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Internet viene utilizzato
per conoscersi, dialogare, prendere contatti e indirizzi di paradisi del sesso con bambini
a poco prezzo. La società civile non può tacere.La scoperta
di una rete internazionale di pedofili, con agganci anche in Italia, che agiva attraverso
Internet, ha sollevato il velo sullemergenza pedofilia. E sono state messe in
allarme le figure principali delleducazione dei bambini: genitori, educatori,
insegnanti, bidelli, amici e parenti.
Internet serviva per dialogare, conoscersi, fruire
a basso costo di immagini atte al godimento, avere indirizzi utili per il turismo
sessuale, individuare paradisi del sesso con bambini. Anche solo il legittimare e
tollerare forme di pedofilia legate al consumo di immagini di bambini, viste su Internet o
su riviste o in videocassette porno, è già di per sé un atto che va contro letica
della convivenza civile. Il guardone, infatti, anche se direttamente non provoca danno ai
minori, con la sua condotta rappresenta uno strumento dannoso: la domanda di queste merci
crea a monte unofferta che ha come vittime proprio dei bambini.
Famiglia e scuola dovrebbero mettere i ragazzi in grado di
riconoscere e sfuggire ai pericoli rappresentati da insospettabili amici. Se un bambino ha
dei genitori disponibili ad ascoltarlo e capaci di accogliere le sue confidenze,
difficilmente diventerà vittima di abusi. Il pedofilo, infatti, gioca sul silenzio del
bambino e gradatamente si merita la sua fiducia. La prima prevenzione è, quindi, il
dialogo come abitudine, lattenzione ai sentimenti e alle emozioni infantili.
Gli insegnanti più attenti sanno sollecitare confidenze,
dimostrarsi disponibili, fornire sostegno, dare consigli, intuire se gli allievi stanno
vivendo traumi, se sono sereni o turbati, se hanno bisogno di aiuto. Il primo passo della
didattica è quello di costruire rapporti di fiducia da cui deriva lapprendimento
non solo di nozioni ma di vita.
Anche gli abusanti sono persone. Essi devono elaborare e
recuperare un vissuto infantile contrassegnato da prevaricazioni e dominio, abusi e
solitudini. Sono stati, quindi, a loro volta vittime inconsapevoli di relazioni sbagliate
e dannose.
Scarseggiano i dati per affermare che il fenomeno sia in
espansione rispetto a un passato in cui la promiscuità tra adulti e bambini generava
atteggiamenti di possesso del più debole da parte del più forte, ladulto, appunto,
zio, patrigno, parente che fosse. Ma il fatto nuovo è la portata sociale che deriva
dalluso della telematica per loschi scambi.
LA DIREZIONE |