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INCONTRI - L’ESPERIENZA DI RIMINI E DI BERNARDINI DE PACE

«La famiglia, a volte, si sfascia»

di Orsola Vetri
    

   Famiglia Oggi n. 2 febbraio 2001 - Home Page Cosa è cambiato dall’introduzione della legge sul divorzio ad oggi? Cosa si può fare per difendere i minori dalle inutili lotte dei genitori? Uomini e donne agiscono allo stesso modo? Rispondono due celebri avvocati matrimonialisti.

Riconoscibile per la sua folta e candida barba Cesare Rimini è soprattutto uno dei più celebri e quotati avvocati matrimonialisti, classe 1932, che utilizza la sua vasta conoscenza ed esperienza nel campo del diritto di famiglia, non solo nella sua professione, ma anche come valido divulgatore attraverso i media o i suoi "divertenti" libri. Prendiamo Lasciamoci così... Appunti e ricordi di un avvocato matrimonialista (Longanesi, 1994) dove racconta con garbo e ironia alcuni tra gli incontri con i protagonisti delle cause da lui seguite, dando vita a una serie di figure umane varie prese nel momento difficile in cui decidono di intraprendere una separazione legale. Come professionista ha osservato da vicino l’evolversi delle dinamiche di coppia durante la separazione e gli chiediamo, sulla base della sua esperienza, quali mutamenti ha osservato dall’introduzione della legge sul divorzio ad oggi...

«Per quanto riguarda l’affidamento dei figli non è cambiato il mio modo di operare come avvocato, è cambiato il costume, e di questo qualsiasi avvocato deve tenerne conto. Le liti sui figli purtroppo avvengono ancora, ma sono diminuite quelle del tipo "Capuleti e Montecchi". La gente ha assimilato il fatto che la famiglia a volte si sfascia e affronta la crisi con un po’ più di responsabilità».

  • Lei deve comunque intervenire a ricordare il "bene dei figli"?

«Certo, perché lo ritengo fondamentale e quindi invito sempre a trovare un accordo, a rivolgersi a dei mediatori familiari che qui a Milano, in particolare, sono straordinari».

  • Come viene accolto, dai suoi clienti, l’invito ad andare dal mediatore?

«L’avvocato, in fondo, ha ancora un po’ di autorità. Se non basta c’è anche quella del giudice... Io insisto perché sono un grande "fans" della mediazione e trovo che il lavoro fatto dal Gea sia utilissimo. Adesso, come le dicevo, la coscienza di molti genitori è in grado di capire che anche se il matrimonio può non andare a finire bene, i figli vanno sempre rispettati. Questo modo di pensare si è, ultimamente, diffuso, per cui risulta più facile convincere le coppie a ricorrere, oltre che all’avvocato, al sostegno del mediatore».

  • In Italia, secondo lei, l’interesse dei minori in questo contesto e dal punto di vista legislativo è salvaguardato al meglio?

«La salvaguardia da parte dei giudici è una cosa auspicabile e sacrosanta che però, di fronte a dei genitori mascalzoni, non può fare molto, né da noi, né negli altri Paesi. Anche perché la soluzione drastica finale è quella di togliere i figli a entrambi i genitori e di affidarli, come succede, al Comune o ai servizi. Si tratta, comunque, sempre di formule estreme per risolvere un problema assai grave».

  • Esistono dei Paesi da prendere come riferimento?

«I Paesi da prendere come riferimento sono, comunque, quelli che, al di là della legislazione a favore dei minori, hanno strutture di appoggio alla famiglia in crisi più efficienti, più colte, più raffinate. Il materiale umano, probabilmente, è lo stesso qui che altrove. Ciò che conta è il supporto, soprattutto psicologico, che può essere più o meno presente e più o meno competente».

  • Ha mai avuto a che fare con i figli dei suoi clienti?

«No. Vengono sentiti qualche volta, quando sono abbastanza grandi, dal giudice. Un ragazzino di quindici anni può anche venire interpellato. Del resto la "Convenzione di Strasburgo" dice che bisogna tenere conto anche della loro posizione o direttamente in tribunale o attraverso uno psicologo. L’avvocato, in genere, non se ne occupa e anch’io preferisco non intervenire con i minori».

Orsola Vetri
    

FIGLI COME BANCOMAT

Anna Maria Bernardini de Pace, avvocato matrimonialista e autrice di testi divulgativi sui problemi della separazione (tra cui Separiamoci insieme, Sperling & Kupfer, 1996), riconosce che è in atto un’evoluzione, seppur lieve, nei confronti dei bambini, figli di separati: «oggi la separazione viene considerata un accadimento del matrimonio e non una tragedia ineluttabile. Permane, tuttavia, l’atteggiamento di quei genitori che usano e manipolano i figli per usarli come arma contro il coniuge. Le donne, tra l’altro, un tempo non erano così feroci e gli uomini erano meno interessati ad avere la custodia dei figli. Oggi si tende a creare i figli-spia, i figli-bancomat, i figli-merce di scambio da coinvolgere nei litigi».

  • Tra uomini è donne vi sono differenze di comportamento nei confronti della prole?

«Non c’è una differenza di genere, ma una differenza di cultura dei sentimenti e di educazione dei sentimenti. Donne e uomini sanno essere feroci e violenti nella stessa misura. Tanti padri fanno violenza sui figli non pagando e tante madri la fanno chiedendo più denaro del dovuto, scambiando i figli in cambio dell’assegno di mantenimento».

  • A cosa portano queste lotte?

«Portano al disagio e a immettere nei figli dei semi che dolorosamente "fioriscono" col tempo. Compito dell’avvocato è educare i genitori a evitare che questo avvenga e spiegare, a certi genitori, il rischio di comportamenti assurdi. Secondo me bisogna rifiutarsi di difendere il marito che non paga il giusto, così come la moglie che non fa vedere i figli al marito. La coscienza dell’avvocato deve essere al servizio dei minori».

  • Il fatto di essere donna la fa, involontariamente, essere di parte?

«Assolutamente no! Certo, sono portata a solidarizzare con le donne ma tendo, soprattutto, a fare del maternage nei confronti degli uomini».

o.v. 

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