappresenta lincontro di due
fragilità. È vero anche che la donna, avendo conquistato lindipendenza economica,
riesce più facilmente a sottrarsi alla complicità con il marito o il compagno, riesce a
trovare la forza di denunziarlo. Ricordo molte donne che alcuni anni fa tentavano di
giustificare il loro silenzio rivelandomi lo squallore di una vita misera e disadorna di
affettività: madri di più figli ai quali sarebbe venuto meno il pane quotidiano in caso
di arresto del padre, per cui avevano dovuto scegliere di non vedere: e intanto avevano
cercato di sottrarre la figlia alle voglie del padre mandandola altrove: dalla nonna,
dalla zia, dalla madrina di battesimo».
- Vi sono cause sociali che spiegano la violenza?
«Il maltrattamento fisico sui minori è in aumento anche
a causa della perdita del lavoro da parte del capo famiglia, che, frustrato nella sua
identità di ruolo perché non più in grado di far fronte, caricato talvolta in via
sostitutiva anche di problemi squisitamente domestici, o cade in depressione e spesso
nella dipendenza dallalcol, o esplode violentemente maltrattando moglie e figli».
- È in aumento o no il fenomeno dellabuso sessuale?
«Non cè dubbio che una società come la nostra,
per le grandi capacità di interscambi informativi, aumenta enormemente la visibilità su
qualsiasi fatto di cronaca e fenomeno sociale. Sembra incontrovertibile che il triste
fenomeno dellabuso sessuale sui minori sia oggi in aumento rispetto al passato».
Cristina Beffa
EDUCARE AL BENE
L'ultimo libro di Vittorino Andreoli, Dalla parte dei bambini (Rizzoli,
L. 28.000), è rivolto a genitori ed educatori, fornisce un quadro dellevoluzione
dellapproccio al bambino in campo sociale, psicologico e pedagogico, con particolare
attenzione alle diverse forme di violenza che ladulto può mettere in atto nei
confronti del bambino.
Questultimo può essere oggetto di violenza da parte
dei genitori assenti o troppo presenti, negato e idealizzato, può essere misconosciuto
nella propria unità psicofisica. I diversi modi del maltrattamento vanno
dallabbandono di fronte al televisore al vero e proprio sfruttamento pedofilico del
bisogno di piacere e di protezione del piccolo. Ma se il lettore viene accompagnato a
esaminare un panorama di atteggiamenti negativi verso linfanzia, egli non è
lasciato solo a immaginare quali potrebbero essere gli "antidoti" a tale
violenza. Infatti sono illustrate le costanti che permettono al bambino una sana crescita
nella delicata fase che va da 0 a 3 anni: la stabilità delle figure significative, la
coscienza e la consapevolezza della coppia genitoriale (che non deve confondere il proprio
benessere o malessere con il benessere o malessere della prole). Proprio nella disamina di
questi tre atteggiamenti sembra risiedere uno dei maggiori pregi del libro: il genitore
che legge ne trae unindicazione chiara, unesortazione alla responsabilità e
alla potenzialità del proprio ruolo.
A conferma si presenta acutamente leducazione come
strumento di difesa del bambino. Il genitore possiede una possibilità concreta di difesa
del piccolo, non solo affidata alla speranza che non faccia "brutti incontri".
«A un bambino sostiene lautore non si può insegnare la diffidenza.
È importante educarlo a voler bene, a stabilire relazioni positive, a rispettare se
stesso e gli altri. Questa è la chiave della protezione e dellautoprotezione: il
bambino che si rispetta, che ha fiducia in se stesso perché gli è stato insegnato a
rispettarsi, non si svenderà per qualche regalino o per una parola maligna».
Interessante appare anche lidea che la difesa del bambino debba essere affidata
allintera società, e non solo alla famiglia, ma questo aspetto non è approfondito.
Forse in questo mancato approfondimento risiede uno dei limiti del libro che lascia al
lettore la sensazione di non cogliere gli aspetti salienti dei problemi enunciati e non
vede declinata nel quotidiano la teoria pedagogica proposta.
Micol Gillini |
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