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n. 4
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SOMMARIO UNA
STRADA CHE CONDUCE AL FONDO Il gioco è un’attività comune sia agli esseri umani che al mondo animale. Il suo studio nell’ambito di diverse discipline ha permesso di evidenziare l’importante ruolo che assume in svariati campi dell’esperienza umana, dall’appagamento di bisogni fondamentali dell’uomo, all’apprendimento, alla nascita della comunicazione e del linguaggio, alla cultura. In questo lavoro si descrivono le caratteristiche essenziali e i meccanismi mentali sui quali essi poggiano; vengono osservati i vari esercizi ludici che costituiscono "i giochi" che fanno parte della nostra comune esperienza. Vengono, infine, esaminate le motivazioni che spingono l’individuo a giocare per comprendere in che modo, in alcuni soggetti, l'attività passa da normale a patologica. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
PSICOLOGIA DEL GIOCO D’AZZARDO SOCIALE
Il gioco d’azzardo spesso viene visto in un miscuglio di demoniaco e affascinante: esperienza per ricchi puniti da un destino che "toglie a chi ozia al tavolo verde"; sfortuna per poveri "speranzosi di un cambio di vita". Stereotipi e metafore letterarie che danno poco conto del complesso fenomeno. Da un lato ignorando che il gioco d’azzardo non è solo quello patologico, dall’altro evitando di affrontare la promozione sociale della quale siamo costantemente testimoni. Questo contributo si propone di descrivere le diverse forme di approccio al gioco d’azzardo: da quello sociale a quello problematico, a quello patologico; ma anche di indicare alcune strategie di intervento per un "gioco responsabile". . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
UN MONDO DI NUMERI E RITI
Non si diventa giocatori patologici improvvisamente ma attraverso un’evoluzione che prevede diversi stadi. Si parte da esperienze di scommesse occasionali e sporadiche in compagnia di parenti o amici come antidoto alla noia. In un secondo tempo si passa a giocare da soli, spesso di nascosto, con la scusa di volersi rifare di eventuali perdite; si entra, poi, nella fase in cui l’interesse della persona viene monopolizzato dall’ossessione dei numeri e i debiti passano in secondo piano. Si rimuove il pensiero dei fallimenti e dei sensi di colpa. La famiglia è cieca di fronte ai primi campanelli d’allarme e si rende conto della situazione, con stupore, quando è ormai gravemente compromessa. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
TROVARE UN EQUILIBRIO NUOVO
Il gioco d’azzardo patologico è una delle più gravi dipendenze che colpiscono attualmente gli individui. Nell’articolo si illustra come la malattia si debba vedere in ottica sistemico-relazionale e quindi come influisca a riorganizzare tutto un sistema familiare in maniera patologica attorno alla malattia del dipendente, definito "paziente designato". Per completare il quadro viene, infine, riportata l’esperienza di una persona caduta nella dipendenza da videopoker: l’intervento terapeutico sulla famiglia è stato basilare per il cambiamento e il benessere della paziente e dell’intero nucleo familiare. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
STRATEGIE LEGALI A CONFRONTO
Nel nostro ordinamento esistono due deroghe che fanno perdere il connotato di antigiuridicità al gioco d’azzardo: esso diventa attività lecita se svolta in case da gioco autorizzate (casinò), o se gestita direttamente da enti statali (Lotto, lotterie, Totocalcio). Vi è, quindi, una contraddizione interna dello Stato che partecipa ai profitti del gioco d’azzardo non vietato, senza poi occuparsi delle conseguenze dannose che la dipendenza provoca sul giocatore patologico. Nell’articolo si confrontano le disposizioni di legge italiane e straniere. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . COSTRUIRE UNA RETE
DI SUPPORTO Vi è un progetto, coordinato dall’autrice presso l’Asl della provincia di Varese, finalizzato ad attivare una rete territoriale di sostegno che garantisca ai pazienti dipendenti da gioco d’azzardo e alle loro famiglie, lo spazio terapeutico adeguato alla gravità della malattia che li affligge. L’esperienza va dall’attivazione di risorse cliniche nel territorio, alla conduzione di ricerche per conoscere il fenomeno, fino alla stimolazione della sensibilità sociale, politica ed istituzionale necessaria per programmi di prevenzione e riabilitativi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . IL PRIVATO SI MUOVE Presso il Cestep (Centro per lo studio e le terapie delle psicopatologie) si tratta il gioco d’azzardo patologico che come tutte le dipendenze prevede una eziologia multifattoriale, caratterizzata dall’interagire di fattori biologici, psichici e sociali ed è in grado di indurre una serie di sintomi che coinvolgono tutte e tre le sfere. L’intervento deve necessariamente essere multimodale e multidisciplinare e coinvolgere da subito la famiglia. |
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