Periodici San Paolo - Home page

INCONTRI - UMBERTO ECO E ANTONIO RICCI A CONFRONTO

«Facciamo un bell’applauso»

di Orsola Vetri
     

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2001 - Home Page La storia della Tv ha attraversato varie fasi. Non è chiaro, tuttavia, in quale ci troviamo, adesso, e dove stiamo andando. Cosa certa è che il "Grande fratello" non rappresenta una felice svolta ma, piuttosto, un triste epilogo.

Se la "paleo-Tv" fu quella di Mike Bongiorno di Lascia o raddoppia?, se la "neo-Tv" è stata quella dei programmi-contenitore in cui la televisione ha cominciato a mettere in mostra i suoi artifici, il futuro della Tv non è ancora quello proposto dal Grande fratello: è il responso di Antonio Ricci e Umberto Eco (nella foto) presenti durante il convegno Editoria e innovazione. Il ruolo di Milano nella grande transizione, organizzato da Assolombarda e da vari partner (Il Sole 24 Ore, Mediaset, Mondadori, RCS Editori) e tenutosi a Milano lo scorso 27 novembre.

Invitati a tenere un confronto pubblico sul tema "Dalla paleo alla neo-televisione", l’autore della Fenomenologia di Mike Bongiorno (1961) e quello di Drive in e Striscia la notizia hanno dibattuto su come sia cambiato il modo di fare televisione e del Grande fratello. Eco ha mantenuto alto il tono del dibattito, spiegando che il successo del programma «si fonda comunque sull’antichissimo bisogno di circo e di sangue che esiste nel pubblico fin dal tempo dei romani» e proponendo temi e riflessioni. Ricci ha spiegato la sua idea di televisione e ha proposto una serie di filmati tratti da Striscia la notizia.

Il semiologo ha cominciato tracciando una storia della Tv: ha parlato delle origini, della paleo-Tv, dove venivano date informazioni e notizie vere, parlando in camera, e dove si faceva di tutto per nascondere la finzione (cioè la presenza di telecamere); l’applauso doveva apparire spontaneo anche se avveniva all’apparire di un segnale luminoso nascosto ai telespettatori. La neo-Tv, all’inizio degli anni ’80, interseca finzione e informazione; con essa non si parla più in camera e appare "la giraffa" (il microfono) svelando l’artificio. L’applauso avviene a comando, ma in seguito alla frase pronunciata platealmente: «...e adesso facciamo un bell’applauso!».

Le grandi svolte televisive, che hanno ulteriormente segnato il passaggio dalla paleo alla neo-Tv, ha ricordato Umberto Eco, si possono rintracciare in due grandi avvenimenti mediatici del 1981: Il Royal Wedding tra il principe Carlo e Diana Spencer e la tragedia del piccolo Alfredo Rampi, intrappolato nel pozzo di Vermicino (Roma), che rappresentano due esempi in cui la presenza della televisione è stata tale da «cambiare l’evento». Nel primo caso il semiologo racconta che all’alimentazione dei cavalli, che avrebbero trainato le carrozze del corteo reale, vennero aggiunte speciali pillole in modo da far produrre alle bestie sterco giallo, un colore che non avrebbe stonato nelle riprese televisive. Per quanto riguarda Vermicino, Eco suggerisce che, forse, senza l’ingombrante e deviante presenza dei mass media sarebbe stato possibile salvare il bambino.

Ma è questo, quindi, il momento della post-neo-Tv? Nel Grande fratello, ha spiegato Eco, la novità è l’assenza di mediazione, cioè non vi è più il presentatore, figura cardine della paleo-Tv, che offre e commenta quello che sta vedendo per noi: «ciò che il Grande fratello mette in scena è un simulacro di assenza di mediazione, rappresenta una società che non ruota più attorno a un perno e dove i valori di comando e di intermediazione sono continuamente rimessi in gioco». In realtà questa assenza di mediazione non è l’inizio, ma la fine di una svolta cominciata con la diffusione di Internet, che rappresenta la vera e totale assenza di mediazione: «la mia opinione è che il Grande fratello non sia il primo episodio della post-neo-Tv, ma, caso mai, l’ultimo della neo-Tv».

«Esatto – lo ha interrotto Ricci –, è l’ultimo fiore di una raffinata civiltà che fu, quella della neo-Tv». Quindi, a sua volta, ha spiegato: «Io non so dire se il Grande fratello durerà a lungo oppure no. Prevedo però che nasceranno molti cloni. E questo moltiplicarsi dell’offerta farà diminuire la domanda, al punto che anche il modello "Grande fratello" sarà destinato a tramontare».

«Se ci sarà, poi, una post-neo-Tv – ha ripreso Eco – io non posso dirlo, perché già trent’anni fa dicevo che chi voglia fare una teoria dei mass media è come se facesse la "teoria di giovedì prossimo". Le cose cambiano in modo talmente repentino che, nei riguardi dei mass media, non si può fare che analisi, interpretazioni, commenti relativi al momento».

Antonio Ricci, da parte sua, ha raccontato ironicamente che il Grande fratello è una produzione olandese e che bisogna tenere presente che gli olandesi hanno una grande abilità nello sfruttare l’etere (non a caso l’Olanda è il Paese dei mulini a vento dell’olandese volante), ma tutti i loro prodotti vanno sempre guardati con molta attenzione perché nascondono il "baco". Ha fatto l’esempio del formaggio olandese, «un formaggio che non sa di niente rispetto a un nostro Castelmagno, un formaggio da ospedale». L’abilità dell’astuto olandese è stata quella di ricoprirlo della buccia rossa che spinge la gente a comprarlo.

«Il Grande fratello è una creatura bella e schifosa ad un tempo. La sua mamma è la reality tv (Stranamore, C’è posta per te, Affari di cuore)». Non è vero, tuttavia, ha spiegato Ricci, che esalta la "Tv di flusso" perché il flusso passa solo su Stream 24 ore su 24, il resto è «una Tv di rigagnolo», poiché il montaggio che va in onda nei vari sipari giornalieri della Tv generalista è, in realtà, un’operazione d’autore, che privilegia a suo piacimento scene e personaggi ed è mediata dalla Bignardi. Non si tratta, quindi, di post-neo-Tv perché non rappresenta la morte dell’autore, del mediatore o dell’attore professionista. Anzi, i dieci protagonisti non sono scelti a caso, fanno parte del target di riferimento più ghiotto per i pubblicitari, e hanno un particolare profilo psicologico: «c’è una tipizzazione del personaggio premeditata, che si rifà alle maschere della Commedia dell’arte: Tarricone è Capitan Fracassa, Salvo è Brighella, Roberta è la "preziosa ridicola". Inoltre, nel Grande fratello è più importante il paratesto del testo, cioè, è determinante tutto il grande parlare che se ne fa attorno, questa è la sua vera originalità. Si tratta di una creatura nata per vivere ed espandersi su vari media».

A questo punto Eco ha chiesto a Ricci di indicare quale potrebbe essere il "programma" del futuro dopo Grande fratello. «Certe volte la novità – risponde Ricci – la si trova in un solco antichissimo che, in questo caso, potrebbe essere la televisione costruita, cioè la "televisione del copione" che è sparita ormai da vent’anni. Le persone che vanno in Tv (basta vedere Buona Domenica) non sanno fare niente, sono lì solo perché note. C’è il motociclista, la cantante o l’attrice... È un gran "sbrodolamento", dove tutti parlano di cose che hanno fatto altrove. Quando arrivano trasmissioni col copione (Padre Pio o Paperissima, per esempio), hanno successo ma, soprattutto, diventano prodotti che sanno durare nel tempo perché pensati e valutati. Quando ho cominciato a fare Tv, l’autore non scriveva più nulla se non gli snodi del copione e tutti i comici arrivavano con l’autore di fiducia. Io ho ribaltato questa situazione, ho creato una redazione che scrivesse e pensasse i testi delle trasmissioni. Quando non c’è strategia, i programmi che funzionano vengono spremuti e sfruttati a tal punto che il pubblico, che non è rimbambito, presto si stufa. Così sono "morti" Tra moglie e marito o La ruota della fortuna».

«Inoltre – aggiunge Eco – vent’anni fa chi arrivava in televisione aveva alle spalle una gavetta durissima di avanspettacolo. In Tv bastavano due comici, ma bravi. Oggi ve ne sono sessanta ma la qualità si è abbassata». «È vero! – conclude Antonio Ricci –. Attualmente i comici più bravi (Aldo, Giovanni e Giacomo o l’attore che interpreta Valentino in Striscia la notizia) arrivano da anni di duro impegno e di sofferenza».

Orsola Vetri
    

OFFRIRE L’ASPETTO PEDAGOGICO

In un incontro pubblico all’Università Cattolica di Milano si è svolto nei mesi scorsi un animato dibattito tra il critico Aldo Grasso – che presentava il suo ultimo libro (Radio e Televisione, Vita e Pensiero, 2000) – e il presentatore Fabio Fazio.

Numerosi gli spunti di riflessione relativi al futuro della Tv. Grasso ha segnalato le difficoltà che si incontrano nello scrivere una "teoria della televisione", poiché ogni affermazione viene stravolta dall’arrivo di un nuovo programma. L’importante, quindi, è «offrire agli studenti gli strumenti per fare della critica». Fazio ha aggiunto che il tempo della Tv è solo il presente e che la bravura di un autore sta nell’essere in sintonia con il "momento" in cui il programma va in onda.

Ovviamente, non hanno potuto, i due, esimersi dal toccare il tema del momento: il "Grande fratello". Fazio ha definito il programma «il "Decameron" del 2000» e ha ammesso di esserne al tempo stesso «attratto e desolato». Aldo Grasso, pur condividendo le critiche, ha sottolineato che la vera novità è quella dei numerosi fenomeni mediatici scatenati dalla trasmissione (parodie, discussioni in Internet e sul piccolo schermo). Nel futuro panorama entrambi vedono allargarsi l’abisso tra Tv satellitare e Tv generalista. La prima sarà la televisione dei ricchi (ampia scelta, sport e più alto livello culturale dei programmi), la seconda sarà quella dei poveri (economicamente e culturalmente), a cui verranno propinati i peggiori format, da Amici a C’è posta per te.

Fabio Fazio, infine, parlando di servizio pubblico e privato ha lamentato il fatto che la Rai si sia ormai ridotta a rincorrere il modello commerciale di Mediaset. Lui, personalmente, ritiene che importante compito della televisione sia anche quello di offrire un aspetto pedagogico. 

o.v.

   

UN SUCCESSO ASSICURATO

L’idea del Grande fratello nasce in Olanda, dove andò in onda per la prima volta il 16 settembre del 1999 nonostante le accese proteste di un gruppo di psicologi. Nel 2000 il format venne proposto in Germania (marzo), in Spagna (aprile), in Gran Bretagna e Usa (luglio). Potendo consultare i dati forniti dalla ricerca, Grande Fratello. Il fascino indiscreto del quotidiano, a cura di Alberto Sigismondi e Luigi Bonfante (Ricerca e sviluppo Mediaset, settembre 2000), notiamo che, a parte gli Stati Uniti, gli altri Paesi ne hanno sancito il successo. Appaiono, inoltre, alcune analogie tra le varie edizioni. Prima fra tutte l’importante presenza di una love-story che, sin dalle prime puntate, è servita a far salire l’audience e la vittoria o il successo, in tutti i Paesi, di un uomo, spesso di quello socialmente o culturalmente più disagiato. Una curiosità riguarda la Germania dove l’opposizione dei vescovi si fece sentire con forza e persino il ministro degli Interni intervenne dichiarando che la ripresa 24 su 24 violava la dignità umana protetta dalla Costituzione tedesca. I produttori furono costretti al compromesso di spegnere le telecamere per un’ora al giorno.

o.v.

    

UNA SORPRESA FREDDA E CONTROLLATA

Daria Bignardi, la conduttrice del talk show del Grande fratello- è stata una delle sorprese della trasmissione. La sua freddezza non era gradita agli autori, che avrebbero preferito una conduttrice più "frizzante". In realtà questa giornalista di 39 anni, autrice e conduttrice di Tempi moderni, ha contribuito al successo del programma.

«Credo mi abbiano scelta proprio perché mi controllavo continuamente quando parlavo con i ragazzi dell’appartamento. Mi sono accorta che ogni mia parola, ogni mio suggerimento, ogni battuta venivano amplificati all’interno della grande casa. Poteva provocare squilibri, depressioni, esaltazioni, discussioni infinite tra gli inquilini che avevano in me e in pochi altri il loro unico contatto esterno da settimane».

  • Antonio Ricci e Fabio Fazio hanno criticato la trasmissione. Fazio, tra l’altro ha detto che la Tv deve avere un ruolo pedagogico.

«Ricci fa il suo mestiere. Ormai sono anni che cerca di decostruire la televisione attraverso il suo programma, Striscia la notizia. Per quanto riguarda Fazio, posso dire che, osservando la Tv di qualsiasi genere e canale, non vi trovo nulla di educativo. Del resto io non mi sono posta questa domanda quando ho accettato la conduzione del programma».

  • Quali sono le ragioni del successo del programma?

«In gran parte riflette questa società. I ragazzi sono espressione delle mode, delle manie, del modo di pensare dei loro coetanei. Certamente, non mi aspettavo il successo in tutte le fasce di età. Mi scrivono persino i bambini».

f.a.

   Famiglia Oggi n. 1 gennaio 2001 - Home Page