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INCONTRI - VIAGGIO NELLA SOCIOLOGIA DELLE EMOZIONI

Uno squarcio nella razionalità

di Cristina Beffa
    

   Famiglia Oggi n. 4 aprile 2001 - Home Page È a partire dagli anni Settanta che si studiano i risvolti sociali della vita emotiva dei singoli. Da più di trent’anni, dunque, il mondo dei sentimenti e delle passioni è divenuto tema culturale.

La famiglia ha svolto funzioni preziose e molteplici, prime fra tutte la procreazione, il soddisfacimento sessuale, la cura dei figli minori, la promozione economica. Tuttavia, tali funzioni sembrano oggi in declino mentre perdura e si sviluppa sempre di più «il sostegno emotivo sia a livello orizzontale che verticale». A scrivere queste parole è il sociologo Bernardo Cattarinussi in un suo recente volume intitolato: Sentimenti, passioni, emozioni. Le radici del comportamento sociale (edizioni Franco Angeli, Milano 2000).

Secondo l’autore le origini e le conseguenze dell’emozione hanno una componente sociale molto importante e come tale non più trascurabile dalla cultura contemporanea in generale. Negli ultimi decenni, poi, si è sviluppata la sociologia delle emozioni che si fonda su questi assunti: «Le emozioni si costituiscono socialmente, sono attivate direttamente dalle relazioni, ogni gruppo sociale ha le proprie regole che stabiliscono quali e come accettare le emozioni, le emozioni si evolvono nel corso della storia, vanno distinte dalle loro espressioni, le emozioni hanno un’importante funzione cognitiva».

Lo studioso Cattarinussi insegna Sociologia presso il corso di laurea in Relazioni pubbliche dell’Università di Udine. Nel corso degli anni ha svolto attività didattiche e di ricerca in svariati ambiti disciplinari tra i quali l’alcolismo, l’associazionismo, le dimensioni dell’utopia. Fra i suoi ultimi lavori editoriali vanno ricordati Utopia e società, Altruismo e società (entrambi della Franco Angeli).

  • Sul fronte degli stati d’animo esiste una certa confusione, non le pare?

«In effetti, tutti gli stati d’animo possono essere descritti con le stesse parole. Parole assai simili e con sfumate differenze, anche se sarebbe meglio distinguere per non confondere. Il termine emozione, come è risaputo, si è affermato con lo sviluppo della psicologia moderna mentre i termini sentimento, affetto, passione si rifanno a una tradizione umanistica di vecchia data».

Copertina del libro: Sentimenti, passioni, emozioni.

La fiamma delle emozioni 
squarcia la corteccia 
della razionalità spingendosi 
prepotentemente alle radici 
dell’essere umano. Copertina del libro: 

Sentimenti, passioni, emozioni 

di Bernardo Cattarinussi.
  • Lei come definirebbe la passione?

«La passione si configura come una tensione violenta, duratura, incontrollabile. È qualcosa che capita alla persona la quale la subisce, incapace di controllarla. È anche idea di cambiamento che avviene nell’individuo suo malgrado».

  • Quando le emozioni sono diventate oggetto di osservazione e di approfondimento da parte della sociologia?

«L’interesse dei sociologi verso le emozioni è collocabile verso gli anni ’70 del secolo appena concluso. Infatti, in quegli anni, alcuni sociologi, attenti alle dinamiche economiche, mettono in discussione l’idea di un attore sociale razionale, guidato unicamente dalla logica utilitaristica escludendone ogni sentimento. L’individuo, al contrario, dipende dagli stati emotivi e dai modi con cui li gestisce. Alla metà degli anni ’70 le emozioni diventano oggetto di conoscenza, di attenzione, di comunicazione sia nella vita quotidiana che nella riflessione sociologica».

  • Oggi si parla dunque di "sociologia delle emozioni", ma che cosa si intende esattamente?

«Precisiamo anzitutto che di sociologia delle emozioni se ne parla dagli anni ’80. Per i sociologi, l’emozione non è un fenomeno meramente biologico o psicologico: in esso permane un’importante componente sociale».

  • Si dice che i ragazzi sono incapaci di verbalizzare le loro emozioni. È d’accordo?

«Le emozioni sono uno strumento di comunicazione diretto ed efficace basato su segnali prodotti spontaneamente e immediatamente riconosciuti. Pensi alla rabbia, una delle emozioni precoci, che si manifesta nello sguardo e nelle vibrazioni di bambini di 5-6 mesi. I principali canali di comunicazione emotiva sono il volto, il corpo, il tono della voce. Le emozioni sono quindi intuibili dall’esterno tramite quella capacità che viene definita empatia. Diverso è il manifestarle verbalmente da parte del soggetto in questione. Un ragazzo dice il proprio disagio con una smorfia, ma non è capace di dirlo con le parole».

Nel 1995, la psicologa e studiosa Silvia Vegetti Finzi scriveva che da tempo «i gesti, i lamenti, le posture, la mimica, conservati nel patrimonio letterario, teatrale, iconografico, attraverso i quali le emozioni si traducono in passioni, sono stati relegati nell’archivio storico del passato».

  • Lei è d’accordo con quanto affermato dalla Finzi?

«Pienamente. La Vegetti Finzi dice anche che le passioni richiedono condivisione, compartecipazione, un orizzonte di valori e di regole comuni. Infatti, è impossibile ipotizzare un individuo appassionato, totalmente isolato, completamente solo. Il soggetto percepisce le proprie passioni attraverso quelle che ha saputo suscitare negli altri e le decodifica in base alle loro reazioni. Non vi è passionalità senza alterità». 

Cristina Beffa

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