Famiglia Oggi.

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n. 12 DICEMBRE
2001

Sommario

EDITORIALE
Il peso dell'educazione
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte)
La menzogna tradisce l'uomo

di GIORDANO MURARO

apep00010.gif (1261 byte) I tanti registri del falso Sé
di ARISTIDE TRONCONI

apep00010.gif (1261 byte) Bugie dette a fin di bene
di GUSTAVO PIETROPOLLI CHARMET

apep00010.gif (1261 byte) La scalata sul lato inutile della vita
di
DOMENICO BARILLÀ

apep00010.gif (1261 byte) Giocando a rimpiattino con la verità
di GIUSEPPE MININNI

apep00010.gif (1261 byte) Lo specchio della vita
di
LODOVICA CIMA

apep00010.gif (1261 byte) L'intervista
di
GIORGIO CONCONI

DOSSIER
Storia della bugia
di MARIA BETTETINI

RUBRICHE
INCONTRI
Per non danneggiare gli amici
di ROSANGELA VEGETTI

SOCIETÀ & FAMIGLIA
«Una merce sempre più rara»
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
L'inganno seduce. E la pubblicità?
di MARCO MIGNANI

MATERIALI & APPUNTI
Come cambia l'educazione sessuale
di EMANUELA TUTTOLANI

CONSULENZA GENITORIALE
Non giustifichiamo la menzogna
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
Le famiglie di fatto in Italia
di CARLA COLLICELLI E FRANCO SALVATORI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Rischi per la popolazione mondiale
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

LE DUE FACCE DEL SENATORE

L’intervista

di Giorgio Conconi
(medico e scrittore)

Un giornalista ingenuo incontra un "politicizzato" per parlare di potere, famiglia, scuola, lavoro. Ne esce una lezione alla rovescia sulla verità che apre molti interrogativi.

Senatore - Lei è molto giovane, a quanto vedo. Luciana, la mia segretaria, mi ha parlato molto bene di lei. La conosce fin da piccolo. È un’amica di sua madre. Siete dello stesso Paese. Alta Lombardia. A volte nella vita non occorrono grandi raccomandazioni... Come potevo rifiutare un favore a chi mi assiste in maniera così devota ed efficiente?... Le dico subito però che posso dedicarle cinquanta minuti. Lei capisce che sono già un’enormità, vero?

Giornalista - Spero di riuscire... Sono molto emozionato...

Senatore - Mi rendo conto. Gli uffici dei senatori sono spesso solenni e sontuosi. L’aiuterò. Mi parli del suo settimanale. Si chiama Lo Specchio, giusto? Come il grande Der Spiegel... Si rilassi...

Giornalista - Sono..., sono già iniziati i cinquanta minuti?

Senatore - E va bene... Cinque minuti di abbuono per scaldare la lingua... Mi piace la sua ingenuità. Con il passare degli anni la perderà. Il giornalismo non è lavoro per innocenti... Per ora va bene così... Il suo settimanale, allora?

Giornalista - Diffusione nazionale. Cinquecentomila copie. Attualità... Qualche scandalo di Vip... Molte fotografie che catturano... Ora pensiamo di andare oltre... Il mio direttore, Alberto Lusitro.

Senatore - Mai sentito nominare.

Giornalista - È piuttosto giovane. Siamo in molti giovani.

Senatore - Oggi sono tutti giovani. Chissà che cosa vuol dire. Non importa, continui.

Giornalista - Alberto, il mio direttore, vuole elevare la qualità della rivista. Entrare nel Palazzo e riferire quello che la gente chiede di sapere.

Senatore - Lodevole. E come mai vi siete rivolti a me?

Giornalista - Ecco... Lui è convinto che lei sarà il prossimo presidente del Consiglio... Alberto è uno che ha naso. Pur essendo giovane, non ha mai sbagliato un colpo...

Senatore - Spero che abbia ragione... Se è giovane ed è già direttore di un settimanale che vende vicino al milione di copie.

Giornalista - Cinquecentomila, senatore. Cinquecentomila...

Senatore - Intendevo una volta elevata la qualità... Ah, per evitare malintesi, per questa intervista, nessun flash. Luciana le fornirà le mie fotografie ufficiali. Sa, l’immagine è fondamentale: apparire con qualche anno di meno, essere ripreso dalla parte del volto più simpatica. Il sorriso discreto, ma piacente quel tanto che basta.

Giornalista - Capisco, senatore. Luciana mi aveva già messo sull’avviso. Cureremo molto la riproduzione a colori delle fotografie che mi verranno date. Mi conceda, senatore, prima di iniziare, solo due parole su come condurrò la nostra chiacchierata.

Senatore - Sono tutt’orecchi. Apprezzo chi ha metodo. Non se ne approfitti, però. Due parole e poi farò scattare il cronometro.

Giornalista - Vorrei che questa non fosse una delle solite interviste. È importante per la mia carriera... Mi gioverebbe se fosse spregiudicata e confidenziale.

Senatore - Ohibò!... Lei chiede la luna. Non vorrà che per la sua carriera metta in piazza la mia vita privata? Anche se non ho nulla da nascondere...

Giornalista - Le garantisco che non riguarderà nulla di privato. Solo quello che il cittadino...

Senatore - D’accordo, proseguiamo. Ma ho il presentimento che lei non sia così ingenuo come poteva sembrare dalla presentazione materna di Luciana e da come sta iniziando l’intervista... È giovane e naviga già bene.

Giornalista - Magari fosse così, senatore!... Sapesse invece come sono emozionato!... A volte mi sembra che le parole si blocchino in bocca.

Senatore - Via, non esageri!... Lei è di fronte a un uomo normale, come tutti gli altri. Né più, né meno. Quindi, niente emozioni... A proposito, nessun registratore, vero?

Giornalista - Solo taccuino e penna.

Senatore - Ricorda inoltre che l’intervista dovrà essere approvata?

Giornalista - Certamente.

Senatore - La sottoporrà a Luciana. Lei non farebbe mai passare una virgola equivoca o contro di me. Adesso, basta, giovanotto. Da questo momento il tempo scorre per lei... Cinquanta minuti... Non un secondo di più.

Vignetta.

Giornalista - Bene. Mi può dire in che rapporto è o sarà con i "poteri forti"?

Senatore - Ah!... A voi giornalisti piace coniare formule accattivanti. Spesso però senza un fondamento reale. Una di queste è quella dei "poteri forti". Transeat... Quali sono i "poteri forti" per un politico? Il popolo che lo ha eletto? Le grandi famiglie economico-finanziarie? I sindacati? O tutti insieme? Le rispondo francamente: solo il popolo. Senza il suo consenso il politico non può nulla. Si potrà discutere su come viene condizionato il voto: abuso dei mezzi di comunicazione di massa, finanziamenti elettorali occulti, promesse clientelari. Ma una volta espresso, è grazie al pieno consenso popolare che il politico può governare e fare fronte alle richieste perentorie delle grandi famiglie e dei sindacati.

Giornalista - D’accordo. Ma una volta ottenuto il pieno consenso popolare, lei ha o avrà rapporti con tutti e due i poteri. Quali privilegerà?

Senatore - Non mi piace fantasticare su ciò che potrà essere. Restiamo saldi al presente. Parlare di privilegio in politica è una bestemmia. I privilegi si sollecitano, si favoriscono, avvengono, è inevitabile. Parlarne apertamente è però già una denuncia, se non una condanna.

Giornalista - Quello che intendevo era che le grandi famiglie economico-finanziarie hanno una politica precisa, i sindacati la loro. Qual è la sua nei rapporti con questi due poteri?

Senatore - In altre parole, vuole sapere se sono in grado di tenere a bada entrambi?

Giornalista - Sì.

Senatore - Mio nonno era uno dei giovani più belli e prestanti del paese. Faceva il rappresentante di commercio e viaggiava in diverse regioni. Per anni ebbe due fidanzate senza che nessuno lo sospettasse. Era ricevuto con onore e amore dalle famiglie delle due ragazze, che si diceva fossero vere bellezze. Il nonno era felice e le due ragazze pure. Tutto andò avanti finché il nonno non incontrò l’amore della sua vita, che sposò e che fu mia nonna.

Giornalista - Non penso che le grandi famiglie economico-finanziarie e i sindacati siano ingenui o sprovveduti come le due fidanzate di suo nonno.

Senatore - Non lo sono, infatti. Scherzavo... Tanto per rendere la conversazione divertente... Con il suo rilievo però lei azzarda riserve sulle mie capacità.

Giornalista - Non considera che con le sue dichiarazioni lei si taglia le gambe da solo?

Senatore - Lei è giovane e io, che non ho avuto la fortuna di avere figli, mi permetto di stare al gioco. Cioè rendere la sua intervista spregiudicata e confidenziale. Quello che le ho appena espresso è risaputo dai cosiddetti "poteri forti", come li chiama. Fra loro e il politico è in corso da sempre un’interminabile partita a scacchi. Ma alla fine è chi vuole governare che deve prendere le decisioni ritenute giuste. O loro o il politico. Quando un potere latita, l’altro non si lascia sfuggire l’occasione per prendere il sopravvento. Tenga presente però che, contrariamente a molti luoghi comuni, il politico non è uno stupido. Lo fanno spesso passare per stupido. A volte fa lo stupido. Ma stupido non è affatto. Come per lei è vitale trovare parole e ragionamenti essenziali, per il politico è indispensabile arrivare a soluzioni accettabili. È la sua professione. La condizione del suo successo. Per questo può ricorrere alle più sottili alchimie. Talvolta semplicemente alleandosi con il tempo. Rinviando cioè nel tempo problemi in apparenza insolubili. Suo compito è comunque quello di raggiungere traguardi che non sarebbero mai possibili se lasciati ai singoli. Perché mi guarda con quella faccia?

Giornalista - Sono preoccupato. Temo che i minuti scorrano troppo veloci... e che lei mi lasci poco spazio per tutte le domande che dovrei porle.

Senatore - Non si preoccupi, non mi sto alleando con il tempo per rendere vana la sua intervista. Nell’insieme della nostra conversazione troverà molto materiale per il suo lavoro. Se vuole, alla fine le darò qualche consiglio... Si dia una mossa e continui con le sue domande.

Giornalista - Ecco, mi ha messo di nuovo in difficoltà... L’emozione che non mi abbandona.

Senatore - Sarò molto paziente con lei, ma non le concederò un secondo in più. Ha chiuso con la prima domanda?

Giornalista - Mi permetta solo di completarla... Lei, nel giugno scorso, alla festa dei sindacati generali, ha dichiarato: «Voi godrete sempre della massima considerazione. Senza il consenso delle parti sociali, infatti, ogni atto del governo sarebbe eticamente nullo. Nessun governo prenderà decisioni contro di voi». Le sembra coerente con quanto mi ha detto prima?

Senatore - Dove ha trovato quell’affermazione?

Giornalista - È stata riportata su più quotidiani nazionali. Ho qui i ritagli dei giornali. Li vuol vedere?

Senatore - Per amor del cielo! Leggo abbastanza fesserie in capo a una giornata... Quella è comunque una frase nel contesto di un discorso. Si prende un pezzo di qua, un pezzo di là e si fa dire quello che si vuole... Non ricordo esattamente le mie parole, ma, pur restando a come le ha riportate, non contrastano con la mia risposta. Sono discorsi diversi... Anche marito e moglie se si tradiscono, non se lo dicono certo in faccia... A ben vedere la frase che ha trovato sui giornali è una dichiarazione di principio che può essere accettata da tutti. Auspicata da tutti.

Giornalista - Lei sa però la posizione del suo partito nei riguardi di alcune famiglie economico-finanziarie del Paese... Non è, come si dice, una posizione proprio adamantina.

Senatore - Dove vuole arrivare? Lo dica. Le ho concesso l’intervista per meriti della mia segretaria. L’ho presa in simpatia perché è alle prime armi. Ho accettato d’essere confidenziale e spregiudicato... E lei viene a contestare le mie affermazioni con ritagli di giornale, che sfido chiunque a ricordare a che cosa si riferiscano... E adesso la posizione poco adamantina del mio partito.

Giornalista - Mi dispiace. Credevo che essere confidenziale e spregiudicato fosse anche una mia possibilità.

Senatore - Certamente, certamente... L’orologio, giovanotto, l’orologio... La seconda domanda...

Giornalista - Mi dispiace, senatore, mi dispiace, davvero. Non ricordo più l’ordine delle domande. Non importa... Ecco, la famiglia... Si sa che è in crisi, ma secondo lei, posto che sia recuperabile, è un’istituzione ancora fondamentale per uno Stato moderno?

Senatore - Sono convinto che tutte le relazioni tra individui siano importanti. Per il vivere civile è indispensabile che vengano favoriti i rapporti che portano alla concordia e all’amore, mentre devono essere ridotti quelli che originano ribellione, disordine e odio. Nella fattispecie, occorre partire dal singolo cittadino, maschio o femmina che sia. Se entrambi accettano le leggi dello Stato e la tradizione del vivere civile, è possibile che formino la coppia e quindi la famiglia. La stabilità di questa istituzione è un’altra faccenda. Si è mostrata nel tempo un attributo facoltativo. C’è qualche fenomeno stabile nella nostra società?... Basta guardarsi attorno: famiglia tradizionale, convivenza etero od omosessuale, single... Stabilità?... Un’optional, giovanotto. E noi politici ne dobbiamo prendere atto.

Giornalista - Lo Stato deve rimanere stabile, direi...

Senatore - Appunto. Lo Stato laico che non può imporre modelli. Quindi non accettare in esclusiva quello religioso della famiglia e discriminare le altre forme di affettività. L’importante, ripeto, è che tutto si svolga nell’ambito della convivenza civile e che non venga scalfita la struttura dello Stato. Ultimo baluardo della stabilità, come dice lei.

Giornalista - Ma nel suo programma politico...

Senatore - No, giovanotto. Quando un argomento scotta troppo è meglio aspettare, lasciarlo da parte. Affidarlo al tempo, come le ho detto poc’anzi. Si vedrà poi. Oggi viviamo nella società dell’individuo, non della famiglia. Piaccia o no anche fra coloro che decidono di vivere in coppia, prima o poi uno tende ad annullare l’altro. E allora la convivenza viene spezzata. Si guardi attorno, giovanotto.

Giornalista - Un tempo nella famiglia si risolvevano insieme le difficoltà, si condividevano gioie e dolori.

Senatore - Poteva essere o sembrare così. In realtà in passato dentro le mura di una casa succedeva di tutto. Poco entrava da fuori e quasi nulla filtrava all’esterno. Oggi è diverso. In casa ci entra di tutto ed esce di tutto. I programmi televisivi di successo sono quelli dove la gente comune rivive e rivela ogni particolare che accade nella loro intimità. Parlo di gente comune, che pur di apparire sul video è disposta a mettere in piazza perfino corna e affini. Tralascio quello spettacolo a premi che rappresenta l’estremo del fenomeno. Come si chiama? Il Gran caos o qualcosa del genere...

Giornalista –Il Grande fratello, senatore.

Senatore - Ah, sì!... Nonostante la semplicità del titolo, faccio molta fatica a ricordarlo. Mi sembra impossibile che abbiano usato una parola così alta e nobile come titolo di un programma del genere. Comunque, giovanotto, dia retta a me: se non vuole fare lo storico, ma il giornalista, non guardi mai indietro. Lasci perdere il passato.

Giornalista - In conclusione, nel suo programma...

Senatore - Non potrei volere nulla, violando la libertà individuale. Ogni cittadino ha il diritto di scegliere la propria strada fino a quando non contrasta con quella degli altri.

Giornalista - Nel settembre di un anno fa...

Senatore - Giovanotto, confesso che lei mi diverte... Con quanti ritagli di giornale è venuto?

Giornalista - È soltanto per essere preciso...

Senatore - Prendiamola così. Dunque, che cosa avrei detto nel settembre di un anno fa?

Giornalista - Il quattordici settembre. «Nel nostro progetto politico si favorirà con incentivi economici, scolastici, lavorativi e culturali la famiglia in senso tradizionale, l’unica in grado di garantire la coesione dello Stato moderno».

Senatore - Ho detto così? Mi sembra troppo solenne per il mio stile. Anzi non rientra proprio nel mio modo di pensare...

Giornalista - Fu in occasione di un convegno delle associazioni non profit.

Senatore - Ora ricordo. Era un uditorio in prevalenza, se non esclusivamente, cattolico. Lei sa quanto sia importante nel nostro Paese la componente cattolica. Forse non più numericamente. Nessuno però la trascura. Tutti temono una sorta di malocchio ad averla contro... Chissà... Saranno una minoranza, tuttavia è meglio tenerla in debita considerazione... Giovanotto, che cosa voleva che dicessi a una platea gremita di cattolici? Che ero favorevole al Grande fratello? O che avrei sposato i gay?...

Giornalista - Non ho detto questo. È solo per capire quale delle due dichiarazioni, quella di allora o questa di oggi, corrispondano al suo programma. Poniamo, per amore della dialettica, il caso ipotetico che la componente cattolica si riveli qualcosa di più consistente di una sparuta minoranza...

Senatore - Lo pensa veramente? Anche come possibilità remota?

Giornalista - Personalmente potrei desiderarla come no. Poco fa lei mi ha messo sull’avviso di non guardare mai indietro, al passato. Allo stesso modo le dico che non riuscirei a trovare certezza se volessi interpretare il futuro...

Senatore - Mi interessava la sua opinione... Sa, un giovane potrebbe annusare meglio un cambiamento nell’immediato... Tra voi giovani ne parlate? Che cosa dite?

Giornalista - Senatore, mi sta intervistando lei, ora?

Senatore - Touché! Mi piace il suo senso dello humour.

Giornalista - Allora, preferisce chiarire sulla famiglia o passiamo ad altro?

Senatore - D’ora in avanti dovrò stare più attento a non farmi trasportare dall’uditorio.

Giornalista - Non mi riferivo a quella dichiarazione, ma a quale delle due lei crede veramente?

Senatore - Passiamo ad altro.

Giornalista - Allora veniamo alla scuola...

Senatore - Mi legga addirittura il relativo ritaglio di giornale… Oppure ne è sprovvisto su questo argomento?... Vedo però che ne ha lì ancora parecchi. Comunque le ribadisco che non le do la possibilità di andare oltre i cinquanta minuti concordati.

Giornalista - Da anni si sa che la scuola non prepara l’individuo professionalmente, ma non si è fatto nulla per riformarla in senso moderno, come nel resto d’Europa. Quali sono le sue idee in merito?... Umanesimo o tecnologia?

Senatore - Nella nostra società da tempo, forse da troppo tempo ormai la cultura umanistica non paga. Intendo in termini proprio di soldoni. Un ragazzo va al lavoro a sedici anni e a venti guadagna più di un laureato. Allora la domanda che viene posta dai giovani è: Perché dovrei continuare a studiare? E hanno ragione. Allora, insegniamo un lavoro a tutti e lasciamo facoltativa la cultura, che forse, in questa condizione, per forza propria ritornerà a essere fondamentale.

Vignetta.

Giornalista - È una provocazione?

Senatore - No. Una sofferta constatazione. Compito dello Stato è quello di offrire la cultura a tutti i cittadini. Ma, al mio posto, se la sentirebbe lei di mantenere l’insegnamento del latino, del greco, della letteratura e della storia dell’arte se il giovane, il cittadino in nuce, non ne è interessato? O addirittura lo rifiuta? Provi a dare a un bambino la possibilità di scegliere fra l’uso del computer e quella, non dico di leggere, ma di ascoltare una poesia, e vedrà come si comporterà. Non ho dubbi.

Giornalista - Sarà come lei dice. Tuttavia ritengo che non si possa concedere a un bambino tutto quello che vuole, né assecondarlo quando rifiuta cose buone per lui... Il danno di questo comportamento si manifesterà a distanza. Forse troppo tardi, quando il suo destino è già segnato. E sarà proprio il bambino diventato adulto a rimproverare coloro che gli hanno permesso ciò che lui acriticamente voleva.

Senatore - È un discorso un po’ duro da parte di un giovane.

Giornalista - Ritengo che almeno alla partenza tutti debbano avere pari opportunità culturali.

Senatore - Creda a me, sarebbe assurdo costringere i giovani a studiare Euripide, Virgilio, Dante, Manzoni, Fenoglio o Calvino. Dico qualche nome a caso.

Giornalista - Costringere è una brutta parola. Ma favorire questo indirizzo, sì. Senza per questo trascurare la preparazione al lavoro.

Senatore - Chi vuole può comunque acquisire una propria cultura umanistica. In nessun periodo storico ci sono tante possibilità per tutti. Sussidi, borse di studio, facilitazioni. Non così ai miei tempi! Se solo le dicessi il mio curriculum. E non si tratta di secoli fa.

Giornalista - Dica, dica... Sono sicuro che interessa ai lettori del nostro settimanale.

Senatore - Non lo farò per gli altri. Solo una confidenza a lei. Ho dovuto iniziare a lavorare dalla quarta liceo scientifico in poi. Non c’era la possibilità di seguire corsi serali. Così dovevo mantenermi come rappresentante di commercio. Mi alzavo alle cinque del mattino e mi addormentavo a mezzanotte... Così anche all’università. Sa quali sono le frasi di allora che mi feriscono ancora oggi? Dai compagni di classe: «Caro mio, o si lavora o si studia». Dai genitori: «Vedi tu, noi non possiamo mantenerti». Dai parenti e dagli amici: «Non ce la puoi fare».

Giornalista - Non ci posso credere. Avrà avuto anche chi lo incoraggiava... Estimatori...

Senatore - Certo, ma sono quelle frasi che sento più vive. Sale sulla ferita... Potevano costituire l’alibi per la mia resa... Che cosa fa, adesso? Ancora con i ritagli di giornale?

Giornalista - Non si preoccupi. Sulla scuola lei ha sempre seguito la stessa linea in tutte le altre occasioni... Anche per il suo curriculum ha detto la verità.

Senatore - Mai rivelato a nessuno!

Giornalista - Eppure, ecco qua: «Studente lavoratore, laurea con lode, master in Inghilterra, laurea honoris causa in Filosofia».

Senatore - La sua, più che un’intervista, sembra un interrogatorio...

Giornalista - Mi perdoni, senatore... Non volevo essere scortese...

Senatore - Le confesso che incomincia a non essermi gradito il suo metodo di verificare le mie risposte di oggi con dichiarazioni di un tempo.

Giornalista - Mi aveva generosamente concesso di essere spregiudicato e confidenziale...

Senatore - Non fino al punto da essere inopportuno. Nonostante le premesse, ha finito lei con l’inquietarmi. Comunque, dovevo un piacere a Luciana e non mi sono sottratto neppure di fronte al suo atteggiamento. Una bella prova di riconoscenza… A che punto siamo?

Giornalista - Mancano ancora dieci minuti.

Senatore - Potrebbe essere lei ad abbuonarmeli.

Giornalista - Però le sarei più riconoscente se potessi sottoporle un’altra domanda. L’ultima.

Senatore - Senza coda irriverente od offensiva?

Giornalista - Promesso.

Senatore - Lo faccio per Luciana.

Giornalista - Si tratta del suo programma sul lavoro.

Senatore - Precisi meglio.

Giornalista - Come pensa di ridurre la disoccupazione?

Senatore - Il Paese ha bisogno di grandi opere pubbliche: raddoppio delle autostrade, acquedotti, treni ad alta velocità, salvaguardia del territorio.

Giornalista - Se ne parla da anni. Ogni Governo che si succede all’altro sembra certo di risolvere il problema e poi... Molte opere sono state finora compiute soltanto dietro la sollecitazione del parlamentare di un determinato collegio elettorale o del ministro del luogo.

Senatore - È giunto il momento di superare i vizi del passato e di programmare le opere pubbliche in base alle esigenze dello sviluppo di tutto il Paese e non per fini elettorali.

Giornalista - Con quali finanziamenti?

Senatore - Lo Stato in primis, i privati poi. Quando si vuole, i soldi si trovano sempre.

Giornalista - Senza aumentare il deficit dello Stato?

Senatore - Giovanotto, non vorrà che durante la sua intervista le sveli tutto il programma di un mio ipotetico futuro governo. Se ci sarà.

Giornalista - Una questione particolarmente spinosa è quella della libertà di licenziare da parte delle imprese. Qual è la sua posizione nel merito?

Senatore - Il licenziamento è un fatto grave che può cambiare la vita di una persona e di conseguenza anche della sua famiglia. Nessuno può pensare che si possa mettere in atto con facilità, senza una più che giusta causa. Libertà di licenziamento potrebbe sfociare nel licenziamento selvaggio. Non sarà mai nel mio programma. È lecito un periodo di prova, ma poi nessuna spada di Damocle deve gravare sulla testa dei più deboli. Che cosa sta facendo ancora? Mi ha promesso. Che cosa ha trovato sui giornali? Qualcosa che mi smentisca?

Giornalista - Lei il febbraio di quest’anno ha detto: «Il posto di lavoro è un diritto, la sua durata a vita, no».

Senatore - Santo cielo! Credevo che avesse esaurito tutti gli strali nei miei confronti.

Giornalista - Aveva anche aggiunto: «La libertà di licenziare non è più un tabù».

Senatore - Giovanotto, non voglio neppure sapere in che occasione ho pronunciato quella frase. Se poi l’ho pronunciata.

Giornalista - Mi dispiace. È riportata da cinque quotidiani diversi.

Senatore - Si rende conto di come si sta comportando? Sono sicuro che anche Luciana la caccerebbe via a questo punto.

Giornalista - Chiedo scusa. Mi sono lasciato trasportare. Chiedo scusa sinceramente. A volte la ricerca della verità...

Senatore - La verità? Che cosa sta dicendo?! Bisogna saperla maneggiare con cura la verità. Sa quanti si sono bruciati andandole troppo vicino? Ma non voglio fare il filosofo. Mi limito alle mie dichiarazioni che lei mi ha poc’anzi contestato.

Giornalista - Ho solo...

Senatore - Mi lasci finire. Primo: sui "poteri forti" lei ha trovato le mie affermazioni di oggi in contrasto con quelle espresse alla festa dei sindacati. Le ho qui davanti entrambe. Come vede ho preso appunti anch’io. Il fatto che possa flirtare con le grandi famiglie e con i sindacati separatamente, per poi agire senza subire il veto di una o dell’altra parte o di entrambe, non significa che non tenga nel massimo conto le istanze di una parte considerevole del mondo del lavoro. Ribadisco di nuovo però che io sono stato eletto dal popolo, che rappresenta il mio vero "potere forte". È il popolo alla fine che approverà o meno il mio operato. È solo a quello che devo rendere conto.

Giornalista - Vorrei...

Senatore - Un momento ancora. Secondo: neppure sulla famiglia ci sono aspetti contrastanti fra quanto le ho detto e quanto affermai alle associazioni non profit. Anzi c’è piena concordanza. Il desiderio di una famiglia tradizionale o modernizzata, ma sempre come coppia tradizionalmente costituita, rappresenta senza dubbio l’optimum. Lo sa chiunque. Forse è quello che tutti desiderano. Tenuto conto dei cambiamenti degli ultimi decenni, sarebbe auspicabile per la maggioranza dei cittadini poter contare sugli ammortizzatori della tradizione. La tradizione che comunque vive dentro tutti noi e all’insaputa ci condiziona. Nulla vieta che quello della famiglia possa essere il modello al quale si ritornerà di nuovo in futuro. Nello stesso tempo non posso non tenere conto della realtà composita che costituisce il nostro tessuto sociale. Chi può puntare il dito sulle coppie di fatto, sui conviventi, sulle coppie gay, sui single, senza debitamente considerare le circostanze in cui si sono formate tali situazioni? Può uno Stato ignorare la loro esistenza? Può considerarli cittadini di serie B?

Giornalista - Non intendevo...

Senatore - Non ho finito. Terzo: per la scuola dove ha trovato coerenza, in realtà non si è posto il quesito più importante, quello sulla parità scolastica. Io l’ho volutamente evitato, sottraendo così alla verità la sua interezza, senza la quale, verità non è più.

Giornalista - Potrei sapere ora sulla parità scolastica?

Senatore - Troppo tardi, giovanotto. Siamo nell’era della velocità. Non si possono prendere i treni in corsa. Devo ancora finire. Quarto: confermo che il posto di lavoro è un diritto, la sua durata a vita, no. Nulla mi vieta però di combattere con tutte le mie forze la libertà di licenziare quando questa diventi un atto selvaggio. Una commissione paritetica potrebbe risolvere le controversie.

Giornalista - Non le sembra piuttosto teorico?

Senatore - Giovanotto, lei sa bene che una regola fondamentale del politico di fronte alle provocazioni è quella di non inquietarsi mai. Almeno non lo deve dare a vedere. In genere risponde con l’ironia. Tanto più questa raggiunge il sarcasmo e tanto più la provocazione che l’ha suscitata ha colto in profondità. Lei invece merita qualcosa di diverso. Di molto diverso. Per esempio una lezione di filosofia politica sulla verità. Le va? Non mi interessa la sua risposta. Vengo al dunque. Già Pilato inciampò sulla verità in un momento drammatico. «Che cos’è la verità?», chiese infatti e non ebbe risposta. Né seppe darsela. Immagino l’espressione profonda ed enigmatica del suo volto. E di meglio io non saprei dire. Tuttavia so che ciò che pretendiamo sia la verità, può rientrare in diverse manifestazioni e conseguenze. Anzitutto può essere messa da parte quando inopportuna, per evitare che strida dolorosamente alle orecchie. Dopo il recente dramma delle Torri Gemelle a New York, l’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu ebbe a dichiarare: «L’inviolabilità degli Stati Uniti è cessata». Scudo spaziale, milioni di dollari spesi contro il terrorismo, e poi, con un semplice taglierino, quello che si usa per i cartoni, i terroristi riescono a produrre un disastro simile. Un premio Nobel per la letteratura americano disse: «Spero che la catastrofe spinga la gente a interessarsi a cose più serie». Parallelamente un altro premio Nobel per la letteratura delle nostre parti rincarò la dose con queste parole: «I grandi speculatori sguazzano in un’economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria. Che volete che siano 20 mila morti a New York?». Affermazioni che potrebbero, dico potrebbero, avere parentela stretta con la verità. Ma con i cadaveri ancora caldi e migliaia di persone affrante dal dolore era proprio il momento adatto per esprimersi in quei modi? Ci sono inoltre verità che debbono essere rivelate poco alla volta. Mitridatismo alla rovescia. Così è per il medico che deve comunicare una malattia grave o un evento tragico. Così è per il politico che deve annunciare alla nazione periodi di crisi. Ci sono verità che danno gioia e verità che possono uccidere. Non sto a elencarle gli esempi, tanti ci accompagnano in molte situazioni. Alcune verità inoltre faticano a trovare la strada perché scomode, altre inspiegabilmente si diffondono con rapidità. È certo che la verità vola veloce sulle ali del potere o su quelle della santità. Sorvolo appena sulla verità storica del nostro recente passato. La quasi rivoluzione del ’68. Sconfitta per gli sprovveduti, rampa di lancio per molti intellettuali. La cosiddetta caduta del muro di Berlino, per molti fonte di speranza, per altri un’occasione per mimetizzarsi sotto una nuova casacca e per trovare parole diverse che esprimano idee simili a quelle di prima della caduta del muro, per pochi il momento propizio per accumulare ricchezze. Non vale neppure la pena di soffermarsi sulle numerose verità dei mezzi d’informazione di oggi, esposte ben in ordine come la merce nel supermercato. Self-service. Fa eccezione in questo campo l’interessante capitolo della verità mutilata. Sono soprattutto i giornalisti dell’immagine a esserne esperti. Per necessità di sintesi, dicono. Intervistano il personaggio e poi ne trasmettono una frase. Quella ritenuta più significativa. Ma da chi? Di recente un senatore a vita, che gli anni, l’esperienza e le amare vicissitudini hanno reso saggio, espresse al Senato un giudizio sul discorso del presidente del Consiglio, che si prestava a polemiche. «Presidente – esordì –, lei ha detto cose molto giuste. E non se la prenda a male se delle volte si prendono delle frasi e ci si ricama sopra». E poi continuò consolatorio per gli attacchi da quello subiti. I mezzi di comunicazione, per le esigenze sopra accennate, non potevano riportare l’intervento completo. Allora, sa dove hanno tagliato? L’inizio: «Presidente, lei ha detto cose molto giuste». Di questo passo è come se prendessimo un adone, gli tagliassimo un braccio o una gamba e poi lo mandassimo a partecipare a un concorso di bellezza. In contrasto con quanto si sostiene, la verità può avere addirittura la menzogna come compagna di viaggio. È quando si è di fronte a mezze verità o a mezze bugie. La verità invece è pura e luminosa come un diamante. Non ha colore, ma molti glielo vogliono dare. Per questo, non appena si alzano venti di guerra, come di questi tempi, è la prima a scomparire. A volte la verità è ridotta a prezioso involucro per presentare una menzogna. «Abbiamo esaminato tutti gli aspetti del bilancio dello Stato, studiato le diverse possibilità», l’involucro, «ma, nonostante i nostri sforzi, non abbiamo trovato i fondi per l’assistenza agli anziani perché, la menz...». Be’, lasciamo perdere. Insomma, dopo 2000 anni è sempre di attualità la domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?». Anche se ai giorni nostri sono in molti, più di allora, a sapere cos’è la verità, per la quale possiamo, dobbiamo vivere. Vengo così all’opposto del pianeta verità. Menzogna? Bugia? Mentire? Dire il falso? Una grande famiglia. E come in ogni famiglia valori e vizi diversi. Menzogna: una falsificazione della verità perseguita con colpevole determinazione. Menzogna: parola dal suono che evoca profonda riprovazione. Bugia: meno grave della precedente. Una falsa affermazione per trarre gli altri in errore. Quante bugie occorrono per raggiungere la gravità di una menzogna?... Bugia: parola dal suono che suscita quasi simpatia. Una birichinata. Eppure la bugia è il cucciolo della menzogna. Anche quelle a fin di bene, a volte necessarie ai medici, spesso non raggiungono lo scopo e provocano guai terribili. Quando poi due politici si rinfacciano l’un l’altro di dire bugie, fanno ridere. Al nostro livello non ci sono più cuccioli. Mentire: l’agire della menzogna. Dire il falso: manifestare ciò che è estraneo o contrario alla verità o alla convenienza. Le molte differenze fra le varie forme però non renderebbero meno indigesto ricevere l’una piuttosto che l’altra. Tuttavia per un politico c’è molta diversità tra mentire al popolo o dire una bugia allo stesso. Mentire al popolo è un fatto solennemente riprovevole. Invece dire una bugia può essere una necessità. Occorre tenere in debito conto le circostanze storiche. Quando Nixon mentì sul Watergate. Ricorda? In Italia per quel fatto sorridemmo divertiti. Da noi nessuno si sarebbe dimesso, forse nemmeno scusato. Quando Clinton mentì per le sue scappatelle sessuali, noi sorridemmo di nuovo. Il presidente americano non perse il posto. C’era forse una differenza sostanziale fra i due episodi?

Giornalista - Direi di sì.

Senatore - Sciocchezze! Entrambi i presidenti mentirono al loro Congresso, dopo avere giurato di aver dichiarato il vero. Se mai, l’errore fu quello di comportarsi in maniera così solenne per fatti del genere. E adesso mi permetta di mettere la ciliegina sulla torta. Luciana mi ha dato notizie su di lei. Lusinghiere. Una famiglia per bene, un carattere buono e leale, una laurea a pieni voti, volontà ferrea, grandi ambizioni. Ha qualcosa da aggiungere?

Giornalista - Sa, Luciana è molto amica di mia madre.

Senatore - No, mio caro, non aggiungerebbe mai quello che sto per ricordarle. Mi sono informato. Qualche notizia confidenziale. Non si spaventi, via! Siamo entrambi, come suo desiderio, spregiudicati e confidenziali. Suo padre ama alzare il gomito. Ha una sorella dai costumi, come dire?, un po’ troppo moderni. Sua madre è la vera santa. Lei si è laureato fuori corso e con voti mediocri. La tesi era compilativa?... Per quanto riguarda il suo carattere e le sue ambizioni non ho motivo di...

Giornalista - Senatore, io... io...

Senatore - Bene, giovanotto. Come avrà notato anche dal suo orologio, le ho concesso oltre venti minuti più del tempo stabilito. D’ora in poi lei ha a disposizione molto materiale. Le do la facoltà di ristrutturare l’intervista a suo piacimento. Di cambiare le domande e di pescare le risposte nella nostra lunga chiacchierata. Purché venga rispettato il senso, ovviamente. Alla fine, come non può più ignorare, il testo dovrà avere la mia approvazione o quella di Luciana. Dopo di che avrà da scegliere se pubblicare sul suo settimanale un’intervista che mi può nuocere e mettere lei nei guai oppure riportare su Lo Specchio un’abile, favorevole anticipazione del mio programma, che può segnare l’inizio di una sua brillante carriera. In un importante quotidiano, intendo. Che ne dice?... Mi scuso con il suo direttore, ma con Lo Specchio non potrà mai arrivare al giornalismo con la G maiuscola. Ecco dunque due possibili occasioni di verità per lei. Due verità, sempre presenti nel Dna degli abitanti del nostro Paese, perennemente divisi in Guelfi e Ghibellini. Non male per uno che cercava una sola verità. Dipende da lei quale sposare. Auguri!... Buon giorno!

Giornalista - Mah... Buon giorno, senatore!

Giorgio Conconi








 

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