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n. 4
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EDITORIALE Non aprire le porte al caso La Direzione La mania del gioco favorisce gli illeciti e la dipendenza. E con essa tanti problemi familiari. Solo la pazienza di chi vive con il giocatore riporterà fiducia e serenità. In Italia il 58% della popolazione adulta tenta la fortuna. Lo dimostra l’indagine Eurispes secondo cui il volume di affari da gioco è in forte espansione, tanto che, solo tramite Internet, raggiungerà i 10 miliardi di dollari nel 2002. Inoltre, l’apertura delle sale Bingo (ne sono previste 700-1000) frutterà allo Stato oltre 2 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Lotterie, Lotto, scommesse hanno un’evoluzione contrastante alternando periodi di crescita a periodi di crisi. La materia è dunque in continuo cambiamento. Non è quindi facile affrontare il tema senza incorrere in lacune vistose. Pur consapevoli del rischio abbiamo ritenuto utile una valutazione del fenomeno affidandoci come sempre agli esperti. Il nostro punto di partenza è stato un interrogativo spesso disatteso dai grandi mezzi di informazione: come mai tanti italiani tentano la fortuna? Che cosa si cela dietro la voglia di giocare pur sapendo che si perde fino all’indebitamento? Non ci sono teorie certe, ma molti ritengono che la mancanza di certezze porti le persone ad aprire la porta al caso. La ragione profonda del gioco è forse da individuare nell’atteggiamento di sfiducia che attraversa la società complessa, nonostante il diffuso benessere. Le numerose probabilità di sfondare e di farcela nella vita, come i media tendono ad accreditare presso la pubblica opinione, conducono a pensare che non valga la pena impegnarsi perché la società premia secondo i criteri del clientelismo, della raccomandazione, del familismo dimostrandosi ben poco disposta a riconoscere chi possieda talenti. Quindi tanto vale affidarsi al caso, nemico dichiarato del libero arbitrio, del talento, della libertà. Per un certo verso, gli italiani si sono trovati spiazzati di fronte all’improvvisa impennata dell’offerta di azzardo, nata e sostenuta per soddisfare la crescente domanda e insieme per risanare il bilancio statale. Tuttavia, nel nostro Paese manca una vera cultura del gioco. Mancando tale cultura, anche a causa dei congeniti ritardi legislativi che conducono a situazioni mai chiare e spesso contraddittorie, la mania del gioco tende a svilupparsi disordinatamente favorendo gli illeciti, il vizio, la dipendenza con gravi ripercussioni sul tessuto familiare. Ne è un esempio eclatante il videopoker, che partito in sordina qualche anno fa è oggi una passione che in molti casi diventa una ossessione. Per tamponare i problemi occorre riproporre i videogiochi come piacevole intrattenimento in cui la vittoria giunge anche per l’abilità del giocatore e non esclusivamente grazie alla sorte. LA DIREZIONE |
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