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n. 10 ottobre 2001

Sommario

EDITORIALE
Adattarsi al cambiamento
La DIREZIONE

SERVIZI
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Stimolare lo sviluppo della persona

di GIORGIO BOCCA

apep00010.gif (1261 byte) Il lavoro che cambia
di CLAUDIO GAGLIARDI

apep00010.gif (1261 byte) Una vitalità tutta italiana
di WALTER PASSERINI

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di
LUISA RIBOLZI

apep00010.gif (1261 byte) Come un luogo di appartenenza
di MARCO CALVETTO

apep00010.gif (1261 byte) Progettare il futuro
di
CHIARA MACCONI

apep00010.gif (1261 byte) Da volontari a professionisti
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ELISABETTA LINATI

DOSSIER
Mantenere un figlio
di MARINO MAGLIETTA e VALERIA GHERARDINI

RUBRICHE
INCONTRI
Chi farà la prima mossa?
di CHIARA MACCONI

SOCIETÀ & FAMIGLIA
Promuovere un'economia per l'uomo
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MASS MEDIA & FAMIGLIA
Internet è un'occasione in più a livello globale
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MATERIALI & APPUNTI
Viaggio fra integrati e apocalittici
di
MARIA PAOLA PARMA (a cura di)
Non chiudere gli occhi sulla sofferenza
di
GIOVANNI DALL'ORTO
La vocazione nasce in famiglia
di
NORBERTO GALLI

CONSULENZA GENITORIALE
I servizi sul territorio
di EMANUELA BITTANTI

POLITICHE FAMILIARI
Aspettiamo fiduciosi, ma vigili
di FRANCESCO BELLETTI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La religione aiuta l'autostima
a cura del CISF

LIBRI E RIVISTE

 

POLITICHE FAMILIARI - RIFLESSIONI A MARGINE DEL DPEF 2001

Aspettiamo fiduciosi, ma vigili

di Francesco Belletti
(direttore del Cisf)

Gli impegni del Governo sono tanti. Gli obiettivi sono lusinghieri: aumentare la partecipazione di giovani e donne, modernizzare le infrastrutture, trasformare il Sud in motore, rimuovere gli ostacoli. Per costruire sviluppo e solidarietà. Ma c’è da fidarsi?

Le aspettative nei confronti delle decisioni del Governo Berlusconi in materia economica sono certamente molto elevate, e il dibattito si presenta molto intenso, segnato da interventi per ora frammentari, discontinui e disorganici; esemplare è stata ad esempio l’accesa discussione sulla revisione dell’art. 18 ("licenziamento per giusta causa") dello Statuto dei lavoratori, che ha segnato la seconda metà di agosto, a partire da una sollecitazione del Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, e che ha visto numerosi interventi di economisti, esponenti di forze sociali e sindacali, operatori economici, politici, membri del Governo, ma che, in fondo, ha lasciato le cose così come stavano.

Anziché inseguire i temi caldi, quindi, sui quali si accendono di volta in volta i riflettori e le attenzioni del mondo politico e dei media, ci pare più opportuno tentare una rilettura, sia pur parziale, di un testo ormai definitivo, che esplicita le scelte strategiche e gli impegni progettuali del Governo a breve e a medio termine: il "Documento di Programmazione economica e finanziaria" per il 2001 (Dpef), con particolare attenzione agli intrecci tra famiglia e lavoro. «Riforma fiscale, riforma del mercato del lavoro e dello stato sociale, devoluzione e modernizzazione della Pubblica amministrazione sono il triangolo lungo il quale corre la strategia di politica economica del Governo e sono il trampolino base dal quale il Paese può proiettarsi verso un futuro migliore per tutti»: tutti i lati del triangolo interessano ovviamente le famiglie, con diverse modalità.

La riforma fiscale costituisce probabilmente la priorità assoluta nei confronti delle famiglie, ma va considerata non tanto nei suoi aspetti "verticali" (diminuzione degli scaglioni di reddito, progressività, coefficienti adottati), quanto soprattutto rispetto alla sua sensibilità "orizzontale", ossia alla sua capacità di alleggerire il peso fiscale riconoscendo i carichi familiari. In altra parte del Dpef si legge: «Il Governo... intende varare una riforma fiscale mirante a ridurre dell’uno percento all’anno, per cinque anni, la pressione fiscale complessiva. Per quanto riguarda le persone fisiche la riforma mirerà a ripartire in senso più equitativo e progressivo il carico delle imposte facendo diretto riferimento al nucleo familiare come soggetto di imposta. A tali fini verranno ridotte a due le aliquote, una del 23% per i redditi fino a 200 milioni e la massima del 33% per i redditi superiori. I redditi intorno ai 22 milioni fruiranno, in funzione della composizione del nucleo familiare, di un’esenzione totale. Si otterrà in tal modo la progressività del carico fiscale sia in senso verticale, relativamente ai diversi livelli di reddito, sia in senso orizzontale, relativamente al numero dei componenti della famiglia, anche introducendo deduzioni di reddito imponibile per ogni componente del nucleo familiare, concentrate sui redditi medio-bassi e adeguate ai costi effettivi minimi di decorosa sussistenza».

Spetterà certamente alla vigilanza dei cittadini, delle associazioni familiari, delle forze sociali far sì che il nuovo assetto assuma valori economici congrui, e non puramente simbolici; a titolo esemplificativo, la richiesta del Forum delle associazioni familiari rispetto alla deduzione di reddito imponibile pro-capite si attestava, a fine agosto, sugli otto milioni di lire, ma non sembra che tale cifra sia consentita dai vincoli complessivi della manovra (il sottosegretario Baldassari prefigurava, a fine agosto, una cifra di cinque milioni, ordine di grandezza peraltro già significativo).

Abbattere la disoccupazione

Il secondo lato del triangolo riguarda la relazione diretta tra famiglia e sistema economico, nella duplice direzione della partecipazione al mercato del lavoro e della costruzione di strumenti di solidarietà sociale; in entrambi i casi la dimensione familiare rimane decisiva, da un lato perché la famiglia è ambito primario entro cui vengono assunte decisioni lavorative (chi lavora, quanto tempo, e chi invece si assume i compiti della "riproduzione sociale", quali la cura dei figli o la gestione delle relazioni familiari), dall’altro perché è risorsa primaria nella risposta ai bisogni delle persone (cura di membri deboli, solidarietà primarie, aiuto reciproco).

Il Dpef, a riguardo, prospetta i seguenti impegni/obiettivi: «Aumentare la partecipazione soprattutto dei giovani e delle donne (5 punti percentuali come previsto dal vertice europeo di Lisbona), abbattere la disoccupazione (almeno tre punti percentuali), modernizzare tutte le reti infrastrutturali (100.000 miliardi in cinque anni), trasformare il Sud da freno a motore propulsore dello sviluppo di tutto il Paese, rimuovere i vincoli e gli ostacoli che impediscono al Centro-Nord di esprimere al massimo e al meglio tutte le potenzialità. In sintesi si tratta di costruire più sviluppo per fare sul serio più solidarietà e giustizia sociale».

In questo caso proprio sul realismo dell’assunto finale occorrerà particolare vigilanza, per verificare se il tipo di sviluppo che si verificherà sarà realmente "equo e solidale" per le famiglie nelle diverse situazioni concrete e nei diversi contesti territoriali. È in tale campo che dovrà essere chiarito il già ricordato tema della "flessibilità", senza pregiudizi ideologici: se infatti alcune richieste di flessibilità sembrano essere orientate essenzialmente all’indebolimento della capacità contrattuale della forza lavoro (scaricando così sulle famiglie incertezze, instabilità e rischi), è anche vero che un sistema eccessivamente "bloccato" e garantista, oltre a penalizzare il sistema economico nel suo complesso, esigeva dalle famiglie veri e propri interventi "privatistici" di politica sociale (come per certi versi il ruolo di "cassa integrazione giovanile", di fronte al difficile ingresso delle giovani generazioni in un mercato del lavoro che proteggeva soprattutto chi era già "dentro").

Una cittadinanza attiva

La terza direttrice di azione del Dpef, "devoluzione e modernizzazione della Pubblica amministrazione", va forse riconsiderata non tanto nei suoi aspetti organizzativi di deregulation, quanto piuttosto come un’opportunità per restituire alle persone e alle famiglie la possibilità di una cittadinanza veramente attiva, esercitata a livello locale attraverso la riscoperta della responsabilità di ciascuno alla costruzione del bene comune.

La vigilanza da parte delle famiglie e delle forze sociali dovrà in questo caso essere attenta a che la devoluzione (processo che peraltro trae fonte progettuale e normativa in una lunga serie di interventi, promossi e implementati da numerose forze politiche di varia estrazione) non si concretizzi solo in un pur necessario decentramento amministrativo di funzioni, competenze e poteri, ma in una reale "sussidiarietà responsabile", in cui persone, famiglie e soggetti sociali siano i motori del cambiamento del vivere e le prime risorse dello stesso sviluppo economico.

Non è realistico oggi avanzare previsioni sul modo in cui il Governo potrà o vorrà realizzare concretamente le indicazioni (peraltro non sempre puntuali e analitiche) del Dpef, anche perché molti fattori sono difficilmente controllabili (evoluzione del sistema economico mondiale, livello di conflittualità sociale, singoli eventi imprevisti); è invece realistico prevedere che pochi sono oggi disposti a firmare "deleghe in bianco", e sempre di più ogni innovazione o riforma potrà essere realizzata solo attraverso il coinvolgimento delle parti in causa: purché esse siano capaci di far sentire la propria voce, e costruire progetti non solo legati alla difesa del proprio "particulare", ma capaci di farsi carico di un progetto complessivo di benessere.

Alle famiglie è oggi chiesta una consapevolezza chiara di questa responsabilità e una mobilitazione reale; in caso contrario, altri poteri decideranno per loro.

Francesco Belletti








 

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