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LE NUOVE SPIRITUALITÀ

Una sfida per la Chiesa, perché?

di Ferdinando Colombo
(teologo)
            

   Famiglia Oggi n. 8/9 agosto-settembre 2001 - Home Page Le cause che spiegano il successo raccolto da recenti forme di religiosità non sono difficili da comprendere. Alcune sono interne all’istituzione ecclesiale. Altre appartengono alle nuove esperienze. L’evangelizzazione esige una risposta concreta ai bisogni spirituali della gente.

L'esame delle cause del successo dei "Nuovi movimenti religiosi" e di quelli magici è un aspetto importante dello studio del fenomeno della nuova religiosità, in quanto solo conoscendo approfonditamente le motivazioni che favoriscono lo sviluppo di gruppi religiosi alternativi alla Chiesa sarà possibile per la Chiesa stessa rispondere adeguatamente alla sfida che le viene posta.

Perché centinaia di migliaia di italiani credono alla teologia estremamente semplificante e spesso contraddittoria dei Testimoni di Geova? Com’è possibile che qualche migliaio di persone in Italia aderisca ai gruppi ufologici dove si crede che degli extraterrestri, giunti su dischi volanti, trasmettano ad alcuni "prescelti" i loro messaggi? Queste sono due delle tante domande che potremmo porci e che non ci possono lasciare indifferenti.

Massimo Introvigne individua quello che potremmo definire il "grande basamento" su cui si regge il successo dei nuovi movimenti religiosi nella società contemporanea: il relativismo(1), che – in ambito religioso – è fondamentalmente l’idea che afferma l’uguaglianza fra tutte le religioni e la non esistenza delle verità religiose. Esso si esprime soprattutto in tre diverse forme.

Agli occhi di certi cattolici meno preparati, le posizioni di alcuni teologi che si schierano in opposizione ad alcuni insegnamenti del Magistero – spesso condividendo idee propagandate dai "Nuovi movimenti religiosi" o dal New Age – danno l’idea che nella Chiesa regni lo stesso clima di confusione e relativismo che si ritrova nella società contemporanea. I media non di rado accentuano queste posizioni di contestazione interne alla Chiesa, per cui il cattolico che si limita a un’informazione di tipo superficiale si convince che neppure la Chiesa sia in grado di fornire un’unica e sicura verità. I "Nuovi movimenti religiosi" e in particolare quelli che, come i Testimoni di Geova, adottano nella loro opera di proselitismo una strategia che tende a rilevare le carenze del mondo cattolico si impegnano allora a sottolineare tali contraddizioni interne alla Chiesa, per mostrare che la risposta reale al "bisogno di verità" dell’uomo contemporaneo si trova unicamente nella loro dottrina e nello stile di vita da loro adottato.

Un’espressione del relativismo che dà un impulso alla crescita dei "Nuovi movimenti religiosi" è poi la confusione che regna fra i cattolici a proposito della nozione di ecumenismo. Il termine "ecumenismo" indica quel movimento che impegna le Chiese, che apertamente confessano la fede nell’unica e indivisibile Trinità e in Gesù Cristo Dio e Signore, a incontrarsi per ricercare e attendere insieme dal Signore la grazia dell’unità visibile e storica della Chiesa. La Chiesa cattolica è in "dialogo ecumenico" con le altre Chiese cristiane (la Chiesa ortodossa, le altre Chiese orientali e le Chiese della Riforma), spesso però non è facile distinguere fra queste e i "Nuovi movimenti religiosi" di origine protestante o le "sette cristiane". Inoltre, la convinzione che non esistano verità religiose finisce per condizionare pesantemente la stessa idea di ecumenismo: recenti statistiche confermano che per il 69,8% dei cattolici italiani le varie confessioni cristiane dovrebbero unirsi facendo vincere gli elementi di unità su quelli di divisione, mentre solo il 20,5% ritiene auspicabile il ritorno delle altre Chiese cristiane nella Chiesa cattolica(2). La situazione si presenta ancora peggiore quando si pretende di far rientrare nella prospettiva ecumenica – che riguarda esclusivamente le Chiese cristiane –, già confusa in quanto non orientata al dialogo ma alla fusione, anche le altre religioni (con cui la Chiesa cattolica intraprende invece il dialogo interreligioso).

Il "grande basamento" su cui poggia l’attuale proselitismo religioso è principalmente costituito dal relativismo. Esso ha il suo fulcro soprattutto nell’uguaglianza fra tutte le religioni e nell’assoluta inesistenza delle verità religiose.

Considerando la ricerca sulla religiosità degli italiani, presentata in occasione del Convegno ecclesiale di Palermo (21-24-11-1995)(3), dichiarano di credere in Gesù Cristo e negli insegnamenti della Chiesa cattolica il 53,5% degli italiani intervistati. Il dato sembrerebbe tutto sommato rassicurante almeno di fronte ad alcune previsioni più pessimistiche, tanto più che solo il 2,2% dichiara di essere credente pur non essendo cattolico, ma quando viene chiesto agli italiani che cosa vorrebbe che la religione fosse in futuro, ben il 61% dichiara di volere una religione fatta di poche credenze fondamentali che uniscano cristiani, musulmani, buddhisti e altri credenti. Certamente si avverte l’esigenza fra i popoli, in una società che è sempre più multietnica, di parlare un linguaggio comune, l’unione può essere costruita solo in base a un aspetto etico-religioso, ma sussiste il problema del sincretismo (che è la fusione incoerente di elementi dottrinali, culturali, mitologici e fantastici tratti da diverse religioni) che è poi un’espressione del relativismo. Chi si è dichiarato cattolico è disposto a rinunciare alla specificità del suo credo per aderire a una vaga "religione mondiale". Questa confusione in tema di ecumenismo che, anziché sottolineare la propria specificità in vista di un sereno dialogo, ricerca solamente in senso relativistico un minimo comune denominatore e si dichiara disposta a rinunciare alla propria peculiarità, non può far altro che favorire il deflusso dei cattolici verso i "Nuovi movimenti religiosi", il New Age o le varie nuove credenze che portano facilmente a conciliare il cristianesimo con pratiche o credenze che non hanno nulla di cristiano.

Infine, in una società fortemente caratterizzata dal relativismo, finiscono per favorire la diffusione dei "Nuovi movimenti religiosi", o almeno per non arginarla, una serie di critiche inadeguate agli stessi. Dal momento che il relativismo rappresenta una tendenza sociologicamente consistente, è necessario tenere conto di questo clima se si vuole realmente far fronte al problema dei "Nuovi movimenti religiosi". Chi pensa che la scelta di aderire a un gruppo religioso alternativo alla Chiesa cattolica sia il frutto di decisioni ben ponderate si sbaglia. Ad esempio, chi aderisce ai Testimoni di Geova, in genere non passa a questo movimento dopo avere comparato e valutato la dottrina della Chiesa e quella della "Società Torre di Guardia", altrimenti numerosi opuscoli prodotti in ambito cattolico basterebbero per mostrare le falsità e gli errori presenti nelle tesi sostenute dai Testimoni di Geova. Come afferma Introvigne, in un clima fortemente condizionato dal relativismo: «...l’itinerario di messa in guardia dei fedeli nei confronti dei fenomeni "settari" deve prima convincerli nuovamente che le questioni dottrinali e di verità sono essenziali, e quindi affrontare ciascuno dei problemi posti dai nuovi movimenti religiosi nei termini dottrinali corretti»(4). La critica dottrinale ai nuovi movimenti religiosi resta fondamentale, ma rischia d’essere inefficace se non è preceduta dal tentativo di superare il relativismo.

Cosa afferma il Magistero

Sulle cause di diffusione dei nuovi movimenti religiosi si sono soffermati anche diversi documenti del Magistero(5) che tendono in particolare, anche se non in maniera esclusiva, a sottolineare le cause interne alla Chiesa e quindi quelle "mancanze" da essa commesse che hanno favorito il sorgere e il proliferare di proposte religiose alternative e, accanto a esse, hanno accentuato le difficoltà della Chiesa nel mondo contemporaneo, consentendo una fuga dei cattolici non solo verso i "Nuovi movimenti religiosi", ma anche verso l’indifferenza religiosa. Dai documenti emerge una serena autocritica da parte della Chiesa stessa, anche se è opportuno notare che le cause interne non sono le sole ad avere consentito la diffusione di tali nuovi movimenti, a differenza di quanto afferma una lettura semplicistica del fenomeno da parte di alcuni cattolici. La Chiesa, pur riconoscendo le sue manchevolezze, non è certo responsabile delle strategie di proselitismo spesso aggressivo adottate dai movimenti religiosi né del clima culturale che caratterizza la società odierna e che favorisce il diffondersi delle nuove religioni.

Possiamo, in una prospettiva sintetica, far emergere dai vari documenti alcuni elementi fra i più importanti, cercando di arricchirli con qualche considerazione. Anzitutto è possibile individuare le cause interne alla Chiesa. Una prima causa è rappresentata dai bisogni spirituali non avvertiti o risolti dalla Chiesa. L’uomo contemporaneo è alla ricerca di una dimensione spirituale che non trascuri l’integralità del suo essere, nella religione l’uomo ricerca una soluzione ad alcune questioni vitali: sofferenza, malattia, morte. Laddove la Chiesa, per svariati motivi, non riesce a giungere con risposte soddisfacenti, i "Nuovi movimenti religiosi" paiono promettere facili e istantanei rimedi contro le malattie fisiche e psicologiche e un totale benessere psicofisico.

Una seconda causa che consente il successo soprattutto delle sette con retroterra cristiano è la scarsa conoscenza della Bibbia da parte di molti cattolici. Ciò è il frutto di una poco efficace catechesi, che talvolta è addirittura assente. I "Nuovi movimenti religiosi" con retroterra cristiano paiono invece presentare una lettura semplice ed essenziale della Bibbia e, nell’opera di proselitismo, entrando in contatto con i cattolici sembrano risolvere facilmente questioni circa l’esegesi biblica, che non hanno avuto risposte chiare e convincenti nella catechesi ordinaria. La lettura biblica sostenuta da questi nuovi movimenti religiosi è però fondamentalista, non scientifica, e sovente ricorre ad alterazioni del testo sacro. Essa finisce comunque per affascinare molti cattolici che non hanno avuto un’istruzione adeguata (si pensi a questo proposito a quanti passano al geovismo).

Accanto all’ignoranza circa la Bibbia sussiste una mancanza di conoscenza della dottrina della Chiesa, anch’essa frutto di una poco adeguata opera catechetica. Così vari cattolici accettano le proposte di sincretismo e doppia appartenenza tipiche dei gruppi del potenziale umano come Scientology, del New Age e di alcuni gruppi con retroterra orientale (si pensi all’Organizzazione Sathya Sai Baba).

Un’ulteriore causa è rappresentata dall’inquietudine e dallo sconvolgimento dati da un mondo in rapida trasformazione, ciò genera una grossa confusione che porta alla ricerca di un’identità culturale e umana che alcuni gruppi pseudo-religiosi paiono offrire in maniera immediata. È tipico, infatti, di tali gruppi un ambiente amichevole, piccolo e confortevole che appare pronto ad offrire serenità e risposte alle inquietudini umane. Il cardinal Danneels – arcivescovo di Malines-Bruxelles –, volendo descrivere il clima che caratterizza i nuovi movimenti religiosi, fa uso di un titolo significativo: «Piccolo è bello»(6), spesso invece le parrocchie sono troppo grandi e il fedele che vive in esse non si sente valorizzato e considerato nella sua individualità, ma piuttosto ridotto alla condizione di «uno fra i tanti», maniera in cui vive già il rapporto con la pubblica amministrazione e il mondo del lavoro.

In determinati contesti vi è poi distacco e freddezza dell’istituzione ecclesiale rispetto ai fedeli. In tal caso i "Nuovi movimenti religiosi" propongono una relazione meno burocratica e più personale con la divinità e fra i partecipanti.

I gruppi religiosi alternativi alla Chiesa fanno inoltre leva sull’"aspetto esperienziale" della vita spirituale, spesso dimenticato nell’ambito ecclesiale, che tende a privilegiare solo la "dimensione intellettuale" della fede. Molti gruppi propongono tecniche di meditazione ed esperienze derivate dalla tradizione orientale. Talvolta queste tecniche, in grado spesso di produrre effetti sorprendenti dalla dubbia o quantomeno discussa origine, vengono mutuate dalle comunità cristiane e presentate come fenomeni di rinascita di un certo misticismo. Tutto ciò però pone ancora il problema della "doppia appartenenza" e del sincretismo, e cioè della possibilità di conciliare tali tecniche non cristiane con il cristianesimo. Di questo si è occupata la Congregazione per la dottrina della fede nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica su alcuni aspetti della meditazione cristiana (15-10-1989).

I "Nuovi movimenti religiosi" sfruttano poi in genere i "punti deboli" della pastorale cattolica: carenza di clero, non adeguata valutazione della religiosità popolare, freddezza della liturgia e del clima parrocchiale in genere, mancanza di direzione spirituale per molti cattolici (in alternativa i nuovi movimenti propongono guide, maestri e guru). Inoltre, se in determinati contesti ecclesiali – nonostante gli importanti insegnamenti del Concilio Vaticano II – il ruolo dei laici è ancora marginale, questi nuovi movimenti propongono loro ruoli di responsabilità e comando.

Esistono poi, oltre alle cause interne alla Chiesa, almeno altre due cause interne ai "Nuovi movimenti religiosi" che garantiscono il successo degli stessi. Non si possono escludere, infatti, dalle motivazioni della loro proliferazione i notevoli interessi economici. Molti leader si sono arricchiti grazie all’espansione del gruppo religioso da loro fondato o diretto. Afferma il cardinale Arinze: «Ciò è particolarmente evidente, negli ultimi anni, nei molti progetti della corrente chiamata "New Age", che sta cominciando a rivelarsi un grosso affare economico e culturale»(7).

A garantire poi il successo dei "Nuovi movimenti religiosi" sono anche i metodi di propaganda da loro adottati. Anche secondo l’opinione dello stesso Arinze, non tutti questi sono negativi o da condannare, ma il dinamismo missionario, la responsabilità evangelizzatrice assegnata a ogni membro, l’utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa e la chiarezza circa gli obiettivi da ottenere potrebbero rappresentare una pista di riflessione per rendere più efficace e dinamica la nuova evangelizzazione della Chiesa cattolica. Occorre comunque distinguere la differenza sostanziale fra il messaggio proclamato dalla Chiesa e quello dei "Nuovi movimenti religiosi"(8).

Fra le cause del proliferare delle nuove religioni occorre anche tenere conto di una spiegazione di ordine teologico e misterioso: secondo il cardinale Arinze, infatti, la presenza di confusione e difficoltà notevoli nel campo dell’evangelizzazione può portare a dire, secondo l’espressione evangelica: «Un nemico ha fatto tutto questo» (Mt 13,28). L’azione del diavolo, quindi, non può essere esclusa come ragione del diffondersi delle "sette" e dei "Nuovi movimenti religiosi", «anche se questa azione è sconosciuta alla gente coinvolta»(9). Su questo aspetto però – consiglia Giuseppe Casale(10) – occorre essere molto prudenti. Se infatti l’esistenza e l’azione del demonio sono chiaramente affermate dalla dottrina della Chiesa, non si può infatti innescare la tendenza a "demonizzare" tutto. Sono soprattutto i movimenti "contro le sette" di origine protestante a vedere nella diffusione delle "sette" e della magia uno degli aspetti più evidenti dell’azione di satana nel mondo, ma anche gli stessi Testimoni di Geova adottano questa spiegazione per rendere conto degli altri movimenti religiosi e dell’occultismo.

Anche in ambienti cattolici, tuttavia, penetra spesso questo tipo di interpretazione, ma vedere dietro ogni nuovo movimento religioso o magico un’azione diretta di satana appare comunque – secondo la valutazione di Casale – eccessivo, rozzo e troppo schematico. È invece estremamente valida, e quindi da condividere senza esitazioni, la linea di pensiero di Introvigne(11), il quale invita a un’interessante distinzione fra un’interpretazione storica e sociologica del fenomeno dei "Nuovi movimenti religiosi" e un’interpretazione teologica.

Secondo una lettura rigorosamente storica e sociologica, parlando di satanismo ci si riferisce esclusivamente a persone, gruppi o movimenti che in forma più o meno organizzata praticano l’adorazione e l’evocazione del demonio. Una lettura teologica può però ampliare tale definizione ritenendo "satanisti" tutti i gruppi che, seppure non adorino il diavolo o addirittura ne neghino l’esistenza, manifestano odio o avversione nei confronti di Dio o propongono all’uomo di "diventare come Dio", ripetendo nella sostanza le parole con cui il serpente (tentatore) nel racconto biblico si rivolge ai progenitori conducendoli al peccato originale: «...diventereste come Dio» (Gn 3,5). Tale definizione è utile o necessaria in ambito pastorale, mentre lo storico e il sociologo devono identificare il satanismo in maniera più circoscritta per poterne cogliere gli aspetti caratteristici che differenziano il fenomeno specifico dagli altri quali i "Nuovi movimenti religiosi", lo spiritismo, le nuove credenze, ugualmente inseriti nell’enorme contesto della nuova religiosità. Ritenere secondo tale lettura "satanisti" anche i gruppi che dal punto di vista storico e sociologico non lo sono, non significa comunque pensare necessariamente a un’azione diretta del demonio all’interno di tali gruppi, non a caso Arinze afferma che l’azione del diavolo non è normalmente conosciuta dalla gente coinvolta.

Lo sforzo che abbiamo compiuto di certo non esaurisce la questione complessa dell’individuazione delle cause del successo dei "Nuovi movimenti religiosi", in quanto esse variano anche a seconda della specifica realtà sociale ed ecclesiale. Certamente, solo a una seria presa di coscienza da parte della Chiesa può corrispondere un’adeguata risposta pastorale che cerchi in primo luogo di risolvere i problemi interni alla stessa istituzione ecclesiale e in seguito di rispondere in maniera consistente alla "sfida" posta dai "Nuovi movimenti religiosi". Bisognerà, allora, delineare quali risposte la Chiesa dovrebbe dare all’uomo contemporaneo, cercando di presentarsi come la vera soluzione alla grande sete di spiritualità e di sacro che caratterizza questo nostro tempo.

Come rispondere

Buona parte dei cattolici manifesta un’assoluta indifferenza nei confronti del problema che la nuova religiosità pone alla Chiesa, nonostante siano ormai numerosi i documenti magisteriali sull’argomento. Tale atteggiamento potrebbe radicarsi in almeno due principali ragioni: la prima consiste in una maniera errata di intendere il fenomeno, non accorgendosi che la proposta sincretista e relativista, che è presente nella società grazie anche all’influenza del New Age, è profondamente diversa dall’atteggiamento ecumenico e dal dialogo interreligioso. La seconda ragione è invece quella più diffusa dell’assoluta mancanza di informazione, di cui invece abbiamo ampiamente sottolineato la necessità e l’importanza.

Non si può parlare di "Nuova evangelizzazione" prescindendo dalle problematiche dell’uomo contemporaneo. La grandezza del discorso di Paolo all’Areopago di Atene (cfr. At 17,22-34) sta nell’aver calato il messaggio di salvezza nella mentalità e nella cultura greca. Il grande evangelizzatore non poteva non tenere conto delle persone che costituivano l’uditorio che gli stava davanti, doveva necessariamente conoscere le loro problematiche, la loro cultura e il loro modo di ricercare Dio, per poter annunciare a essi – ateniesi sofisticati – la buona Novella di Gesù. Oggi non possiamo pretendere di parlare di evangelizzazione prescindendo dal problema della nuova religiosità, dal momento che questo fenomeno, nelle sue varie ramificazioni, è diffusissimo nella società contemporanea. Dicendo questo non si intende certo affermare che tutti i cattolici debbano divenire studiosi ed esperti di nuova religiosità, occorrerebbe semplicemente qualche informazione in più affinché ogni battezzato possa davvero rendere ragione della speranza che è in lui (cfr. 1Pt 3,14b-15a).

La preoccupazione per il diffondersi dei fenomeni connessi alla nuova religiosità e il conseguente impegno per ribadire la verità cristiana costituiscono a tutti gli effetti un "settore" particolare della "Nuova evangelizzazione". Alla base del proliferare delle nuove forme di religiosità c’è, ribadiamo, una sete religiosa da non trascurare. Il grande compito pastorale per il futuro consisterà nell’evangelizzare e nel purificare questo desiderio di spiritualità.

Per un’azione efficace, può essere utile evidenziare almeno quattro direzioni in cui muoversi. Prevenzione e vigilanza affinché i nostri fratelli e sorelle non incorrano nell’errore, ma imparino a conoscere profondamente e ad amare la verità di Gesù. Per questo occorre un’opera di catechesi approfondita che porti alla conoscenza della Parola di Dio e della dottrina della Chiesa.

Accoglienza di coloro che ritornano alla madre Chiesa dopo avere aderito ai nuovi movimenti religiosi o a ideologie in contrasto con la dottrina ecclesiale, in questo ambito c’è ancora molto da fare sia a livello teorico che pratico.

Dialogo con chi aderisce ai "Nuovi movimenti religiosi", facendo proprie le indicazioni della Chiesa che invita al discernimento, alla prudenza, ma soprattutto all’amore.

Preparazione di cristiani adulti e maturi nella fede, che nella potenza dello Spirito si impegnino a fare tutto questo.

Gli stessi documenti che mettono in luce i motivi del successo dei "Nuovi movimenti religiosi" si soffermano anche sulle soluzioni che la Chiesa deve adottare per porre rimedio almeno alle cause interne o comunque dipendenti da lei. Così vengono sottolineate alcune urgenze pastorali (oltre, ovviamente, a quella dello studio e dell’informazione): occorre prima di tutto mettere in luce il ruolo che i vescovi rivestono come «Araldi della fede», secondo l’espressione tratta dalla Lumen gentium al n. 25; è necessaria poi un’opera catechetica adeguata ed efficace che porti alla conoscenza della Parola di Dio e della dottrina della Chiesa; ma riveste un ruolo decisivo anche la preghiera come risposta alle esigenze dell’animo umano, i fedeli devono essere spronati a essa attraverso il personale esempio del sacerdote che prega, la valorizzazione della religiosità popolare; bisogna inoltre non trascurare l’aspetto esperienziale della vita cristiana, troppo spesso subordinato alla realtà puramente intellettuale; tenendo conto della cultura locale occorrerà inoltre valutare debitamente gesti e simboli nelle celebrazioni liturgiche e nelle devozioni popolari, dando vigore e un carattere festoso a una liturgia che spesso è oggetto di lamentele da parte dei fedeli.

Il cardinale Danneels afferma: «Non è sufficiente conservarla intatta... La musica è di un’importanza decisiva: là dove il canto e la musica sono praticati in maniera curata e liturgica, anche l’uomo di oggi viene volentieri. E la celebrazione può essere, in questo caso, un po’ più lunga»(12); è poi necessario creare comunità parrocchiali accoglienti, aperte e attente soprattutto alle esigenze dei gruppi sociali più vulnerabili (giovani, ex tossicodipendenti, divorziati, risposati, poveri ed emarginati); la predicazione deve essere più biblica, meno moralistica e sostenuta dall’esempio di vita del predicatore; in tutte le aggregazioni ecclesiali è necessario promuovere la partecipazione attiva e la responsabilità dei laici, secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e di Giovanni Paolo II. Ancora il cardinale Danneels afferma: «I preti devono essere dei fratelli, delle guide, dei consolatori, e soprattutto degli uomini di preghiera»(13); infine, è necessario sviluppare un programma diocesano che tenga conto dei "Nuovi movimenti religiosi" presenti sul proprio territorio, studi soluzioni alle varie questioni pastorali e formuli risposte ai problemi specifici della realtà locale.

Ferdinando Colombo

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