Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO
2002

Sommario

EDITORIALE
No all'omologazione delle culture
La DIREZIONE

SERVIZI
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Il prodotto di molte forze

di RENATA LIVRAGHI

apep00010.gif (1261 byte) Contrastare le politiche inique
di ACHILLE ARDIGÒ

apep00010.gif (1261 byte) Costruire le premesse al futuro
di ENRICO CHIAVACCI

apep00010.gif (1261 byte) L'irrinunciabile costruzione di sé
di
DOMENICO BARILLÀ

apep00010.gif (1261 byte) Una nuova dimensione planetaria
di LUCIANO PEIRONE

apep00010.gif (1261 byte) Fra globale e locale il caso del cibo
di
DOMENICO SECONDULFO

Il glossario utile per capire
a cura di CRISTINA BEFFA

DOSSIER
Dal mercato globale alla giustizia universale
di CLAUDIO RAGAINI

RUBRICHE
INCONTRI
Un campo di gioco per il denaro
Diritti in contrasto col mercato occidentale
di PAOLO PERAZZOLO e ORSOLA VETRI

SOCIETÀ & FAMIGLIA
Aprire la porta a chi bussa carico di fede
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Navigare vicino alle coste
di ENRICO BERTOLINO

MATERIALI & APPUNTI
Quali diritti e quali doveri?
di CINZIA BOSCHIERO
Nuovi criteri di ospitalità
a cura della REDAZIONE
Condividere l'esperienza
di CRISTINA BASILICO

CONSULENZA GENITORIALE
Al servizio degli affetti
di GIANNI CAMBIASO

POLITICHE FAMILIARI
Rispondere ai bisogni della famiglia
di GIANLUCA BORGHI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
L'era dei divorzi "on line"
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

IDENTITÀ PERSONALE

Una nuova dimensione planetaria

di Luciano Peirone
(psicologo e psicoterapeuta)

Il maggiore impatto della globalizzazione si riscontra in ambito culturale e psichico. Non interessa solo l’economia e il mercato ma riguarda, sempre più da vicino, l’ambito delle relazioni umane, sia personali che sociali.

Il "globo" non è più solamente quello geofisico e terracqueo, né lo strumento scientifico o la lampada soprammobile che riporta la mappa del mondo. Oggi è, per lo più, un’immateriale rete di notizie e informazioni, spesso, in tempo reale.

Proviamo a pensarci. In quale mondo viviamo, oggi? E di quale mondo stiamo parlando? Come e quanto è cambiata la percezione del mondo da un po’ di anni a questa parte? Da quando l’informazione si è amplificata – a dismisura amplificata – in ragione degli enormi progressi tecnologici, la vita quotidiana non è più la stessa.

Il "globo" non è più solo quello geofisico-terracqueo. Non è più solo lo strumento scientifico o la lampada-soprammobile che disegnano la "mappa del mondo" o la "sfera resa in piano". Oggi, il "globo" è per lo più focalizzato su una immateriale rete di informazioni. Nuovi beni, nuovissimi servizi, e soprattutto potentissimi flussi di informazione: questi sono i cardini operativi della globalizzazione.

La globalizzazione è sostanzialmente un processo di natura immateriale, dove il maggiore impatto si registra per l’appunto nell’ambito culturale e psichico. È ben vero che enormi sono i cambiamenti di natura economica e lavorativa: si investono capitali e si gestiscono macchinari e forza lavoro umana a migliaia di chilometri di distanza. È ben vero che altrettanto enormi sono i cambiamenti di natura organizzativa e politica. Ma la produzione e gli scambi di beni generano sempre di più effetti nel campo dei servizi, e il tutto risulta sempre più dipendente da ciò che accade in campo comunicativo. E a comunicare sono – in ultima analisi, al di là dei mezzi tecnici – le concrete persone viventi, con le loro proprie menti.

Spazio e tempo cambiano drasticamente, tendendo a diminuire, e in qualche caso persino ad azzerarsi: ciò è tipico della globalizzazione informativa e cognitiva. E se cambiano spazio e tempo, vuol dire che in primis cambia la loro percezione, la loro percezione da parte degli esseri umani, per cui cambiano le caratteristiche psichiche delle persone.

Tutti comunicano con tutti: questo modello ideale è il nocciolo più autentico del global way of life. L’informazione-comunicazione oggi esorbitante viene a incidere non solo su produzione e commercio, ma ancor più su relazioni umane e processi di socializzazione.

Una sfilza di devices, ditools ci butta in faccia ogni giorno la velocità supersonica della information technology della new communication.

Le opportunità operative (e i desideri, e i deliri, e le paure, e le insicurezze: insomma, ciò che attiene allo psichico) scattano come molle al suono di magiche parole: hardware, software, sistema operativo, server, multimedialità, ipertestualità, interattività, rete, sito, e-mail, Cpu, monitor, mouse, stampante, scanner, webcam, chat, videoconferenza, e tante altre espressioni.

Come non restare affascinati/terrorizzati da tutte queste "protesi della mente"? Sono protesi che forniscono alla persona tanto la potenza quanto il delirio di onnipotenza, che permettono all’individuo sia mirabili prestazionali sia dipendenza psichica (come testimoniano i casi di psicopatia da personal computer e da Internet).

Scrivere, udire, parlare, vedere, interagire: tutto virtualmente. Messaggi sonori, messaggi visivi..., messaggi. Tutta questa ondata di psiche "altra" (artificiale, simulata, non viva ma come se lo fosse, e comunque operativa, gravida di conseguenze) ci piomba addosso. Come non restarne influenzati? Come non vederne travolta/stravolta la nostra identità di ogni giorno?

Il computer/elaboratore elettronico non è solo una macchina per ufficio: è anche e soprattutto una finestra sul mondo; il che implica una nuova concezione del "vicinato". Compaiono i vicini virtuali: i "lontani" che sono "vicini" in quanto "virtuali". E ciò avviene attraverso Internet, «la rete che permette di pescare il mondo».

Il Pc, Internet, e l’Uomo: ecco lo strumento di portata mondiale. Siamo ormai nel mondo della informazione/comunicazione totale: se non proprio tecnicamente, ciò è vero simbolicamente. Più che faber oggi l’uomo è informaticus.

Attraverso il personal computer e Internet, cambiano tanto l’identità sociale quanto l’identità individuale, nonché i parametri operativi dei meccanismi pedagogici e di formazione della personalità.

I bambini, gli adolescenti e i giovani, come pure i genitori e gli insegnanti, non sono più gli stessi di prima della rivoluzione informatica. La loro identità si è modificata, ed è in corso di ulteriore modificazione, gli sviluppi della quale sono tutt’altro che prevedibili in dettaglio.

In questo gioco dialettico fra il materiale e l’immateriale-virtuale, le protesi della mente un po’ sono diaboliche e un po’ sono divine; a volte producono malattia, altre volte producono guarigione (Internet può far ammalare psichicamente ma è anche in grado di attivare la ormai famosa "psicoterapia on line"). In mezzo a tutte queste tensioni, l’identità traballa.

L’identità individuale/personale cerca (non importa se in modo esplicito oppure implicito, conscio oppure inconscio) di dare risposte alla domanda-chiave: «Chi sono io?».

Esistono quattro livelli ai quali si situa tale questione: Chi sono io rispetto a me stesso? Chi sono io rispetto alla mia famiglia/al mio gruppo? Chi sono io rispetto al mio popolo/alla mia nazione? Chi sono io rispetto al mondo?

Risulta evidente il differente impatto storico di Internet sull’identità quotidiana dell’uomo comune: mentre nell’antichità e nel mondo agricolo l’individuo percepiva-realizzava il Sé ai livelli 1 e 2 arrivando talvolta al livello 3; nell’età industriale i livelli coinvolti erano il primo, il secondo e il terzo, talvolta anche il quarto; nell’età tecnologico-informatica invece – proprio in virtù della comunicazione totale – il Sé risulta "spalmato" su tutti e quattro i livelli.

Risulta inoltre evidente che il massimo impatto di Internet lo si ritrova per l’appunto al quarto e ultimo gradino, quello globale. Risulta infine evidente che il Sé personale si amplia, si stiracchia, si assottiglia (e si lacera?) in questo processo di dilatazione.

Interpersonal communication, family communication, peer communication, group communication, mass communication, total communication: l’evoluzione di queste forme la dice lunga sui percorsi dell’identità...

Riassumendo, si hanno un iniziale livello di identità individuale, riguardante la persona fisica e intrapsichica; e tre successivi livelli di differente identità sociale, riguardanti la "comunità ristretta" (famiglia e gruppo dei pari), la "comunità allargata" (popolo e nazione), la "comunità globale" (il mondo). E poiché la comunicazione tende a essere senza limiti (proprio perché immateriale), l’universo di Internet spinge vigorosamente verso un vissuto di "comunità infinita".

L’identità personale che tende verso il globale appare dilatata, infinita (senza fine), sconfinata (senza confini). È chiaro che si aprono – oltretutto a dismisura – possibili pericoli in precedenza pressoché inesistenti, o quanto meno circoscritti: la mente (e con essa l’anima) può farsi indefinita, vacillante, precaria, insicura, patologica (soprattutto se la personalità è ancora sulla via della formazione di base). Globalizzando l’informazione, l’identità si apre pertanto – con qualche rischio – sino al livello della comunità "infinita".

Vignetta.

Socializzazione ed educazione

Come ci si socializza, come ci si educa nella condizione di globalizzazione culturale?

È possibile incontrare l’Altro, passando attraverso le mediazioni ipertecnologiche della comunicazione ultramoderna? Per certi versi sembrerebbe di no, vista la dimensione planetaria (non solo di massa), per cui la dispersione dei messaggi annullerebbe l’impatto relazionale. Per altri versi sembrerebbe di sì, vista la rivalutazione di un contatto comunque inter-individuale e micro-gruppale possibile con le chats e le video-conferenze.

Forse si stanno delineando nuove modalità sia nello stare insieme interagendo (socializzazione) sia nel guidare e formare la persona sviluppandone le qualità (educazione): queste innovative modalità sono sicuramente di tipo "debole", ma d’altra parte si vengono ad aggiungere a quelle tradizionali (di tipo "forte"), per cui in definitiva si dispone di un ventaglio più ampio.

Tuttavia, alcuni dubbi sono legittimi. L’educazione, ovvero il «portare metodicamente e sistematicamente qualcuno a un conveniente livello di maturità», da chi può essere attivata concretamente all’interno di un flusso informativo "totale e irreale"? Da quali persone può provenire il condizionamento positivo in grado di passare da una generazione all’altra, dagli adulti ai giovani, dai genitori ai figli, dai maestri agli allievi? Quanta ricchezza effettiva può scaturire da processi comunicativi massicciamente orizzontali?

La famiglia e la scuola – con i loro tipici agenti socializzatori ed educatori: i genitori e gli insegnanti – in che misura si possono conciliare con le ultramoderne "prassi comunicative"? Sotto il profilo tecnologico, la scuola sembra avvantaggiata nel rispondere alle attuali esigenze degli scolari/studenti: in fondo il computer è uno straordinario strumento per la didattica. D’altra parte, la presenza ormai precocissima del computer in ambito familiare rende questa macchina quasi viva, quasi umana, e quindi – se ben usata – in grado di veicolare non solo contenuti informativi ma anche contenuti esistenziali.

Ciò nonostante, il computer (anche se "personal") e Internet sono piuttosto freddi (e quindi "impersonali") rispetto al calore di un contatto inter-individuale da persona a persona, in un rapporto faccia a faccia condito da pregnanti variabili psichiche e corporee. D’altronde, è pur sempre vero che, in linea di massima, da contatto nasce contatto, da cosa nasce cosa...

Mediatori immateriali

Quel che è sicuro è che il Pc e Internet sono dei nuovi "mediatori", dei nuovi attori sociali: se la famiglia è da sempre l’agenzia di socializzazione primaria, mentre la scuola è da sempre l’agenzia di socializzazione secondaria, l’insieme costituito dall’elaboratore e dalla Rete si pone in effetti come l’agenzia di socializzazione terziaria, però di natura sostanzialmente immateriale e di portata teoricamente illimitata.

Questa nuova prospettiva storica (ri-socializzazione virtuale, ri-educazione virtuale) pone problemi su come nella realtà si vengano a modificare i vissuti affettivo-relazionali, i quali sono intimamente radicati (si potrebbe dire connaturati) nelle prime due istituzioni. Dove vanno a finire i rapporti "inter-personali"? Dove vanno a finire gli "attori", intesi per l’appunto quali "persone che inter-agiscono"?

La mente e l’anima

In definitiva, di fronte a certe inquietanti domande, la questione fondamentale risulta incentrata sul concetto di "identità personale". Solamente un’identità matura fa da sfondo a una personalità matura.

Si tratta, quindi, di cercare e trovare il non facile punto di unione e collaborazione fra vita quotidiana globalizzata e individuo che si costruisce come tale. L’identità andrebbe sempre e comunque salvaguardata, e per ciò stesso "portata a maturazione".

Decisivo appare il fatto di non farsi travolgere da una acritica globalizzazione cognitiva. Detto altrimenti, significa che la mente non deve sovrastare del tutto l’anima, altrimenti la psiche si isterilisce e muore, e con essa la persona. L’identità di ogni individuo si basa sulla integrità della psiche. La persona nasce e si forgia attraverso la costruzione del carattere, nonché l’irrobustimento dell’Io e l’attivazione di un corretto e misurato Super-Io: da tutto questo trae linfa e vigore il Sé.

Ma che dire quando il Sé risulta frammentato in una miriade di elementi costitutivi privi di un centro aggregatore? Che dire quando il Sé risulta letteralmente "sparpagliato per il mondo" nell’ambito di un processo di globalizzazione informativa dove il motore è invisibile in quanto immateriale? Che dire di una persona i cui punti di riferimento quotidiani tendono sempre più a coincidere con una congerie di inputs fatti di immagini e suoni dietro ai quali rischia di non situarsi alcuna emozione, alcuna relazione, alcun sentimento?

Siamo ancora di fronte a un Sé? Abbiamo ancora a che fare con una "persona" propriamente detta? Con la sua crescita esponenziale l’intelligenza artificiale sta forse divorando l’intelligenza umana? Con la sua dinamica esplosiva la psiche simulata sta forse azzerando la psiche vivente? Il "globale" mette a repentaglio l’"individuale"?

A queste domande l’essere umano del terzo millennio è chiamato a rispondere. Una nuova rivoluzione – prettamente "culturale e intrapsichica" – lo attende. La sfida è aperta.

Luciano Peirone
    

DAVIDE E GOLIA

Come deve porsi un cattolico di fronte ai molteplici risvolti della globalzzazione e alle eventuali ripercussioni negative verso il Terzo mondo? Di questo discutono accoratamente Roberto Beretta, giornalista diCopertina del libro: Davide e Golia. "Avvenire", e Piero Gheddo, missionario del Pime, nel volume Davide e Golia. I cattolici e la sfida della globalizzazione (San Paolo, 2001, pagg. 229, 13.43). Desiderosi di individuare una valida alternativa alla globalizzazione o di riconoscere al suo interno gli aspetti positivi, i due autori affrontano, comunque, un tema spinoso e a lungo dibattuto specie dopo il massiccio appoggio da parte del mondo cattolico alle marce di protesta del Genoa Social Forum.

Accurata ed esaudiente è l’introduzione in cui Beretta sottolinea le interessanti analogie tra il ruolo dei cattolici nella protesta di Genova e quello che ebbero all’inizio della contestazione del ’68.

o.v.

  








 

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