Famiglia Oggi.

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n. 12 DICEMBRE
2002

Sommario

EDITORIALE
Dare prospettive per un futuro migliore
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Puntelli stranieri alle famiglie italiane
di MAURIZIO AMBROSINI

apep00010.gif (1261 byte) Garantire sempre gli affetti
di ALESSANDRO CASTEGNARO

apep00010.gif (1261 byte) L’orizzonte etico della cura
di FLAVIO BATTISTON

apep00010.gif (1261 byte) Aiutanti domiciliari cercasi
di
LIVIO CORAZZA

apep00010.gif (1261 byte) In attesa di miglioramenti
di CARLA PANIZZI

apep00010.gif (1261 byte) Le strade della servitù di passaggio
di ANGELA CAPELLI

apep00010.gif (1261 byte) Donne invisibili nella case lombarde
ROSANGELA VEGETTI

DOSSIER
Visite a domicilio
di GIORGIO CONCONI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
L’Italia è una terra promessa
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Minoranze in Tv: criminali o disperati?
A CURA DEL CENSIS
Un bambino cresciuto in fretta
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Amati e curati come persone
di MARCO DE CASSAN e SERENA GAIANI
Volgere in avanti lo sguardo
di MANUELA FOGLIAZZA
Sulle ali di un sogno
di PIETRO MANCA

CONSULENZA GENITORIALE
Anche i vecchi sanno giocare
di SERENA GAIANI

POLITICHE FAMILIARI
Custode solitaria dei suoi figli
di PAOLA DI NICOLA

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Evitare in tribunale un secondo trauma
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

CONSULENZA GENITORIALE - INTERVENTI MIRATI PER VIVERE IL PRESENTE

Anche i vecchi sanno giocare

di Serena Gaiani
(educatrice)

Le persone anziane, allontanate dai loro punti di riferimento, sono ancora più deboli. Gli animatori che lavorano nelle strutture di ricovero hanno l’importante compito di farle sentire a casa.

Terza età, quarta età... Oggi grazie alle sempre nuove scoperte scientifiche e alle cure proposte dalla medicina si allungano gli anni della vita. Forse, però, la vera scommessa non è tanto quella di aggiungere tempo all’esistenza, ma di consentire che quest’età conquistate siano vissute pienamente e diventino reale "luogo" di realizzazione di persone che hanno ancora tanto da dare.

Se quest’obiettivo può risultare più facilmente raggiungibile da quell’anziano che per sua fortuna è ancora inserito nel proprio contesto familiare, circondato dagli affetti di sempre o da persone che "badano" a lui presso il suo domicilio, le cose si complicano non poco per tutti quegli anziani che le vicende della vita hanno condotto in un complesso residenziale o struttura.

In questi luoghi sono chiamati a trascorrere la loro quotidianità lontano dalla propria abitazione, dalla trama di relazioni intessute per tutta una vita (parentela, vicinato, amicizie) e dai propri punti di riferimento e dalle piccole, ma rassicuranti, abitudini.

Sono soprattutto quest’ultimi i destinatari privilegiati dell’azione di animatori ed educatori che con i loro interventi mirano a far vivere la vecchiaia come tempo di "ben-essere" ossia come quel periodo della vita in cui davvero si può stare bene "nella propria pelle" e addirittura mettersi a disposizione della collettività.

Per raggiungere questa finalità lo strumento principale a disposizione dell’operatore è proprio "la relazione" che consente alla persona di sentirsi al centro dell’interesse e compartecipe di una progettualità che si viene a definire insieme.

Attraverso un ascolto attento si scopre che è l’anziano stesso a lanciare evidenti messaggi su di sé, sulla sua storia e sul vissuto che attribuisce alla sua condizione presente. Si vengono a scoprire i suoi bisogni, i desideri, le aspettative, le sue paure. È lui stesso che implicitamente indica quali spazi d’azione si hanno a disposizione per intervenire e per andargli incontro.

L’animatore e l’educatore che lavorano all’interno di una struttura per anziani sanno che la principale preoccupazione non deve essere quella di trovare il modo per trascorrere del tempo insieme quanto, piuttosto, quella di far sentire ciascuno come "a casa" e "di casa". Esperienza, questa, che si contraddistingue per l’attivazione della propria capacità decisionale, per la personalizzazione dello spazio e il rispetto dei tempi personali.

Tutti elementi che sembrerebbero "cozzare" con l’impronta tipica di una struttura residenziale che per sua natura, invece, deve fare i conti con orari ben precisi, decisioni omogeneizzanti e impostazioni rispondenti a standard imposti a livello organizzativo. È proprio in questa cornice che l’azione intenzionalmente propositiva dell’educatore si pone come limes tra l’individuo anziano e la comunità che lo ospita.

La copertina del "giornale" Insieme con gioia: un diversivo intelligente per lavorare in compagnia.
La copertina del "giornale" Insieme con gioia:
un diversivo intelligente per lavorare in compagnia.

Laboratori e circoli

Nel rispetto degli interessi personali e dei bisogni manifestati sono diverse le attività che possono essere proposte a queste persone anziane. L’ideale sarebbe riuscire a creare dei piccoli gruppi in cui si riesce a favorire maggiormente lo scambio comunicativo.

Alcuni frequenteranno il laboratorio di pittura che non li trasformerà di certo in tanti piccoli Van Gogh, ma che consentirà loro di "raccontarsi" attraverso la scelta dei colori o dei soggetti. Creta, gesso, argilla: sono tanti e diversi i materiali che consentono di liberare la propria capacità espressiva e "lasciare una traccia" di sé.

Altri, più inclini al leggere e vicini al mondo delle parole, possono formare dei "circoli della lettura", momenti fissi durante la giornata o la settimana in cui si leggono quotidiani, riviste, libri; si commentano notizie, fatti e romanzi; s’imbastiscono vivaci dibattiti e confronti d’opinione.

Sul filone espressivo-verbale s’innestano anche altri laboratori incentrati sulla produzione scritta di racconti, fiabe, poesie. L’educatore è, in questi casi, uno "stimolatore di pensieri" e il "depositario dei ricordi" che affiorano nelle composizioni. I recenti e continui studi condotti, nell’Università di Milano-Bicocca, dal professore Duccio Demetrio sulla terapeuticità che il racconto viene ad assumere quando prende le sembianze dell’autobiografia sottolineano quanto sia importante, soprattutto per le persone anziane, lasciare "in eredità" le loro esperienze, i loro vissuti, le loro vite.

La trasmissione di questa ricchezza esperienziale può essere realizzata anche grazie a "gemellaggi" tra case di riposo e scuole materne o elementari. A questi nonni "orfani" del legame con la generazione dei nipotini viene data la possibilità di raccontare scene di quotidianità del passato, di spiegare i giochi e i mestieri del tempo che altrimenti andrebbero dimenticati.

L’organizzazione, poi, di altri eventi (quali per esempio le feste per ricordare i compleanni del mese o alcuni eventi di stagione, le varie uscite o gite) è altrettanto importante per consentire di stare insieme e sentirsi ancora al centro di relazioni significative.

Un anziano "speciale"

Il lavoro d’animazione prende poi un risvolto ancora più originale quando l’anziano con cui s’interagisce è un religioso. Il numero sempre più crescente di sacerdoti e religiose che entrano nella terza età fa di questa realtà un caso sempre meno raro.

Anche per loro diventa fondamentale che la struttura di ricovero che li accoglie lasci spazio all’aspetto relazionale e sociale, oltre che preoccuparsi di offrire loro cure sanitarie. Certo che l’educatore impegnato in quest’ambito ha qualche elemento in più da tener presente nell’imbastire le attività ricreative e sociali. L’intensità di un’esistenza vissuta interamente per gli altri porta con sé, ad esempio, un concetto quasi totalmente assente del "tempo libero" come momento preso per coltivare degli interessi personali. Inoltre bisogna tener presente che per una "professione" come quella religiosa (per la quale non esiste il concetto dell’"andare in pensione" o del non far niente) il ricovero viene spesso vissuto come una dichiarazione d’incapacità e d’inutilità totale.

Sono proprio questi e altri i tratti che indicano la strada da percorrere. Un’esperienza concreta realizzata nell’attività d’animazione condotta tra le Piccole Suore della Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone in provincia di Verona ha portato, ad esempio, alla realizzazione del giornalino Insieme con gioia che raccoglie i contributi di tutte. Si sono addirittura organizzate un "comitato di redazione" e una di loro è diventata la curatrice grafica della rivista. Oltre che frequentare alcuni dei laboratori prima evidenziati alcune di loro si dedicano al ricamo, al tombolo, all’uncinetto.

All’ottimo esercizio manuale si associa l’occasione di produrre manufatti che poi serviranno per l’allestimento di un mercatino di beneficenza. Cosa che fa sentire ancora prezioso il loro contributo.

Un altro gruppo si occupa di personalizzare l’ambiente comunitario a seconda del periodo dell’anno liturgico (con particolare attenzione al periodo quaresimale e natalizio), mentre altre suore approfittano dell’"angolo della posta" per tenere sempre vivi i legami con quelle consorelle con cui si sono trascorsi molti anni di ministerialità nelle varie case dell’Istituto.

Anche questo può diventare un modo per ricordare il passato e vivere meglio il presente.

Serena Gaian








 

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