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EDITORIALE

Valorizzare le responsabilità familiari

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 3 marzo 2001 - Home Page Ribaltare la vecchia logica degli interventi sociali significa tramutarli in eventi di sostegno per rendere i destinatari artefici consapevoli del proprio futuro.

La legge sul sistema integrato di interventi sociali (n. 328/2000) chiude un lungo periodo di incertezza per i servizi socio-assistenziali finora normati da legislazioni datate e frammentate. Al di là delle valutazioni specifiche è possibile individuare alcune prevedibili sfide quando il nuovo assetto si misurerà con la situazione reale. Va però rilevato il peso dato alla "Valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari" (art. 16). Nei prossimi mesi si potrà verificare quanto, dal livello nazionale a quello locale, le applicazioni operative sapranno riconoscere la famiglia come partner attivo e collaborativo dei percorsi di aiuto e non come luogo di problemi. In particolare, sarà decisivo l’atteggiamento degli operatori nei confronti delle iniziative di aiuto alle famiglie e delle loro forme di organizzazione.

La qualità e la funzionalità del nuovo assetto dipenderanno dal modo in cui Regioni, Enti locali e istituzioni (in vario modo implicati nella gestione dei servizi e degli interventi) assumeranno le indicazioni generali della legge che, a questo riguardo, adotta il principio di sussidiarietà. Mentre esso appare adeguatamente esplicitato in termini interni alla pubblica amministrazione, nella sua dimensione verticale, come trasferimento di poteri e responsabilità dal centro (Governo nazionale) alla periferia (soprattutto Comuni), non altrettanto definito e applicabile risulta nella sua dimensione orizzontale, nei confronti della società, delle famiglie, delle organizzazioni di privato-sociale.

In complesso, la sfida decisiva, più che nell’elaborazione di nuovi assetti organizzativi, rimane di ordine culturale ed è "giocata" nelle relazioni concrete tra una famiglia in difficoltà e gli operatori dei servizi (pubblici e privati). Alle famiglie viene chiesto di uscire dai propri ristretti confini di bisogno, di avere fiducia. Agli operatori viene chiesto di non deludere le famiglie, ma di saperle affiancare, senza sostituirle, con rispetto, continuità e flessibilità, rendendole protagoniste del percorso di aiuto più che destinatari passivi.

Soltanto così si uscirà da una logica assistenziale per favorire il protagonismo sociale, di ogni persona e di ogni famiglia, in una società solidale, costruita dal basso.

LA DIREZIONE

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