Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO
2002

Sommario

EDITORIALE
Fare del paziente il vero padrone di sé
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Curare il "sistema" famiglia
di PAOLO BERTRANDO

apep00010.gif (1261 byte) Ritrovare il flusso evolutivo
di MASSIMO AMMANITI

apep00010.gif (1261 byte) Perché i mostri non esistono
di EMANUELA BITTANTI

apep00010.gif (1261 byte) Alla conquista dell'adattamento creativo
di
ARISTIDE TRONCONI

apep00010.gif (1261 byte) Dallo psicologo per stare meglio
di ALESSANDRO MANENTI

apep00010.gif (1261 byte) Un dialogo non ancora iniziato
di
CARLO BRESCIANI

apep00010.gif (1261 byte) Usare le vele o il motore ausiliario
di
NIELS PETER NIELSEN

DOSSIER
Alle radici della terapia della famiglia
di DARIO TOFFANETTI e PAOLO BERTRANDO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Depressi e due volte vittime
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
L'avversione per lo "strizzacervelli"
di ENZO NATTA
Il perché di una nuova rubrica
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
La strada giusta da percorrere
di CLOTILDE PUNZO

CONSULENZA GENITORIALE
Superare i pregiudizi per affrontare la vita
di ENZA CORRENTE SUTERA

POLITICHE FAMILIARI
Modelli di sostegno a confronto
di LUIGI VACCARI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Lo scandalo del dolore
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

POLITICHE FAMILIARI - LE POLITICHE LOCALI PER LA FAMIGLIA

Modelli di sostegno a confronto

di Luigi Vaccari

Incertezze economiche da colmare. Sicurezza sociale da garantire. Interventi pubblici e privati per i minori. Quando si discute serenamente intorno a quello che si fa, si scopre che anche il nostro Paese ha grandi potenzialità.

Due città a confronto, Modena e Ferrara. Soprattutto due modelli di sostegno alle famiglie a confronto, anche alla luce di significative esperienze europee. Se ne è parlato al convegno internazionale, Famiglia, genitorialità e solidarietà fra le generazioni, che si è svolto a Modena e a Ferrara (30 novembre e 1 dicembre 2001). L’iniziativa, promossa dalle due amministrazioni comunali e dalla Regione Emilia-Romagna, ha rappresentato l’occasione per fare il punto sulle politiche locali e gli interventi pubblici in un campo più che mai al centro dell’attenzione quale quello della famiglia.

Nella prima giornata si è parlato in modo particolare di interventi economici a favore delle famiglie con bambini: «I figli rappresentano il futuro della società e una società senza figli è una società senza futuro – spiega Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica di Milano –. Secondo le proiezioni Istat la popolazione residente dovrebbe ancora aumentare fino a circa il 2010, grazie a un aumento degli immigrati stranieri dal 2,2% al 4,1% nel giro di 10 anni. Ma successivamente la popolazione italiana sarà in "caduta libera", con una previsione di 46 milioni di persone residenti nel 2050 rispetto ai 58 milioni del 2001».

Tra gli ostacoli che impediscono la formazione della famiglia vi sono le condizioni di incertezza economica. «Occorrono pertanto adeguate politiche economiche a sostegno del reddito permanente, che è il reddito su cui la famiglia può contare stabilmente in un orizzonte di medio periodo sulla base del quale investire in termini di scelte di vita familiare. Ma da questo punto di vista le condizioni economiche del mercato del lavoro sono sfavorevoli, con la prospettiva di lavori sempre più atipici e occasionali».

Visto poi che le scelte di redistribuzione del reddito vengono prese dai parlamentari, occorre creare le condizioni di una competizione politica al cui interno i partiti possano aspirare a vincere la maggioranza dei voti solo se tengono in debito conto gli interessi economici dei minorenni e delle loro famiglie. «Si tratta – prosegue Campiglio – di un problema risolvibile solo a patto di riconoscere personalità giuridica alle famiglie e cittadinanza ai minorenni che non "contano" perché non votano. Una soluzione sarebbe quella di attribuire il diritto di voto ai minorenni e, poiché non possono disporre di capacità elettorale, potrebbero supplire con delega i loro genitori fino alla maggiore età».

Un accenno a Modena

«I problemi di reddito delle famiglie possono rendere difficile l’esercizio delle funzioni genitoriali – spiega Patrizia Guerra, responsabile del Servizio sociale, educativo e assistenziale del Comune di Modena –, per cui l’intervento economico è uno degli strumenti che può essere utilizzato dall’ente locale per rimuovere le cause, a volte anche non economiche, che non permettono il regolare svolgimento della vita familiare».

A Modena si investono fino a due miliardi all’anno sotto forma di pagamento di utenze domestiche, di affitti e di buoni spesa a nuclei familiari in condizioni di difficoltà. Si aiutano così 464 famiglie, di cui il 40% composte da stranieri, immigrati e da famiglie con minori riconosciuti alla sola madre. Altro intervento è l’assegno alle madri che non usufruiscono della indennità di maternità (164 contributi nel 2001) e ultimo in ordine di tempo è l’assegno di genitorialità, introdotto lo scorso anno, di 700 mila lire mensili, attribuito nel primo anno di vita del figlio e destinato a un numero massimo di 20 famiglie per ogni bando riproposto a cadenza quadrimestrale.

Esistono poi interventi indiretti di sostegno alle famiglie in difficoltà quali il progetto affidi, il sostegno economico alle comunità per minori, i progetti per l’uscita delle minorenni dal circuito della prostituzione e gli interventi educativi e assistenziali domiciliari per i minori. Non manca infine tutta una serie di attività preventive, collocate all’interno del Centro delle famiglie, che cercano di mettere in comunicazione le famiglie non solo sul piano del confronto ma anche su quello della progettazione della risposta.

«La Consulta per la famiglia è il soggetto fortemente voluto dall’ente locale per costruire, insieme alle associazioni familiari, progetti di innovazione della qualità della vita delle famiglie – ricorda l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Modena, Alberto Caldana –. L’obiettivo è investire in politiche che rafforzino il ruolo della famiglia e le reti di rapporto parentale, che altrimenti rischiano di sfilacciarsi, riuscendo a rinvigorire gli aspetti di solidarietà fra le persone e fra le generazioni».

Gli interventi della Finlandia

Tra le più innovative e consolidate esperienze di interventi locali a favore delle famiglie in Europa svettano i sistemi di welfare finlandese e svedese. «In Finlandia il sostegno finanziario degli enti locali alle famiglie con minori cerca di combinare i principi di equità e uguaglianza fra le persone, le regioni e le generazioni – sostiene Marjatta Bardy, ricercatrice del "National Research and Development Centre for Welfare and Health" di Helsinki –. Tra gli interventi di sostegno alle famiglie ricordiamo i congedi parentali, che sono rimborsati dallo Stato con 6 euro al giorno per 263 giorni feriali dopo la nascita del bambino. In seguito lo Stato assicura un sostegno finanziario di 250 euro al mese fino all’età di 6 anni del bambino. Inoltre, lo Stato ha stanziato 11 milioni di euro per i comuni affinché approntino dei progetti di sostegno psicologico agli adolescenti e ai minori». Grazie a questi fondi sono sorti centri di accoglienza e sostegno ai minori e alle loro famiglie, ma soprattutto sono partiti progetti innovativi: a Helsinki è, ad esempio, attiva una équipe di esperti, composta da un operatore sociale, uno psicologo e un operatore familiare che lavora al domicilio dei minori.

I programmi della Svezia

«Per ciò che riguarda gli aiuti pubblici alle famiglie svedesi – ricorda Livia Szekelyne Olah, docente di Sociologia all’Università di Stoccolma –, sono quattro i principali programmi che sostengono le famiglie con bambini: l’assicurazione di genitorialità, che permette di assentarsi dal lavoro 10 mesi all’80% dello stipendio, oltre a un mese addizionale per la madre e uno per il padre con copertura fino al 90% dello stipendio. Tra gli aspetti innovativi, i padri hanno diritto a 10 giorni di congedo di paternità al momento della nascita, per promuovere la relazione padre-figlio fin dai primi giorni di vita del bambino. Esiste poi un sistema universalistico di assegni per i figli, introdotto fin dal 1947, che viene versato alla madre dal mese successivo alla nascita fino al 16° anno di età del bambino, indipendentemente che i genitori siano sposati o semplicemente conviventi (circa il 50% dei figli nasce fuori dal matrimonio, anche se la maggior parte delle coppie arriva poi a sposarsi).

È attivo anche un sistema di assegni familiari a beneficio delle famiglie con minori in proporzione al numero di figli, al reddito familiare e ai costi di mantenimento della casa, quali ad esempio l’affitto. Per quanto riguarda infine i servizi di cura per minori, tutti i comuni sono obbligati a garantire un posto ai bambini negli asili. Di conseguenza i servizi privati, quali baby sitter, ragazze alla pari e centri privati, sono molto meno frequenti rispetto ad altri Paesi.

Le scelte di Ferrara

Nella seconda giornata ci si è soffermati sulle scelte di politica locale per valorizzare la famiglia come risorsa. «I Centri per le Famiglie – spiega Tullio Monini, responsabile dell’Ufficio Politiche familiari del Comune di Ferrara – rappresentano nella città estense un servizio avviato agli inizi degli anni ’90 per sostenere le esperienze di genitorialità, tenendo sempre presente che i genitori non vanno sostituiti ma affiancati nell’esercizio delle loro responsabilità». Nascono, così, nel 1993 l’Elefante blu, nel 1995 Le mille gru e nel 1997 L’isola del tesoro. Si tratta di centri per metà pubblici e per metà privati, nei quali sviluppare occasioni di incontro e di socializzazione per bambini e genitori.

Oggi sono oltre 500 le famiglie iscritte a tali centri e almeno il 25% delle famiglie con bambini da 0 a 3 anni che risiedono a Ferrara ne incrocia i percorsi e le proposte di servizio. Inoltre dal ’97 in avanti i centri si sono arricchiti con nuovi e importanti servizi, quali ad esempio i "Prestiti sull’onore a tasso zero" per le famiglie con bambini in difficoltà (912 i milioni erogati nell’arco di meno di 4 anni) e gli interventi di "Mediazione familiare", per aiutare e sostenere da un punto di vista relazionale e psicologico le esperienze di separazione.

Anche gli assegni di maternità e i sussidi per le famiglie numerose più povere (assegni per il nucleo familiare) sono stati volutamente collocati a Ferrara all’interno dei centri per le famiglie ricorrendo alla struttura di servizio per i genitori: lo sportello "Informa Bambini & famiglie" che ha gestito anche il progetto comunale, "Un anno in famiglia", che in meno di 2 anni ha elargito oltre 900 milioni di lire a giovani genitori che hanno scelto di rimanere in aspettativa facoltativa per periodi più o meno lunghi durante il primo anno di vita del proprio bambino.

«L’aiuto economico è importante, ma è altrettanto importante far passare l’idea che la nascita di un bambino chiama in causa responsabilità e disponibilità in modo più allargato nella comunità locale – precisa Tiziano Tagliani, assessore alle Politiche familiari del Comune di Ferrara –. Le famiglie sono una risorsa della comunità locale non solo come singole famiglie, ma anche come rete di associazionismo più o meno formale che esiste in città, che sviluppa al proprio interno veri e propri modelli di relazioni solidali che possono essere trasferiti e fatti propri dalla società».

Gli aiuti della Francia

Uno sguardo alla situazione francese ha messo in evidenza come il modello tradizionale della famiglia di lunga durata abbia lasciato il passo alle cosiddette famiglie sbriciolate, da quelle monogenitoriali alle convivenze di fatto. Inoltre l’aumento della durata della vita, accompagnato dalla riduzione del tasso di natalità (oggi pari a 1,7 figli per donna), vede la presenza di famiglie sempre più verticalizzate con tre, quattro generazioni ancora in vita. «Nonostante questi mutamenti della struttura familiare esiste ancora una rete di solidarietà intergenerazionale e intragenerazionale – ha ricordato Claudine Attias Donfut, direttrice di ricerca del Cnav di Parigi –. In circa il 50% delle famiglie francesi c’è un buon aiuto reciproco tra generazioni».

Qual è l’origine di questi legami, cosa tiene unite le diverse generazioni all’interno della famiglia? «Innanzitutto la vicinanza geografica: pur diminuendo rispetto al passato le forme di coabitazione tra le generazioni, per un desiderio di maggiore intimità e libertà da parte delle nuove famiglie, si rimane ad abitare abbastanza vicini per poter riuscire ad accudire i propri genitori e, reciprocamente, i propri nipoti». Inoltre i modelli di solidarietà e di aiuto reciproco si trasmettono da una generazione all’altra: i genitori anziani che si sono occupati dei loro genitori ricevono più aiuto dai loro figli.

Curiosamente in questo contesto il supporto fornito dagli aiuti pubblici in caso di crisi e di difficoltà della famiglia non provoca un disimpegno e un arretramento ma, al contrario, un rafforzamento delle reti di solidarietà intergenerazionali. «Se abbiamo mantenuto questa solidarietà familiare è grazie al sostegno pubblico: lo sviluppo dei sistemi pensionistici, della cassa integrazione, della cassa malattia e della pensione di vecchiaia ha consentito alle famiglie di mantenere il loro impegno di solidarietà intergenerazionale nonostante le trasformazioni profonde subentrate, che avrebbero potuto creare distacco e separazione».

Il problema "casa" in Scozia

«In Scozia – sostiene David Hunter, responsabile del "City Council" di Edimburgo – il primo contatto delle famiglie con l’ente locale è spesso il dipartimento della casa (Council Housing Department). Dal 30% delle famiglie a Edimburgo all’80% nelle zone periferiche vive in affitto, in abitazioni per la maggior parte di proprietà pubblica.

Spesso le famiglie residenti contattano il Council Housing Department per problemi non solo di natura abitativa, per cui si è reinventato un ruolo attivo su una gamma di interventi che vanno dalla sicurezza della comunità alla qualità della vita, dai servizi sociali all’assistenza economica e all’inclusione sociale.

Luigi Vaccari








 

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