Davvero paradossale se pensiamo che "Giubileo"
vuol dire occasione di gioia e di festa. Ben che vada, il Giubileo è considerato un
insieme di grandi eventi, molto affollati e spettacolari, con la televisione nel ruolo di
protagonista e laspetto religioso relegato in un cantuccio, o ridotto a mero
folclore. Pensiamo a come la grande stampa sta affrontando il tema delle indulgenze.
Sembra che tutto sia riducibile a una specie di "gioco delloca". Vuoi uno
sconto di pena di dieci anni? Bene, rinuncia a qualche sigaretta. Ne vuoi venti di meno?
Allora non bere alcolici. Su un importante quotidiano nazionale abbiamo letto:
"Giubileo, istruzioni per il Paradiso". Si ha un bel dire: «tanto noi siamo al
riparo da queste interpretazioni riduttive e superficiali».
Nostro figlio Giovanni, dodici anni, ha deciso di prepararsi al Giubileo con due atti
di devozione: ha percorso in ginocchio la Scala Santa in Laterano e ha visitato il
cimitero durante la giornata dei defunti. Naturalmente ci siamo complimentati con lui.
Sennonché, quando gli abbiamo chiesto che cosa lo avesse spinto a quei gesti, ci ha
risposto: «Così parto avvantaggiato». Quasi fosse in gara in una raccolta a punti per
la conquista della salvezza!
Per parlare di Giubileo in famiglia, il primo passo da fare è chiarire, a noi stessi e
ai nostri figli, che cosè veramente il Giubileo. Assieme ai due figli più grandi
abbiamo elaborato questa definizione: un appuntamento speciale, proposto periodicamente
dalla Chiesa a tutti i credenti, per avvicinarci di più e meglio a Dio attraverso Gesù.
La Porta santa, che il Papa attraverserà per primo nella notte di Natale, ha proprio
questo significato simbolico. «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà
salvo; entrerà e troverà pascolo» (Gv 10,9). Ai figli più piccoli, ovviamente, non
possiamo parlare né dindulgenze né di porte sante, però possiamo accentuare la
nostra attenzione verso gli aspetti della loro formazione che richiamano
allesperienza religiosa e rendere speciali alcuni momenti della giornata familiare,
perché questo periodo porti frutti duraturi.
Un modo pratico per accostarsi al Giubileo in famiglia, senza tuttavia banalizzarlo, è
quello di spiegarlo utilizzando una sorta di vocabolario. Abbiamo scelto cinque parole:
pausa, perdono, ringraziamento, pellegrinaggio, Chiesa.
Se andiamo alle origini del Giubileo, origini ebraiche, scopriamo che non è scorretto
definirlo come una pausa. In quel mondo di contadini e pastori, si trattava di un periodo
in cui i campi erano lasciati a riposo, perché la terra potesse rigenerarsi e dare frutti
migliori. Lidea di pausa, di spazio vuoto da impegni, contiene una lezione per noi
contemporanei, tutti presi dalla smania di produrre e consumare senza sosta, un
"virus" che colpisce anche le famiglie.
Le nostre giornate, come genitori e come figli, assomigliano sempre di più a
unaffannosa corsa a ostacoli. Perfino i bambini piccoli sono coinvolti. Perché non
trovare un po di tempo per guardarsi in faccia con calma, per riconoscersi,
lasciando magari che qualche domanda inconsueta sinsinui dentro di noi?
Stare a tavola un po più del solito per raccontarsi quello che è successo
allasilo o a scuola o al lavoro, per riflettere sui comportamenti e le reazioni che
abbiamo registrato intorno a noi; spegnere televisione e radio affinché ognuno trovi il
proprio modo di riempire il silenzio, senza farsi imporre i rumori dallesterno;
riunirsi, grandi e piccoli, e pregare per il Papa, che anche le nostre
"piccoline" hanno imparato a riconoscere, sono idee semplici ma efficaci,
perché rompono davvero gli schemi su cui sono modellate tante, troppe serate in famiglia.
Inevitabile, in questi casi, la domanda venata di scetticismo: e adesso che cosa facciamo?
Losservazione che anche Dio si è riposato lultimo giorno della creazione,
non per rimanere in ozio ma per ammirare quello che aveva fatto, apre la via proprio al
racconto, alla riflessione, alla preghiera, alla pausa ricca di senso e accessibile a
tutte le età. Magari ladolescente si nega, ma ascoltando le ingenuità dei fratelli
e osservando il loro impegno alla fine è conquistato: non rinuncia allatteggiamento
di condiscendenza, per carità, però dà il suo contributo. Anche perché, si sa, la più
grossa paura per un quattordicenne è lesclusione!
Il tipo di pausa che la Chiesa ci propone mediante il Giubileo non è un allontanamento
da noi stessi e dagli altri, dalle nostre domande più difficili e scomode. È, al
contrario, un invito a prenderci in considerazione come figli di Dio. Il Giubileo come
occasione per una pausa vera, consapevole, interiormente ricca, dentro lo scorrere dei
giorni. Uno spazio opportuno per volgere lo sguardo verso lalto, verso il Padre. Ma
come si può fare pausa serenamente, comè possibile volgere lo sguardo al creatore
se il nostro animo è appesantito da conflitti, rivalità, sospetti, rancori?
Allidea di pausa si affianca quella di perdono.

Esperienze che educano
In famiglia
lesperienza del perdono è al tempo stesso la più faticosa e la più educativa.
Quando chiediamo ai fratelli di perdonarsi dopo un litigio, uno sgarbo o una parolaccia,
dobbiamo armarci di molta pazienza e fare opera di convincimento.
I bambini che si accapigliano, strepitano e si giurano vendetta rappresentano bene la
condizione di gran parte dellumanità sulla faccia della terra. E nella difficoltà
di riconciliarsi, di riconoscere la propria colpa e perdonare quella dellaltro,
nella fatica di tornare a guardarsi negli occhi, ha rispecchiato tutto lorgoglio che
impedisce la soluzione di tanti conflitti. La strada dellorgoglio è però
lastricata di solitudine, e il bambino che rifiuta di perdonare se ne rende ben conto. Lo
aiutiamo a fare questa esperienza quando invitiamo i contendenti di un litigio a rimanere
in luoghi separati, da soli, fino a che non si chiedono reciprocamente scusa. Abbiamo
scoperto, è vero, che qualche volta i due "reclusi" si mettono daccordo
su un perdono finto pur di riacquistare la libertà, ma è già un successo ottenere che
si guardino e si parlino per trovare una soluzione e non per litigare!
Ultimamente abbiamo cercato di allargare il significato del perdono anche al rispetto
dei familiari, da dimostrare attraverso il linguaggio: evitiamo di sopraffarci lun
laltro, di denigrare il fratello, di sminuire i suoi piccoli successi. In una
parola, trattiamoci bene, perché dobbiamo imparare a considerare la mamma, il papà e i
fratelli come persone date per dono da Dio.
Pur predicando il perdono, Dio non lascia senza punizione. Giovanni Paolo II lo spiega
chiaramente: «Lamore di Dio non esclude il castigo, anche se questo va sempre
compreso allinterno di una giustizia misericordiosa che ristabilisce lordine
violato in funzione del bene stesso». Dunque, non esclude il castigo. Esattamente come fa
un genitore con il figlio. Daltra parte, se non ci fosse castigo, non sarebbe
neppure necessaria lindulgenza, la remissione della pena che la Chiesa ottiene per
il fedele pentito e riconciliato.
Il castigo è necessario perché non vada perduta lidea di responsabilità
personale. Il castigo ci ricorda che ogni nostro comportamento determina una conseguenza.
Da questo punto di vista, il Giubileo è occasione di riflessione importante per i
genitori. Punire è sempre difficile e penoso. A volte, mamma e papà, nei confronti del
figlio irriducibile, arrivano a dire: «non costringermi a punirti», proprio perché, pur
consapevoli della necessità di sanzionare il comportamento scorretto, nello stesso tempo
avvertono un gran peso. Non si punisce volentieri un figlio. Lo facciamo a scopo
terapeutico: il castigo come medicina amara, ma necessaria.
Noi ricordiamo bene il comportamento di Giulia, la nostra primogenita. Quando aveva
meno di due anni, con certi suoi capricci ci portava allesasperazione finché,
inevitabile, arrivava la punizione. Allora la bambina si calmava istantaneamente. Sembrava
proprio che pretendesse dessere punita, quasi avvertisse nella punizione una forma
dattenzione nei suoi confronti. Se a noi genitori non importasse nulla dei figli,
non li puniremmo, ma noi vogliamo far crescere creature responsabili.
Tutti coloro che si lamentano per la "mancanza di responsabilità" dei
giovani doggi dovrebbero forse interrogarsi su quanto è stato fatto per cancellare
il senso del peccato, parola oggi tabù. Ha scritto Pio XII: «Il peccato del secolo è la
perdita del senso del peccato». Ecco perché si fatica tanto a capire il significato
dellindulgenza, mentre molti ironizzano sul permanere di certi
"anacronismi".
Il Giubileo è anche un tempo propizio per ringraziare Dio. Prima di tutto per il dono
più grande, che è la vita stessa. Nelle preghiere dei nostri bambini ci sono due
elementi: la richiesta di qualcosa e il ringraziamento per qualcosa. La prima in genere
tende a prevalere sulla seconda. Chiediamo le grazie, ma non diciamo grazie. Ci viene più
facile avanzare richieste piuttosto che ringraziare per ciò che abbiamo.
Sa ringraziare chi è semplice danimo, chi non antepone se stesso agli altri, chi
riesce a vedere sempre un po di bene anche là dove gli altri non vedono che male.
La quantità di ringraziamenti che rivolgiamo a Dio misura la nostra capacità di
stupirci, dessere davvero piccoli davanti al creato. Dice grazie chi sa contemplare,
chi si fa cogliere dalla meraviglia, chi ha imparato a fare una pausa per decifrare quello
che gli accade.
Chi è impegnato a consumare, invece, non sa ringraziare. Dà tutto per scontato e non
fa altro che avanzare pretese. Abituare i propri figli alla dimensione contemplativa è
compito arduo in un mondo dove predomina la visione consumistica della vita, ma si può
fare, soprattutto con lesempio. I nostri due figli maggiori a volte ci prendono in
giro perché, nel corso di viaggi o escursioni, ci lasciamo andare a esclamazioni di
stupore. Principale oggetto di queste ironie è la mamma, che non si vergogna della
propria meraviglia e spesso invita tutti a fare altrettanto: "Ma non vedete che
bellezza? Fermiamoci qui!". In questi casi, puntualmente, Giulia e Giovanni fanno
dellironia, come se manifestare il proprio stupore fosse una forma
dinfantilismo.
Lo stupore, si dice infatti, è roba da bambini, lasciando intendere che una persona
adulta, navigata, che sa il fatto suo, non si stupisce di niente. Da qui al cinismo il
passo è breve. Ma prima ancora del cinismo cè la noia, che colpisce così tanti
giovani e li priva dellentusiasmo nei confronti della vita. Nessuno è più triste
di un giovane senza passioni. Ai nostri figli adolescenti ripetiamo spesso che il morbo
peggiore di cui si può essere vittime alla loro età è lindifferenza. Giulia, che
frequenta la quarta ginnasio, ha avuto con i suoi compagni una discussione sulla fede. Si
domandavano tra loro perché avessero ricevuto il sacramento della cresima. Tra il
compagno dichiaratamente ateo e lamica succube del volere dei genitori, Giulia
dichiara di aver ragionato meglio col primo. Perfino nei confronti della Chiesa e della
religione, preferiamo un sano conflitto dichiarato piuttosto che lapatia,
letteralmente lassenza di passione.
Una metafora della fede
Sebbene ci siano i mass
media, Internet, la televisione, strumenti che ci consentono di viaggiare senza muoverci
da casa, e sebbene quello del duemila sia stato definito il Giubileo telematico,
lidea del pellegrinaggio continua ad avere unimportanza centrale
nellambito dellAnno santo. Si va in pellegrinaggio sulla tomba di Pietro
perché questo cammino è una metafora della fede e della stessa vita cristiana.
Un cammino lento, caratterizzato da molte fermate e da tanti imprevisti, ma con una
meta precisa, possibile da raggiungere. Fin dalla più tenera età i nostri bambini sono
stati educati a una visione dellesistenza che ha molte analogie con il
pellegrinaggio. Nessuno può ottenere tutto e subito. La strada non è sempre facile e
diritta. Le curve strette e gli imprevisti non mancano mai, ma non dobbiamo scoraggiarci,
perché non siamo soli. Allidea di pellegrinaggio sono collegati valori importanti:
il senso dellattesa e della conquista, la forza di volontà, il sacrificio,
laiuto al bisognoso e, ancora una volta, lo stupore.
La creatura che si considera pellegrina sulla terra difficilmente ha un atteggiamento
aggressivo e arrogante nei confronti delle persone e delle realtà che incontra. Non è un
facilone né un allocco, perché è ben consapevole delle insidie lungo la strada, però
non si chiude in se stesso. Unisce la disponibilità alla vigilanza. Essendo motivato,
dimostra una grande capacità di sopportazione. E sa gioire.
È la comunità riunita in nome di Dio, che tutti accoglie e tutti sprona. La famiglia
fa lo stesso. È una risorsa, non un limite. Il Giubileo è unoccasione per
ricordarci che la nostra fede non può essere vissuta come rapporto esclusivo tra la
creatura e Dio. Esiste una dimensione comunitaria che non possiamo ignorare. Gesù ci ha
insegnato a considerarci fratelli, figli dello stesso Padre.
Chi mette da parte la Chiesa ha una visione riduttiva del rapporto con Dio: agisce come
il bambino piccolo che pretende di avere mamma e papà tutti per sé. Allannuncio
dellarrivo del nostro sesto figlio, gli altri cinque hanno reagito spontaneamente
mettendosi sulla difensiva, come se lamore dei genitori nei loro confronti
rischiasse di diminuire. Oggi sono felici e vedono nella nuova sorellina una risorsa
damore per tutti.
Nella Chiesa, come in famiglia, veniamo accolti e ci sentiamo amati, ma nessuno può
pretendere lesclusiva. Come ha scritto Giovanni Paolo II, dentro la Chiesa
sinstaura tra i fedeli «un meraviglioso scambio di beni spirituali, in forza del
quale la santità delluno giova agli altri ben al di là del danno che il peccato
delluno ha potuto causare agli altri». È proprio ciò che verifichiamo in famiglia
quando vediamo che, nonostante le difficoltà oggettive, dalla convivenza nasce un
beneficio per tutti, un arricchimento che produce gioia, fiducia, serenità. Buon Giubileo
in famiglia!
Serena Cammelli e Aldo Maria Valli
| LA GIORNATA DEI BIMBI Sarà
il 2 gennaio del 2000 la giornata dedicata al Giubileo dei bambini e dei ragazzi (dai 7 ai
14 anni), chiamati a testimoniare la gioia dessere amici di Gesù. I primi
partecipanti non europei arriveranno a Roma il 31 dicembre. Per facilitare il
coinvolgimento dei più piccoli sono stati preparati due sussidi e tradotti in nove
lingue. Uno ricco di fumetti, giochi, brani evangelici e testimonianze. Laltro,
destinato a genitori, catechisti, educatori, animatori, è una guida allutilizzo del
sussidio dei ragazzi. |