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EDITORIALE

Pedofilia telematica

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 12 dicembre 1998 - Home Page Internet viene utilizzato per conoscersi, dialogare, prendere contatti e indirizzi di paradisi del sesso con bambini a poco prezzo. La società civile non può tacere.

La scoperta di una rete internazionale di pedofili, con agganci anche in Italia, che agiva attraverso Internet, ha sollevato il velo sull’emergenza pedofilia. E sono state messe in allarme le figure principali dell’educazione dei bambini: genitori, educatori, insegnanti, bidelli, amici e parenti.

Internet serviva per dialogare, conoscersi, fruire a basso costo di immagini atte al godimento, avere indirizzi utili per il turismo sessuale, individuare paradisi del sesso con bambini. Anche solo il legittimare e tollerare forme di pedofilia legate al consumo di immagini di bambini, viste su Internet o su riviste o in videocassette porno, è già di per sé un atto che va contro l’etica della convivenza civile. Il guardone, infatti, anche se direttamente non provoca danno ai minori, con la sua condotta rappresenta uno strumento dannoso: la domanda di queste merci crea a monte un’offerta che ha come vittime proprio dei bambini.

Famiglia e scuola dovrebbero mettere i ragazzi in grado di riconoscere e sfuggire ai pericoli rappresentati da insospettabili amici. Se un bambino ha dei genitori disponibili ad ascoltarlo e capaci di accogliere le sue confidenze, difficilmente diventerà vittima di abusi. Il pedofilo, infatti, gioca sul silenzio del bambino e gradatamente si merita la sua fiducia. La prima prevenzione è, quindi, il dialogo come abitudine, l’attenzione ai sentimenti e alle emozioni infantili.

Gli insegnanti più attenti sanno sollecitare confidenze, dimostrarsi disponibili, fornire sostegno, dare consigli, intuire se gli allievi stanno vivendo traumi, se sono sereni o turbati, se hanno bisogno di aiuto. Il primo passo della didattica è quello di costruire rapporti di fiducia da cui deriva l’apprendimento non solo di nozioni ma di vita.

Anche gli abusanti sono persone. Essi devono elaborare e recuperare un vissuto infantile contrassegnato da prevaricazioni e dominio, abusi e solitudini. Sono stati, quindi, a loro volta vittime inconsapevoli di relazioni sbagliate e dannose.

Scarseggiano i dati per affermare che il fenomeno sia in espansione rispetto a un passato in cui la promiscuità tra adulti e bambini generava atteggiamenti di possesso del più debole da parte del più forte, l’adulto, appunto, zio, patrigno, parente che fosse. Ma il fatto nuovo è la portata sociale che deriva dall’uso della telematica per loschi scambi.

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