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EDITORIALE

Il senso esistenziale del viaggio

La Direzione
   

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 2001 - Home Page Lontananza e vicinanza non si escludono a vicenda nella vita di coppia. Spesso basta prendere le dovute distanze per vivere con maggiore consapevolezza l’amore.

L'ingresso a vele spiegate del tema dell’amore nella storia dell’Occidente è segnato dall’opera dei Trovatori e dei Poeti del "Dolce stil novo" che, in un Medioevo ancora rude, portavano una nota di gentilezza, di raffinatezza, di cortesia. Nasceva, così l’"amor cortese": uno dei fili conduttori del quale è il tema dell’amore da lontano. Che cosa significa "amare da lontano"? Significa avere la consapevolezza che il sentimento di amore, per nutrirsi e per durare nel tempo, ha bisogno anche di distanza: solo dalla lontananza nasce la vicinanza; così l’eccesso di vicinanza può mettere in crisi lo stesso sentimento di amore, corroso e logorato dalla banalità e dal grigiore, spesso più apparenti che reali, tuttavia sentiti come tali, della vita quotidiana.

Il viaggio-vacanza che i coniugi compiono insieme permette di conciliare fra loro vicinanza e lontananza: si è vicini ma insieme lontani dalle cose di tutti i giorni, dalle impellenti necessità della vita, dai piccoli e grandi problemi che assillano la coppia. La presa di distanza dalla routine giornaliera può restituire all’amore giovinezza e freschezza: il ricordo del "tempo felice" – quello della lontananza – rende maggiormente accettabile il ritorno al tempo della vicinanza, dei problemi di tutti i giorni.

Perché il viaggiare esplichi queste sue potenzialità, sarebbe necessario che esso rappresentasse veramente uno stacco rispetto alla vita quotidiana. Non sempre ciò avviene, soprattutto nei viaggi rigidamente organizzati, all’interno dei quali è difficile ritagliarsi spazi di vera intimità, di dialogo, di tranquilla e silenziosa contemplazione delle bellezze dell’arte e della natura viste e rivissute insieme, anche se non necessariamente con le stesse modalità e con lo stesso stile.

Viaggi e vacanze potrebbero e dovrebbero essere il momento in cui si riscopre ciò che era rimasto negli altri periodi dell’anno celato e occultato. Allontanarsi dalle tante preoccupazioni quotidiane lascia, o dovrebbe lasciare, libero corso alle parole e ai gesti dell’intimità. Vi è invece il rischio di farsi travolgere da un’interpretazione consumistica delle vacanze e dei viaggi, quasi che ogni momento e ogni spazio dovessero essere colmati, e come se non vi potesse essere posto per il riposo, la quiete, il silenzio.

Il démone della programmazione, dell’efficienza, della sistematica rimozione del gratuito e dell’imprevisto aleggia anche sul presunto tempo libero dell’uomo contemporaneo, di un tempo che dovrebbe essere "liberato" dal quotidiano e che invece a esso continua a fare riferimento. Ancora una volta, si impone la capacità di cercare e di trovare la lontananza per recuperare il senso forte e l’intensità emotiva della vicinanza.

LA DIREZIONE

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