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CONSULENZA GENITORIALE - NON TUTTO VIENE RISOLTO CON UN TOCCO DI MAGIA

Alla ricerca del benessere

di Aristide Tronconi
(psicologo)

            

   Famiglia Oggi n. 8/9 agosto-settembre 2001 - Home Page Un uomo consulta la veggente. Una donna abbandona marito e casa per seguire il "maestro". Due casi analizzati nei risvolti più umani ma con obiettività.

Quando ci si trova nei guai, si vorrebbe subito uscirne, ma può capitare di essere tentati di prendere la soluzione più facile, quella più alla moda o quella che più ci illude e ci fa credere, con un tocco di magia, che a questo mondo tutto è possibile e in breve tempo. Mi vengono in mente quei pazienti che prima di arrivare a me sono stati a consultare la veggente, la cartomante o il "maestro" di qualche movimento religioso. Mi viene in mente anche un fatto accaduto quand’ero più giovane, quasi ventenne.

Un amico mi chiese di accompagnarlo da una sensitiva per parlarle dei suoi problemi sentimentali. Rimasi sorpreso quando mi disse che sarebbe venuto a prendermi in macchina verso la mezzanotte perché a quell’ora cominciava a formarsi la coda. La signora accoglieva i pellegrini in casa sua verso le nove del mattino e se non si passava lì la notte si correva il rischio di non fare a tempo ad essere ricevuti, tanta era la gente che si recava da lei. Mentre il mio amico si stava preparando per la notte stendendo un paio di coperte sui sedili della "Seicento", gli chiesi cosa si aspettasse da quella signora visto il sacrificio che chiedeva a sé e a me. Mi rispose che comunque si trattava del sacrificio di mezza giornata, al più di una intera ma poi basta, lui avrebbe saputo il perché e il che cosa fare. A quel tempo mi bastò quella giustificazione anche se personalmente non avrei mai fatto come lui, poiché sentivo quel gesto così poco razionale. Però in nome dell’amicizia ero lì a condividere quell’attesa in macchina insieme ad altre persone che, nel buio rotto dai fari, si aggiungevano in continuazione.

Ma ora che quella giustificazione non mi basta più, mi chiedo perché un individuo per bene come era quel mio amico di allora, mediamente intelligente, sano sia dal punto di vista fisico che psichico, arriva a porre nelle mani di una persona sconosciuta il suo destino?

Quando all’orario convenuto entrai col mio amico nella casa della signora notai la modestia dell’abitazione, ma notai anche che alle pareti vi erano fotografie di persone celebri in visita in quel luogo. Tra una foto e l’altra si alternavano immagini di santi e attestati di ringraziamento. In un angolo della sala d’attesa si poteva vedere un inginocchiatoio con accanto dei fiori e su di una sedia un libro di preghiere.

Commistione pericolosa

Questa commistione di pubblicità e di spiritualità mi confondeva. La signora non era una religiosa e il luogo dove abitava era una casa privata dove viveva anche il marito e un’anziana parente. Da più di dieci anni ogni giorno, tranne la domenica e il lunedì, riceveva persone che si recavano da lei per i più svariati motivi, in particolare quelli di salute e affettivi.

All’uscita dall’incontro, mi feci raccontare nel dettaglio come andò. Anche a tu per tu continuò quello che già in sala d’attesa si era potuto intravedere. Il mio amico fu invitato a inginocchiarsi e a leggere una supplica a un santo a lui sconosciuto, di cui poteva vedere il volto in un’immagine appesa alla parete. Poi la signora passò le mani sulla sua testa raccontando che la scorsa settimana un autista di un signore molto importante, che abitava all’estero, la venne a prendere per un consulto. Il mio amico, preso dall’ansia che tutto si risolvesse senza che lui portasse a casa nulla, le pose, mentre ancora parlava, la questione che tanto lo faceva soffrire. Lei lo invitò al silenzio e a concentrarsi sull’immagine posta davanti a lui. Poco dopo gli disse alcune cose che preferì non riferirmi e lo invitò a lasciare nel cesto un’offerta. Il tutto durò una decina di minuti. Penso che l’atmosfera che si viene a creare in casi come questi sia ciò che determina e, per certi aspetti, caratterizza la domanda stessa. Quel sapore di straordinarietà, di magico frammisto al divino, cattura la mente dell’individuo facendogli credere che quella persona a cui si rivolge sia dotata di poteri eccezionali, messi al servizio della gente comune. Un individuo che si reca da questi "santoni" nasconde, a mio avviso, un senso di angoscioso smarrimento nei confronti dello stato di impotenza in cui si è venuto momentaneamente a trovare. Vuol pensare che da qualche parte c’è qualcuno sicuramente in grado di sconfiggere il cancro o di far tornare indietro la fidanzata che lo ha lasciato.

Allo stesso modo fanno a volte i pazienti che volendo evitare un confronto con sé stessi, probabilmente fonte di ansia, vanno da chi li aiuta a ingannarsi attribuendo magari la responsabilità di una vita condotta male a cause esterne, a volte del tutto astruse. Spesso le tecniche usate da questi "santoni" sono uno scimmiottamento o un mescolamento di più saperi e di più culture. Gli atteggiamenti richiesti o consigliati a chi si reca da loro vengono venduti come espressione di spiritualità, dimenticando che il raccoglimento interiore e la fede religiosa nulla hanno a che fare con la magia o la delega ad altri delle proprie responsabilità, anzi presuppongono un atteggiamento riflessivo e partecipativo della propria storia.

Vignetta.

La carente stima di sé

Con rammarico penso alla sorella di una carissima amica che, dicendosi intenzionata a intraprendere un cammino di spiritualità, ha lasciato il marito, venduto la casa di sua proprietà per recarsi a vivere presso un "maestro di vita". In cambio dei suoi servigi quali segretaria personale, riceve da lui ogni tipo di insegnamento, dal come respirare e camminare, al cosa dire e pensare. Mi chiedo quale sia la stima che la sorella di questa amica ha di sé stessa. Se tutto di lei deve essere riformulato, vuol dire che ha una pessima opinione di sé e di quello che fino ad ora ha fatto.

Probabilmente un sentimento di odio nei propri confronti l’ha fatta desiderare di essere un’altra, così che potesse risultare ai propri occhi una persona degna e di valore. Anche la scelta di andarsene di casa può essere vista come un tentativo di sanare un conflitto col marito e coi parenti. Ignara di quale sia il suo vero tormento e la sua vera colpa, ha voluto cancellare ogni traccia di sé stessa nella vita sociale e familiare per ricrearsi tutta nuova in un altro luogo. Poiché né l’odio né il conflitto vengono portati alla coscienza e affrontati, ma semplicemente pensati come artificialmente appartenere a una donna che non è lei, è necessario per mantenere in atto questa finzione che rimanga chiusa tutta la vita in quel "tempio della spiritualità", unico luogo dove invece di essere sé stessa può essere un’altra. Ma l’identità che qui le verrà venduta sarà ancora più provvisoria della prima perché strettamente dipendente dall’esterno, dall’approvazione da parte di chi ella ha voluto fosse il suo nuovo "maestro".

Aristide Tronconi
    

ALTRI NUMERI E ALTRE CIFRE

Leggendo i servizi e il dossier di questo numero di Famiglia Oggi il lettore avrà certamente rilevato che l’Enciclopedia delle Religioni in Italia, curata dal Cesnur (Centro studi sulle nuove religioni) per la Elle Di Ci, è un’opera imponente. Presentandola su Aggiornamenti sociali (Le religioni in Italia, n.7-8, 2001), Alberto Castaldini rileva fra l’altro che «Molti aderenti a realtà religiose minoritarie affermano di non ritenersi una religione». Questa questione ha delle ricadute sia sul dibattito socio-antropologico che «sul piano del diritto ecclesiastico e di quello civile». Castaldini riporta anche alcune cifre significative riguardanti i cattolici: i battezzati nel nostro Paese sono 56.258.000 su 57.600.000 cittadini (pari al 97,67%), le diocesi sono 227, le parrocchie 25.000 con 38.000 preti secolari. I religiosi sono 22.300 e le suore 89.747.

Altri articoli incentrati sull’Enciclopedia sono: Palieri Maria Serena, Religioni d’Italia: 616 modi di dire Io credo. Rosacroce e mormoni. Induisti e Sokka Gakai. Giainisti, Hare Krishna e zoroastriani... Sono le confessioni non cattoliche. Che conquistano il due per cento degli italiani, L’Espresso, 12 aprile 2001.

Turi Anna Maria, L’"invasione delle sette"? Si dovrebbe dire piuttosto "invasione delle sigle": i gruppi alternativi sono moltissimi, ma il numero dei loro aderenti rimane ridotto. In mille pagine la prima fotografia del variegato mondo in cerca di fedi. L’Italia delle seicento religioni, Il Tempo, 3 maggio 2001.

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