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TURISMO RESPONSABILE

Viaggiare a occhi aperti

di Alfredo Somoza
(presidente dell’Associazione italiana turismo responsabile)
            

   Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 2001 - Home Page È auspicabile avere un nuovo approccio al viaggio che ridefinisca la sostenibilità ambientale, sociale, economica, culturale. Una pratica che va diffondendosi rapidamente anche in Italia.

Il turismo è la principale voce della bilancia commerciale mondiale: genera reddito per miliardi di dollari e milioni di posti di lavoro, ma anche devastazione, specie dove non vi è una programmazione razionale, come nella maggioranza dei Paesi del Sud del mondo.

Il turismo responsabile è un nuovo approccio ai problemi posti dal turismo a partire di una ridefinizione del concetto di sostenibilità: ambientale, socio-economica e culturale. Soltanto un turismo con queste caratteristiche può concorrere a un processo di sviluppo durevole al servizio dei popoli del Sud. Ma anche in Italia il turismo responsabile è una pratica che si sta diffondendo, soprattutto nel Meridione, recuperando il meglio della tradizione di convivialità tipica della nostra società, da mettere al servizio di un turismo di incontro.

Che il turismo sia in forte espansione, protagonista di un ruolo economico di primo piano, lo sa chi abbia provato a viaggiare e lo intuisce chiunque si soffermi davanti a un’edicola a curiosare tra le mille testate che si occupano di viaggi. Attualmente si spostano fuori dai propri Paesi 600 milioni di persone, mentre gli spostamenti interni, secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (Omt), sarebbero di ben otto volte superiori a quelli internazionali. Insomma, le persone che viaggiano in un anno sono all’incirca 5 miliardi, diciamo come se l’intera umanità intraprendesse un viaggio almeno una volta all’anno. L’industria del turismo internazionale occupa milioni di lavoratori, coinvolge mezzo miliardo di persone all’anno e genera risorse economiche vitali per intere zone del mondo (ndr, vedi alle pagine 35-47).

Gli aerei hanno incredibilmente accorciato le distanze fra i continenti, ma non hanno ancora avvicinato i popoli. Anche in questo settore dell’economia mondiale, infatti, le differenze tra Nord e Sud del pianeta sono abissali: l’80% degli spostamenti internazionali è appannaggio dei residenti di soli 20 Paesi. Nel 1998 un inglese spendeva in turismo 400 dollari all’anno, un americano 250, un tunisino 30, un indiano solo mezzo dollaro. Anche le principali destinazioni turistiche si trovano nei Paesi del Nord, se qui si reca il 70% dei turisti e si registra il 72% del fatturato del settore.

Il turismo può portare ricchezza ma anche devastazione, specie dove non vi è una programmazione razionale e le località vengono spalancate al turismo di massa. Lo scorso anno, ad esempio, un articolo uscito sul South China Morning di Hong Kong denunciava l’assoluta inadeguatezza della rete fognaria degli alberghi di Bali, in Indonesia, con effetti disastrosi sull’ecosistema della barriera corallina, mentre campi da golf e piscine che consumano enormi quantità di acqua (500 litri al giorno per ogni stanza di albergo) mettono in crisi il sistema di coltivazione del riso.

Ma la sostenibilità turistica è fatta anche di impatto culturale, sociale ed economico e non sempre a un importante flusso di viaggiatori in una determinata zona del pianeta corrisponde un vantaggio per la popolazione locale, la quale spesso ha da vendere al turista soltanto brandelli mercificati della propria cultura tradizionale. Sullo scottante argomento del dilagare della pedofilia sempre più spesso si segnala, a torto o ragione, l’industria del turismo internazionale, considerata co-responsabile del fatto che oltre due milioni di bambini dell’America Latina e dell’Asia meridionale e orientale vengano costretti a prostituirsi. Il giro d’affari di questa nicchia di mercato sommerso si aggira attorno ai cinque miliardi di dollari, e i "clienti" provengono dai Paesi più ricchi della terra: Stati Uniti, Germania, Giappone, Australia, Regno Unito, Italia.

Negli ultimi anni la sensibilità dei Paesi di provenienza dei pedofili è largamente aumentata a partire dalle campagne coordinate da Ecpat (Campagna per porre fine alla prostituzione e alla pornografia infantile e al traffico di minori a fini sessuali). L’Unione europea ha deciso di agire a partire dell’informazione su questo fenomeno, ritenendo che la pratica della pedofilia all’estero sia causata anche da un diffuso atteggiamento di disprezzo più o meno conscio verso le persone dei Paesi più poveri. Con queste premesse sono state finanziate diverse campagne di sensibilizzazione nel Nord Europa, soprattutto sugli aerei che viaggiano in Asia e Brasile, video e stampati che ora verranno prodotti in Italia grazie a precisi accordi tra Ecpat, le federazioni di tour operator e i principali vettori aerei. Il Parlamento italiano ha approvato una legge (n. 269/1998) per perseguire al rientro in patria coloro che commettono reati di pedofilia all’estero. D’ora in poi, se ci sarà una denuncia per pedofilia contro un cittadino italiano all’estero, indipendentemente dall’esito dell’iter giudiziario locale, dovrà fare i conti con la nostra giustizia al rientro. E tutti i viaggiatori sono invitati a denunciare alle autorità competenti episodi di sfruttamento sessuale ai danni di minorenni di cui siano stati testimoni.

Insomma, il turismo può innescare un processo di arricchimento, ma, se non adeguatamente governato, alla lunga rischia di rivelarsi un boomerang. L’industria turistica, secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, dovrà considerare attentamente questi fattori in fase di programmazione, anche perché il viaggiatore del 2000 avrà sempre più mezzi di informazione a disposizione per valutare ciò che gli viene offerto.

Vignetta.

Superare l’ecoturismo

C’è un termine che va sempre più di moda per descrivere la nicchia dell’offerta turistica che ha registrato i più alti indici di crescita negli ultimi anni: ecoturismo. I viaggi così etichettati presuppongono una modalità del viaggiare compatibile con l’equilibrio dell’ambiente. Sono stati i movimenti ecologisti dell’Europa settentrionale nei primi anni ’60 a concepire per primi questa nuova frontiera del turismo. Trent’anni dopo, quell’approccio strettamente conservazionistico si è arricchito della dimensione sociale. Le definizioni odierne di ecoturismo comprendono infatti, oltre alla sostenibilità ambientale, i meccanismi che possono innescare processi di sviluppo a favore delle popolazioni locali e il rispetto e la valorizzazione delle loro culture.

Questa ridefinizione dell’ecoturismo nasce da un serrato, e talvolta aspro, dibattito tra una vecchia concezione ambientalista che riteneva che la natura andasse conservata chiudendo ermeticamente un territorio da ogni contaminazione esterna e imbrigliando in rigidi vincoli le attività economiche dei suoi abitanti ancestrali e gli abitanti ancestrali stessi. Sono stati infatti proprio i popoli indigeni a mettere in discussione per primi questa visione integralista della conservazione ambientale, conquistandosi uno spazio politico a partire degli anni ’80.

La leader Maya del Guatemala, e premio Nobel per la pace, Rigoberta Menchù dichiarava 15 anni fa che «non bisogna dimenticare che gli Indios non sono una tra le tante specie naturali delle foreste» e che anzi, «fino a quando loro avevano gestito il patrimonio naturale dei loro territori, non si erano verificati gli scempi ai quali purtroppo ci ha abituati la civiltà bianca». Gli Indios rivendicavano il rispetto per la loro cultura, il riconoscimento dei loro diritti, primo tra tutti quello ad avere gli strumenti economici e legali per difendere i propri territori e per co-gestire gli eventuali flussi turistici. La loro provocazione ha smosso le acque e aumentato il protagonismo delle comunità locali nella gestione ambientale.

Negli ultimi anni si è velocemente sviluppato, non senza contraddizioni, un settore sia commerciale sia non profit dedicato all’ecoturismo. In Costa Rica, Stati Uniti, Australia, Cile, Brasile e buona parte dei Paesi dell’Europa occidentale esistono associazioni, Ong (Organizzazioni non governative) e tour operator, specializzate in questo campo e godono di sempre maggiore visibilità.

Il vero operatore di ecoturismo è oggi soprattutto una persona sensibile alla problematica ambientale che stipula un patto con la popolazione basato sul mutuo riconoscimento culturale e sulla trasparenza nella gestione dei flussi di turisti e delle risorse economiche che questi generano. Ma l’ecofurbizia non si è fatta attendere: molto spesso si crea confusione marchiando come "eco" attività che semplicemente si svolgono a contatto con la natura, come il surf, l’alpinismo o il diving. Ha del raccapricciante considerare l’immersione nel Mar Rosso a Hurgada, tra centinaia di imbarcazioni che scaricano a getto continuo turisti sulla barriera corallina, qualcosa che abbia a che fare con l’ecologia. Se l’ecoturismo non crea coscienza ambientale né fornisce strumenti ai visitatori e alla popolazione locale per rapportarsi meglio con la natura, il tutto si riduce a una semplice operazione di miope marketing.

L’ecoturismo, se correttamente impostato, valorizza invece le risorse naturali, contribuisce a conservare la cultura locale, collega al mondo le popolazioni marginali e diffonde coscienza ambientale. Un nuovo modo per viaggiare sulla terra in punta di piedi, salvaguardando il patrimonio della biodiversità per le prossime generazioni. Un ecoturista diventato "turista responsabile".

Vignetta.

Verso l’etica turistica

La parola chiave in questo inizio millennio, per quanto riguarda il mondo del turismo, è sostenibilità. Legato alla gestione dell’ambiente, questo concetto indica in primo luogo un turismo che valorizza e non deturpa la risorsa natura, ma il dibattito internazionale degli ultimi decenni lo ha arricchito di altre importanti valenze come la qualità dello sviluppo economico, la salvaguardia della diversità culturale, l’etica personale e l’impatto sull’ambiente e sulle culture ospitanti nel lungo periodo. Su tutti questi argomenti esiste da anni una vasta letteratura prodotta dagli organismi internazionali e dalle associazioni che si battono per un turismo che agevoli lo sviluppo delle popolazioni coinvolte salvaguardando l’ambiente naturale. Alcune tappe importanti lungo questo percorso sono state il vertice della Terra organizzato dall’Onu a Rio de Janeiro nel 1992, la Carta per un turismo sostenibile di Lanzarote del 1995 e infine la Carta per l’etica nel turismo approvata dall’Organizzazione mondiale del turismo nel 1999.

Oggi tutti gli esperti concordano nel sottolineare che se il turismo avrà ancora margini di crescita e di continuità nel tempo, sarà soltanto seguendo delle regole e delle pratiche che, ponendosi ovviamente come obiettivo la soddisfazione del cliente, non trascurino il contesto naturale e umano nel quale si svolgono. Questa consapevolezza si scontra inevitabilmente con la realtà del turismo dei grandi numeri nel quale la sensibilità più diffusa non è certo quella della salvaguardia ambientale o dello sviluppo dei Paesi poveri, ma soltanto quella dell’abbattimento dei costi per essere concorrenziali sul mercato. Ne è riprova la trovata dei viaggi last minute che diseducano il viaggiatore spingendolo a scegliere non in termini di qualità o di curiosità culturale, ma soltanto in termini di prezzo, rincorrendo il più basso, indipendentemente da dove esso porti.

Da una recente inchiesta condotta in Gran Bretagna su 2.000 viaggiatori adulti, si è scoperto con sorpresa che circa metà degli intervistati si dichiara disposto a pagare un 5% in più il pacchetto turistico, se questo offre delle garanzie ambientali e sociali (no al lavoro minorile, rispetto dei contratti di lavoro), e il 60% gradirebbe maggiori informazioni su questi argomenti e sulla destinazione nella quale si recherà. Come è già successo nel campo dell’alimentazione, è il mercato che sta cominciando a spingere i tour operator a fare scelte nuove. Una positiva novità in questo senso è costituita dal recentissimo tour operator initiative, un accordo tra grandi tour operator internazionali (per l’Italia "Viaggi del Ventaglio" e "Orizzonti"), sotto l’egida del Programma ambientale delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione mondiale del turismo, che si impegnano a rispettare e valorizzare l’ambiente dove operano e i rapporti con le comunità locali. È soltanto un timido inizio ma è promettente, anche perché le politiche di programmazione del turismo vengono determinate molto spesso dai grandi tour operator, soprattutto in Paesi come il Kenya, Santo Domingo o l’Egitto, nei quali o si cambia registro al più presto, oppure si rischia di compromettere seriamente il futuro di una delle poche attività economiche in grado di sostenere un processo di sviluppo economico duraturo.

Alfredo Somoza

CRITERI ISPIRATORI DELL’AITR

Perché la riflessione sul turismo non rimanga soltanto un esercizio teorico senza portare frutti concreti, c’è già chi propone in Italia e all’estero un altro modo di viaggiare, ossia un modo di viaggiare ad occhi aperti.

Nel 1998, 11 associazioni del settore non profit, tra le quali il Cts (Centro turistico studentesco), impegnate a vario titolo nel turismo (oggi sono diventate 40), hanno dato vita all’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr). Tale associazione ha promosso una Carta di identità per viaggi sostenibili rivolta fondamentalmente al turista e all’industria turistica, che raccoglie una serie di linee guida per un turismo più rispettoso delle persone e dell’ambiente basato su tre criteri fondamentali: basso impatto ambientale, positiva ricaduta socio-culturale sulle comunità ospitanti ed equità economica. Principi auspicabili per tutta l’industria turistica mondiale e che cominciano a essere messi in pratica in Asia, Africa, America Latina, Europa e anche in Italia, soprattutto nel Centro-sud. Viaggi personalizzati che contribuiscono direttamente a finanziare progetti di sviluppo presso le comunità di accoglienza.

L’Associazione del turismo responsabile sta lavorando ora per definire un marchio del turismo responsabile con il quale contrassegnare i viaggi programmati nel rispetto dei principi contenuti nella Carta per viaggi sostenibili.

Per avere maggiori informazioni sulle attività degli associati e sulla fisionomia dell’Aitr si può consultare il sito web di Solidea (http://www.solidea.org/ospiti/aitr_index.htm). Per contattare gli operatori, invece, si può inviare comodamente una e.mail (aitr@hotmail.com).

a.s.

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