Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO
2002

Sommario

EDITORIALE
No all'omologazione delle culture
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte)
Il prodotto di molte forze

di RENATA LIVRAGHI

apep00010.gif (1261 byte) Contrastare le politiche inique
di ACHILLE ARDIGÒ

apep00010.gif (1261 byte) Costruire le premesse al futuro
di ENRICO CHIAVACCI

apep00010.gif (1261 byte) L'irrinunciabile costruzione di sé
di
DOMENICO BARILLÀ

apep00010.gif (1261 byte) Una nuova dimensione planetaria
di LUCIANO PEIRONE

apep00010.gif (1261 byte) Fra globale e locale il caso del cibo
di
DOMENICO SECONDULFO

Il glossario utile per capire
a cura di CRISTINA BEFFA

DOSSIER
Dal mercato globale alla giustizia universale
di CLAUDIO RAGAINI

RUBRICHE
INCONTRI
Un campo di gioco per il denaro
Diritti in contrasto col mercato occidentale
di PAOLO PERAZZOLO e ORSOLA VETRI

SOCIETÀ & FAMIGLIA
Aprire la porta a chi bussa carico di fede
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Navigare vicino alle coste
di ENRICO BERTOLINO

MATERIALI & APPUNTI
Quali diritti e quali doveri?
di CINZIA BOSCHIERO
Nuovi criteri di ospitalità
a cura della REDAZIONE
Condividere l'esperienza
di CRISTINA BASILICO

CONSULENZA GENITORIALE
Al servizio degli affetti
di GIANNI CAMBIASO

POLITICHE FAMILIARI
Rispondere ai bisogni della famiglia
di GIANLUCA BORGHI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
L'era dei divorzi "on line"
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

POLITICHE FAMILIARI - NUOVO QUADRO NORMATIVO A LIVELLO NAZIONALE

Rispondere ai bisogni della famiglia

di Gianluca Borghi
(assessore alle Politiche sociali dell’Emilia-Romagna)

La regione Emilia-Romagna ha, recentemente, avviato varie iniziative che portano verso un nuovo welfare a sostegno delle famiglie e delle esperienze di genitorialità. Particolare attenzione è data alla cura di anziani e bambini piccoli.

La produzione legislativa e normativa, a livello nazionale nell’ultima legislatura, è stata consistente e innovativa per quanto riguarda la famiglia, la promozione dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza e per la riforma dello Stato sociale nel suo complesso. Una visione sistemica, associativa e sussidiaria ha pervaso, in questi ultimi anni, tutta la ridefinizione complessiva dei poteri e delle funzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. Quando si parla di sistema facciamo riferimento a qualcosa di organico, a una molteplicità legata da regole, da obiettivi, da scelte fondamentali comuni.

Per la prima volta le politiche sociali dovrebbero vedere lo Stato, la Regione, gli Enti locali presenti, ognuno con un proprio ruolo ben definito, ma cooperanti verso lo stesso obiettivo: «Accompagnare gli individui e le famiglie lungo l’intero percorso della vita, in particolare a sostenere la fragilità, rispondendo ai bisogni che sorgono nel corso della vita quotidiana e nei diversi momenti dell’esistenza (in relazione all’età, alla presenza di responsabilità familiari o all’esigenza di conciliare queste ultime con quelle lavorative), sostenendo e promuovendo le capacità individuali e le reti familiari» facilmente riconducibili a obiettivi di ben-essere sociale e dello stare bene.

Particolarmente significativi del cambio di cultura, sia per i contenuti sia per l’impianto metodologico, sono stati alcuni contributi basilari.

Quello del primo e secondo Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, nei quali viene indicata la strada maestra, per l’attuazione delle leggi e dei piani stessi, individuata nella metodologia della concertazione e del coordinamento delle azioni a livello nazionale e locale e della trasversalità tra i vari ministeri, oltreché, a livello locale, tra i vari assessorati che si interessano della persona nelle varie fasi della vita; si ribadisce il fatto di rafforzare e qualificare la rete dei servizi. Si afferma infatti che è necessario «...migliorare i servizi, potenziarli, renderli più moderni ed efficaci, capaci di ascolto e valutazione per rispondere davvero alle esigenze delle famiglie, dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze»; si insiste perché «...le leggi in favore dei soggetti in formazione possano realmente incidere nella realtà attraverso la predisposizione di strumenti adeguati di applicazione, cioè che l’attività legislativa sia coniugata con una prassi amministrativa attenta alle esigenze del soggetto in formazione e rispettosa della sua personalità e dei suoi interessi...».

Nel primo piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003 si ribadisce il principio della sussidiarietà verticale, riportando l’esercizio delle responsabilità pubbliche principalmente sull’Ente locale, titolare delle funzioni sociali, considerato il fulcro del nuovo assetto sociale, che deve svolgere «...pienamente le funzioni di lettura dei bisogni, di pianificazione e programmazione dei servizi e degli interventi, di definizione dei livelli di esigibilità, di valutazione della qualità e dei risultati». Tale ruolo dell’Ente locale risulta ancora più evidente alla luce della riforma costituzionale del titolo V, appena entrata in vigore; si riconferma l’importanza di una sussidiarietà orizzontale che tenga presente la necessità di riconoscere, qualificare le esperienze presenti sul territorio e realizzare un sistema integrato di interventi e di servizi finalizzati al benessere sociale che vede l’Ente locale garante, e non solo notaio, della risposta (esistenza, qualità, accessibilità dei servizi). Particolarmente indovinata è la scelta di porre tra gli obiettivi prioritari del piano: la valorizzazione e il sostegno delle responsabilità familiari, facilitando la conciliazione delle responsabilità genitoriali con la partecipazione al lavoro; sostenendo, valorizzando e integrando le capacità genitoriali, fornendo strumenti per affrontare le normali fasi di cambiamento e i momenti di crisi, in un’ottica di prevenzione; riconoscendo il costo economico legato alla presenza di uno o più figli...; e il rafforzamento dei diritti dei minori con interventi per l’infanzia e l’adolescenza contestualizzati in una logica di esigibilità dei diritti e di costruzione di opportunità, investendo energie e risorse nel Piano territoriale per l’infanzia e l’adolescenza. Il piano fa esplicita menzione alla realizzazione di «...servizi per la prima infanzia, attraverso lo sviluppo e la qualificazione di nidi d’infanzia e di servizi a essi integrativi che consentano una risposta qualificata e flessibile a bisogni sociali ed educativi diversificati» tramite politiche organiche di territorio, come auspicato anche dalla legge 285/’97.

Servizi e interventi

L’attenzione continua alle esigenze delle famiglie, in Emilia-Romagna, accompagna l’evoluzione e i profondi cambiamenti della società civile. Potremmo registrare tali svolte facendo riferimento ad altrettanti leggi regionali che riguardano i servizi per la prima infanzia, oggetto di particolare interesse da tempo da parte delle amministrazioni locali e della Regione: a partire dai primi anni Settanta con L.R. 15/’73 si dettano norme per gli asili nido, chiaramente rispondenti a una tipologia tradizionale del lavoro; alla fine degli anni Ottanta con la legge regionale 27/’89: "Politiche a sostegno delle scelte di procreazione e degli impegni di cura verso i figli", si dà il via ai servizi integrativi al nido d’infanzia, caratterizzati da grande flessibilità, e ai Centri per le famiglie; fino ad arrivare alla legge 1/2000: "Norme in materia di servizi educativi per la prima infanzia", una legge innovativa e coraggiosa, se si tiene conto del vuoto normativo a livello nazionale.

La Regione Emilia-Romagna copre il 20% dell’utenza potenziale contro una media nazionale del 7,4% e si colloca in testa alle regioni. Nonostante questo patrimonio invidiabile di servizi per la prima infanzia, ci sono oltre 5.000 bambini in lista di attesa.

Del vasto panorama, oltre ai servizi, abbracciato dalle politiche sociali, ricordo le politiche di integrazione, monetarie, tariffarie, del lavoro, per la casa... Accennerò solo ad alcune di esse.

Marzio Barbagli, nel primo Rapporto, Le politiche sociali in Emilia-Romagna (Rosemberg & Sellier, 2001), mette in risalto come i mutamenti delle relazioni fra economia, società e politica intervenute in questi ultimi anni hanno prodotto cambiamenti profondi che richiedono interventi differenziati da parte del sistema pubblico.

Il trinomio: meno bambini, più anziani, più immigrati ha rilevanti conseguenze sulle politiche sociali, sulla richiesta e sull’organizzazione dei servizi sociali, socio-educativi.

La nuova tipologia della famiglia (da 4 componenti nel 1951 a 2,6 nel 1997 e in contemporanea aumento dei nuclei da 874.000 nel 1951 a 1.480.000 nel 1991; le famiglie monogenitoriali sono il 13% nella nostra Regione contro una media nazionale dell’11%): qui più che in altre Regioni, ha prodotto e produce una domanda sociale di servizi che impegna notevolmente i bilanci delle amministrazioni comunali.

La maggiore partecipazione della donna al mercato del lavoro rispetto ad altre Regioni determina sì un maggiore benessere, un’autonomia economica e una realizzazione individuale e professionale, ma anche una richiesta di servizi flessibili, efficienti e – data la cultura che gli stessi servizi hanno contribuito a diffondere – una richiesta di servizi di qualità.

La conciliazione dei tempi di cura e di lavoro è un’operazione complessa che richiede la concertazione tra istituzioni, associazioni di categoria e società e persegue l’assunzione di nuovi modelli di vita.

Le potenzialità offerte dalla legge 53/2000 non sono ancora state esplorate completamente: in regione si è costituito un gruppo interassessorile per proporre azioni positive al riguardo.

Un fattore di preoccupazione è certamente il fatto che si riduce sempre più la disponibilità e la quantità di tempo dedicata alle attività di sostegno e di cura. Questo si ripercuote non solo sui bambini ma anche sugli anziani. Certamente la maggiore solitudine degli anziani ha forti implicazioni con le politiche sanitarie e soprattutto sociali.

Qui di nuovo si sottolinea l’importanza di una seria e coraggiosa costruzione dei piani di zona che non si fermino alla descrizione dell’esistente ma prefigurino anche scenari futuri. È necessaria la progettazione di servizi diversi e più sensibili alle situazioni locali e che possano consentire una personalizzazione delle risposte, ispirati al principio del benessere e a un più facile accesso.

Nel 2000 il Consiglio regionale ha approvato la direttiva in materia di affidamento familiare: si tratta di una atto rivolto a Enti e Servizi pubblici, ma anche a soggetti privati coinvolti negli interventi di affido e mirati a diffondere una nuova cultura di istituto come aiuto, non solo ai bambini, ma anche alla sua famiglia in difficoltà temporanea.

Credo si possa registrare con soddisfazione l’andamento degli affidamenti familiari nella nostra Regione, che sono passati dai 323 casi del 1984 (all’indomani dell’entrata in vigore della legge 184 del 1983 e grazie a una campagna regionale, mirata a fare conoscere tale tematica) ai 1.110 registrati al 31 dicembre 1999.

È in corso di approvazione un protocollo di intesa tra Regione, Province, Enti titolari delle funzioni in materia di minori ed enti autorizzati per le adozioni internazionali che mira a raccordare l’azione di tutti i soggetti coinvolti per potenziare e soprattutto qualificare la rete dei servizi e svolgere un’efficace azione di accompagnamento e sostegno alle coppie che si rivolgono all’adozione internazionale.

La legge regionale 40 del 1999 sulla promozione delle Città dei bambini e delle bambine prevede il sostegno della Regione per i piani caratterizzati da azioni volte a qualificare i tempi e gli spazi di vita dei bambini e delle bambine: probabilmente è questa del riappropriarsi della città e degli spazi, anche in funzione preventiva del disagio, una delle nuove frontiere del welfare cui Stato, Regioni ed Enti locali del nuovo millennio dovranno tendere.

In base alla L.R. 40, la Regione ha dapprima siglato con l’Anci e l’Upi dell’Emilia-Romagna un protocollo d’intesa con il quale i soggetti aderenti si sono impegnati a rafforzare le esperienze delle città sostenibili per i bambini e le bambine, e a promuovere i diritti e le opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.

Infine sostenere le famiglie significa anche farsi carico del problema della casa: le ricerche sia in campo nazionale che europeo hanno dimostrato che il problema della casa (per l’acquisto o per la locazione), insieme a quello del lavoro, è direttamente correlato, e quindi influisce, sulla scelta di diventare genitori e sul costituirsi o meno di una famiglia. Su questo tema convergono competenze specifiche dei Comuni e anche della Regione. Sul versante delle politiche abitative è del 1984 la legge regionale in materia di edilizia residenziale pubblica, che prevede una nozione ampia di famiglia, comprendente la famiglia di fatto e anche quella formata di «persone non legate da vincoli di parentela e affinità, qualora la convivenza istituita abbia carattere di stabilità e sia finalizzata alla reciproca assistenza morale e materiale».

Agevolare la locazione

Dalla metà degli anni ’90, la Regione ha avviato una sperimentazione per l’erogazione di finanziamenti per l’agevolazione della locazione a favore di famiglie a basso reddito. Nel 2000, è stato istituito il Fondo regionale per l’accesso all’abitazione in locazione.

In collaborazione tra l’assessorato alle Politiche sociali e l’assessorato Qualità edilizia sono stati definiti criteri per la realizzazione di "alloggi con servizi" idonei per la popolazione anziana. L’obiettivo è ampliare la rete dei servizi esistente introducendo una nuova tipologia residenziale che, anche nelle più avanzate esperienze europee, sta dando ottimi risultati in termini di qualità della vita e di rispetto della libertà e della dignità delle persone: alloggi per anziani fragili con dotazione di attrezzature e servizi in modo da offrire una alternativa al ricorso alla rete dei servizi.

Sempre nel campo dell’edilizia vanno ricordati altre due importanti iniziative. Innanzitutto la nuova legge regionale 24/2001 sulle politiche abitative che costituisce di fatto un tassello importante della riforma del welfare perché consente, per la prima volta, di affrontare il problema della casa in modo organico. Con questa legge, un vero e proprio "testo unico" (che abroga 17 leggi precedenti), la Regione si preoccupa di regolare il mercato degli alloggi; semplificazione, potenziamento del mercato dell’affitto, collaborazione pubblico-privato, riforma degli Iacp sono i punti cardine. Vi è poi la deliberazione della giunta regionale 2198/2001 di approvazione del bando per la selezione di progetti pilota per la realizzazione di tipologie abitative adatte ai bambini, che destina 1 miliardo per la realizzazione di interventi destinati alle esigenze abitative dei bambini e delle bambine.

Gianluca Borghi
    

UN’IMPORTANTE ATTIVITÀ LEGISLATIVA

Un elenco anche parziale di questa attività legislativa, ma comunque significativo per quanto ci riguarda, potrebbe tenere in considerazione:

  • L 285/’97: "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza", che ha avviato una nuova stagione di rapporti interistituzionali e con il privato sociale;

  • L. 451/’97: "Istituzione della Commissione parlamentare per l’infanzia e dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia";

  • L. 476/’98: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L’Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in tema di adozione di minori stranieri": adozioni internazionali;

  • L. 269/’98: contro lo sfruttamento e la violenza sessuale, e la "Carta di impegni contro il lavoro minorile", del 1998;

  • L. 53/2000: "Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città";

  • L. 328/2000: "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" (chiara affermazione dell’universalismo delle politiche sociali e della promozione delle potenzialità di sviluppo della persona per il benessere del singolo e comunitario, grazie a una politica concertata e a una rete integrata di interventi e azioni);

  • L. 149/2001: modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante: "Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori", nonché al titolo VIII del libro primo del Codice civile;

  • L. 154/2001: "Misure contro la violenza nelle relazioni familiari".

 

L’ITALIA VISTA DALL’ISTAT

Cresce la popolazione italiana, secondo i dati dell’Annuario Istat 2001, e arriva a quota 57,84 milioni. Le cause sono da ricercare in parte nell’immigrazione (gli stranieri sono il 2,5% dei residenti), in parte nella leggera ripresa delle nascite (il cui tasso per donna è passato da 1,2 a 1,25) e nel costante aumento delle aspettative di vita (81,1 per le donne e 75,5 per gli uomini).

Aumentano le coppie che si sposano (+1,9%) e tra queste aumentano coloro che scelgono il rito civile. In particolare vi è una grossa differenza tra Nord e Sud: nella provincia di Bolzano "solo" il 51,3% si sposa in chiesa mentre, ad esempio, in Basilicata e Molise si arriva a un 90% di matrimoni religiosi e 10% di laici.

Per quanto riguarda l’occupazione si può parlare, nel nostro Paese, di un 10,6% di tasso di disoccupazione medio (-0,8 rispetto al 1999). L’emergenza riguarda, invece, il Sud dove il tasso di uomini senza lavoro è ben 4,2 volte superiore a quello del Centro-nord.

Oltre il 70% dei decessi è causato da malattie cardio-circolatorie e da tumori. Quelle infettive, invece, causano ancora la morte principalmente se si tratta di Aids, tra i giovani, e influenza, tra i molto anziani. Resta costante, ormai dal 1996, il numero di aborti; diminuisce, invece, nelle donne con più di 30 anni o coniugate e aumenta tra nubili e giovanissime.

Grande novità nel settore consumi. Il 60% delle famiglie possiede un cellulare, mentre solo il 30% ha la lavastoviglie in casa. Infine, risultano 32,6 milioni le automobili presenti in Italia: quasi una vettura ogni due abitanti.

o.v.








 

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