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MASS MEDIA & FAMIGLIA - GLI EPISODI DI CUI SI È PARLATO

Un fiume che si ingrossa

di Claudio Ragaini
    

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1998 - Home Page A partire dagli anni Settanta sulle pagine dei giornali aumenta l’attenzione verso gli abusi contro i bambini. Anche il linguaggio cambia completamente. Scompare, o quasi, il pudore. Resta pesante il rischio di denunce generiche, poco efficaci.

Da qualche tempo tra gli argomenti privilegiati dai mezzi di informazione, non soltanto italiani, figura quello dell’abuso sui minori: dai tragici casi di pedofilia al cosiddetto turismo sessuale, per sconfinare nei casi di violenze in senso più vasto. Gli archivi dei giornali, i centri di documentazioni e i siti Internet traboccano di articoli e di servizi, il più delle volte accompagnati da generiche fotografie "di repertorio", commenti e analisi. C’è da chiedersi, anzitutto: questa attenzione è indotta dall’aumento obiettivo dei casi di cronaca e quindi dall’aggravarsi del fenomeno di cui i mass media diventano una cassa di risonanza; o ci troviamo di fronte a un interessamento in qualche modo drogato, "di moda", come avviene per altri generi di notizie?

Se facciamo un salto indietro nella memoria storica, di non molti anni fa, fatichiamo a ricordare titoli e articoli che richiamino l’attenzione dei lettori (non parliamo degli spettatori televisivi) su argomenti considerati al limite del pudore deontologico e quindi coperti dal silenzio. Non che da violenza sui minori e da casi di pedofilia la nostra e l’altrui società fosse esente, come ben sanno gli studiosi di costume: retaggio di antiche e mai sconfitte miserie e di una cultura indifferente ai diritti dell’infanzia. Ma un certo modo di intendere quel tipo di notizia faceva sì che negli organi di informazione più diffusi essa non comparisse del tutto, o venisse filtrata da un adeguato e prudente vocabolario che ne riduceva al minimo l’impatto. Nomi e cognomi (anche degli adulti coinvolti nelle "turpi vicende") erano rigorosamente limitati alle sigle, le foto bandite, i fatti ridotti all’essenziale della comunicazione giudiziaria. Se c’erano eccezioni a queste regole, esse appartenevano alla stampa scandalistica, da sottobosco giornalistico, che volutamente ci campava per il piacere di pochi.

Sarebbe interessante un’indagine semiotica che svelasse la trasformazione del linguaggio dei mezzi di comunicazione sul fenomeno dell’abuso dei minori: dalla prudenza assoluta alla notizia gridata, anche senza ritegni; dal titolo allusivo alla descrizione nuda e cruda, perfino insistente del fatto, alle foto ostentate senza pudori, almeno fino all’arrivo della Carta di Treviso. Le stesse parole "pedofilo" e "pedofilia", un tempo sconosciute ai mass media, entrano a far parte del vocabolario corrente in tempi relativamente recenti, forse nei tardi anni ’70, quando il diradarsi di quel velo di omertà che ha sempre coperto, per ragioni plausibili, lo sfruttamento dei minori porta gradualmente a un aumento delle denunce all’autorità giudiziaria e conseguentemente all’emergere del fenomeno, anche in termini crudi, senza ipocrisie, sui mezzi d’informazione; con il corredo inevitabile di dibattiti, discussioni e pubblicizzazione dei fatti che ne amplificano la risonanza nell’opinione pubblica.

Se scorriamo i giornali di questi ultimi anni assistiamo a un crescendo di intensità preoccupante nel modo in cui il fenomeno della pedofilia, e di quanto attiene allo sfruttamento dei minori, si è imposto all’attenzione del pubblico: tanto che da più parti, in ambienti scientifici e più responsabili, non si è mancato di sottolineare con preoccupazione il ruolo delicato e importante della stampa: «È bene che di questi fatti si parli, che la televisione e i giornali portino nelle nostre case le testimonianze di realtà che forse molti preferirebbero ignorare. Ma esiste tuttavia un rischio cui l’uso indiscriminato e poco intelligente dei media espone l’opinione pubblica: quello di una denuncia generica e affrettata, volta a suscitare una pietà immediata ed epidermica e quindi sterile, inutile» (Mondo Domani, Dossier "Violenze all’infanzia": il caso Italia, a cura di Susanna Bucci ed Elisabetta Porfiri, novembre 1987).

Episodi sconvolgenti

Una cronaca succinta e assai incompleta ci riporta indietro di 17 anni, al 1981, quando a Gallarate uno sceneggiatore di fumetti viene rinviato a giudizio insieme con la moglie per adescamento di ragazzine. È un caso che fa scalpore, perché rompe silenzi secolari su un mondo di perversioni a danno di minorenni. Negli anni successivi, come un fiume che si ingrossa nel suo corso, molti altri episodi alimenteranno le pagine dei nostri giornali. Così, sempre nell’81, il caso di un importante diplomatico inglese coinvolto in uno scandalo internazionale di corrispondenza erotica a carattere pedofilo (antesignano degli scambi su Internet); e ancora a Napoli, nell’86, l’arresto di un austriaco e di un napoletano che adescavano bambini nei vicoli dei quartieri spagnoli; e poi nell’88, a distanza di pochi mesi, l’esplodere della vicenda di un imprenditore triestino arrestato e condannato negli Stati Uniti per pedofilia e la dura sentenza di condanna a Bologna contro una vera e propria organizzazione di pedofili accusata di un losco commercio ai danni di minori: è la prima volta che in Italia viene scoperto un traffico del genere, notano i giornali; i quali già cominciano ad abbondare di titoli a effetto e di interviste: "Parola di sadico" (L’Espresso); "La mia vita di pedofilo" (Messaggero).

E mentre si discute di una legge che possa arginare un fenomeno in preoccupante diffusione, ecco ancora a Torino, nel novembre ’89, il caso di un gruppo di otto insospettabili personaggi invischiati in un giro di adescamento di minori; e il sondaggio promosso dal settimanale Epoca, dopo la scoperta di un caso di prostituzione minorile a Milano, che rivela inquietanti tendenze dell’opinione pubblica: contro i pedofili, c’è chi propone la pena di morte (9,8% degli intervistati) e l’evirazione (3,2%).

Ma arriveranno ancora altri casi tragici a scuotere l’opinione pubblica in Italia e all’estero: la bimba di sette anni uccisa a Balsorano, in provincia dell’Aquila nell’agosto del 1990; la vicenda sconvolgente del "mostro di Foligno", tra l’autunno del ’92 e l’estate del ’93, vittime due bambini di 4 e 10 anni; la scoperta, nel 1996, del campo degli orrori di Marcinelle, in Belgio, dove il pedofilo Dutroux seppelliva le bambine che adescava e uccideva; e ancora, nel ’97, a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, l’arresto di 17 persone accusate di violenze ai danni di venti alunni delle scuole elementari. Per giungere ai casi più recenti: l’uccisione del piccolo Silvestro delle Cave, a Cicciano, ancora in provincia di Napoli, nel 1997: accusati tre pedofili, di cui uno morirà in carcere qualche giorno dopo; e quella del piccolo Simeone Nardacci, otto anni, assassinato nella pineta di Ostia l’estate scorsa, dopo essere stato anch’egli vittima di abusi sessuali, in un intrigo di responsabilità non ancora chiarite. Pochi giorni prima che il Parlamento approvasse la legge contro lo sfruttamento (vedi testo a pag. 63 ss.).

Dice l’art. 3 di questa legge: «Chiunque, con qualsiasi mezzo anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza materiale pornografico... è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cento milioni». Dunque: anche per via telematica. Perché Internet è diventata la fonte più subdola e pericolosa che alimenta i contatti del commercio pedofilo nel mondo: proprio agli inizi di settembre i giornali hanno dato notizia di un’operazione internazionale di polizia, scattata in contemporanea in venti Paesi di tutto il mondo, che ha portato all’arresto di decine di persone (tra cui due italiani: un fisico nucleare di Napoli e un pediatra di Catanzaro) coinvolte in uno scambio gigantesco di materiale pornografico via Internet, avente come soggetti bambini di tutto il mondo.

Ma a parte i siti segreti, quanti messaggi ambigui, quanti traffici poco chiari si annidano dietro sigle e annunci apparentemente innocui? Alla voce pedofilia il "motore" Arianna di Internet fornisce 1.287 documenti. C’è di tutto: da articoli di giornali a inchieste, a documenti, a manifesti ideologici. Uno di questi è intitolato "Pedofilia e Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate". Dice tra l’altro: «In uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato».

Claudio Ragaini
    

NAVIGAZIONE SICURA

La navigazione intermediale può presentare aspetti divertenti e sicuri. Basta procurarsi dei buoni "indirizzi". Ad esempio, la Guida a Internet per i genitori redatta dal Dipartimento dell’educazione degli Stati Uniti (www.Keycomm.it/parents/).

Il sito, targato White House, è didattico: spiega per filo e per segno che cosa si deve fare per accedere a Internet e segnala alcuni accorgimenti pratici di base per evitare spiacevoli incidenti. I bambini non devono dare informazioni personali o usare una carta di credito on line senza il permesso dei genitori. Mai condividere la password, neanche con gli amici. Mai combinare appuntamenti.

Pierino Porcospino (www.cweb.it/pierino/) è l’ospite di un sito per bambini ricco di giochi e rubriche; www.hdc.it/surfing/webser16.htm fornisce un elenco di pagine dedicate ai più piccoli che comprende una sezione per i giochi in Rete, una per i baby navigatori e una sulle favole e i fumetti; www.spin.it/punti/bambini1.html fa entrare nel mondo delle favole, dei fumetti e dei cartoni animati.

A cura del Cisf

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