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MATERIALI & APPUNTI - I GIOVANI TRA AUTONOMIA E INSICUREZZA

Avere il coraggio di educare

di Norberto Galli
(docente di Pedagogia generale presso l’Università Cattolica, Milano)
            

   Famiglia Oggi n. 5 maggio 2001 - Home Page Gli atteggiamenti giovanili sulla sessualità hanno riflessi precisi sulla formazione di coppia e sulla vita. È quindi urgente formare generazioni in grado di difendersi dagli stereotipi diffusi.

Tra gli ultimi anni Sessanta e i primi anni Settanta si è propagata nel mondo occidentale l’idea dell’affrancamento delle persone dalle norme tradizionali che avevano sin allora sorretto le istituzioni della società.

Promuovere l’autonomia nelle generazioni in divenire è compito essenziale dell’educazione. I minori, dapprima guidati dai genitori e da altri adulti, debbono imparare a governarsi nella libertà, a rendersi responsabili delle loro azioni, ad attingere una capacità di giudizio indipendente dagli altri, a sviluppare le proprie attitudini, a sottrarsi via via alla tutela degli educatori, a passare, direbbe L. Kohlberg, dalla convenzionalità postconvenzionalità.

L’autonomia in parola è un compito sia di chi segue gli adolescenti sia di costoro, che, crescendo, dovrebbero partecipare con cognizione di causa al loro processo formativo. Esso postula disciplina, impegno, conquista graduale delle proprie attitudini, crescente fiducia nelle possibilità personali: condotte, queste, che vanno promosse dalla famiglia, dalla scuola dagli enti intermedi della società ravvisata come "ordine educante". Non può attuarsi, in altri termini, fuori di un contesto ordinato e strutturato, senza un’intenzione axiologica, priva di una volontà orientata al bene.

L’autonomia cui alludiamo è di tutt’altra specie. Essa si riferisce all’indipendenza del soggetto da qualsiasi norma esterna alla sua coscienza, allo scostarsi del suo volere dalle regole che hanno fondato sino a quel momento le istituzioni educative, alla contestazione non solo dei metodi autoritari da esse impiegati sin allora, bensì alla stessa natura delle medesime. L’individuo si fa centro di attenzione e di cura; la sua felicità e i suoi interessi si ergono a predominanti; desideri e impulsi debbono essere appagati. Ciò che sta fuori di lui scade a secondario, il bene comune perde di attrazione, l’ipertrofia dell’io si afferma quale dato incontestabile.

L’autonomia in causa è stata alimentata dalle concezioni filosofiche in auge, dai mezzi di comunicazione di massa, dall’espansione cronologica della giovinezza, dall’offuscarsi della visione religiosa della vita, dall’indebolirsi dello spirito di solidarietà. Gli adulti si sono sentiti a mano a mano più liberi di sé; metro della loro condotta circa l’amore, il matrimonio, la famiglia; artefici della loro esistenza. E i giovani ne hanno seguito ben presto l’esempio, esasperando anzi certe loro condotte.

Viviamo oggi nell’èra della soggettivizzazione dilagante, che induce tutti a sentirsi arbitri di sé, liberi da legami giuridici e temporali. Gabriele Calvi l’ha descritta a tinte fosche. La fine di norme obbliganti ha implicato «l’affievolirsi dei legami di gruppo, di comunità e di classe sociale, l’aumento dell’egoismo, l’esplosione dei bisogni secondari e la legittimazione di tutti i desideri dell’individuo» (cfr. Social Trends, 1999, n. 85, pag. 3). Gli fa eco A. Giddens, direttore della London Shool of Economics, per il quale: «Tra tutti i cambiamenti che sono in atto nel mondo, nessuno è più importante di quelli che riguardano le nostre vite personali: sessualità, relazioni, matrimonio e famiglia. È in atto una rivoluzione globale nel modo in cui pensiamo noi stessi e in cui formiamo legami e connessioni con gli altri, una rivoluzione che avanza in maniera non omogenea nelle differenti culture e regioni, incontrando molte resistenze» (cfr. Il mondo che cambia, Bologna, Il Mulino, 2000, pag. 69).

L’avvento della soggettività ha posto in crisi l’educazione familiare e scolastica: una società incerta sui suoi valori non ha più indicazioni valide da offrire. I genitori non sanno come orientare i figli, concedono tutto pur di evitare il conflitto; dall’adolescenza in poi li lasciano liberi di agire a piacimento, istituendo relazioni simmetriche di amicizia, mostrando accondiscendenza completa. In tal modo i giovani non seguiti trovano ben presto il loro termine di confronto nel gruppo dei coetanei, ispiratore di atteggiamenti e condotte anomici sul piano etico. Se la crisi dell’educazione attuale dipende dalla decadenza axiologica, solo combattendo questa si può superare quella.

Il declino dei valori ha messo adolescenti e giovani in una condizione difficilissima: se tutto è indifferente, se la sessualità è un diritto dell’individuo, perché astenersene, tenere a freno le proprie pulsioni? Dopo tutto, che male c’è, dato che anche i coetanei agiscono in quel modo? Non è però da credere che tutti si conformino a questo permissivismo estremo: anche oggi vi sono giovani, guidati da genitori, insegnanti, educatori, quindi seguaci di valori e ideali, pervasi dalla saggezza del vivere e dalla forza della tradizione. W. Brezinka asserisce in proposito: «Quella che viene astrattamente chiamata "crisi d’orientamento" della nostra società non è un immutabile destino di tutti i suoi membri, bensì uno stato di molte singole persone, che può essere migliorato con gli sforzi del pensiero e col coraggio nelle decisioni» (cfr. Rinascita della Scuola, 1984, 6, pag. 405).

Non importa che gli indenni da tali crisi siano una minoranza esigua; conta che abbiano idee chiare, coltivino il coraggio di resistere alle forze disgreganti della società, concepiscano l’amore, il matrimonio e la famiglia come beni da preservare dal permissivismo e dall’edonismo. P. Bréchon e J.-F. Tchernia osservano che, nonostante i nuovi comportamenti favoriti dai giovani, in specie la convivenza, praticata per qualche tempo da quasi tutti prima di decidere di sposarsi, «restano attratti abbastanza fortemente da un ideale di stabilità familiare incarnato dal matrimonio» (cfr. "L’évolution des valeurs des Francais", in Futuribles, 2000, 253, pag. 10).

Anche in questo volume Norberto Galli dedica grande attenzione ai giovani sia come figli che come futuri genitori.
Anche in questo volume Norberto Galli dedica grande attenzione
ai giovani sia come figli che come futuri genitori.

Vita di coppia e amore

I nuovi costumi tanto più estesamente incidono nell’intimo delle persone quanto più fragile è la loro struttura axiologica e psicologica; i giovani perciò ne sono facilmente colpiti. Il Giddens nel testo citato scrive: «Nel corso degli ultimi decenni, gli elementi di fondo della vita sessuale in Occidente sono cambiati in modo essenziale: la separazione della sessualità dalla riproduzione è praticamente completata e per la prima volta la sessualità è diventata qualcosa da scoprire, modulare, modificare. Un tempo definita in strettissima relazione con il matrimonio e la legittimità, oggi ha ormai poco a che vedere con essi» (pag. 74). Le indagini empiriche recano ampia conferma a queste argomentazioni.

Tra gli studi recenti mi richiamo a quelli di C. Buzzi, Giovani, affettività, sessualità (Bologna, Il Mulino, 1998), condotto su un campione di 1.250 soggetti di età compresa tra i diciotto e i trent’anni, e di F. Garelli, I giovani, il sesso, l’amore (Bologna, Il Mulino, 2000), ricerca qualitativa elaborata su 150 giovani dai venti ai ventiquattro anni di Torino, Bologna, Napoli. I dati di ambo gli autori collimano nel mostrare che la sessualità, nella percezione degli intervistati, è intesa come una prerogativa della loro vita, svincolata da qualsiasi giudizio trasgressivo, sociale, morale. Il Buzzi nota che la sua indagine ha fatto risaltare la presenza «di un’area eticamente neutrale, dove non hanno più spazio i concetti di giusto e di sbagliato, dove nulla è particolarmente positivo o particolarmente negativo, dove il singolo rivendica la esclusiva capacità di giudizio; persino i giovani che fanno riferimento all’etica cristiana esprimono, in materia di sesso, una forte autonomia nei confronti dell’orientamento ufficiale e degli insegnamenti della Chiesa» (pagg. 145-146). Il Garelli, dal canto suo, rileva che i dati in suo possesso ribadiscono queste valutazioni, non solo perché i giovani non si conformano più alla morale tradizionale e stimano la sessualità un fatto che riguarda loro privatamente, «ma anche perché sono numerosi i segni di un abbassamento della tensione morale, essendo i giovani orientati a produrre autonomamente i loro codici etici, a rivestire di valore il dato dell’esperienza, e assai abili nel praticare una diversa morale, a seconda delle situazioni» (pag. 34).

La lettura di siffatte stime induce facilmente a coinvolgere la totalità dei giovani; eppure ciò sarebbe errato sotto il profilo scientifico, giacché non tutti accedono al suddetto modo di pensare e di agire, anche se è difficile precisare a quanti ammontino quelli che si atteggiano altrimenti rispetto alla sessualità. Vedere quindi l’odierno mondo giovanile dominato per intero da un relativismo assoluto sarebbe improprio. C’è una minoranza fedele a valori e ideali con cui reputa la sessualità e l’amore beni da proteggere dalle contaminazioni in atto.

Per il Buzzi e il Garelli anche la maggior parte dei giovani, pur avendo un’idea permissiva della sessualità, non sono privi di taluni "significati" esprimentisi, ad esempio, nel condannare la pornografia e la prostituzione o nel giudicare la fiducia reciproca un bene da tutelare per la coppia. È tuttavia difficile stabilire i fondamenti di tali "significati", data anche la differenza tra atti pratici e affermazioni ideali. G. Piazza e C. Cipolla, già nel 1985, avevano mostrato che i giovani d’allora da un lato vedevano la coppia permeata dalla fiducia, dalla simmetria, dalla consonanza d’intenti e, dall’altro, dal non escludere rapporti implicanti la totalità della persona, ragion per cui non costituiva problema la sessualità preconiugale.

Una società corrosa dall’individualismo e dall’edonismo, profondamente ferita nel settore dei valori, compromette l’educazione e impedisce ai giovani di ricevere ciò che essa dovrebbe dare loro. Sono sempre più numerosi oggi i genitori che hanno minor tempo da dedicare ai figli, inidonei perciò a farsi guide al loro cammino, ad aiutarli, a orientarli. Aumentano gli insegnanti che non sanno quali indicazioni fornire agli alunni circa i presupposti morali e ideologici del vivere e dell’agire. Cresce la quantità degli adulti che ricorrono all’"animazione", imperniata sul ludico e sul festivo, per accontentare adolescenti e giovani.

Gli atteggiamenti giovanili sulla sessualità hanno riflessi precisi sulla formazione di coppia, sulla sua vita, i suoi esiti. In genere questa si presenta come una relazione aprogettuale: i giovani vivono insieme, senza per altro curarsi del domani, sembrando interminabile il loro tempo. L. Ancona ha parlato di tre tipi di coppia: il primo è proprio dei giovani disposti al rimando della gratificazione sessuale, possibile a chi vive motivazioni religiose profonde; oggi è viepiù raro, sebbene non impossibile. Sempre più diffuso è invece il terzo, in cui lo scambio sessuale è destinato a svilirsi in abitudine, dalla quale i partner non riusciranno più a distogliersi; essa impedirà loro d’istituire "l’intimità psichica", ostacolata da quella corporea, che «rende difficile o esclude la possibilità di un’adeguata elaborazione mentale e affettiva» (cfr. "I rapporti sessuali prematrimoniali", in N. Galli, La famiglia e l’educazione alla salute, Milano, Vita e Pensiero, 1988, pagg. 269-285).

Secondo il Garelli, il cinquanta per cento dei suoi intervistati si professano fedeli nelle relazioni di coppia, l’altro cinquanta si dichiarano per metà flessibili, per metà possibilisti. È in ogni caso un rapporto psicologicamente debole e instabile, centrato sul presente e rivolto al soddisfacimento dei propri impulsi, che può protrarsi nel tempo, senza un piano di vita. Una coppia simile giunge poi, presto o tardi, a un bivio: che fare ora, ci sposiamo o ci lasciamo? L’abitudine presa non attira più, anzi lascia spesso stanchi e sfiduciati. R. Forleo al riguardo scrive: «Un fidanzamento già totalizzante, alimentato dal piacere sessuale, appare senza via di ritorno, anche se pieno di ripensamenti che lo fanno protrarre nel tempo. Spesso questo incontro conduce a un matrimonio incerto, che prosegue con crescenti e ripetuti sogni di relazioni più soddisfacenti che si possono anche avverare». Insorge poi un’altra possibilità: «Il fidanzamento divenuto "matrimonio di prova" scivola sempre più verso l’"unione di fatto", che il prolungarsi nel tempo rischia di rendere instabile, noiosa, ripetitiva» (cfr. Famiglia Oggi, 1999, n. 5, pag. 32).

I costumi oggi invalsi hanno agevolato ai giovani i rapporti prematrimoniali, ma, lungi dal risolvere i loro problemi, li hanno complicati. Sono infatti cresciute ansie e perplessità: lo sa bene chi è in comunicazione empatica con loro. I giovani sono facilmente coinvolti in coppie totalizzanti, ma, cammin facendo, s’accorgono quanto faticoso sia mutare atteggiamenti e condotte, mentre i timori possono aggravarsi in mancanza di prospettive per l’avvenire.

Quale educazione per il futuro

La formazione della giovane generazione, agli inizi del nuovo secolo, è un impegno d’interesse pubblico. Quanti operano per essa dovranno essere convinti di alcuni presupposti: i primi responsabili sono i genitori, quali generanti; hanno tuttavia bisogno di altri educatori e istituzioni che collaborino con loro; l’educazione sessuale si colloca all’interno di quella generale; comincia nell’infanzia e include tutti gli stadi successivi, in particolare l’adolescenza e la giovinezza.

Con la formazione s’intende fornire ai giovani una sorta di "armatura morale" per difendersi dalla cultura del tempo, dagli stereotipi diffusi, senza perdere di vista gli aspetti positivi di essa. Al riguardo il Buzzi riconosce che il modo in cui i giovani si rapportano alla sessualità è mutuato dai genitori, ma le loro condotte differiscono da quelle di costoro per essere ancora più accentuate e libere. Egli infatti nota: «Alcuni elementi, quali l’affermata indipendenza della morale sessuale dalla sfera etica generale, segnalano tuttavia come le differenze siano di gran lunga superiori alla omogeneità» (pag. 147). Ciò fa dell’educazione sessuale un argomento scomodo e assai aleatorio, anche perché chi lo propone dovrebbe essere credibile e capace d’infondere una concezione umanizzante della sessualità. Gli adulti non si occupano di essa con i giovani, perché troppi di loro si sentono interiormente divisi, in conflitto con sé, turbati per le loro vicende personali. Il Brezinka lo riconosce in modo esplicito: «La sopravvalutazione del piacere, del divertimento e del godimento, unitamente al senso individualistico della vita, ha diviso moralmente gli adulti e ha reso ai giovani più arduo il cammino verso l’organizzazione della capacità di vivere» (cfr. Rinascita della Scuola, 1985, n. 6, pag. 463). Se i primi rimuovono il problema della sessualità, perché vissuta in forma traumatica, lasciano i secondi a sé stessi, incuranti dei loro problemi e delle loro scelte. In queste circostanze non meraviglia che tra adulti e giovani si frapponga un muro di silenzio o s’istituisca una sorta di compromesso, per cui ognuno non disturba l’altro nelle opzioni personali.

Ma c’è modo di ravvivare l’educazione? Occorre rispondere di sì, a patto di ritrovare una volontà comune per «riconquistare la sicurezza nell’orientamento dei valori» (pag. 464). In un mondo ideologicamente diviso non tutti però possono giungere ai medesimi esiti; ognuno può tuttavia ripensare la giustizia delle proprie scelte e modificare le proprie convinzioni.

Ho prima ricordato che la crisi dei valori non ha colpito indistintamente; quanti ne sono usciti indenni hanno da essere incoraggiati perché si facciano guide ai giovani, bisognosi di sicurezza interiore, di speranza nel futuro, di sostegno da parte della famiglia e della scuola, ognuna delle quali dovrebbe intervenire con la specificità che le è propria: la prima agendo di preferenza sulla volontà, la seconda sulla conoscenza. Gli adulti disposti a operare dovrebbero insistere su alcuni punti, tra cui giova ricordare i seguenti:

– Avere il coraggio di educare in un contesto eticamente indifferente. Compete anzitutto ai genitori, persuasi di dover orientare la sessualità dei figli, reagire all’insicurezza axiologica, presente nella vita d’oggi e trasmessa dai mezzi di comunicazione sociale. Se si propongono ai figli come modelli di vita su ciò che insegnano, il valore della loro azione sulla coscienza giovanile è indiscusso, nonostante possibili formalità contestative. Sarà allora agevole alla madre e al padre far capire loro che la vita ha un senso, che la giovinezza è un tempo idoneo a preparare il futuro, che la vita di coppia può essere vissuta fuori degli stereotipi comuni, che al matrimonio e alla famiglia occorre prepararsi con cura, che il tempo a loro disposizione è sì esposto a molteplici seduzioni ma anche aperto a molte nuove possibilità. Affinché i giovani si rendano sensibili a tali prospettive, conviene che abbiano fruito di un’educazione previa e vivano in comunità di coetanei favorevoli alla disciplina, disposti a rimandare la gratificazione, inclini all’attuazione di sé intesa come autotrascendenza. Quando però la famiglia lunga dei giovani non dà a costoro quanto sarebbe in grado di offrire, vengono meno a essi sostegni essenziali per il presente e il futuro.

– Mantenere con i figli una buona comunicazione sui problemi della sessualità. Il dialogo, l’ascolto, l’incoraggiamento elargiti dai genitori ai figli sono preziosi in tutte le età, specialmente nell’adolescenza e nella giovinezza. Dalle ricerche in proposito si deduce che ragazzi e ragazze sono soli, che i genitori hanno sempre minor tempo da dedicare loro, che la sessualità è per loro un tema rimosso su cui non c’è ritorno. Il Buzzi rileva: «Tra genitori e figli la comunicazione su questi argomenti è assente; i primi non trasmettono informazioni ai secondi, delegando non si sa bene a chi (...) la funzione di educare i figli alla sessualità; questi ultimi, d’altro canto, evitano di confidarsi o di chiedere consiglio ai loro genitori, preferendo di gran lunga il confronto con i pari» (pagg. 147-148). In questo settore la delega non è consentita, ma non pochi vi ricorrono, credendo che altri, o nei gruppi o nella scuola, agiscano secondo le esigenze dei giovani. Essi possono anche intervenire, ma non sostituiscono mai i genitori. Costoro poi debbono convincersi che per i minori la conoscenza di sé, le tematiche inerenti alla sessualità, alla paternità, alla maternità fanno parte del corredo intellettuale necessario al loro armonico sviluppo.

– Mostrare in quale contesto affettivo sia da collocare la sessualità. Quando manca un piano di vita da attuare, tutto s’impernia sul presente, si coltivano relazioni episodiche, legami affettivi superficiali, si persegue l’effimero. Secondo i dati del Garelli: «L’attesa è nei confronti di una comunicazione totale». Questa condiziona «uno stato di reciprocità intuitiva, di affinità istantanea, che sembra prescindere dall’idea di una partnership che costruisce la sua storia nel medio-lungo periodo, che si arricchisce nel confronto e nella dialettica, il cui cammino riflette la ricchezza e le tensioni della vita» (pagg. 218-219). Spetta agli adulti che seguono i giovani aiutarli a capire che ci sono anche relazioni affettive di coppia costruite nel tempo, fondate sul mutuo rispetto, permeate di un’intimità spirituale strutturantesi negli anni, attraverso le quali si prende atto delle pulsioni tipiche della sessualità, ma anche delle sue implicazioni progettuali e creative. Soppesati gli esiti delle ricerche empiriche, pare che oggi una formazione del genere sia antitetica alla mentalità in auge. L’educatore però non può arrendersi, essendo a conoscenza delle capacità della persona, delle speranze implicite nei giovani d’oggi, della loro propensione per la "forma di vita" matrimoniale e familiare.

Essi sono in cerca di un’identità personale e axiologica. Il libertarismo della società che li contagia induce in loro fragilità e insicurezza. La presenza competente dell’adulto può tuttavia portarli a scegliere i comportamenti giusti e le prospettive migliori per il futuro.

Norberto Galli

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