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| MASS MEDIA & FAMIGLIA - GLI EPISODI DI CUI
SI È PARLATO Un fiume che si ingrossa di Claudio Ragaini |
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A partire dagli anni
Settanta sulle pagine dei giornali aumenta lattenzione verso gli abusi contro i
bambini. Anche il linguaggio cambia completamente. Scompare, o quasi, il pudore. Resta
pesante il rischio di denunce generiche, poco efficaci. Da qualche tempo tra gli argomenti privilegiati dai mezzi di informazione, non soltanto italiani, figura quello dellabuso sui minori: dai tragici casi di pedofilia al cosiddetto turismo sessuale, per sconfinare nei casi di violenze in senso più vasto. Gli archivi dei giornali, i centri di documentazioni e i siti Internet traboccano di articoli e di servizi, il più delle volte accompagnati da generiche fotografie "di repertorio", commenti e analisi. Cè da chiedersi, anzitutto: questa attenzione è indotta dallaumento obiettivo dei casi di cronaca e quindi dallaggravarsi del fenomeno di cui i mass media diventano una cassa di risonanza; o ci troviamo di fronte a un interessamento in qualche modo drogato, "di moda", come avviene per altri generi di notizie? Se facciamo un salto indietro nella memoria storica, di non molti anni fa, fatichiamo a ricordare titoli e articoli che richiamino lattenzione dei lettori (non parliamo degli spettatori televisivi) su argomenti considerati al limite del pudore deontologico e quindi coperti dal silenzio. Non che da violenza sui minori e da casi di pedofilia la nostra e laltrui società fosse esente, come ben sanno gli studiosi di costume: retaggio di antiche e mai sconfitte miserie e di una cultura indifferente ai diritti dellinfanzia. Ma un certo modo di intendere quel tipo di notizia faceva sì che negli organi di informazione più diffusi essa non comparisse del tutto, o venisse filtrata da un adeguato e prudente vocabolario che ne riduceva al minimo limpatto. Nomi e cognomi (anche degli adulti coinvolti nelle "turpi vicende") erano rigorosamente limitati alle sigle, le foto bandite, i fatti ridotti allessenziale della comunicazione giudiziaria. Se cerano eccezioni a queste regole, esse appartenevano alla stampa scandalistica, da sottobosco giornalistico, che volutamente ci campava per il piacere di pochi. Sarebbe interessante unindagine semiotica che svelasse la trasformazione del linguaggio dei mezzi di comunicazione sul fenomeno dellabuso dei minori: dalla prudenza assoluta alla notizia gridata, anche senza ritegni; dal titolo allusivo alla descrizione nuda e cruda, perfino insistente del fatto, alle foto ostentate senza pudori, almeno fino allarrivo della Carta di Treviso. Le stesse parole "pedofilo" e "pedofilia", un tempo sconosciute ai mass media, entrano a far parte del vocabolario corrente in tempi relativamente recenti, forse nei tardi anni 70, quando il diradarsi di quel velo di omertà che ha sempre coperto, per ragioni plausibili, lo sfruttamento dei minori porta gradualmente a un aumento delle denunce allautorità giudiziaria e conseguentemente allemergere del fenomeno, anche in termini crudi, senza ipocrisie, sui mezzi dinformazione; con il corredo inevitabile di dibattiti, discussioni e pubblicizzazione dei fatti che ne amplificano la risonanza nellopinione pubblica. Se scorriamo i giornali di questi ultimi anni assistiamo a un crescendo di intensità preoccupante nel modo in cui il fenomeno della pedofilia, e di quanto attiene allo sfruttamento dei minori, si è imposto allattenzione del pubblico: tanto che da più parti, in ambienti scientifici e più responsabili, non si è mancato di sottolineare con preoccupazione il ruolo delicato e importante della stampa: «È bene che di questi fatti si parli, che la televisione e i giornali portino nelle nostre case le testimonianze di realtà che forse molti preferirebbero ignorare. Ma esiste tuttavia un rischio cui luso indiscriminato e poco intelligente dei media espone lopinione pubblica: quello di una denuncia generica e affrettata, volta a suscitare una pietà immediata ed epidermica e quindi sterile, inutile» (Mondo Domani, Dossier "Violenze allinfanzia": il caso Italia, a cura di Susanna Bucci ed Elisabetta Porfiri, novembre 1987). Episodi sconvolgenti Una cronaca succinta e assai incompleta ci riporta indietro di 17 anni, al 1981, quando a Gallarate uno sceneggiatore di fumetti viene rinviato a giudizio insieme con la moglie per adescamento di ragazzine. È un caso che fa scalpore, perché rompe silenzi secolari su un mondo di perversioni a danno di minorenni. Negli anni successivi, come un fiume che si ingrossa nel suo corso, molti altri episodi alimenteranno le pagine dei nostri giornali. Così, sempre nell81, il caso di un importante diplomatico inglese coinvolto in uno scandalo internazionale di corrispondenza erotica a carattere pedofilo (antesignano degli scambi su Internet); e ancora a Napoli, nell86, larresto di un austriaco e di un napoletano che adescavano bambini nei vicoli dei quartieri spagnoli; e poi nell88, a distanza di pochi mesi, lesplodere della vicenda di un imprenditore triestino arrestato e condannato negli Stati Uniti per pedofilia e la dura sentenza di condanna a Bologna contro una vera e propria organizzazione di pedofili accusata di un losco commercio ai danni di minori: è la prima volta che in Italia viene scoperto un traffico del genere, notano i giornali; i quali già cominciano ad abbondare di titoli a effetto e di interviste: "Parola di sadico" (LEspresso); "La mia vita di pedofilo" (Messaggero). E mentre si discute di una legge che possa arginare un fenomeno in preoccupante diffusione, ecco ancora a Torino, nel novembre 89, il caso di un gruppo di otto insospettabili personaggi invischiati in un giro di adescamento di minori; e il sondaggio promosso dal settimanale Epoca, dopo la scoperta di un caso di prostituzione minorile a Milano, che rivela inquietanti tendenze dellopinione pubblica: contro i pedofili, cè chi propone la pena di morte (9,8% degli intervistati) e levirazione (3,2%). Ma arriveranno ancora altri casi tragici a scuotere lopinione pubblica in Italia e allestero: la bimba di sette anni uccisa a Balsorano, in provincia dellAquila nellagosto del 1990; la vicenda sconvolgente del "mostro di Foligno", tra lautunno del 92 e lestate del 93, vittime due bambini di 4 e 10 anni; la scoperta, nel 1996, del campo degli orrori di Marcinelle, in Belgio, dove il pedofilo Dutroux seppelliva le bambine che adescava e uccideva; e ancora, nel 97, a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, larresto di 17 persone accusate di violenze ai danni di venti alunni delle scuole elementari. Per giungere ai casi più recenti: luccisione del piccolo Silvestro delle Cave, a Cicciano, ancora in provincia di Napoli, nel 1997: accusati tre pedofili, di cui uno morirà in carcere qualche giorno dopo; e quella del piccolo Simeone Nardacci, otto anni, assassinato nella pineta di Ostia lestate scorsa, dopo essere stato anchegli vittima di abusi sessuali, in un intrigo di responsabilità non ancora chiarite. Pochi giorni prima che il Parlamento approvasse la legge contro lo sfruttamento (vedi testo a pag. 63 ss.). Dice lart. 3 di questa legge: «Chiunque, con qualsiasi mezzo anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza materiale pornografico... è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cento milioni». Dunque: anche per via telematica. Perché Internet è diventata la fonte più subdola e pericolosa che alimenta i contatti del commercio pedofilo nel mondo: proprio agli inizi di settembre i giornali hanno dato notizia di unoperazione internazionale di polizia, scattata in contemporanea in venti Paesi di tutto il mondo, che ha portato allarresto di decine di persone (tra cui due italiani: un fisico nucleare di Napoli e un pediatra di Catanzaro) coinvolte in uno scambio gigantesco di materiale pornografico via Internet, avente come soggetti bambini di tutto il mondo. Ma a parte i siti segreti, quanti messaggi ambigui, quanti traffici poco chiari si annidano dietro sigle e annunci apparentemente innocui? Alla voce pedofilia il "motore" Arianna di Internet fornisce 1.287 documenti. Cè di tutto: da articoli di giornali a inchieste, a documenti, a manifesti ideologici. Uno di questi è intitolato "Pedofilia e Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate". Dice tra laltro: «In uno Stato di diritto, essere pedofili, proclamarsi tali o anche sostenerne la legittimità non può essere considerato reato». Claudio Ragaini
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