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n. 10 ottobre 2001

Sommario

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Mantenere un figlio
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LIBRI E RIVISTE

 

DOSSIER - I DATI DI UNA RICERCA TOSCANA

MANTENERE UN FIGLIO

di Marino Maglietta e Valeria Gherardini
(presidente di "Crescere Insieme" e psicologa presso la Asl n. 10 di Firenze)

Un’indagine sul costo dei figli fornisce indicazioni preziose per la programmazione di interventi a sostegno delle famiglie. I risultati, infatti, tengono conto di vari parametri, come il reddito familiare, l’età dei figli e la diversa incidenza dei singoli capitoli di spesa. In tal modo la ricerca mette a disposizione delle coppie che si stanno separando e dei professionisti che operano nel settore una prima valutazione dei costi che, anche se effettuata su un campione appartenente alla sola Toscana, e limitata alle fasce di reddito e di età dei figli che si presentano più frequentemente, fornisce indicazioni oggettive, uniformi e aggiornate, che assurgono a riferimento negli accordi e svolgono un’efficace opera di prevenzione della conflittualità fra i genitori.

L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO
COME QUANTIFICARE I BISOGNI

L'interesse per una precisa e oggettiva determinazione del costo del mantenimento dei figli nasce da varie e numerose esigenze. Al di là di obiettivi puramente speculativi, pure di grande rilevanza sociale, si può pensare alla necessità per gli organi di Governo, a livello sia nazionale che regionale, di disporre di informazioni del genere al momento di adottare previdenze a favore delle famiglie e di stabilire e quantificare interventi.

D’altra parte, accanto all’opportunità di una siffatta indagine nei confronti della famiglia comunque intesa, riveste un particolare interesse la situazione della famiglia separata. Infatti, una grave fonte di conflittualità al momento della separazione tra coniugi è costituita dalla necessità di corrispondere l’assegno di mantenimento dei figli, posto a carico del genitore non affidatario. A prescindere dal meccanismo in sé stesso (dover trasferire una parte del proprio reddito al coniuge da cui ci si è appena distaccati, spesso dolorosamente e senza averne l’intenzione, lasciando che sia lui a gestirlo senza delega e senza rendiconto, spesso in solido con nuovi partner), anche la determinazione stessa della sua entità genera sovente forti motivi di malcontento e di risentimento sia nell’uno che nell’altro dei genitori. Manca infatti al magistrato uno strumento tecnico che gli consenta la quantificazione affidabile e il più possibile oggettiva, e non è raro, pertanto, che si abbiano vistose sperequazioni tra casi simili anche nello stesso tribunale, con sensibili differenze di valutazione che penalizzano ora il genitore affidatario ora l’altro.

Il problema dell’elaborazione di uno strumento siffatto si è particolarmente evidenziato nei Paesi in cui separazione e divorzio hanno incidenza statistica notevole ed è stato affrontato in modi diversi. In Germania e in Danimarca, ad esempio, è stato da tempo risolto con l’allestimento di tabelle, aggiornate periodicamente, che riportano in modo globale i costi che si devono affrontare per il mantenimento dei figli, sulla base del reddito familiare e dell’età dei figli.

È dunque apparso evidente l’interesse di rendere disponibile anche per l’Italia una documentazione simile, tanto più necessaria in un Paese in cui le differenze tra classi sociali sono assai più marcate.

Vignetta.

Generalmente, le analisi dei costi a carico delle famiglie avvengono mediante stime(1) effettuate a partire dai dati raccolti dall’Istituto italiano di statistica (Istat) e basate per lo più sul metodo delle scale di equivalenza di Engel(2), che comporta una serie di non ovvie assunzioni. D’altra parte, i rilevamenti Istat non forniscono direttamente tutte le informazioni necessarie per la costruzione di tabelle del tipo accennato e, per giunta, tali dati diventano disponibili con un ritardo di circa tre anni. È apparso quindi indispensabile effettuare una specifica indagine*, utilizzando un questionario mirato e dati recenti, in modo da ottenere risultati già di per sé utilizzabili e al tempo stesso mettere a disposizione un valido test di controllo per ricerche basate sull’applicazione di metodi teorici.

Si è così selezionata una regione, la Toscana, e una città, Firenze, che fossero il più possibile rappresentative di una più generale situazione.

Quanto al genere di informazioni che si è voluto raccogliere, si è tenuto conto del fatto che numerose proposte di legge, già prese in considerazione dalla Commissione Giustizia della Camera nelle passate legislature, prevedevano la partecipazione in forma diretta del genitore non convivente agli oneri per il mantenimento dei figli, ossia l’assunzione della copertura di singoli capitoli di spesa da parte di ciascun genitore, in proporzione del reddito. Un meccanismo che è parte integrante del modello dell’affidamento condiviso(3), a favore del quale numerose forze politiche hanno già preso impegni per la XIV legislatura.

A vantaggio di esso possono infatti elencarsi numerose ragioni, che vanno essenzialmente dalla piacevole e gratificante sensazione per il bambino che entrambi i genitori si occupano di lui alla riduzione dell’elevata conflittualità inevitabilmente legata a un meccanismo discriminatorio e privo di garanzie per entrambe le parti(4), alla più efficace protezione della prole dai rischi di mancata assistenza economica(5), alla possibilità per il genitore non convivente di prendersi anch’esso, per qualche aspetto, cura diretta dei figli e condividere momenti di scelta, al vantaggio per il genitore convivente, di solito la madre, di poter dividere con l’altro anche il peso fisico dell’allevamento dei figli, liberando a sé stesso spazi indispensabili per il tranquillo svolgersi della propria vita privata e per una piena competitività in ambito lavorativo, nel rispetto del principio delle pari opportunità.

Si è dunque ritenuto opportuno aggiungere un ulteriore criterio di ripartizione che permetta la valutazione dell’incidenza caratteristica dei singoli capitoli di spesa e l’introduzione di criteri di equivalenza per poter dosare consapevolmente il contributo effettivo di ciascun genitore, affinché il magistrato possa disporre, in qualunque situazione e in qualunque regime contributivo, dello strumento necessario per una più precisa ed equilibrata attribuzione dei carichi economici.

Vignetta.

Il questionario proposto

Per la valutazione dei costi è stato costruito e distribuito un questionario (3.000 copie). Esso prevedeva anzitutto un insieme di domande atte a inquadrare il nucleo familiare caratterizzandolo, in ognuno dei suoi componenti, per età, stato civile, professione, livello occupazionale e livello culturale. Entrando nel merito degli aspetti economici, veniva poi richiesta sia l’entità complessiva delle entrate familiari – un parametro fondamentale per inquadrare le classi di spesa per i figli – sia l’ammontare dei consumi familiari, distinguendo le varie fonti di carico domestico: abitazione (con le sue varie articolazioni, comprese le imposte), utenze, alimentazione, personale di servizio o di sostegno e mezzi di trasporto, questi ultimi con tutti gli oneri ad essi associati e le percentuali d’uso dei singoli membri della famiglia. Nei quadri successivi venivano considerate distintamente le spese specifiche per ciascun figlio: istruzione, salute, abbigliamento, cura personale, letture, svaghi, attività sportive, attività ricreative e culturali, vacanze e viaggi.

Per la compilazione dei questionari sono state scelte famiglie con figli di età dai tre ai sei anni, l’intervallo tipico al momento della separazione dei genitori, che è poi quello in cui vengono stipulati gli accordi e decisa l’entità dei contributi al mantenimento. Alle famiglie consultate è stato però chiesto di fornire anche dati sugli altri figli, di qualsiasi età, purché a carico, in modo da poter avere indicazioni per ogni fascia di età. Il questionario è stato distribuito nelle principali scuole materne del comune di Firenze, sparse nelle varie zone cittadine e frequentate da allievi appartenenti a tutte le classi sociali.

La risposta generale in termini di partecipazione (20% circa) è stata più che soddisfacente, ove si consideri che tale livello è già soddisfacente per un questionario di media difficoltà, mentre nel nostro caso questa era notevolmente elevata. Il calcolo richiedeva infatti di considerare consumi rapportati a periodi di tempo particolari e diversi tra loro (settimana, mese, anno), e di effettuare il loro frazionamento secondo unità temporali prefissate e la loro ripartizione tra i singoli componenti del nucleo familiare in misura non necessariamente identica, ma stimata caso per caso.

Quest’ultimo compito è stato svolto per qualche parametro dalle famiglie e per altri dagli autori della ricerca.

Tabella 1.

Descrizione del gruppo

L’analisi dei risultati relativi ai costi è stata fatta precedere da un’accurata descrizione del gruppo studiato, allo scopo di meglio individuare il senso e la portata delle informazioni raccolte. Così, la divisione per sesso dei figli, non considerando le risposte mancanti, è stata la seguente: 1° figlio: 56,1 maschi, 43,9 femmine; 2° figlio: 58,1% maschi, 41,9 femmine; 3° figlio: 43,6 maschi, 56,4 femmine.

L’analisi per età ha dato la ripartizione presentata in tab. 1 (dove N, qui e nel seguito, è il numero dei casi, o frequenza, che si sono potuti considerare in una data situazione).

Come già accennato, il gruppo si presenta ben concentrato nella fascia 3-6 anni, mentre le altre età sono comunque significativamente e omogeneamente rappresentate.

Figura 1.

Corrispondentemente la divisione dei genitori in fasce di età mostra un addensamento piuttosto marcato nell’ampio intervallo di 30-50 anni, che documenta un già segnalato innalzamento dell’età della procreazione. Per quanto riguarda lo stato civile, alla netta prevalenza delle coppie regolarmente coniugate si accompagna una modesta presenza di non sposati (7%) e una più significativa di separati e divorziati (10%). La distribuzione in funzione della posizione nella professione (per gli occupati) mostra una decisa prevalenza degli impiegati (oltre il 50%), mentre le altre posizioni sono più o meno ugualmente rappresentate.

Il tipo di abitazione fruita è mostrato in fig. 1; ad esso si accompagna (fig. 2) la distribuzione del numero dei vani a disposizione delle singole famiglie – con particolare riferimento al numero di camere da letto in relazione al numero totale dei membri della famiglia (fig. 3) – e il titolo sotto il quale l’abitazione è posseduta (fig. 4).

Figura 2.

L’interesse per la densità di occupazione delle camere deriva dall’esigenza di stabilire l’effettivo maggior onere abitativo comportato dalla presenza dei figli, ricavabile sulla base dello spazio riservato plausibilmente solo ad essi, onde tenerne conto al momento di valutare la frazione di spesa attribuibile ad essi sia per la casa che per gli altri oneri connessi (condominio, riscaldameno). È questo un esempio importante e molto evidente delle forti differenze di valutazione che seguono dall’avere abbandonato il criterio pro-capite, tipico dei metodi puramente statistici, per adottare un tipo di analisi più specifico e approfondito. Infatti il sistema pro-capite in presenza, ad esempio, di una madre separata che vive con due figli in una casa di quattro stanze attribuirebbe a questi i due terzi degli oneri abitativi, come se la stessa donna senza figli potesse alloggiare con un terzo di spesa.

Si osserva così che le situazioni prevalenti sono quelle in cui due camere sono a disposizione di quattro persone – tipicamente una per i genitori e una per i figli – oppure, ancora più spesso, tre persone dispongono di due camere – tipicamente, quindi, una è occupata dai genitori e l’altra dall’unico figlio. Pure consistente è il caso in cui tre camere sono occupate da quattro persone – di regola la coppia genitoriale ne occupa una e le altre i due figli di sesso diverso; come pure quello in cui – famiglie monogenitoriali con figlio unico – ogni persona occupa una camera.

All’estremità della serie si collocano le situazioni limite, di grave disagio, probabilmente spiegabili con le severe condizioni di alloggio degli extracomunitari.

Figura 3.

La valutazione del "costo" dei figli dipende evidentemente da un insieme di assunzioni e definizioni che stanno a monte del calcolo. Ad esempio, in un’indagine sociologica potranno legittimamente rientrare nei "costi" anche le modificazioni dello stile di vita, ossia l’insieme dei sacrifici che i genitori fanno modificando la maniera di trascorrere le serate o di andare in vacanza, e via dicendo. A noi è sembrato corretto tenere conto del solo costo materiale e diretto, ossia delle risorse economiche assorbite dalla presenza di un figlio in una certa condizione familiare, trascurando i mutamenti di vario genere indotti da tale presenza.

In altre parole, visto il prevedibile ambito di utilizzazione dei risultati della ricerca, si è inteso tenere conto del comportamento "medio" di una famiglia in un determinato status economico-sociale, seguendo in questo una consolidata prassi giurisprudenziale. È infatti chiaro che nello stabilire gli oneri legati alla prole esiste in linea di principio una larga variabilità, legata alle diverse scelte che si possono fare di volta in volta: nell’esempio di cui sopra, se si vuole continuare a uscire dopo cena avendo un figlio molto piccolo occorre pagare una baby-sitter: una spesa evidentemente facoltativa. Ebbene, il problema della giusta misura in cui ammettere tale costo tra gli oneri imputabili ai figli è stato da noi risolto facendo riferimento al comportamento medio delle famiglie.

Figura 4.

Quale primo e fondamentale parametro economico, è stata rilevata la distribuzione dei redditi familiari mensili nel gruppo selezionato, ottenendo i risultati mostrati nella fig. 5. Dalla figura emerge nel nostro caso una più cospicua presenza di famiglie a reddito medio-alto (3,5-5 milioni al mese), rispetto al dato nazionale, che si traduce in un più elevato numero di figli nelle famiglie "benestanti", come è mostrato nella tab. 2. Di queste informazioni si è poi tenuto conto nella selezione dei gruppi più numerosi utilizzabili per le analisi più specifiche, privilegiando la fascia di reddito 4-5 milioni per monitorare l’incidenza dei singoli capitoli di spesa.

Seguendo il criterio già descritto per la valutazione degli oneri abitativi, per ottenere il costo totale del mantenimento di un figlio, alle spese dirette per i suoi consumi personali è stata aggiunta la quota di partecipazione ai costi generali valutata voce per voce. Così, nel caso di un’abitazione in affitto, oltre a considerare di quanto effettivamente saliva la necessità di spazio della famiglia per la presenza dei figli, si è tenuto conto anche dell’andamento del canone di affitto, che non sale linearmente con il numero dei vani. Pertanto, una volta stabilita l’effettiva superficie richiesta dalla presenza dei figli, la si è rapportata al canone mensile riferito nei questionari e, per controllo, la si è riportata sulla curva dei costi di locazione in funzione del numero dei vani, fornita zona per zona dalle agenzie immobiliari. Medesimo sistema è stato adottato per le case di proprietà.

Figura 5.

Sulla base del quadro familiare descritto specificamente nei questionari, si è poi stabilito caso per caso, tenendo conto soprattutto dell’età, la prevedibile incidenza della presenza dei figli nelle spese per le utenze telefoniche e i mezzi di trasporto. Per altre voci invece, quali alimentazione, detersivi, energia elettrica, acqua potabile, gas di cucina e personale di servizio, si è divisa la spesa in parti uguali tra i componenti del gruppo familiare. Ulteriori variabilità sono state indagate frazionando ulteriormente il campione. Ad esempio, sono state prese in considerazione le eventuali differenze di costo tra figli primogeniti e secondogeniti e tra maschi e femmine.

Tabella 2.

Analisi delle cifre

Il risultato che dà risposta allo scopo fondamentale della ricerca è presentato nella tab. 3, che mostra l’andamento del costo complessivo di figli nella fascia di età da 3 a 6 anni in funzione del reddito familiare mensile. Qui come nel seguito i costi sono mensili ed espressi in migliaia di lire.

Si osserva, nella zona intermedia, un incremento costante piuttosto regolare, con una pendenza intorno al 20%, che porta il costo a raddoppiare quando il reddito triplica. Interessanti sono i pianerottoli iniziale e finale, che corrispondono alla scarsa comprimibilità della spesa al di sotto di un minimo essenziale e alla "saturazione" delle richieste al di sopra di un tetto. Naturalmente la posizione di questo tetto sulla scala dei costi varierà con le entrate complessive della famiglia, nel senso che redditi molto più alti di quello considerato rendono possibili attività dei figli (e quindi spese) altrimenti impensabili. C’è quindi da aspettarsi che esistano dei valori di reddito che costituiscono delle soglie al di sopra delle quali la curva dei costi riprende a crescere.

Tabella 3

È istintivo chiedersi se le cose cambiano a seconda che questo figlio sia unigenito o abbia fratelli maggiori, a parità degli altri parametri, visto che di regola quando i figli sono più di uno sono possibili economie legate al riciclaggio di alcuni oggetti o indumenti, nonché alla possibilità di acquistare generi alimentari in confezioni risparmio. La risposta è data dalla tab. 4, che si riferisce a figli di 3-6 anni ed è mediata su tutte le fasce di reddito.

Come si vede, il risparmio è davvero notevole, ed è valutabile intorno al 30%.

Tabella 4.

D’altra parte, il controllo di eventuali differenze di costo tra figli maschi e femmine ha permesso di accertare che i primi richiedono un investimento leggermente superiore per i bimbi piccoli. La differenza appare confermata anche per la più elevata fascia di età, come è mostrato nella tab. 5, indipendentemente dalla fascia di reddito familiare, ma la statistica più bassa non permette di considerare certo questo risultato.

Altra fondamentale variabile dei costi è l’età dei figli. La tab. 6 la presenta per la fascia di reddito da 4 a 5 milioni.

Tabella 5.

Anche se per vari gruppi la statistica è decisamente bassa, l’andamento può essere ritenuto almeno qualitativamente attendibile. Limitandosi, dunque, a considerare valido l’ordine di grandezza delle cifre, è particolarmente interessante lo scalino che si presenta con il passaggio dalla fascia 9-12 alla 12-15, alla quale corrispondono costi addirittura superiori a quelli della fascia successiva. La cosa si spiega, con tutta probabilità, con il passaggio dalla scuola elementare alla media, che si accompagna a una serie di mutamenti di vita, come la possibilità di frequentare discoteche e pizzerie e l’abituale richiesta di un motorino; una spesa, quest’ultima, che una volta effettuata non si ripresenta a breve termine e che quindi giustifica, plausibilmente, la flessione nel successivo intervallo di età.

Si è quindi proceduto ad apprezzare l’incidenza dei singoli capitoli di spesa (fig. 6), selezionati in modo da tenere conto sia della prassi dei tribunali che della necessaria semplicità e comodità di impiego da parte di una coppia separata, nella quale per ciascun genitore sono diverse le competenze e i tempi di convivenza con i figli. Nella figura è descritta la ripartizione dei costi per figli di età fra 3 e 6 anni nella consueta fascia di reddito.

Tabella 6.

Per alcune categorie di spesa è particolarmente evidente l’interesse di conoscerne l’incidenza per figli di età più elevata. In alcuni casi, scelti tra i più significativi anche se in bassa statistica, sono stati perciò calcolati anche i dati per figli maggiorenni per varie condizioni economiche familiari. In questo modo, ad esempio, nel caso delle spese per la salute – comprensive tanto dei costi per visite specialistiche, farmaci e analisi mediche, quanto della spesa per lenti, protesi di qualunque tipo e fisioterapia – si è potuto osservare che esse dipendono pochissimo dalla fascia di reddito, a riprova del carattere "necessario" di tale fonte di uscite.

Particolare interesse riveste l’incidenza delle spese per l’istruzione, poiché il magistrato molto spesso assegna la copertura di questo capitolo di spesa, insieme con il precedente, a entrambi i genitori, e ha la necessità di conoscerne l’esatta consistenza. Anche in questo caso oltre al dato in tabella è stato calcolato pure il costo degli studi in età adulta, ottenendo una differenza piuttosto contenuta. Il risultato può sembrare sorprendente, ma trova ragionevole spiegazione nel fatto che per i bambini della scuola materna incide fortemente l’onere, piuttosto elevato, della mensa scolastica, alla quale fanno ricorso quasi tutte le famiglie.

Figura 6.

Abitazioni e trasporti

Il costo per l’abitazione attribuibile ai figli è stato valutato seguendo i criteri precedentemente descritti e utilizzando caso per caso le informazioni specifiche sulle tipologie abitative. Anche per l’abbigliamento i dati sono stati messi a confronto con quelli relativi alla fascia più alta di età, ottenendo differenze abbastanza ridotte. Anche se la bassa statistica non consente di considerare definitivi i dati ottenuti per i figli più grandi, la modestia dell’incremento potrebbe essere facilmente spiegata con la maggiore propensione dei genitori a spendere per creature appena entrate a far parte della famiglia.

La valutazione delle spese per i mezzi di trasporto ha presentato alcune difficoltà legate alla tendenza di molti genitori a dividere il costo dell’auto in parti uguali tra i membri della famiglia, alla quale si è accompagnata la tendenza di segno opposto ad attribuire un costo ai figli solo quando in età di possedere mezzi di trasporto personali e/o di poterli utilizzare direttamente. Si è quindi dovuto introdurre un fattore di correzione valutato sulla base dei costi indicati dalle famiglie che avevano compilato i questionari con l’ausilio di un intervistatore.

Infine, le spese per attività ricreative, che comprendono giocattoli, videogiochi, Hi-Fi, spettacoli, rappresentano in linea di principio un onere facoltativo, e dunque comprimibile, così come le vacanze e i viaggi. Tuttavia le famiglie hanno dimostrato di ritenerle strumento indispensabile di crescita, destinando a esse considerevoli risorse. Inoltre, guardando l’andamento di tali spese in funzione dell’età e delle fasce di reddito (non riportato), si osserva una certa standardizzazione delle esigenze dei figli "grandi" rispetto ai divertimenti, che sembra indipendente dalle disponibilità economiche della famiglia.

Per quanto al di fuori dagli scopi della ricerca, un’analisi dei risultati sul piano sociale conferma solo parzialmente la lettura in chiave economica della generale tendenza a una bassa natalità. Ad esempio, un recente studio(6) prevedeva, per il mantenimento di un figlio tra 6 e 9 anni, un incremento di reddito di lire 1.375.000 (dati del 1994 per una famiglia con consumi mensili di 3.100.000 lire, a fortiori paragonabili ai dati del 2000 per una famiglia di 4-5 milioni di reddito); nella presente analisi la cifra scende ampiamente al di sotto del milione.

Una differenza così marcata che, se confermata da altre indagini a statistica più ampia, se ne deve concludere la necessità di controlli diretti sull’ordine di grandezza delle cifre in gioco al momento di adottare o modificare modelli teorici. Il principale motivo di interesse dei risultati ottenuti è, tuttavia, da vedere nella sua capacità di fornire specifiche e oggettive indicazioni a quanti attraversano il difficile momento della separazione, contribuendo a quella serenità di rapporti che rappresenta il più prezioso e ambito segno di responsabilità che i genitori possono dare ai propri figli al momento del distacco. I dati raccolti ed elaborati possono infatti essere considerati – per la fascia di età dai 3 ai 5 anni e per la fascia di reddito familiare mensile da 4 a 5 milioni – attendibili, autosufficienti e direttamente utilizzabili.

Per quanto riguarda gli oneri specifici, i risultati ottenuti consentono di apprezzare un elevato grado di finezza, che dovrebbe permettere la costruzione di tabelle decisamente più funzionali rispetto alle analoghe esistenti in altri Paesi. Ciò conforta la prospettiva di una larga utilizzazione di tale fondamentale strumento da parte dei tribunali e degli studi legali, che hanno la possibilità di sfruttarne in pieno le potenzialità.

Marino Maglietta e Valeria Gherardini
   








 

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