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n. 5 MAGGIO
2002

Sommario

EDITORIALE
Vigilare sugli esclusivi investimenti emotivi
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) I tanti modi di amare
di MARIA TERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) La maschera dell'invisibilità
di MARIA CRISTINA PESCI

apep00010.gif (1261 byte) I semi del genio
di ORNELLA ANDREANI DENTICI

apep00010.gif (1261 byte) Dedicare energie ai figli
di
DONATA FRANCESCATO

apep00010.gif (1261 byte) Il bambino virtuale non esiste
di ORSOLA VETRI

DOSSIER
Il disagio del bambini obesi
di ENRICO MOLINARI e ANGELO COMPARE

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Una missione impossibile?
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Prestazioni fuori dall'ordinario
di EZIO ALBERIONE
Una storia per ogni piatto
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Quale modello per la famiglia separata?
di MARINO MAGLIETTA
Progetti per diventare grandi
di EMANUELA DI GESÙ
Costruire un futuro che va oltre l'impresa
di PAOLO SAVAZZI

CONSULENZA GENITORIALE
Dov'è la mia vera casa?
di EMANUELA CONFALONIERI

POLITICHE FAMILIARI
Dove va la giustizia minorile?
di FRANCESCO BELLETTI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Le conseguenze della guerra
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

CRESCERE DA SUPERDOTATI

I semi del "genio"

di Ornella Andreani Dentici
(professore emerito di Psicologia, Università di Pavia)

Caratteristica di chi possiede un’intelligenza superiore è lasciare un segno nel mondo. Non è quello che fanno, quindi, i bambini prodigio che spesso, non si rivelano tali da adulti. Dietro le eccezionali abilità si può individuare un ambiente, familiare e sociale, che offre stimoli ma che può investire in maniera sbagliata.

Se chiediamo ad alcune persone prese a caso di citare il nome di qualche "genio", le risposte che si ottengono nel nostro Paese nominano con grande frequenza Leonardo da Vinci, Mozart, Beethoven, Michelangelo, Picasso; subito dopo Einstein e Freud; abbastanza spesso Dante e Shakespeare; molto raramente compaiono nomi di grandi scienziati o inventori di nuove tecnologie, anche se le loro scoperte hanno prodotto enormi effetti, per esempio nel campo delle applicazioni dell’energia o della cura delle malattie: questi sono ricordati perlopiù da cultori della loro stessa disciplina, per esempio fisici o medici citano Newton, Galileo, i coniugi Curie, Fermi, Pasteur, Fleming.

Questa limitazione ci induce a due osservazioni: la prima è che le creazioni artistiche o letterarie parlano più direttamente all’esperienza dell’uomo comune ed è perciò più facile riconoscerle agli inizi, mentre le scoperte scientifiche sono più difficili da comprendere nel loro sviluppo e nelle loro implicazioni, che pure in molti casi hanno prodotto delle autentiche rivoluzioni nel pensiero dell’umanità ma richiedono più tempo per manifestare i loro effetti, che si propagano attraverso i secoli e producono nuove scoperte in vari campi applicativi o teorici.

La seconda è che l’apprezzamento di un certo tipo di "genio" corrisponde ai valori prevalenti di un’epoca e di una classe sociale, in genere quella dominante oppure emergente, che fornisce incoraggiamenti, opportunità educative e anche aiuti economici ai soggetti che rivelano talenti superiori in particolari ambiti di attività; questi possono essere l’arte, le scienze, l’informatica, gli scacchi, gli sport, i media o altro.

Come ha rilevato Feldman (1986) con la sua teoria della co-incidenza le capacità, attitudini e inclinazioni di un soggetto debbono essere adeguate al sapere accumulato da una certa disciplina e alle relative tecniche consolidate dall’uso: per esempio per raggiungere il successo in campo letterario occorrono come pre-requisiti conoscenze linguistiche, abilità di lettura, uso del computer, mentre per emergere nelle scienze occorrono capacità matematiche, di ragionamento logico unite spesso ad abilità di tipo visivo, analogico, e a tecniche computazionali; ma poiché certe capacità come quella di leggere, disegnare, usare il computer sono ormai raggiungibili da tutti, è più facile che molti individui ottengano risultati alti in settori che richiedono un uso già automatizzato di queste abilità.

In tempi più antichi un soggetto poteva essere ammirato per la memoria prodigiosa, per l’eccezionale capacità di calcolo o per la precoce conoscenza di molte lingue: adesso queste capacità vengono considerate strumentali e spesso sostituite appunto da macchine, pertanto il concetto di abilità eccezionale si applica ad abilità di livello più alto e più complesso.

Il potenziale di apprendimento

Gli studiosi dei processi cognitivi ormai non parlano più del "genio" in termini psicometrici, cioè come livello superiore di un Quoziente di intelligenza generale oppure come livello superiore di abilità specifiche a carattere innato, ma piuttosto in termini di componenti come memoria di lavoro, velocità di elaborare le informazioni, controllo meta-cognitivo, intuizione visiva, oppure in termini qualitativi che si riferiscono all’area culturale (intelligenza verbale, logica, musicale e così via). Infine l’attenzione più recentemente si è rivolta verso il rapporto interattivo delle capacità intellettuali con fattori di personalità come la motivazione intrinseca, la tolleranza della frustrazione e del conflitto, la perseveranza di fronte agli ostacoli; ma soprattutto sui meccanismi di sviluppo con cui si costruisce l’intelligenza in base agli stimoli ambientali.

Negli studi del secolo scorso si assiste chiaramente al passaggio dai paradigmi quantitativi, basati su varie misure delle abilità intellettuali, a paradigmi psicologici fondati sull’analisi dei processi cognitivi, delle strategie, degli stili individuali, delle influenze culturali sullo sviluppo; si sono ricercate non tanto le differenze tra individui nei risultati già raggiunti, quanto la valutazione del potenziale di apprendimento sia nell’area del ritardo mentale e dei deficit, sia in quella dei talenti eccezionali, nonché gli effetti delle varie condizioni ambientali sullo sviluppo: dopo gli anni ’80 si ha infatti un forte aumento degli studi biografici longitudinali, sia in direzione prospettica attraverso l’analisi degli stessi soggetti a distanza di anni (follow-up) sia in direzione retrospettiva, attraverso le ricostruzioni biografiche di soggetti di talento con successo riconosciuto in diversi campi.

Queste ricerche longitudinali di tipo psicobiografico completano e approfondiscono la comprensione delle origini delle differenze individuali iniziata da Galton nel 1869 con l’esplorazione dei caratteri ereditari del "genio" e delle correlazioni tra diverse abilità, introducendo una serie di osservazioni sull’influenza dei fattori familiari, educativi, culturali e sociali che si basano non solo su prove ripetute sugli stessi soggetti, scelti da vasti gruppi di normali (test, colloqui, valutazioni di insegnanti e compagni) ma anche sugli studi di gemelli e sui risultati delle adozioni anche trans-razziali che hanno permesso di cogliere l’interazione reciproca di fattori genetici e culturali (Scarr, Plomin e altri).

Un dono innato

Si è passati così dai primi studi descrittivi, come quello famoso di Terman e collaboratori (Stanford Studies of the Gifted) che hanno seguito i loro soggetti dotati fino all’età adulta analizzando anche il successo nella vita familiare e sociale, a studi ancora descrittivi ma più analitici e sofisticati come il Münich Studies of Talent, infine all’analisi di casi clinici individuali di bambini prodigio dotati di talenti eccezionali (Feldman e altri) e di soggetti adulti con grandi realizzazioni in campo artistico o scientifico ma con dislivelli di prestazione, difficoltà di inserimento sociale, manifestazioni patologiche di vario tipo: possiamo ricordare come esempi celebri Van Gogh, Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, e per ultimo il matematico John Nash del recente film A Beautiful Mind.

Da tutti questi filoni (studi follow-up, risultati di interventi educativi e di adozioni, psicobiografie di soggetti famosi, studi clinici di bambini prodigio), sono emersi nuovi modelli teorici dell’intelligenza e del suo sviluppo che hanno arricchito le nostre concezioni orientando l’interesse sui diversi tipi di pensiero, come il "pensiero divergente", creativo e il "pensiero convergente", basato sulla logica, la ricerca del nuovo, la curiosità, il controllo metacognitivo dell’attenzione e delle strategie mnestiche, e infine sulla relazione dei diversi aspetti con la personalità e con l’ambiente.

Allo stato attuale, dopo più di mezzo secolo di ricerche, potremmo accogliere la definizione più corrente e accettata a livello internazionale, per cui la giftdness rappresenta il potenziale cognitivo e motivazionale per raggiungere l’eccellenza in una o più aree, e si identifica a volte con un livello superiore di abilità generale e a volte con l’eccezionalità di un talento specifico, come quello musicale o artistico. Al termine originale anglosassone gifted corrisponde l’italiano dotato o superdotato, plusdotato; il francese sur-doué; il tedesco Hoch-begabte. Tutti però suggeriscono l’idea di un potenziale, di un "dono" innato che si attualizza solo in condizioni particolari di motivazione, di impegno, di educazione applicandosi a contenuti particolari e aree specifiche che richiamano l’interesse del soggetto e della società.

Il concetto di "genio" con caratteristiche ereditarie, che compariva nel famoso libro di Galton del 1869 e che risentiva delle concezioni naturalistiche sulle differenze individuali, è stato sostituito gradualmente da quello della rarità statistica (1-2% dei casi secondo alcuni oppure 5% dei casi secondo altri) ma è stato attribuito più alle influenze ambientali che a quelle ereditarie per tutto il periodo del behaviorismo e oltre; soltanto recentemente i progressi della genetica hanno richiamato l’attenzione sui fattori genetici, limitandone però il peso a un contributo del 50% delle variabilità interdividuali.

Così per esempio Thompson e Plomin osservano che un tratto non è mai dovuto esclusivamente a fattori genetici, che l’ereditabilità è una statistica descrittiva, non esplicativa delle differenze tra individui, che l’abilità cognitiva può dimostrare cambiamenti impressionanti per effetto dell’ambiente e dell’esercizio e infine che il riconoscere le componenti genetiche non giustifica l’assenza di interventi educativi e sociali: al contrario un ambiente che offre una reale uguaglianza di opportunità educative tende ad accrescere le differenze fenotipiche e quindi a sviluppare individui dotati di talenti specifici.

La conoscenza degli aspetti genetici delle abilità o dei deficit può servire più per programmi generali che per interventi sull’individuo, e comunque, laddove è possibile distinguere tra aspetti genetici e ambientali, si può anche agire sulle cause ambientali orientando gli interventi su quegli aspetti che più risentono dei fattori educativi e socio-economici.

Biografie retrospettive

I bambini prodigio studiati da Feldman (1986), non mantennero da adulti le loro promesse. In effetti questi bambini di Feldman mostrano dei livelli eccezionali di abilità, molto incoraggiate dalle famiglie, ma piuttosto convenzionali nelle loro manifestazioni: le loro storie illustrano chiaramente che la combinazione tra abilità e ambiente favorevole non è sufficiente perché un bambino prodigio diventi poi un adulto creativo. Infatti mentre il primo caso rappresenta la coincidenza di una precoce abilità specialistica con un ambiente che l’apprezza particolarmente, il secondo – cioè l’adulto creativo e geniale – possiede l’abilità di percepire incongruità, scoprire nuovi problemi, inventare nuove soluzioni, ma richiede soprattutto esperienze di vita, ampiezza di conoscenze teoriche e capacità di astrazione che un bambino, per quanto precoce, non può possedere, e che maturerà con lunghi periodi di incubazione e cicli ricorrenti per tutta la vita (come dimostrano efficacemente sia Gardner che Wallace e Gruber).

Non è un caso che i bambini prodigio appaiano soprattutto nel campo della pittura, della musica, della danza che richiedono abilità percettive, motorie e spaziali mentre solo più tardi si manifestano nelle scienze; anche i piccoli matematici precoci sono spesso degli straordinari calcolatori ma non hanno mai scoperto teoremi o principi, che richiedono conoscenze precedenti e capacità di astrazione.

La scuola americana, che presta molta attenzione alle valutazioni basate sui test per identificare i soggetti più dotati e dar loro un’educazione adeguata, ha spesso trovato bambini con punteggi altissimi anche in test di matematica, ma quando questi sono stati ammessi troppo precocemente all’università hanno poi mostrato degli squilibri emotivi e sociali e comunque, anche se alcuni sono riusciti ad affrontare gli esami finali e a ottenere dei titoli di specializzazione, non hanno prodotto risultati innovativi originali.

Ciò induce a ritenere che l’identificazione precoce dei soggetti con alta abilità generale e talenti speciali possa portare a vari pericoli, tra cui l’eccesso di accelerazione, l’addestramento intensivo di alcune abilità a scapito di altre che potrebbero comparire più tardi, la separazione dai coetanei, la tensione emotiva generata dalle aspettative troppo alte: ma ci porta anche a sottolineare l’importanza di fornire le occasioni culturali favorevoli per la crescita del potenziale intellettuale e l’atmosfera di successo che favorisce lo sviluppo di un solido e realistico concetto di sé; e questo non sempre si può realizzare nelle classi normali troppo appiattite verso la media.

Le storie dei bambini di Feldman (ma anche quella dei personaggi famosi studiati da Wallace e Gardner) illustrano efficacemente l’importanza non solo dei genitori, ma anche di altre persone che circondano il bambino prodigio o il "genio" potenziale: compagni, maestri, gruppi, mecenati. Le possibilità di espressione individuale dipendono dalla società che assegna le risorse, distribuisce i premi, riconosce i valori. Questi sono relativi anche agli eventi storici che privilegiano l’importanza di certi campi di attività: non è un caso che quando alcuni talenti speciali si trovano in ambienti particolarmente favorevoli si formino dei gruppi altamente creativi nel campo artistico-letterario, come nel Rinascimento, nel campo filosofico, come all’inizio del secolo a Vienna, o nel campo scientifico, in Usa presso il MIT (Massachusetts Institute of Technology). La teoria della coincidenza situa la crescita della personalità creativa in un contesto storico-sociale che trascende il semplice caso individuale e fa incontrare il "genio" potenziale con un complesso di situazioni e stimolazioni che ne favoriscono la fioritura.

Per altro è anche vero che le biografie retrospettive di uomini illustri che si possono classificare come geniali per l’ampiezza e l’importanza delle loro scoperte mostrano spesso dei segni di precocità eccezionale, riconosciuti da maestri a loro volta eccezionali: per esempio Mozart a 5 anni già componeva musica ed era capace di trascriverne altra appena sentita, Gauss scoprì la regola per sommare i primi dieci numeri a 9 anni, Piaget scrisse il suo primo saggio di biologia a 11, molti poeti e scrittori produssero le loro prime opere in prosa o in versi a 13-15 anni e composero dei capolavori prima dei 30.

Tuttavia in altri casi i segnali d’un "genio" precoce vennero ignorati, nascosti sotto profili di rendimento scolastico scadente, come avvenne per Einstein, che mal sopportava il tipo di istruzione dogmatica e autoritaria del suo tempo: egli peraltro racconta nella sua autobiografia di aver cominciato a studiare da solo l’algebra e la geometria verso gli 8 anni, cercando di risolvere problemi e puzzles che gli presentava per gioco uno zio; racconta inoltre di essere rimasto affascinato dalla scoperta di una bussola che gli aveva rivelato l’esistenza di fenomeni del mondo fisico non evidenti nella realtà quotidiana.

È interessante osservare in molti di questi episodi l’influenza di alcuni personaggi colti e un po’ eccentrici nello stimolare l’interesse dei bambini verso l’esplorazione di campi scientifici che a scuola sono presentati in modo arido e con strutture cristallizzate: ricordo qui la singolare zia del naturalista Maxwell, con i suoi acquari e le collezioni di uova di rana, tritoni, ricci di mare raccolti sulle spiagge della Scozia e lo zio Tungsteno del neurologo Oliver Sacks, che risvegliò il suo interesse per la chimica e la sperimentazione.

Tutti questi episodi mostrano l’importanza degli adulti (spesso diversi dai genitori) nell’offrire stimoli alla curiosità infantile, nel guidarne lo spirito di osservazione e nel proporre dei modelli di comportamento e degli obiettivi; poiché tutte le analisi biografiche dei personaggi creativi dimostrano che le alte doti di intelligenza non bastano a produrre scoperte e a definire il "genio", se non sono congiunte a occasioni culturali favorevoli, a una forte motivazione, a una dedizione quasi illimitata verso il proprio lavoro, alla capacità di affrontare i primi insuccessi e le critiche degli altri, spesso malevoli e invidiosi, imparando dagli errori a migliorare i propri prodotti.

Un clima competitivo

Queste capacità si manifestano a poco a poco e spesso possono produrre problemi di tipo emotivo e isolamento sociale, specialmente se il bambino cresce in un clima fortemente competitivo o con valori diversi da quelli in cui è stato allevato. Per questi aspetti, oltre che per il sostegno culturale che può offrire, il ruolo della famiglia è estremamente delicato e difficile, perché può avere aspettative troppo alte oppure contrastare involontariamente le vere inclinazioni del bambino che alle volte sono momentaneamente oscurate da interessi superficiali e occasionali.

Senza ricorrere all’abusato e trito stereotipo che abbina il "genio" con la follia e che considera tutti i bambini plusdotati come problematici, è bene però ricordare che mentre i soggetti con alta intelligenza generale distribuita su molte abilità trovano in genere il modo di affermarsi con successo e buon inserimento sociale, la percentuale di problemi e di casi difficili si alza soprattutto nei soggetti con doti eccezionali, che spesso si trovano isolati dagli altri per la loro stessa diversità rispetto al gruppo dei coetanei, per la precocità degli interessi culturali rispetto alle abilità e competenze sociali, oppure in soggetti che hanno un talento eccezionale in campi molto specifici. Esemplari, in tal senso, sono i bambini che imparano a dipingere benissimo o a suonare strumenti a 3-4 anni ma stentano a imparare a leggere o viceversa bambini che imparano a leggere a 2 o 3 anni ma non hanno altre abilità e si limitano a imitare certe prestazioni degli adulti, dei personaggi televisivi. A volte i dislivelli tra le abilità sono così forti che si pensa possano essere dovute a uno sviluppo del cervello atipico, per esempio con un deficit dell’emisfero sinistro (che controlla il linguaggio) compensato da uno sviluppo precoce del destro (che controlla le abilità visive e spaziali).

A volte poi questi squilibri sono accentuati in modo patologico dalla pratica e dall’esercizio che tendono a valorizzare eccessivamente le differenze di prestazione, finché si arriva ai casi limite dei cosiddetti idiots savants che sanno fare in modo egregio una cosa sola: calcoli numerici o di date di calendario, oppure ricordano tutto l’annuario del telefono o altre cose.

Possiamo pertanto concludere che nei bambini il "genio" è invisibile perché non c’è ancora, ma ci sono invece molte possibilità latenti, sia come capacità generali di apprendimento, di memoria, linguaggio, ragionamento, sia come talenti specifici come quello musicale o visivo-spaziale. L’offerta di stimoli culturali, esperienze e tecniche specifiche unita a valutazioni positive ma realistiche e a incoraggiamenti stimolanti e non protettivi favoriranno la realizzazione del potenziale intellettuale facilitando lo sviluppo di aspetti di personalità che assicurano la riuscita, come la curiosità per il nuovo, la motivazione al successo, il coraggio, la persistenza nello sforzo e la dedizione al compito.

Non si tratta quindi di identificare precocemente ciò che è ancora allo stato nascente, ma di farlo crescere con le cure opportune che non sono solo i fertilizzanti culturali ma anche il calore degli affetti e il clima sociale.

Ornella Andreani Dentici
    

LE MOLTEPLICI DEFINIZIONI

Diverse sono le possibili definizioni di "genio". Si può trattare di un soggetto dotato di alta abilità intellettuale generale, che riesce bene in tutti i campi ma si applica poi a uno o due settori specifici che corrispondono ai suoi interessi e usa le sue abilità per risolvere un problema nuovo e particolarmente complesso facendo una scoperta o un’invenzione che permettono di ristrutturare in modo rivoluzionario le conoscenze del suo tempo; oppure ci può essere un talento specifico, per esempio in campo musicale, che viene esercitato precocemente e porta a un’eccellenza di esecuzione ma anche di composizione creativa: in questo caso l’abilità specifica sarà probabilmente combinata con altri campi di abilità e tecniche.

Comunque la caratteristica del "genio" è quella di lasciare un’impronta speciale, un contributo innovativo in un campo che aveva già raggiunto un primo livello di strutturazione e perciò non può essere il prodotto della mente di un bambino, anche perché l’affermazione di idee nuove che rompono gli schemi precedenti incontra molti ostacoli e spesso richiede molto tempo. Perciò è improprio attribuire il "genio" ai bambini, mentre si può riconoscere l’esistenza di un’alta intelligenza generale e di alcune potenzialità eccezionali in campi specifici.

o.a.d.

 

ASTRAZIONE E DISTACCO DALLA REALTÀ

Ricerche condotte in Inghilterra dalla Freeman, dal 1979 a oggi, su più di un centinaio di ragazzi segnalati dalle famiglie come superdotati hanno mostrato che molti di loro avevano un carico eccessivo di lezioni o attività extrascolastiche, erano stressati dall’esigenza di ottenere premi, borse di studio, accesso a collegi privilegiati; inoltre parecchi erano in cattivi rapporti con gli insegnanti per le loro domande insolite, per soluzioni diverse da quelle tradizionalmente insegnate, per i modi di pensare non convenzionali, per la loro tendenza allo scherzo e ai giochi di fantasia.

Un esempio significativo ci è offerto ancora da Einstein, che dopo essere stato ammesso al Politecnico di Zurigo a solo 16 anni, si mise in urto con un professore che gli negò il riconoscimento ufficiale. Del resto anche noi, nello studio condotto nel 1972 in Italia sui soggetti creativi (Andreani, Orio 1972) avevamo notato insieme alle caratteristiche della velocità di pensiero e ricchezza di immaginazione alcune note di aggressività, spesso trasformate in umorismo e un atteggiamento di maggiore autonomia e distacco dalla famiglia che può portare nell’adolescenza a un’opposizione anche di tipo antisociale; inoltre le doti di reattività emotiva e di sensibilità che alimentano una ricca vita interiore possono portare anche a una maggiore vulnerabilità mentre la superiorità intellettuale e la precocità possono evolvere in un eccesso di intellettualizzazione e di astrazione con distacco dalla realtà.

o.a.d.

  
BIBLIOGRAFIA

  • Andreani Dentici O., Intelligenza e creatività, Carocci, Roma 2001.

  • Andreani O., Orio S., Le radici psicologiche del talento, Il Mulino, Bologna 1972.

  • Feldman D. H. (1986), Quando la natura fa centro, Giunti, Firenze 1991.

  • Freeman Joan, Gifted children, M.T.Press Limited, Londra 1979.

  • Gardner H., Formae mentis, Feltrinelli, Milano 1987.

  • Goleman D., Kaufman P., Roy M. (1992), Lo spirito creativo, Rizzoli, Milano 1999.

  • Heller K.A., Monks F., Sternberg R.J., Subotnik R.F., International Handbook of Research and Development of Giftdness and Talent, Pergamon Press, Oxford 2000.

  • Wallace D.B., Gruber H.E., Creative people at work, Oxford University Press, New York 1989.








 

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