Periodici San Paolo - Home page

EDITORIALE

Umanizzare gli orizzonti della tecnica

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 2001 - Home Page Il grado di vita più elevato, identificabile con la compiutezza di un essere umano, chi può dire di possederlo in pienezza senza temere d’essere considerato un esaltato?

Non sono pochi gli insuccessi genitoriali e le delusioni parentali. Programmare un figlio, progettare per lui un futuro migliore di quello toccato in sorte a mamma e papà sembrano ipotesi del tutto legittime. Eppure, sono molte le differenze che intercorrono fra il figlio della notte, quello sognato e desiderato, e il figlio del giorno, quello reale.

E non soltanto i difetti fisici o l’handicap grave provocano lo scacco matto specialmente alle madri fragili. Anche il tradimento del lavoro paterno che da numerose generazioni contraddistingue certe famiglie, la sempre rinviata laurea dei figli di gente per bene, la tendenza omosessuale che s’affaccia all’orizzonte di genitori che avevano già preventivato una coppia "normale" alla figlia o al figlio, la dipendenza da droghe o da alcol, il nullafacente di una dinastia importante nel mondo industriale che non è all’altezza di "tali" padri e madri.

La scienza prevede e "ripara" frequentemente i problemi genetici costringendo le gestanti alla piena accoglienza della vita che si va formando in loro senza una fattiva partecipazione. La supremazia della tecnica ha spinto il conflitto fra cultura e natura oltre i confini stabiliti nel corso dei secoli allontanando gradatamente il criterio del limite che resta comunque costitutivo del genere umano. L’assenza o quasi dei riferimenti normativi esaspera fortemente i conflitti intergenerazionali tanto da rasentare la patologia.

Medicina predittiva e test genetici contrastano giustamente gli eventi dolorosi di malattie che condizionano la vita degli umani. Ma la costruzione delle personalità equilibrate, delle identità chiare sono fattori che dipendono esclusivamente dalle risorse psichiche degli individui e delle collettività.

Oggi come oggi sono temibili sia i figli mostri che i figli perfetti, se l’idea della perfezione non è illuminata anche dall’assenza di difetti vistosi. Comprendiamo la disperazione di quelle madri e di quei padri che ad un certo punto della loro vita familiare devono fare i conti con l’imprevisto grave: un figlio non autosufficiente da accudire.

Come far fronte al fallimento genitoriale (perché di fallimento si tratta), ossia di quei padri e di quelle madri che devono accettare una difficile realtà, essendo tanto diversa da quella a lungo sognata, di accudire un figlio o una figlia "deturpati" da scelte non condivise?

LA DIREZIONE

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 2001 - Home Page