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EDITORIALE

Un’appassionata riflessione

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2001 - Home Page Sviscerato amore, tifo per la squadra del cuore, dolore, piacere, gioia. Ciascuno di questi sentimenti può diventare forza genuina o tormento dell’anima cui sottrarsi.

Patimento, dolore, sofferenza, tormento che agita l’animo, sviscerato amore, viva inclinazione, tendenza per qualcosa in senso buono o cattivo, eccessivo sentimento non sostenuto da una vera serenità di giudizio. La parola "passione" evoca l’immagine di un moto dell’animo eccessivo, incontrollato, subìto: c’è sempre qualcosa o qualcuno che suscita in noi una passione che siamo incapaci di governare e orientare verso le due rotte: il bene o il male.

La passione amorosa può sfociare nel delitto passionale, quella per il gioco nel vizio; la passione per la squadra del cuore può trasformarsi in tifoseria violenta e incontrollata. Della passione si prende atto e ad essa ci si abbandona! Ma la passione è anche quell’aspetto vitale che porta al coinvolgimento emotivo, affettivo, istintivo e che trasforma le nostre azioni "razionali" e asettiche, attuate sine ira in cose per le quali vale la pena di spendersi.

Siamo figli di una cultura che ha sempre visto passione, sentimento e coinvolgimento come moti da controllare. Il saggio dell’antichità aveva il totale controllo del sé, incarnava i valori di una cultura d’élite che è stata rivitalizzata dal razionalismo a noi più vicino, che ha fatto dell’azione razionale, rispetto al fine, il modello di riferimento per l’azione sociale. La sfera dei sentimenti è diventata parte di quella natura interna che la società doveva dissodare per ottenere, attraverso i processi di socializzazione e di controllo sociale, l’uomo che rispettava le norme per "libera" adesione. I non saggi, le persone semplici, i rozzi, i non continenti – il "volgo" – sono entrati lentamente, nel corso dei secoli, nella civiltà delle buone maniere e ancora oggi chi non sa controllarsi suscita riprovazione e disprezzo.

È necessario essere contenuti in tutto: anche il pianto per la morte di un caro dev’essere silenzioso, pacato, nascosto. Il dolore, il piacere, la gioia devono essere interiorizzati. Ai soli bambini si concede, se molto piccoli, di cedere alle passioni, con l’intento però di correggerli, di aiutarli a sviluppare l’auto-controllo. Ieri come oggi siamo dunque incapaci di fare i conti con le nostre passioni: ieri perché solo a pochi era data questa capacità, mentre gli altri, i più, ne erano preda; in un passato più recente perché la società ci aiutava a rimuovere i lati oscuri del nostro animo, senza doverci preoccupare di conoscerli; oggi perché la crescente importanza attribuita all’individuo, rendendo inutile qualsiasi azione di rimozione, ci ha lasciati nudi di fronte alle nostre spinte vitali. È dunque importante iniziare un’appassionata riflessione su quella sfera del sé irrazionale, oscura, sconosciuta, che è parte integrante del nostro essere qui e ora nel mondo.

LA DIREZIONE

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